Istat, non c’è pace per le tasche degli italiani: a luglio impennata dei prezzi di beni alimentari

A crescere sono principalmente i costi di prodotti alimentari e bevande, che registrano un +3,9% su un anno con punte che arrivano fino al +5,1% per i beni alimentari non lavorati. Il rischio, quindi, è che a fronte di questi aumenti possano cambiare le abitudini alimentari degli italiani. Un tentativo di risparmiare che però potrebbe mettere in difficoltà interi comparti

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Le tasche degli italiani in questo mese di luglio 2025 continueranno ad essere un po’ più leggere. Lo conferma un’indagine Istat, che analizza l’andamento dei prezzidel cosiddetto “carrello della spesa” degli italiani, analizzando le abitudini di consumo della popolazione e l’aumentodei prezzi ad esse relativo. Secondo l’Istituto di statistica, l’estate non ha portato con sé il tanto desiderato taglio dei costi, mostrando invece una tendenza contraria agli auspici.

Il costo dei beni alimentari, per la cura della casa e della persona, infatti,continua ad aumentarecrescendo dal 2,8% di giugno al 3,2% di luglio. Un risultato che comunque sembra più positivo delle attese, visto che le stime di questo mese prevedevano un’accelerazione al +3,4%. Di fronte a questi dati non si è fatta attendere la risposta durissima di Assoutenti, che ha sottolineato comela stangata per gli italiani sarà pari a 6,4 miliardi annui, ovvero un +356 euro annui per una famiglia con due figli.

Istat, i rischi per le abitudini alimentari degli italiani

A crescere sono principalmente i costi diprodotti alimentari e bevande, che registrano un+3,9%su un anno con punte che arrivano fino al +5,1% per i beni alimentari non lavorati. Un allarme senza precedenti, per il presidente dell’associazione, Gabriele Melluso, che pone l’attenzione sul rialzo dei prezzi dei beni di primo consumo. “Basti pensare che icosti della frutta fresca salgono a luglio del +8,8% su anno, quelli dei pomodori al +12,3%, dei latticini al +7%, del burro al +16,9% e delle uova a +7,2%“, ha osservato.

Il rischio, quindi, è che a fronte di questi aumenti possanocambiare le abitudini alimentari degli italiani. Un tentativo di risparmiare che però potrebbe mettere in difficoltà interi comparti. In ogni caso, secondo Melluso, il governo dovrà comprendere in che modo agire nei confronti di questa emergenza, soprattutto in considerazione degli aumenti che a settembre le famiglie italiane dovranno affrontare per il rientro a scuola dei più giovani.

Istat, a luglio l’inflazione resta stabile intorno al 2%

Secondo l’indagine Istat,l’inflazione aumenta dello 0,4% su base mensile e dell’1,7% su base annua, al lordo dei tabacchi. L’inflazione resta stabile nel mese di luglio per conseguenza di dinamiche opposte di prezzi diversi presenti sul mercato. Infatti, se ad aumentare sono i prezzi dei beni alimentari lavorati e non, diminuiscono del 5,5% quelli del Beni energetici regolamentati.

L’indice armonizzato dei prezzi al consumo(Ipca) a luglio 2025 registra unavariazione pari a -1,0% su base mensile, a causa dei saldi estivi di cui il Nic non tiene conto, e a +1,7% su base annua (da +1,8% del mese precedente), confermando la stima  preliminare.

Istat, a luglio crescono sia le esportazioni che le importazioni

La ricerca Istat rilancia un barlume di speranza per quanto riguarda il commercio del nostro Paese. A giugno infatti si stima unacrescita congiunturale ampia del +4% per le esportazioni e del +3,3% per le importazioni. Nello specifico, l’aumento è maggiore su base mensile per l’export extra Ue, che cresce del 6,3%. Una dinamica che è influenzata da vendite di elevato impatto, come quelle della cantieristica navale.

Inoltre,cresce l’esportazione di prodotti farmaceutici, chimico-medicinali e botanici, mezzi di trasporto, prodotti alimentari, bevande e tabacco. A ridursi è invece l’export di autoveicoli, computer, apparecchi elettronici o ottici, così come articoli in pelle.

Gli Stati Uniti rimangono il mercato privilegiato per l’export italiano, con una crescita del 10,3%. Ottimi risultati anche per gli aumenti verso la Svizzera (+18,4%), Francia (+6,7%), Spagna (+12,0%), Belgio  (+15,8%) e Regno Unito (+10,1%).

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