Poco più di una pausa dopo l’Opa di Montepaschi su Mediobanca, ed ecco cheil risico bancario riprende con vigoree con un’operazione di consolidamento del sistema bancario quale è da sempre auspicata dei vari governi. L’offerta pubblica di acquisto e scambio (Opas) lanciata daIntesa-Sanpaolo su MPSsi annuncia come la mossa del cavallo in grado di imprimere una svolta nel riassetto del sistema bancario. La decisione presa dall’amministratore delegato Carlo Messina, di intesa con l’amministratore delegato di Unipol, Carlo Cimbri,non è un fulmine a ciel sereno come potrebbe sembrare.
È assai verosimile che prima di lanciare l’OpasCarlo Messina abbia interloquito con il governo e il ministro dell’economia. L’operazione è troppo importante per essere condotta contro o anche solo all’oscuro delle autorità politiche. Si tratta anche di una sistemazione dal significato finanziario (e politico) disegno assai diverso rispetto all’OP lanciata l’anno scorso da Montepaschi su Mediobanca, con il sostegno di due soci rilevanti comeDelfin e Caltagirone, soci in aperto conflitto di interessi, visto che partecipavano al capitale della Banca scalatrice e della Banca scalata.
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L’offerta lanciata da Banca Intesariconosce un premio considerevole rispetto al valore attuale delle azioni MPS, e questo farebbe decadere automaticamente lo scambio alla pari proposto da BPM. Le reazioni del mondo politico sono improntate alla cautela, le poche registrate al momento in cui si scrivono queste note sono improntate a un certo ottimismo, anche se non mancano considerazioni più apertamente critiche, come nel caso del movimento cinque stelle, il cui responsabile economico e finanziario,Mario Turco, rileva il paradosso per cui MPS “da predatore con il battesimo di Giorgia Meloni, è diventata preda“. Secondo l’esponente penta Stella Thaw il governo ha avviato un processo“senza mai spiegare al paese se ci fosse una strategia industriale sottostantee quali obiettivi intendesse perseguire nell’interesse generale“.
Ilrichiamo alle esigenza di tutelare il risparmio– obiettivo sancito dall’articolo 47 della costituzione –non può diventare, però, un freno o un limite ad iniziativa di una bancasoprattutto se questa porta al consolidamento di un sistema da tutti riconosciuto troppo frammentato e per questo esposto alle incursioni di istituti bancari, soprattutto europei. A favore dell’Opas di Banca intesa c’è un aspetto da non sottovalutare: l’offerta alternativa di BPM non solo risulterebbe meno vantaggiosa per gli azionisti di MPS, essa presenta un elemento di rischio dal momento che nel capitale di BPM è presente la banca Francese Credit agricole con il 23% del capitale.
Il che potrebbe comportare un’ulteriore penetrazione della finanza francese nel sistema italiano. Carlo Messina ha annunciato il Cda di Banca intesa per il 10 settembre e in quella sede sarà formalizzata l’Opa e valutate le conseguenze sul piano legale e finanziario. Anche se nel prospetto informativo illustrato per grandi linee questa mattina,Messina ha messo in luce le straordinarie sinergie che possono derivare dalla nascita del nuovo gruppo. Si tratta di vantaggi cospicui per gli azionisti di entrambi gli istituti poiché fra il 2026 e il 2029 potrebbero essere distribuiti dividendi per 16 miliardi di euro superiori a quelli previsti dal precedente piano di Intesa.
Dalle prime reazioni dei sindacati emerge lapreoccupazione per le conseguenze che la nascita del nuovo gruppo potrà avere sui livelli di occupazione. Da qui la richiesta di conoscere nel dettaglio il piano industriale e, in particolare, il destino del personale delle 635 filiali di MPS che una volta acquisite Carlo Messina dovrà girare a BPER-Unipol per non violare i limiti previsti dall’antitrust.
Èprematuro valutare se l’Opas di Banca intesa sia l’ultima tessera del movimentato mosaico bancarioo se altri passaggi potranno consumarsi nei prossimi mesi. Appare del tutto evidente che Banca intesa abbia scelto di rafforzarsi come big group in Italia per poi guardare all’Europa mentre Unicredit in Europa è già sbarcata arrivando a un passo dal controllo totale di Commerzbank. Unicredit e Banca intesa sono due fra i primi quattro gruppi bancari nell’Unione Europea. Le loro storie e lagovernance date dai loro amministratori delegatidovrebbero suggerire al governo italiano diaccelerare per la nascita del mercato unico dei capitali.
Avere grandi campioni finanziari e costringerli a operare in spazi geografici limitati significa impedire ulteriori e importanti vantaggi non solo agli operatori ma anche agli azionisti e ai risparmiatori.Grandi gruppi bancari hanno bisogno di vivere e prosperare in un grande spazio come quello dell’Unione Europeaperché solo in Europa si possono conseguire nuovi livelli di competitività industriale e di prosperità per i risparmiatori.
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