Eni, Italia e Algeria verso un comune destino economico

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Eni sta guidando le azioni di diversificazione energetica nei Paesi africani, tra questi la partnership commerciale tra Italia e Algeria. Si apre una prospettiva geopolitica di lungo periodo nel Mediterraneo

A guidare la strategia di diversificazione energetica per l’Italia vi è ENI, il cui ruolo è quello di mettere in sicurezza il Paese dal rischio di una interruzione delle forniture di gas e petrolio dalla Russia. La possibile soluzione risiede nella siglata partnership con il gigante africano e la presenza del Presidente Draghi in territorio Algerino è una conferma di questa nuova comune visione. L’obiettivo è quello di afforzare gli accordi economici e politici con il Paese nordafricano, addivenendo ad un incremento maggiore di approvvigionamento di gas.

L’Eni l’africana apre così le porte alla strategia del governo nel momento in cui si è forse compreso che la chiave di volta che regge l’intera impalcatura risiede nell’apparentamento con la terra del pouvoir, nato dall’alleanza tra Fronte di Liberazione Nazionale (FNL), Forze Armate Algerine e servizi segreti. Ciò porta con sé quella condizione di taciturna gestione dello Stato, lontano il più possibile dagli occhi esterni, in specie quelli Occidentali, trincerandosi in una risoluzione dei problemi solitaria e austera.

Italia e Algeria, un destino energetico comune che viene da lontano

È dai tempi di Enrico Mattei che il destino energetico dell’Italia si lega a quello dell’Algeria, tanto da sostenerne l’indipendenza quale ex colonia francese, e l’azienda del cane a sei zampe ha impegnato a tal fine enormi risorse.Ora più che mai l’Italia pare voglia sfruttare a proprio vantaggio questa inedita partnership commerciale, rivedendone rapporti e rispettive ambizioni tout court. L’intento è quello di dare una prospettiva geopolitica di lungo periodo nel Mediterraneo occidentale, stante anche il riavvicinamento tra la Spagna e il Marocco, da sempre nemico giurato dell’Algeria.

La Pandemia, variabile che negli ultimi due anni ha giocato un ruolo drammaticamente pericoloso per la tenuta statale, ha avuto un duplice effetto: da un lato ha accentuato le sottese ricadute economiche negative (dapprima la diminuzione delle entrate statali, per giungere a quella dei consumi), tanto da acuire il malessere sociale; per altro verso ha permesso al Governo capeggiato da Aymen Benabderrahmane di assumere misure restrittive motivate. Tra queste il divieto di assembramenti che, oltre ad avere l’effetto di limitare la diffusione del virus, impedivano le espressioni di dissenso. Al riguardo, anche gli esponenti dell’Hirak, il partito della protesta, hanno dovuto convenire che la limitazione della diffusione del virus fosse prioritaria rispetto alle contestazioni.

Restano ovviamente i problemi economici, che da anni attanagliano il Sistema Paese Algerino in ragione di gap a livello strutturale. Difatti, intervenendo sul campo d’azione economico, in particolare nella gestione delle energie e sull’aumento del prezzo degli idrocarburi, pur avendo subito costanti perdite nel 2021, a detta della Sonatrach, la Compagnia algerina dell’energia, si è registrato un aumento pari al 70% delle entrate. Il dato è incoraggiante, ma è soprattutto rappresentativo del destino virtuoso dell’Algeria. Il gigante africano, incentivando la possibilità di finanziamenti per sviluppare i propri progetti di crescita, finisce anche con lo stemperare le tensioni sociali.

Nord Africa epicentro dello scenario economico futuro dell’Italia

In questo contesto, l’Italia potrebbe ben approfittare di una situazione che potrebbe proiettarla in uno scenario economico il cui epicentro futuro è sito esattamente in Nord Africa.

Semmai si dovesse immaginare una politica di relazioni e concertazioni, è proprio dal Mediterraneo occidentale che si dovrebbe partire, per poi conseguentemente tirare la volata energetica rispetto ai guai provenienti dal conflitto in terra Ucraina.

In questa fase si tratta di diversificare gli obiettivi economici e affrancarsi dalla dipendenza energetica da un solo Paese, ciò al fine di evitare ricatti e ritorsioni. Ovviamente, avendo riguardo di tenere nel debito conto la transizione verso le energie rinnovabili. I problemi sulla tenuta del Paese si riscontreranno in inverno, giammai in estate, e la stessa Italia dovrà essere pronta a scongiurare problemi di carattere geopolitico provenienti dal comparto energetico. Ad esempio, l’abilità sarà quella di sfruttare le debolezze dei nostri vicini/rivali spagnoli, soprattutto dopo l’accordo strategico con il Marocco, nemico giurato algerino. Non è un caso che la compagnia algerina dell’energia, la Sonatrach, abbia ufficializzato la revisione dei prezzi di vendita del gas proprio a loro, adeguandosi agli attuali prezziari globali.

Dopo anni dalle grandi conquiste compiute nell’era Mattei, la strada percorsa dall’Italia potrebbe virtuosamente essere florida di quei fasti e portatrice di opportunità nel contesto geopolitico mondiale anche grazie ad una nuova prospettiva africana. Ad iniziare proprio dall’Algeria, che grazie all’energia può anch’essa ritagliarsi un ruolo nella storia d’oggi. Sarà il domani ad incaricarsi di dirci se grande o piccola.

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