“Pensiamo sia questo il modo migliore per ringraziare gli italiani che ogni giorno contribuiscono con il loro lavoro afare grande la nostra nazione“, scandisce il premierGiorgia Meloniin conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri che ha varato ildecreto 1 maggio sul lavoro. Nelle sue parole, il provvedimento “è un tassello di una strategia più ampia per sostenere la creazione dioccupazione stabile e di qualità” e permette di affermare che “oggi più di ieril’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro“.
Decreto 1 maggio, sgravi per le aziende che assumono a tempo indeterminato i disoccupati
Come riporta ilCorriere della Sera, che ne ha visionato le bozze, il decreto prevede unosgravio contributivo fino a 24 mesiper le aziende che, fino al 31 dicembre 2026,assumono a tempo indeterminato donne e giovani under 35disoccupati da almeno 24 mesi o appartenenti a categorie svantaggiate. La riduzione potrà arrivare fino a 650 euro al mese per l’assunzione di donne e fino a 500 euro al mese per quella di giovani. Viene inoltre introdotto un bonus fino a 650 euro sulle assunzioni a tempo indeterminato nelle piccole aziende dellaZes unica per il Mezzogiorno.
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Quest’ultima è una Zona economia speciale istituita a partire dal 1° gennaio 2024 che comprende i territori delle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sicilia, Sardegna. L’obiettivo è quello di attrarre investimenti tramite incentivi fiscali e burocrazia semplificata.
Decreto 1 maggio, bocciato il salario minimo, arriva quello “giusto”
La novità forse più importante del testo è la norma che prevede che l’accesso ai benefici previsti del decreto siariservato esclusivamente ai datori di lavoro che applicano il cosiddetto “salario giusto”. Bocciato dunque ilsalario minimo, chiesto a gran voce dalle opposizioni, ma giudicato dannoso da Meloni perché, come ha dichiarato,“rivede al ribasso i diritti dei lavoratori“. Gli sgravi dunque saranno consentiti “in caso di trattamento economico individuale corrispostonon inferiore al trattamento economico complessivo” (Tec). il quale è definito “dai contratti nazionali stipulati dalle organizzazioni dei datori di lavoro e dei lavoratori comparativamente più rappresentative sul piano nazionale“.
In sintesi, una formula che promette di assicurare a tutti i lavoratori di una categoria il Tec, ovverosalario, tredicesima, permessi, welfare, stabilito dai contratti firmati daCgil, Cisl e Uil, che il decreto definisce appunto “salario giusto”. La limitazione dei bonus alle sole aziende che lo applicano scoraggerebbe dunque il ricorrere ai“contratti pirata”. Questi ultimi sonocontratti collettivi sottoscritti da sindacati minoritari e associazioni imprenditoriali, poco rappresentativi delle parti sociali, che prevedonocondizioni normative ed economiche inferioririspetto a quelle presenti nei contratti siglati dai sindacati confederali.
Il “salario giusto” diviene dunquede factoil salario minimo. Nel testo si legge infatti che i contratti stipulati da organizzazioni che non siano tra quelle più rappresentative non possono stabilire un Tec inferiore a quello indicato nei contratti firmati dalle organizzazioni comparativamente più rappresentative. Si precisa inoltre che, nei settori non coperti da contrattazione collettiva, il Tec“non può essere inferiorea quello previsto dal contratto maggiormente connesso all’attività effettivamente svolta dal datore di lavoro“.
Decreto 1 maggio, salari adeguati all’inflazione e misure per i rider
Novità anche per disincentivare i rinnovi lumaca. Il decreto 1 maggio prevede infatti chese il contratto non è rinnovato entro 12 mesi dalla scadenza. le retribuzioni vanno adeguate al 30% dell’inflazione Ipca(Indice dei prezzi al consumo armonizzato), recuperando circa un terzo dell’inflazione dell’anno prima.
Infine, si introducono misure percontrastare il caporalatoper chi lavora con le piattaforme digitali, in particolare i rider.Si stabilisce infatti che l’accesso alle piattaforme stesse da parte del lavoratore possa avvenire solo con Spid e Cie o con autenticazione a più fattori. Previsto inoltrel’obbligo di fornire ai lavoratori le informazioni sul funzionamento dell’algoritmoe sanzioni per account ceduti o doppi.
In generale, per realizzare le misure previste dal decreto,il governo mette in campo 965 milioni nel triennio: 187 milioni quest’anno, 476 il prossimo e 302 nel 2028.
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