Scatta il tetto al 5% delle commissioni sui buoni pasto accettati dagli esercizi commerciali (bar, supermercati, ristoranti) convenzionati. Dal 1° settembre entra a pieno in vigore la previsione della legge sulla Concorrenza del dicembre scorso, che estende al settore privato la formula già prevista per il pubblico e adottata nelle gare Consip.
Ciò non cambiail valore facciale esentasse fino a 4 (cartaceo) o 8 euro (elettronico), ma si tratta infatti di una disposizione che regola il rapporto tra società emettitrice ed esercizio commerciale convenzionato, di fatto fissando un limite al costo che quest’ultimo deve per entrare nella rete dei ticket.
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La stretta sulle commissioni dei buoni pasto, con il tetto massimo fissato al 5% per gli esercenti convenzionati, segna un cambio di rotta importante nel sistema che regola questo strumento di welfare aziendale.Dal 1° settembre, la norma entra pienamente in vigore anche nel settore privato, estendendo un modello già adottato nel pubblico.Ma dietro la misura, apparentemente pensata per tutelare bar, ristoranti e supermercati, si muovono equilibri più complessi.
Il valore facciale dei buoni resta invariato — 4 euro per il cartaceo, 8 per l’elettronico — e non è toccato dalla riforma. Tuttavia,il cuore della questione è nel rapporto economico tra chi emette i buoni e chi li accetta.Le società emettitrici, che vendono i buoni alle aziende con uno sconto, compensano quel margine applicando commissioni agli esercenti e offrendo loro servizi accessori.
Con il tetto al 5%, questo meccanismo si inceppa. Secondo l’Anseb,il rischio è che il costo venga semplicemente spostato: non più sugli esercenti, ma sulle aziende che acquistano i buoni per i dipendenti.Si parla di un potenziale aumento del 6%, pari a circa 180 milioni di euro l’anno. E se due aziende su tre stanno già valutando tagli o rimodulazioni del budget destinato al welfare: il tetto potrebbe avere effetti collaterali non trascurabili.
Il paradosso è che una misura pensata per riequilibrare il sistema rischia di indebolire proprio uno degli strumenti più diffusiper sostenere il potere d’acquisto dei lavoratori. Non a caso, alcuni direttori del personale ipotizzano persino di ridurre il valore facciale dei buoni, oggi in media a 6,75 euro.Un passo che, se confermato, andrebbe a colpire direttamente i beneficiari finali.
In sintesi, il tetto alle commissioni è una risposta a una distorsione, ma apre una nuova fase di contrattazione tra aziende, emettitori e esercenti. Il vero nodo sarà capire chi, alla fine, assorbirà il costo. E se il welfare aziendale ne uscirà rafforzato o indebolito.
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