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Borse in rosso dopo i raid in Iran: Milano apre -1,8%, il prezzo dell’oro sale alle stelle

Gli investitori sono preoccupati per interruzioni alle catene di approvvigionamento, con il rischio di un aumento dell'inflazione, come spiegato da alcuni esperti del settore. La chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui passa quasi il 20% del commercio globale di Gnl, comprese  le esportazioni dal Qatar, al momento potrebbe provocare maggiori conseguenze nei Paesi asiatici, portando però effetti a catena per l'Europa

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La guerra in Iran ha portato con sé una serie di conseguenze piuttosto prevedibili. L’incertezza causata dalla chiusura dello stretto di Hormuz, uno dei punti centrali per il passaggio delle navi petrolifere verso l’Occidente, così come la indecifrabile durata di questo conflitto hanno provocato il crollo delle Borse finanziarie di tutto il mondo.

L’Europa, in primis, ha subito i contraccolpi di una guerra in cui per il momento ha un ruolo ben più che minoritario. Questa mattina il rosso carminio che segna le perdite sui mercati ha invaso gli schermi delle principali capitali europee. Nei primi scambi il Dax 30 di Francoforte cede il 2,40% a 24.720,44 punti, l’Ftse 100 di Londra perde lo 0,68% a 10.836,25 punti e il Cac 40 di Parigi segna una flessione del 2,11% a 8.410,24 punti. A Milano l’Ftse Mib lascia sul terreno l’1,8% a 46.325 punti.

Ovviamente, il conflitto ha anche provocato l’aumento smisurato dei prezzi di gas e petrolio, spingendo quindi gli investitori verso i beni rifugio, in particolare l’oro che è salito del 2,53% a 5.412,75 dollari l’oncia, superando la soglia psicologica dei 5.400 dollari l’oncia. Anche il dollaro e il franco svizzero si sono rafforzati su altre valute.

Borse, che sta succedendo?

Alle stelle anche il prezzo del gas naturale in Europa, con i future sul contratto di marzo che all’hub di riferimento Ttf sono balzati a 24,89% a 39,91 euro per megawattora per poi  attestarsi intorno a quota 39 euro. L’Europa, quindi, si muove per garantire importanti forniture di gas naturale in un contesto di livelli di stoccaggio ai minimi storici.  

A rincuorare, però, è il fatto che gli investitori non hanno reagito con un panico incontrollato, ma solo con un tentativo di rifugiarsi in beni più sicuri. Secondo alcuni analisti, infatti, quello attuale sarebbe uno shock a breve termine e quindi limitato nel tempo. Solamente le prossime settimane, però, potranno far chiarezza sulle possibili conseguenze.

L’incertezza, dunque, rimane alta a causa delle possibili ritorsioni iraniane e dell’impatto sull’inflazione globale. Gli investitori sono preoccupati per interruzioni alle catene di approvvigionamento, con il rischio di un aumento dell’inflazione, come spiegato da alcuni esperti del settore. La chiusura dello Stretto di Hormuz, da cui passa quasi il 20% del commercio globale di Gnl, comprese  le esportazioni dal Qatar, al momento potrebbe provocare maggiori conseguenze nei Paesi asiatici, portando però effetti a catena per l’Europa. Anche Asia, quindi, le Borse hanno subito contraccolpi importanti con Tokyo che ha chiuso a -1,35% e Hong Kong a -2,14%.

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