I mercati europei proseguono volatili a metà seduta.LaBorsa di Milanoscende poco sotto la parità cedendo lo 0,11% a 51.643 punti, Parigi perde lo 0,66% dopo il crollo di Hermès del -10%, Francoforte lascia sul terreno il -0,05 e Amsterdam il -0,17%. Sulle negatività impattano le tensioni sui chip, la carrellata di conti trimestrali appena pubblicati e ilrialzo del petroliodopo gliattacchi incrociati nella notte tra Usa e Iran.Il Brent sale del 5,2% a 88,45 dollari mentre il Wti del 4,9% a 83,13 dollari. Si attendono poi le considerazioni delboard della Fed riunito da ieri,alla luce della situazione internazionale.
Borsa di Milano in calo
Piazza Affari scende poco sotto la parità influenzata dalla nuova escalation in Medio Oriente e dall’andamento negativo dei titoli legati all’intelligenza artificiale. Tra i titoli del FitMib in ribasso ci sono Lottomatica che perde il -4,28%, Brunello Cucinelli che segna un -2,04% in netto contrasto con l’aumento di ieri, come lei Ferrari che cede oggi il -1,92% e poi c’è Fincantieri che registra il -1,72%, Snam con un -0,36% e Stm che cede lo 0,99%.A brillare invece Eni e Nexi, che guadagnano rispettivamente il +5,45% e il +5,09%. Bene anche Stellantis con un +2,68%, Moncler che segna il +1,79% e Tim il +1,05%.
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A influenzare i titoli delsettore bancarioinvece sono le semestrali attese a breve e il risiko tra Montepaschi, Intesa (con l’Opas) e Bpm (con la proposta di aggregazione). In particolare dunque Mps segna un +0,14% dopo la lettera di quattro consiglieri al presidente Cesare Bisoni – e in copia al presidente del collegio sindacale Pierluigi Pace – per evidenziare che “nel corso della corrente consiliatura” sono emersi“alcuni profili” ritenuti “particolarmente delicati nell’attuale fase di funzionamento dell’organo di amministrazione“. E poi ancora a salire Bpm che segna +0,32% e Intesa Sanpaolo con un +0,09% nel giorno in cui diffonde i conti. In discesa sempre nel settore è Unicredit con un -0,93% e Generali con il -0,57%.
Borsa di Parigi, il crollo di Hermes
Sulla Borsa di Parigi invece a impattare è la brutta giornata di Hermes che perde oltre il 10% dopo la pubblicazione dei conti(pesando sul Cac40 del -0,6%). Pur se in linea con le aspettative degli investitori, i segnali di ripresa dell’attività del gruppo in Cina, mercato strategico per la casa di moda, non sono evidenti. Nonostante un aumento delle vendite del 4,8% nel secondo trimestre su base annua,Axel Dumas, presidente e amministratore delegato di Hermes, ha riferito dinon vedere “ancora una ripresa strutturale” del mercato cinese,in rallentamento da alcuni mesi dopo aver sostenuto a lungo la crescita delle vendite dell’intero settore del lusso.
Il gruppo ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con ricavi pari a 4,09 miliardi di euro (4,66 miliardi di dollari), segnando una crescita organica del 6,7% rispetto allo stesso periodo del 2025. Il risultato rappresenta un’accelerazione rispetto al primo trimestre, quando l’incremento del fatturato si era attestato al 5,6%. Hermes ha attribuito l’andamento positivo alla buona performance registrata nella maggior parte dei mercati internazionali. L’unica eccezione è statail Medio Oriente, dove le tensioni geopolitiche hanno frenato le vendite.
Più contenuta, invece, la crescita nell’area Asia-Pacifico, escluso il Giappone ma comprendente la Cina, con un aumento del 2,5% su base annua, solo leggermente superiore a quello dei primi tre mesi dell’anno. Secondo gli analisti di Citi, i numeri diffusi dalla maison non rappresentano ancora un segnale concreto di ripresa del mercato cinese. Intanto, il titolo Hermès continua a risentire del clima di cautela degli investitori: dall’inizio dell’anno le azioni hanno perso circa il 27% del loro valore.
Il valutario
Sul mercato valutario prevalel’attesa per le decisioni della Federal Reserve, con ilcambio euro/dollaroche si mantiene sostanzialmentestabile a quota 1,1387, rispetto a 1,1394 della chiusura precedente. Il dollaro interrompe così, almeno temporaneamente, la fase di rafforzamento delle ultime sedute.
Segnali di recupero anche per lo yen, che tuttavia continua a oscillare su livelli vicini ai minimi degli ultimi quarant’anni nei confronti della valuta statunitense. Il cambio dollaro/yen si attesta a 163,67 (da 163,69), mentre l’euro/yen passa da 186,55 a 186,37.
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