Dazi sempre più pericolosi: a rischio vino, farmaci e liberi professionisti

Vini, agroalimentare, medicine e chip sono i settori che maggiormente subiranno i contraccolpi delle tariffe maggiorate. Settori strategici, che rischiano di affossarsi senza un aiuto poderoso da parte degli Stati membri e della stessa Unione europea. Allo stesso modo, poi, un intero settore nascosto, e finora non preso in considerazione, rischia di affossarsi sotto i colpi dei dazi. Si tratta dei liberi professionisti, il cui destino è stato analizzato dall'Osservatorio di Confprofessioni in un report dal titolo "Le libere professioni alla prova dei dazi"

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IdazidiDonald Trumpsono argomenti di discussione ormai da mesi.Cosa sono, come funzionano, chi colpiscono e che guadagni permettono; l’argomento è stato a lungo dibattuto e analizzato. Eppure, finché non entreranno in vigore non sarà possibile comprendere a 360 gradi il loro impatto. Lo dimostrano i numerosi studi che quotidianamente aggiungono un tassello mancante alla narrazione.

Settori, ambiti, professioni e conseguenze sempre nuove che, fino al giorno prima, non erano state prese in considerazione dall’opinione pubblica. Ciò che è sempre stato chiaro è che il dazioè una tariffa pagata dalla Nazione che importa i prodotti. L’aumento dei prezzi, quindi, colpirà principalmente gli Stati Uniti, con pesanti ricadute sulle filiera industriale italiana. Per quale motivo, infatti, un cittadino americano dovrebbe comprare un vino italiano a prezzi altissimi piuttosto che un vino americano a prezzo ridotto?

Proprio su questo nodo si gioca il piano di Trump, convinto di star esercitando abbastanza pressioni sulle aziende europee da convincerle a spostare la produzione negli Stati Uniti, dove non sarebbero sottoposte ai dazi. Tra i primi ad esprimere questa possibilità c’è ilGruppo Agnelli, il cui presidente ha già ammesso che con l’aumento dei dazi sull’acciaio la produzione in Europa potrebbe non essere più conveniente. “Già abbiamo l’energia più cara d’Europa e un rapporto euro-dollaro sfavorevole“, ha spiegato annunciando che il gruppo sta prendendo in considerazione l’ipotesi di una delocalizzazione.

Dazi e liberi professionisti: un nesso troppo spesso ignorato

Così, tanti altri settori potrebbero riflettere sulla stessa possibilità.Vini, agroalimentare, medicine e chip sono i settori che maggiormente subiranno i contraccolpi delle tariffemaggiorate. Settori strategici, che rischiano di affossarsi senza un aiuto poderoso da parte degli Stati membri e della stessa Unione europea. Allo stesso modo, poi, un intero settore nascosto, e finora non preso in considerazione, rischia di affossarsi sotto i colpi dei dazi.

Si tratta dei liberi professionisti, il cui destino è stato analizzato dall’Osservatorio di Confprofessioni in un report dal titolo “Le libere professioni alla prova dei dazi“. I dazi rischino di alzare l’indice di vulnerabilità del lavoro autonomo a causa della pressione sui costi che ricadrà sui loro clienti. Le tre categorie più esposte sono quelle che lavorano a stretto contatto con le imprese. Parliamo diconsulenti del lavoro, ingegneri e altre professioni economico-finanziarie, come consulenti imprenditoriali e di marketing.

Seguono poi leprofessioni tecnico specialistiche, come i periti industriali e i consulenti informatici. In generale, però, l’intero settore del lavoro autonomo rischi uno shock generato dai dazi. Ad essere più colpiti sono però i professionisti del Nord-Est del Paese, in quanto a stretto contatto con piccole e medie imprese che esternalizzano maggiormente e che sono più esposte all’aumento delle tariffe.

Quelle dell’Osservatorio sono pure stime che potrebbero non corrispondere alla realtà. Eppure, la loro semplice esistenza dimostracome lo strumento dei dazi possa essere più infimo di quanto inizialmente immaginatoe soprattutto possa provocare conseguenze in settori che solitamente non sarebbero presi in considerazione.

Dazi, l’allarme dei settori più esposti

Intanto, in Italia si continua a riflettere sulle conseguenze che le tariffe produrranno sui settori strategici dell’economia italiana.A preoccupare è soprattutto il settore dei vini, uno dei più incisivi a livello di export. Giacomo Ponti, presidente di Federvini ha infatti invitato le leadership europee a continuare a trattare per evitare stangate catastrofiche su vino e aceto.

Agli Usa non si rinuncia né si deroga“, viene spiegato, ponendo l’attenzione sull’importanza di un mercato che sembra insostituibile. Secondo Federvini, quindi, la soluzione non è la diversificazione dei mercati ma un’eliminazione totale del dazio su questo settore. “Anche tariffe del 15% possono aver pesanti ricadute su tutta la filiera“.

Anche il settoreagroalimentarelancia il suo grido di aiuto. Secondo Cristiano Fini, presidente Cia Agricoltori, quello raggiunto domenica non è un accordo, ma è “una mazzata ingiustache prevede vantaggi solo per gli Usa“. Discorso piuttosto simile per ilsettore farmaceuticoche ha calcolato un impatto pari a 2,5 miliardi di euro, dovuto in parte anche alla svalutazione del dollaro. L’intesa, in questo caso non viene giudicata sufficiente, in quanto aumenta i rischi per la competitività europea, favorendo prodotti cinesi e indiani.

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