Orsini ad Atreju: “Senza una politica industriale sull’energia saremo fuori mercato”

"Ricordiamoci sempre che quando una grande impresa va a produrre all'estero e non produce in Italia, si porta dietro un pezzo di filiere, ma quelle che  non si porta dietro diventa un problema", ha spiegato il leader degli industriali, aggiungendo che nel nostro Paese impresa e lavoratori sono la stessa cosa

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Il palco di Atreju, la kermesse internazionale di Fratelli d’Italia, ha ospitato questa mattina Emanuele Orsini, presidente di Confindustria, sempre più impegnato nel tentativo di far comprendere al governo italiano i pericoli a cui l’immobilismo industriale e produttivo espongono il Paese. Nello specifico, è solo uno il tema principale su cui il leader degli industriali ha deciso di concentrarsi, al fine di dimostrare come una sola problematica possa mandare in crisi un intero settore.

Il primo è il problema legato al costo dell’energia. Orsini ha infatti voluto ricordare come il tema della competitività sia strettamente legato alla sicurezza nazionale. Un Paese con un prezzo dell’energia più alto di quello degli altri non può ovviamente presentarsi come competitivo. “Serve fare presto, capisco gli errori del passato per le scelte non fatte, però oggi serve trovare una condizione per rendere competitivi“, ha spiegato, ricordando come l’Italia non possa sfruttare strumenti utilizzati da altri Paesi.

Orsini: “Quando un’industria lascia l’Italia porta con sé le filiere più piccole”

Non abbiamo la capacità di fare debito pubblico come fa la Germania, che investe 26 miliardi per abbassare il prezzo dell’energia nel 2026“, ha chiarito Orsini, ricordando però che ogni mese che passa senza soluzione, lascia l’Italia in balia di una catastrofe. “Ricordo che sulla filiera dell’automobile noi non siamo attrattivi. Stellantis ha scelto di andare in Spagna, invece che in Italia“, ha continuato, cercando di far comprendere la gravità della situazione.

Dietro un’industria come quella dell’automotive, infatti, non c’è solamente il prodotto auto da considerare, ma anche quelle filiere più piccole che producono i componenti. Il nostro Paese, quindi, rischia una nuova ondata di delocalizzazioni che potrebbero rovinarne ‘economia.

Ricordiamoci sempre che quando una grande impresa va a produrre all’estero e non produce in Italia, si porta dietro un pezzo di filiere, ma quelle che  non si porta dietro diventa un problema“, ha spiegato il leader degli industriali, aggiungendo che nel nostro Paese impresa e lavoratori sono la stessa cosa. “Non si creerebbe un problema solo per le imprese, ma anche per le famiglie“, ha specificato, ricordando la possibile disoccupazione causata da questa crisi.

Orsini: “Serve un mercato unico dell’energia”

Il ddl Energia, quindi, diventa importante tanto quanto un piano industriale a tre anni, che permetta di prendere decisioni ad ampio respiro e risollevare il sistema, senza imporre semplici soluzioni temporanee. “Le nostre imprese hanno bisogno di competitività e per essere competitivi e incrementare la produttività serve fare investimenti“, ha messo in luce ancora una volta Orsini.

Orsini ha poi sostenuto l’importanza della creazione di un mercato unico europeo dell’energia. In questo senso, Confindustria ha presentato una proposta al governo ed è in attesa di un decreto legge che possa intanto calmierare il prezzo dell’energia. “Noi dobbiamo prendere atto che oggi serve avere una politica industriale italiana del percorso dell’energia, perché il vero tema, è che se noi oggi non abbiamo una politica industriale sull’energia, noi  saremo fuori mercato“, ha concluso con una certa urgenza il presidente di Confindustria.

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