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L’Italia al buio del buon senso: ecco perché paghiamo l’elettricità il triplo di Francia e Spagna

Mentre l'Europa corre verso l'indipendenza energetica, noi restiamo ostaggio del gas e di una burocrazia che soffoca il sole. Viaggio nel paradosso di un sistema che premia l'immobilismo e punisce le imprese

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Se oggi vi svegliate in una villetta a Siviglia, accendere il climatizzatore vi costa quasi nulla. Se siete un piccolo imprenditore a Lione, la vostra bolletta elettrica è un fastidio gestibile. Ma se avete la sfortuna di gestire un tornio in Brianza o un hotel a Taormina,oggi state pagando l’elettricità come se fosse estratta dalle miniere di Re Salomone, la figura biblica con 700 mogli e 300 concubine. E noi finiamo per restare appesi tra fascino biblico e letterario.

Basta dare uno sguardo ai dati delPUN (Prezzo Unico Nazionale)di oggi 26 marzo 2026, ci troviamo a leggere una cifra che scotta:138,05 €/MWh.Nello stesso momento, i nostri vicini francesi viaggiano sui 50 €/MWh e gli spagnoli, beati loro, sfiorano i 35 €/MWh. Non è sfortuna. È il risultato divent’anni di scelte miopi, referendum emotivi e una dipendenza dal gasche somiglia sempre più a una sindrome di Stoccolma energetica.

Costi energetici: il bollettino della disfatta

I numeri non mentono e in questo marzo 2026,l’Italia si confermamaglia nera d’Europa per i costi energetici.Il divario con le altre grandi economie è diventato un abisso che rischia di inghiottire la nostra competitività industriale.

Stando al prezzo medio di questi primi ventisei giorni di Marzo 2026 possiamo valutare le differenze tra l’Italia e gli altri tre grandi Paesi dell’Unione europea:

  • Germania 114,00 € MWh, pari al -27%;
  • Francia 52,00 € MWh, pari al -67%;
  • Spagna 38,00 € MWh, pari al -75%.

Secondo le stime della CGIA di Mestre, questo differenziale costerà alle imprese italiane circa10 miliardi di euro solo nel 2026. Unpizzo energeticoche paghiamo per l’incapacità di decidere cosa vogliamo essere da grandi.

Energia: cronaca di un suicidio assistito

Mentre la Francia blindava il suo nucleare e la Spagna investiva massicciamente in eolico e solare (diventando l’hub energetico del Mediterraneo), l’Italia ha preferito la strada più facile e pericolosa: ilgas naturale.Noi, in buona sostanza, abbiamo costruito una strategia basata sull’idea che ilgas fosse un combustibile di transizione eterno.

Il risultato delGasPonteè stato quello che oggi il 40% della nostra elettricità dipende dal metano, l’idrocarburo più semplice composto da un atomo di carbonio e quattro di idrogeno.Ma quando l’idrocarburo più semplice si trova a fare i conti con le tensioni del Medio Oriente accade che la nostra luce schizza alle stelle.

Energia: l’Italia paga a caro prezzo la palude burocratica

Sembra strano a dirlo, ma noi italiani abbiamo migliaia di megawatt di progetti rinnovabili fermi nei cassetti dei Ministeri o bloccati dai veti delle Soprintendenze. Tanto per fare un esempio, in Spagna unimpianto fotovoltaicosi autorizza in mesi, dalle nostre parti invece siamo costretti a parlare di anni di carte bollate. E se poi ci metti l’addio all’atomola nostra situazione diventa drammatica.

Infatti, idue referendum sul nucleare, tenuti rispettivamente nel 1987 e nel 2011, hanno rimosso dal tavolo un’opzione di base stabile. Si può essere contrari al nucleare? Certamente SI, ma non si può ignorare che oggi la Francia ride mentre noi piangiamo, ciò grazie alla scelta dismantellare i nostri reattori con una certa foga ideologica.

Il modello Spagnolo e Francese: perché loro sì e noi no? Il caso Germania

Il confronto con i vicini è impietoso. LaSpagnaha capito prima di tutti cheil sole e il vento sono le uniche materie prime che non dobbiamo importare. Oggi la produzione rinnovabile spagnola copre quasi il 60% del fabbisogno, abbattendo i prezzi marginali.

LaFrancia, d’altro canto, gode della rendita di posizione del suoparco nucleare.Nonostante i costi di manutenzione, il costo variabile della produzione elettrica francese è una frazione di quello italiano basato sul gas.

LaGermania, pur avendo chiuso le sue centrali nucleari (un errore che sta pagando caro con prezzi più alti rispetto a Parigi), compensa con un’efficienza industriale e un dispacciamento rinnovabile che noi sogniamo.

Un impatto che si abbatte su PMI e famiglie

Non è solo un gioco di grafici. Un’azienda con consumi medi inItaliapaga oggi circa133.000 euro di energia l’anno,contro i 78.000 euro della stessa azienda in Francia. È un dazio implicito che rende ilMade in Italypiù costoso e meno appetibile sui mercati mondiali.

Per le famiglie la situazione non è migliore. L’aumento del Prezzo Unico Nazionale (PUN) si traduce in unrialzo automatico delle bollette nel mercato libero e per i clienti vulnerabili,con ARERA che si troverà ad annunciare rincari a doppia cifra.

Dobbiamo interrogarci su cosa fare oggi ese è ancora possibile permetterci di essere il Paese del No, costi quel che costi. NO ai rigassificatori (salvo poi invocarli in emergenza), NO alle pale eoliche perché impattano sul paesaggio, NO al nucleare di nuova generazione per vecchie paure e per passate catastrofi internazionali. Il passato rimanda all’incidente occorso alla centrale nucleare di Černobyl. Che per inciso costò 700 miliardi di dollari americani e l’impiego di oltre mezzo milione di persone per la gestione complessiva dell’evento.

Ma resta il fatto che se l’Italia non accelera sul disaccoppiamento dei prezzi – separare il costo dell’energia verde da quello del gas e sulla semplificazione radicale per le rinnovabili – rimarremol’ultima candela accesa in un’Europa che ha già trovato l’interruttore del futuro.

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