Italia playmaker dei “Mediterranei”: le nuove prospettive 

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Il nostro Paese deve entrare nell’ordine di idee che non può più stare nelle retrovie. Deve riconoscersi e farsi riconoscere quel ruolo di Crooner geopolitico per conto dell’Unione Europea: ruolo che le spetta più di tutti

Con l’entrata del nuovo governo, l’Italia non può perdere la ghiotta occasione di diventare il trait d’Union energetico tra i vari attori operativi nei “Mediterranei” idealmente intesi, sfruttando la manifesta vocazione geostrategica, geoeconomica ancorché geopolitica.

In principio era il Mediterraneo. Il “mare Nostrum”. Ora non più. Ora sono “I Mediterranei” in ragione della coinvolgente fluidità ed indefinitezza politico strategico e globale. Se consideriamo i mediterranei e li dividessimo longitudinalmente potremmo immaginare l’Italia come il fuoco di una antenna parabolica semicircolare che col proprio sguardo, ad mare versus, controlla, padroneggia, domina tutto ciò che vede, da Gibilterra sino allo stretto dei Dardanelli. Il condizionale ancora è d’obbligo. Quello che è certo è che dalla “visuale italiana” possiamo individuare 5 tipologie di “Mediterranei”: il “Mediterraneo occidentale” che congiunge la testa del Marocco immaginandola in senso marittimo col porto di Tangeri e le coste della Punta d’Europa dello stretto di Gibilterra. Il “Mediterraneo Italo-Algerino” che prolunga le proprie utilità ed ingerenze sino alle coste della Tunisia. Il Mediterraneo “Italo-libico” che rappresenterebbe la base dalla quale ripartire per crescere, volendo riconsiderare e riconoscerci una potenziale visione e circolarità “storica”, sotto tutti i punti di vista: politico, economico, energetico, socio-culturale, regolatore dei processi nonché dei flussi migratori. Il Mediterraneo “Italo – greco” che ricolloca in posizione primaria la congiunzione marittima tra l’adriatico balcanico e il mediterraneo ionico sino alle isole Egee e Cretesi, con chiosa “turca”. Infine ve ne è un quinto, che è un finto da un punto di vista squisitamente geografico ma che praticamente lo colloca in zona cesarini: il “Mediterraneo Nero” o “Mediterraneo turco-nero”, non foss’altro che lo stretto dei Dardanelli è la porta di un “non mare” che attualmente è una via marittima fra le più importanti al mondo riconoscendo il ruolo fondamentale in quella che è la logica tradotta negli ultimi tempi dalle regole economiche delle “catene del valore”. 

Con il conflitto Russo – Ucraino il ruolo del “Mediterraneo Turco – Nero” è risultato ancor più importante e pregevole considerando il fatto che è l’unico sbocco naturale per le tratte asiatiche della Via della Seta e dell’Est occidentale. Nello stesso – per inciso – non può non rientrare il mar d’Azov, fra i motivi scatenanti le mire espansionistiche putiniane. Ora, in un’ottica geopolitica e geostrategica, al centro della nostra agenda governativa deve essere posta in prima posizione il ruolo dell’Italia nel Mediterraneo.

Gli interessi nazionali italiani viaggiano fianco a fianco con quelli europei, soprattutto su vicende cruciali per il destino globale. Nel mediterraneo si gioca il destino Italiano in termini di: sicurezza, difesa, migrazioni, energia, commercio internazionale e snodi marittimi. È bene quindi rendere il Mediterraneo una priorità, una questione, un dossier. Il “Dossier” tra rischi ed opportunità.

La Questione Mediterranea, osservando ciò che avviene sulle sponde meridionali e orientali del mare, da modo di intravedere il posizionamento geo-militare attraverso cui le grandi potenze tratteggiano le proprie ambizioni, i propri desiderata.

Nel delicato comparto energetico, punto focale delle attuali contese italiane, soprattutto nell’alveo delle future cooperazioni e alleanze internazionali, necessita un intervento sulle infrastrutture commerciali e sulle catene del valore di cui si è precedentemente discusso – emblematico sul punto è stato il blocco del Canale di Suez, comportando danni economici stimati per svariati miliardi di euro.

Il controllo dei “Mediterranei” mitigherebbe i non pochi problemi a cagione della sicurezza del Vecchio Continente dovuti, più che altro, all’instabilità del bacino allargato e all’aggravata crisi alimentare proveniente dal Nord-Africa. In questi mesi, il dossier più urgente per noi è stato senza dubbio quello energetico, con il Mediterraneo principale scenario della strategia di approvvigionamento a difesa degli interessi economici nazionali.

Nel mentre, proprio per riconoscere i benefici che ha il “Mediterraneo italo-algerino” nell’andamento del nostro urgente rifornimento energetico, deve rammentarsi la notizia per cui proprio l’Algeria, nel primo semestre del 2022, è diventata il primo fornitore di gas naturale dell’Italia, con il 30,6% delle importazioni, scalzando quelle Russe scese al 24,7%.

Si può, con evidenza geografica, ritenere che l’Italia sia il fulcro cruciale nel concetto di “plurimi mediterranei”, rendendo manifesta la vocazione italiana ad essere interprete di un linguaggio del e per il “Mare Nostrum” senza il quale sarà impossibile riordinare financo il mondo, a partire dalla questione dei Balcani al futuro dell’Africa e del Levante tutto. L’Italia deve entrare nell’ordine di idee che non può, non deve più stare nelle retrovie. Deve riconoscersi e farsi riconoscere quel ruolo di Crooner geopolitico per conto dell’Unione Europea che le spetta più di tutti e tentare di riscrivere una storia diversa quale sorvegliante e controllore principale dei “Mediterranei”.

Allora si che si potrà parlare di “ Mare Nostrum”…

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