L’Italia è arrivata ad un punto di non ritorno e il suo governo deve mettersi al lavoro per individuare un piano strategico che salvi le industrie e i loro prodotti sia nel mercato interno che in quello delle esportazioni. Questo è il riassunto dell’intervento del presidente diConfindustria,Emanuele Orsini, al termine dell’assemblea pubblica di Confindustria Emilia Area Centro che si è svolta oggi a Bologna.
Davanti al pubblico, il leader degli industriali è tornato su un tema centrale che negli ultimi mesi è stato spesso al centro dei suoi discorsi: il costo dell’energia. Lo Stato deve intervenire per abbassare i costi in bolletta e l’unico modo per ottenere questo risultato, secondo Orsini, è procedere con il disaccoppiamento del costo del gas da quello dell’energia. “Il costo in questo Paese è insostenibile“, ha tuonato, ricordando come in Italia i prezzi siano 4-5 volte maggiori a quelli degli Usa e il 30-60% superiori a quelli di alcuni Paesi europei. “È ovvio che diventa un problema per le aziende energivore“, ha spiegato.
Leggi Anche
Il presidente di Confindustria ha accolto con favore i primi ragionamenti dell’esecutivo sul disaccoppiamento, procedendo però ad esortarlo a giungere ad una soluzione in tempi brevi. Oltre a questo processo, poi,l’Italia deve velocizzare anche i ragionamenti sulle nuove fonti di energia. “Quali sono le nuove tecnologie per fare energia a costo basso?“, ha chiesto Orsini, spostando la sua attenzione sulla necessità di dotare il Paese di un mix energetico composto sia dallerinnovabiliche daimini reattori nucleari. “Non si possono avere divisioni politiche sul bene del Paese“, ha poi aggiunto convinto.
Orsini: “Serve piano di tre anni per le industrie”
Solamente in questo modo sarà possibile avere una visione a lungo termine che abbia al centro l’industria e che tenga conto anche dei lunghi tempi burocratici del Paese. “In considerazione di questi rallentamentiabbiamo bisogno di un piano di visione in tre anni“, ha sostenuto facendo riferimento anche alla prossima Legge di Bilancio. Confindustria è al lavoro insieme al governo per sostituire gli incentivi che sono in scadenza, come Industria 4.0, Industria 5.0, la Zes unica e il credito d’imposta su ricerca e sviluppo. Tutte iniziative che al centro hanno le industrie del Paese.
Gli industriali seduti al tavolo con l’esecutivo sono pronti a chiedere ulteriorimisure dal valore di 8 miliardi che possano sostenere le imprese italiane. Parte di questi investimenti, come sottolineato dal presidente di Confindustria, torneranno nelle casse dello Stato grazie all’Ilva e al gettito che le imprese stesse saranno in grado di generare, anche attraverso le assunzioni.
Proprio sul lavoro, Orsini ha voluto fare una specifica. “Il tema dei salari per noi è sempre esistito“, ha sottolineato aggiungendo però di credere che gli stipendi non possano essere aumentati solamente con un taglio dell’Irpef. La strada da intraprendere è quella diinvestire sulle industrieche possono produrre di più e quindi guadagnare di più nel breve e nel lungo periodo. Lo sgravio dell’imposta, invece, si rivelerebbe una misura temporanea messa in atto per il 2026 e poi non ripetibile.
Il leader degli industriali ha poi posto l’accento sulla necessità di investire nelle innovazioni, uno degli ambiti meno sviluppati del Paese ma in cui sono presenti più opportunità. “L’innovazione ci consente anche di essere competitivi“, ha ricordato, sostenendo che l’Italia deve rifarsi a ciò che i grandi prima di noi hanno già compiuto con l’obiettivo di mantenere “grande” il Paese.
Orsini: “Dubito che l’Ue abbia le idee chiare su dove andare”
Anche in questo senso, quindi, è necessario opporsi al piano di Trump di delocalizzazione delle imprese. “Trasferire le industrie italiane negli Usa mi sembra una follia“, ha dichiarato, aggiungendo che è compito dello Stato impegnarsi al massimo delle sue capacità per evitare che un avvenimento simile diventi realtà. Allo stesso tempo, però, un ruolo fondamentale deve essere svolto dall’Unione europea. L’Europa e la Bce (Banca centrale europea) devono concentrarsi sulle politiche attrattive che riportino gli investitori nel continente.
Orsini sottolinea che questo obiettivo può essere raggiunto attraversi l’utilizzo degli Eurobond, per poi aggiungere: “Bisogna mettere al centro dell’agenda quello che serve per far crescere l’Europa.Io ho il dubbio che in questo momento l’Europa non abbia le idee chiare“. Ciò che serve di fronte alla minaccia dei dazi e degli altri temi geopolitici è di fatto una strategica europea forte che non ceda alle ideologie. Il tema della neutralità ideologica secondo Orsini non può più essere tenuto in considerazione nello stesso modo del passato, in quanto le epoche sono cambiate e l’Europa deve rimanere al passo.
© Riproduzione riservata













