La parola esodati torna al centro del dibattito sulle pensioni, ma questa volta con una promessa: evitare che il fenomeno si ripeta.Con la circolare n. 41, l’INPS, in accordo con il Ministero del Lavoro, introduce una soluzione che elimina il rischio di mesi senza reddito per i lavoratori in uscita anticipata.
Il problema nasce dall’adeguamento dei requisiti pensionistici alla speranza di vita: +1 mese nel 2027 e +2 mesi nel 2028. Un meccanismo che, pur automatico, rischiava di creare problemi tra la fine degli strumenti di accompagnamento al pensionamento e l’effettivo accesso all’assegno previdenziale.Gli strumenti di uscita anticipata prevedono infatti una durata massima che, con l’aumento dei requisiti, poteva non coprire integralmente il periodo necessario.
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Secondo le stime della CGIL, i lavoratori a rischio esodati potevano arrivare a 55 mila. Il governo ha poi ridimensionato il dato a circa 4.900 casi, ma il nodo dei mesi scoperti, fino a uno nel 2027 e tre nel 2028, è rimasto centrale nel confronto tra parti sociali ed esecutivo.
La soluzione: assegni ponte prorogati
La circolare dell’Inps cambia l’approccio,questo tipo di strumenti non avranno più una durata rigida, ma potranno essere prorogati fino alla prima decorrenza utile della pensione. In questo modo, nessun lavoratore resterà senza copertura economica nel passaggio dall’uscita anticipata al trattamento pensionistico.
Il principio è quello di una valutazione in via prospettica, al momento dell’uscita dal lavoro si tengono già in considerazione i futuri aumenti dei requisiti, evitando così interruzioni impreviste. Un intervento che, di fatto, chiude la possibilità di nuove situazioni assimilabili agli esodati.
Un punto chiave della riforma riguarda il finanziamento,l’assegno ponte continuerà ad essere sostenuto da imprese, banche e assicurazioni, a seconda degli strumenti utilizzati.Lo Stato non interviene direttamente con risorse pubbliche, ma si affida alla copertura già prevista dai meccanismi di accompagnamento.
Estensione anche al pubblico impiego
La circolare ha anche un effetto retroattivo, le domande respinte per mancanza dei requisiti, a causa dell’adeguamento ai nuovi parametri, dovranno essere riesaminate e potranno essere accolte. Si riapre così la possibilità per quei lavoratori che, nei primi mesi del 2026, si sono trovati senza assegno ponte.
Le novità non riguardano solo il settore privato.La nuova interpretazione si applica anche agli iscritti alle casse pubbliche(come Cpdel, Cps e Cpug), già coinvolti dalle modifiche introdotte dalla legge di bilancio 2024, che ha allungato le finestre di uscita fino a nove mesi. Anche per loro è prevista la continuità dell’assegno fino alla pensione.
La circolare rappresenta un tentativo di bilanciare l’esigenza di sostenibilità del sistema previdenziale con la tutela dei lavoratori.Evitare nuovi esodati significa garantire maggiore sicurezza nei percorsi di uscita anticipata,riducendo le incertezze legate alle modifiche dei requisiti.
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