“Rilancio Italia“, è questo il nome del piano che Confindustria ha condiviso con il governo al fine di mettere in campo un’azione nel medio periodo e coordinata su più fronti per garantire che le industrie e le imprese italiane tornino ad essere competitive sul piano europeo e mondiale. Lo ha spiegato il leader degli industriali, Emanuele Orsini, in un’intervista al Corriere della Sera.
A un giorno di distanza dal via libera del Senato al maxi emendamento alla Legge di Bilancio che conferma i nuovi fondi a favore dell’industria, Orsini si dice soddisfatto da quanto ottenuto. “Non posso dire che l’industria non sia stata ascoltata“, ha dichiarato, ricordando come Confindustria abbia chiesto al governo 8 miliardi di finanziamenti l’anno dedicati alle imprese. Oggi, dopo un confronto duro e continuato con l’Esecutivo, il mondo della produttività italiana ha ottenuto 15 miliardi nel triennio.
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“Le risorse per iperammortamento e Zes Unica sono fondamentali per rilanciare gli investimenti“, ha confermato Orsini, riconoscendo che la politica industriale ha finalmente riguadagnato il posto centrale che le spetta all’interno del dibattito politico. Eppure, non tutti i problemi sono stati risolti. L’Italia deve ancora fare i conti con i pericoli che provengono da oltre oceano.
Orsini: “L’Europa di oggi non la riconosciamo”
“L’industria italiana ed europea sono sotto attacco“, ha messo in guardia il leader degli industriali, ricordando come la Cina continui ad invadere l’Europa con prodotti a basso costo e come gli Usa di Donald Trump continuino a cercare di convincere le imprese dei Paesi membri dell’Ue a delocalizzarsi sul territorio americano. Un’azione concreta e funzionale affinché questi problemi vengano depotenziati è quindi sempre più fondamentale.
In questo senso, l’impegno dell’Europa è fondamentale. Quanto fatto finora non è sufficiente e, addirittura, la burocrazia e le norme attuali potrebbero rendere il problema ancora più grave. “Lo dico da europeista convinto: questa Europa non la riconosciamo“, ha tuonato Orsini, sostenendo che anche la revisione dello stop al motore endotermico nel 2035 è insufficiente. Ciò che serve è un approccio tripartito tra la creazione di un mercato unico europeo, un mercato unico dell’energia e una difesa unica europea. Un processo che possa rendere l’Ue veramente coesa e in grado di sopportare gli attacchi esterni.
Anche in Italia, poi, il problema della burocrazia non può essere ignorato. “Ci costa ancora 80 miliardi l’anno“, ha ricordato, sottolineando l’impegno di Confindustria per trovare soluzioni che risolvano anche questa problematica. Proprio lo snellimento della burocrazia e la diminuzione del costo dell’energia nel Paese sono i due obiettivi su cui si sta concentrando Confindustria.
Orsini: “La crisi demografica non va sottovalutata”
Una volta superate queste emergenze, sarà necessario concentrarsi anche sulla crisi demografica. “Nel 2040 mancheranno 5 milioni di lavoratori“, ha spiegato Orsini, chiarendo la necessità di attrarre immigrazione qualificata dall’estero, che venga formata nei Paesi di origine e che poi possa essere inserita nel settore produttivo italiano. Per aiutare i lavoratori italiani, invece, è necessario procedere con un Piano Casa che sia efficace.
“Se non riusciamo a garantire a chi lavora affitti che non superino il 30% delle buste paga, mettiamo in crisi le aziende“, ha sostenuto il presidente di Confindustria, ricordando come già la scorsa settimana all’interno del tavolo istituito dal governo sul tema siano già iniziati i primi lavori. In conclusione, Orsini ha chiarito che se le azioni concrete su questi fronti non verranno attuate in tempi brevi, l’Italia richiesta di perdere la posizione di seconda manifattura d’Europa. “Se non facciamo quello che serve, tutto è a rischio“, ha avvertito.
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