Antichi Telai 1894

Borse europee in rosso, petrolio oltre i 108 dollari e fuga dai titoli tech: cosa sta succedendo

Le tensioni nel Golfo spingono ancora il greggio e riaccendono i timori sull’inflazione. Intanto gli allarmi di OpenAI e Anthropic su un possibile rallentamento dell’intelligenza artificiale scatenano le vendite sul comparto tecnologico, dall’Asia all’Europa

6 Min di lettura

Due fronti ma un’unica direzione: il rosso. E’ così che si apre la settimana dei mercati, con le Borse europee in calo e Wall Street che si prepara a una partenza debole. I responsabili? Petrolio e tecnologia, che mettono sotto pressione le piazze finanziarie.

Da una parte tornano a pesare ancora le tensioni in Medio Oriente e i timori per le infrastrutture energetiche, riportando in primo piano uno spettro che i mercati conoscono bene, quello dell’inflazione. Dall’altra a contribuire c’è una nuova ondata di vendite che investe il tech. Questi titoli sono stati protagonisti della corsa degli ultimi anni grazie al boom dell’intelligenza artificiale, ma oggi sono finiti sotto pressione dopo che proprio alcuni dei nomi più importanti del settore hanno invocato un rallentamento nello sviluppo dell’AI.

A guidare i ribassi è Milano, con il Ftse Mib che arriva a perdere oltre l’1%, abbandonando quota 52mila punti. Il rosso si allarga anche alle principali piazze del Vecchio Continente: il Cac di Parigi abbandona il -0,74%, il Dax di Francoforte il -0,62%, l’Aex di Amsterdam a -0,19%, l’Ibex di Madrid a -0,77%. In controtendenza invece rimane il Ftse 100 di Londra, che segna il + 0,5%

Borse europee, il petrolio corre oltre i 108 dollari

A mettere sotto pressione i mercati è innanzitutto la nuova corsa dell’energia. Il Brent (il principale prezzo di riferimento del petrolio greggio in Europa) con consegna a novembre supera quota 108 dollari al barile, guadagnando oltre il 3% e raggiungendo i massimi dal 19 maggio scorso. Il Wti (prezzo di riferimento principale per il mercato energetico negli Stati Uniti) con consegna a ottobre si porta invece sopra i 103 dollari. E non corre soltanto il greggio: il gas naturale scambiato ad Amsterdam avanza di circa il 5%, superando gli 83 euro al megawattora.

Dietro tutto questo ci sono ancora una volta le tensioni nel Golfo, che sembrano allontanare le prospettive di una de-escalation. A preoccupare gli investitori sono soprattutto l’avanzata dei ribelli Houthi nello Yemen e i rischi per le scorte saudite dopo gli attacchi iracheni all’oleodotto diretto verso il Mar Rosso.

Il problema non rimane confinato al mercato energetico: un greggio più costoso significa maggiori costi per trasporti, produzione e imprese e può tradursi in nuove pressioni sui prezzi. Ecco perché sui mercati torna ad affacciarsi il timore di una nuova spinta inflazionistica. La tensione si riflette anche sul mercato obbligazionario: lo spread tra Btp e Bund risale a 88 punti, con il rendimento del decennale italiano al 4,40% e quello tedesco al 3,52%.

Il fronte tecnologico

A pesare sui listini è anche il settore tecnologico, travolto da un’ondata di vendite partita dall’Asia e arrivata in Europa. A scatenarla sono stati gli allarmi lanciati nel fine settimana dai vertici di Anthropic e OpenAI sulla velocità con cui si sta sviluppando l’intelligenza artificiale. Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha invitato le aziende del settore a rallentare il potenziamento dei modelli AI per affrontarne con maggiore attenzione i rischi legati alla sicurezza, trovando l’appoggio di Sam Altman di OpenAI.

Ma perché questo spaventa gli investitori? Negli ultimi anni il boom dell’AI ha alimentato investimenti miliardari in chip, semiconduttori, server e data center, facendo correre le società tecnologiche legate a questo mercato. Un rallentamento nello sviluppo dell’intelligenza artificiale potrebbe quindi tradursi in minori investimenti e in una domanda più debole per queste aziende. Da qui le vendite: il Kospi sudcoreano ha chiuso a -3,26%, mentre in Europa il tech è il comparto più penalizzato, con forti ribassi anche per Asml, StMicroelectronics e Prysmian.

Non tutto è negativo…

Se il caro greggio penalizza una parte dei listini, dall’altra sostiene proprio le società energetiche, con il comparto in rialzo dell’1%. Positiva anche la farmaceutica, che guadagna circa il 2%. A Parigi corre invece Pernod Ricard, in rialzo di oltre il 3%, mentre a Londra avanza di oltre il 3% anche Diageo. A sostenere i due gruppi è la decisione del presidente americano Donald Trump di eliminare il dazio statunitense del 10% sul whiskey irlandese.

A beneficiarne in modo particolare è Pernod Ricard, proprietaria di Jameson, uno dei suoi prodotti di punta e un marchio particolarmente importante negli Stati Uniti. Secondo AlphaValue, Jameson potrebbe rappresentare quasi il 30% dei volumi di alcolici del gruppo sul mercato americano. La rimozione dei dazi permette quindi di ridurre i costi e concede maggiore flessibilità nella politica dei prezzi. Tra petrolio sopra i 108 dollari, tensioni geopolitiche e interrogativi sul futuro dell’intelligenza artificiale, la settimana parte dunque all’insegna della cautela.

© Riproduzione riservata

TAGGED:
Condividi questo Articolo
consorzio arcale