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Manovra, Giorgetti esulta: “Il sentiero è stato tortuoso, ma ciò che conta è arrivare in vetta”

In mattinata, la prima contestazione del centrosinistra ha riguardato le norme sui Lep (livelli essenziali delle prestazioni) da inserire nel testo. Gli interventi dei senatori hanno tutti riguardato la presunta incapacità della Legge di rispondere ai bisogni del Paese

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Il ministro dell’Economia e delle Finanze, Giancarlo Giorgetti, si è detto particolarmente soddisfatto della manovra finanziaria che questa mattina è approdata in Senato. Dopo un percorso difficile in Commissione Bilancio al Senato, la Legge di Bilancio si avvicina al momento dell’approvazione definitiva. Secondo quanto trapela, sembra che il voto finale dovrebbe giungere il prossimo 30 dicembre alla Camera.

Questa mattina, invece, hanno avuto inizio le discussioni al Senato. In 53 parlamentari hanno deciso di prendere la parola e commentare il contenuto di questo testo. Giorgetti, però, si è detto per nulla preoccupato del voto in Parlamento. “Sono soddisfatto, è come arrivare in vetta, il sentiero è tortuoso ma l’importante è arrivare in vetta, non c’è un’altra strada“, ha dichiarato ai cronisti che lo hanno intercettato oggi mentre lasciava il Senato.

Nel pomeriggio non si esclude che il ministro possa decidere di intervenire in Aula nel corso delle repliche per dare maggiori spiegazioni ai Parlamentari su quanto inserito all’interno del testo. Finora, il giudizio espresso dalle opposizioni è stato piuttosto duro. Come annunciato già nelle scorse settimane, il centrosinistra ritiene che la manovra non risponda realmente ai bisogni dei cittadini e impegni troppe poche risorse rispetto alle necessità del Paese.

Le reazioni della politica alla manovra

In mattinata, la prima contestazione del centrosinistra ha riguardato le norme sui Lep (livelli essenziali delle prestazioni) da inserire nel testo. Gli interventi dei senatori hanno tutti riguardato la presunta incapacità della Legge di rispondere ai bisogni del Paese. “La manovra non è in grado di far ripartire il Paese perché è debole, difensiva, pensata più per rassicurare mercati che per affrontare i nodi strutturali del Paese“, ha infatti criticato il dem Antonio Misiani, sottolineando come siano presenti aumenti per le spese militarie tagli per le risorse e la sanità.

Il Movimento 5 stelle, con il capogruppo Stefano Patuanelli, paragona il ddl a una “resa” davanti “alle quattro emergenze del Paese: salari, povertà, inflazione alimentare e crisi industriale“. Dal suo punto di vista, la legge non rilancia i consumi, non sostiene le imprese e tende a impoverire la popolazione. Secondo Avs, poi, la manovra avrebbe a “certificare il fallimento politico e sociale del governo“, come chiarito da Peppe De Cristofaro, che ha criticato il governo per aver mostrato “il suo volto fatto di austerità, tagli e accanimento su lavoratori e pensionati“.

Matteo Renzi, leader di Italia Viva, ha invece deciso di criticare la manovra sui suoi canali social, parlando di una maggioranza e un governo “che temono il confronto democratico perché devono fare la loro legge di bilancio fatta di tasse e marchette“.

Ben diversa la posizione della maggioranza che ha difeso a spada tratta il provvedimento. Il vicepremier Antoni Tajani ha spiegato che quanto accaduto nei giorni scorsi in Commissione Bilancio sarebbe assolutamente fisiologico. “Ciò che conta è l’aver condotto in porto una legge di Bilancio equilibrata, seria, che garantisce con il taglio dell’Irpef, riduzioni fiscali al ceto medio e sostegni alle imprese, assicurando la tenuta dei conti pubblici“, ha spiegato il leader di Forza Italia.

Soddisfatta anche Elena Murelli, capogruppo Lega in Commissione Lavoro, secondo cui la manovra “consente davvero di aumentare le buste paga, sostenere il potere di acquisto delle famiglie e valorizzare la contrattazione tra le parte sociali“.

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