Così il governo risponde alle richieste degli industriali, chiamando le imprese per discutere degli incentivi di Transizione 5.0, dando seguito alle intenzioni già espresse dopo che il cdm ha approvato il decreto fiscale. La convocazione è arrivata dall’intesa del Mimit(Ministero delle Imprese e del Made in Italy)con il ministero dell’Economia e con il dicastero per gli Affari europei e del Pnrr, ovvero dai tre rappresentanti dell’esecutivo, Adolfo Urso, Giancarlo Giorgetti e Tommaso Foti.
La norma inserita nel decreto che ha fatto storcere il naso agli imprenditori
Unconfronto richiesto a gran voce dal presidente di Confindustria Emanuele Orsini, e che verterà su quelle che le su quella che le imprese hanno definito una misura“molto penalizzante”e tale da“minare la fiducia verso le istituzioni”.
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La norma inserita nel decreto approvato venerdì prevede che, alle aziende che avevano fatto investimenti nel 2025 con domande presentate dopo che era stato raggiunto il limite previsto per Transizione 5.0, spetti nel 2026 un credito d’imposta“nel limite di spesa di 537 milioni di euro pari al 35 per cento dell’ammontare del credito d’imposta richiesto”.Troppo poco, secondo gli imprenditori, rispetto agli 1,3 miliardi inseriti a favore delle imprese nella legge di bilancio.
Transizione 5.0, parcellizzare gli aiuti o concentrarli sulle situazioni più delicate
Sul tema non tutti i ministri si presentano compatti. Il ministro dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, vede dietro questa sceltauna giustificazione sia politica che tecnica: la guerra in Iran ha rimescolato le carte in tavola e ha creato una situazione imprevedibile, dove non si può far finta di niente.
Sono nate nuove emergenze di fronte alle quali ,considerando che i vincoli di bilancio non sono cambiati, è necessario fare delle scelte:distribuire bonus a tutti, parcellizzando gli aiuti anche tra chi non ne ha reale bisogno,o concentrarli sulle situazioni più delicate.
Il cortocircuito tra i criteri di Transizione 5.0 e 4.0
Nell’iter della manovra era stato inserito un fondo da 1,3 miliardi destinati genericamente a misure a favore delle imprese, risorse che potevano essere destinate agli incentivi. A leggere bene però,non sulla base della disciplina di 5.0,maapplicando per quegli investimenti i criteri di Transizione 4.0sul 2026, con un credito d’imposta più basso, al 20% anziché al 45%.
Tutto questo per rientrare nelle regole Eurostat, secondo cui gli incentivi Transizione 5.0 vanno conteggiati tutti sul deficit 2025 (che il governo voleva rigorosamente tenere sotto il 3%), mentre quelli di 4.0 possono essere imputati all’anno nel quale sono erogati e non quello in cui sono realizzati gli investimenti.Con l’impossibilità di trovare coperture nel 2025 alla fine dello stesso esercizio. Confindustria Lombardia ribadisce le critiche e parla di“un cortocircuito”che risulta“inaccettabile”
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