La speranza era che un’intesa suidaziavrebbe portato a termine il periodo di vibrante incertezza che ha attanagliato l’Unione europea per mesi interi. Eppure, ormai dovrebbe essere chiaro, conDonald Trumpnon c’è quasi mai nulla di stabile o chiaro. Il presidente degli Stati Uniti ha dimostrato come la volatilità sia un tratto caratteristico della sua persona, tanto da lasciare il resto del mondo a pagarne le conseguenze.
Così, alla vigilia del 1° agostol’Ue aspetta con il fiato sospeso. Domani entreranno in vigore i dazi scelti dal Tycoon e a Bruxelles serpeggia il timore che da Washington possa arrivare qualche sorpresa. “L’Ue si aspetta che domani gli Stati Uniti diano attuazione all’accordo di domenica“, ha spiegato il portavoce della Commissione Olof Gill. Nessuna crepa esterna, eppure quelle due dichiarazioni non combacianti hanno dimostrato quanto l’accordo quadro sulle tariffe sia fragile.
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Ciò su cui hanno concordato Ursula Von der Leyen e Donald Trump è solo un’intesa iniziale e generale: i dazi avranno un’aliquota del 15% e non superiore ad essa.Da definire, però,tutti i settori strategici da escludere da questa tariffae altre decisioni riguardanti regolamenti e tassazioni tra i due Stati. Questioni di non semplice discernimento, su cui le due delegazioni sono al lavoro in un rush finale. L’obiettivo sarebbe quello di pubblicare una dichiarazione congiunta il prima possibile.
Usa e Ue su posizioni opposte: le due dichiarazioni discordanti sull’intesa
Non si tratterebbe di un documento vincolante, ma di una sorta di linea guida da cui partire per poi raggiungere i successivi accordi. Un compito complesso e delicato, che potrebbe di fatto indicare la strada futura della collaborazione tra i due Paesi. Secondo il portavoce Ue,le due delegazioni sono al lavoro per“finalizzare”questo documento, ma per ora non è chiaro quando questo verrà reso pubblico.
A preoccupare, poi, quanto avvenuto nei giorni scorsi. Lunedì sera gli Usa hanno pubblicato la propria scheda tecnica riguardante l’accordo raggiunto in Scozia. La mattina dopo è stato il turno dell’Ue di presentare la sua dichiarazione individuale. Ciò che è balzato immediatamente agli occhi sono state lesostanziali differenze in alcuni campi. Dalla Web Tax, passando all’accordo sull’acciaio, i farmaci e la catena dell’agroalimentare.
Insomma, tutti settori piuttosto strategici per l’Unione europea. Le due sponde dell’Atlantico partono quindi da posizioni piuttosto distanti e dovranno trovare il modo di giungere ad un accordo il più equilibrato possibile. Una posizione che non sembra rispettare le visioni di Donald Trump. Proprio oggi, il Tycoon ha gongolato sui suoi profili social su come “i dazi stiano rendendo l’America di nuovo grande e ricca“.
I punti fermi dell’Ue sull’accordo
L’Ue, comunque, non sembra pronta a cedere più di quanto abbia già accordato. Uno dei temi più spinosi riguarda i regolamenti sui servizi digitali.La Web Tax è uno degli strumenti di trasparenza utilizzati dall’Ueche non soddisferebbero affatto le visioni del Tycoon. Se l’Unione europea non è pronta ad eliminarlo, il Tycoon vorrebbe che le Big Tech statunitensi venissero esentate dai controlli e dalle eventuali tassazioni.
La Commissione europea ha oggi ribadito che questo specifico tema non sarà incluso nell’accordo commerciale con gli Stati Uniti. L’Ue vuole infatti continuare a tutelare la sua autonomia normativa e legislativa. Il portavoce ha però chiarito che al momentol’imposizione di una tassa di rete alle Big Tech non sarebbe“praticabile“. Questo scenario, però, non riguarda solo aziende Usa ma in generale tutte quelle che operano nel continente.
L’Ue ha poi confermato chedomani entreranno in vigore anche i dazi al 15% sul settore del vinoe di super alcolici. Bruxelles è decisa a contrattare un’esenzione per questo settore strategico, ma si tratta di un percorso futuro, che non potrà evitare la maggiorazione dei costi che partirà domani. “Le trattative sono ancora in corso“, ha chiarito il portavoce.
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