L’economia italiana potrà sopravvivere ai dazi di Donald Trump? Questa è la domanda a cui Teha Group, che oggi inaugura il suo annuale Forum a Cernobbio, proverà a dare una risposta. In un’ottica piuttosto speranzosa si analizzeranno tutti gli scenari che la nuova e sconvolgente Trumponomics, l’economia dettata dal presidente Donald Trump, potrebbe portare con sé.
Negli ultimi 8 mesi, ovvero da quanto il Tycoon si è insediato alla Casa Bianca, l’incertezza è il pilastro della quotidianità dell’Unione europea. Anche ora che i dazi al 15% sulle esportazioni italiane in Usa sono stati approvati da entrambe le parti, non vi sono certezze sulla loro permanenza. A pesare sulla questione è la decisione di una Corte di Appello Usa di renderli “illeciti“, in quanto entrati in vigore senza una consultazione con il Congresso. Trump ha presentato ricorso alla Corte Suprema Usa e i prossimi mesi saranno fondamentali per comprendere il futuro delle tariffe.
Nel frattempo in Italia e in Europa si fa i con tutto ciò che i dazi rappresentano. Disequilibrio, instabilità e soprattutto indebolimento. Eppure, il Forum tenterà di dimostrare che il colpo può essere incassato senza eccessive lesioni. Un nuovo calcolo ha ipotizzato che le esportazioni italiane potrebbero perdere “solo“ 6,7 miliardi di euro. Un importo che corrisponde all’1,1% del nostro export complessivo e soprattutto una cifra sostenibile dal Paese in quanto recuperabile con la diversificazione dei mercati.
L’Italia resiste ai dazi: l’importanza dell’intesa sul Mercosur
I motivi di questa resilienza sono molteplici e variegati, ma dimostrano l’importanza dei prodotti italiani nei mercati esteri. Nel tentativo di non perdere questa posizione di forza l’Italia, all’interno dell’Unione europea, si sta muovendo per diversificare i mercati di esportazione, così da evitare che in futuro possa trovarsi in una situazione simile a quella attuale. I dazi di Trump hanno dimostrato la pericolosità della dipendenza di un singolo Paese per la sopravvivenza di un settore.
L’Italia non può più permettersi un errore simile, come chiarito anche dal ministro degli Esteri, Antonio Tajani, nella sua intervista al Sole 24Ore. “L’espansione della rete di accordi di libero scambio della Ue è per noi un imperativo strategico che aiuta il nostro export“, ha spiegato facendo riferimento all’intesa per il Mercosur, ovvero l’accordo sul libero mercato con l’America Latina, la sesta entità doganale al mondo. Un patto che sarà fondamentale per raggiungere l’obiettivo di 700 miliardi di export entro il 2027 che si è posta l’Italia.
Grazie alle nuove garanzie introdotte con l’accordo, l’Italia potrà tutelare i suoi prodotti grazie alla protezione di ben 57 Indicazioni geografiche italiane, rendendo illecita la produzione e la vendita di prodotti “italian sounding“, ovvero che fingono di provenire dal nostro Paese. A giovare dell’intesa non saranno solo il comparto agricolo e quello vinicolo, ma anche l’automotive, i macchinari, la farmaceutica e la chimica italiana.
L’Italia resiste ai dazi: i prodotti italiani insostituibili nei mercati esteri
Un ottimo sostegno che cerca di bilanciare il duro colpo dei dazi. Tornando alle perdite dell’Italia, il Forum di Cernobbio cercherà di spiegare da dove nasce la resilienza dei prodotti italiani. I settori maggiormente colpiti dall’aumento delle tariffe sono l’automotive, la farmaceutica, la moda e l’agroalimentare, che potrebbero perdere fino a 9 miliardi di euro. Un’ipotesi allo studio prevede di spingere le aziende a ridurre temporaneamente i propri margini così da assorbire fino a un quarto dei rincari e ridurre il peso totale dei dazi.
Inoltre, si punterà sulla continua diversificazione del mercato, indebolendo quindi le esportazioni verso i soli Usa. Inoltre, nella ricerca viene sottolineato come i prodotti italiani siano “tra i meno sostituibili a livello globale“. In questo senso, nonostante la svalutazione del dollaro e l’aumento dei prezzi negli Usa, i cittadini americani potrebbero continuare ad acquistare il Made in Italy, nella consapevolezza della sua unicità e qualità.
Il governo, però, non può semplicemente accontentarsi. A Cernobbio, gli analisti lanceranno un appello allo Stato, chiedendo “politiche mirate di sostegno ai settori più esposti“, in quanto in un contesto geopolitico in cui il protezionismo assume sempre più un ruolo di spicco, per l’Italia e l’Europa sarà fondamentale rafforzare la propria autonomia industriale.
A differenza dell’Italia, infatti, il prezzo dei dazi per l’Europa sarà piuttosto cospicuo. Si parla di circa 75,8 miliardi di euro l’anno. “Un aggravio che rischia di comprimere i margini delle imprese e ridurre la competitività sui mercati statunitense“, si legge nel rapporto che sarà presentato a Cernobbio.
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