Alla vittoria della lista diPlt Holding, il nome diLuigi Lovaglioè stato esultato animatamente, accompagnato da un fragoroso applauso, dall’assemblea di Mps riunita a Siena. Con grande sorpresa, il banchiere di lungo corso, noto per le sue capacità di risanatore,è tornato al centro della scena.
Solo pochi mesi fa, a marzo, gli erano staterevocate le deleghee successivamenteera stato licenziato dal ruolo di direttore generale, nonostante avesse portato a termine con successo un’operazione considerata da molti quasi impossibile: l’acquisizione di Mediobanca. Ora Lovaglioriprende il timonedell’istituto senese, sostenuto da sette consiglieri, mantenendo la promessa fatta appena due settimane fa, quando in un’intervista si era dichiaratofiducioso di essere riconfermatocome amministratore delegato.
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Chi è Luigi Lovaglio, il banchiere di nuovo alla direzione di Mps
Lovaglio,originario della Basilicatae settantenne, vanta oltre40 anni di esperienza nel settore bancario, maturati tra l’Italia e l’estero. Ha avviato la sua carriera presso ilCredito Italiano, contribuendo poi alla nascita diUnicredit, dove è diventato responsabile dellapianificazione delle banche esteredel gruppo. Questo percorso lo ha portato a guidareBanco Pekao in Poloniafino al 2011. Dopo il ritorno in Italia, ha assunto la direzione delCredito Valtellinese tra il 2018 e il 2019prima di approdare a Mps.
Il suo operato in questi anni ha portatorisultati significativi. Tra i traguardi più importanti c’è stata laricapitalizzazione di 2,5 miliardinell’autunno del 2022, un’operazione eseguita in un contesto complicato, vista la reputazione della banca macchiata da scandali eperdite miliardarie. Fondamentale è stato anche l’accordo con i sindacatiche ha consentito oltre 4.000 uscite, rendendo sostenibili i conti e permettendo a Lovaglio dirifocalizzare l’attività su famiglie, piccole e medie imprese e gestione del risparmio. Il suo lavoro ha contribuito arestituire motivazione ai dipendentie spinta alla rete commerciale.
La solida performance economica ha contribuito adaumentare di oltre dieci volte la capitalizzazione di mercato dell’istituto, che ha raggiunto i 28 miliardi di euro. Tuttavia, questi risultatinon sono bastatiper garantire una piena approvazione del consiglio nei confronti di Lovaglio. Tra le ragioni per la mancata rielezione inizialepesava l’indagine della Procura di Milanosu un possibile patto occulto legato all’operazione Mediobanca, che avrebbe potutocomportare implicazioni legali.
A ciò si aggiungevano letensioni con il consiglio stesso, che mal tollerava lo stile decisionale talvolta troppo autonomo epoco incline alla collegialità del manager. Questi contrasti si erano intensificati negli ultimi mesi, sfociando infine nello scontro sulla prospettiva del delisting di Mediobanca e nella successivarimozione di Lovaglio dalle sue cariche. Alla fine, però, l’ex direttore generaleha avuto la sua rivincitae torna ora alla guida del Monte dei Paschi di Siena, determinato aproseguire il lavoro che aveva interrotto.
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