Il diesel torna sotto pressione e corre più della benzina. Dall’inizio delle tensioni in Medio Oriente, i prezzi dei carburanti in Europa sono aumentati sensibilmente, ma è soprattutto ilgasolio a registrare gli scatti più bruschi. Solo la settimana scorsa ha raggiunto in Europa i 200 dollari a barile.Una dinamica che nasce da fattori contingenti, ma affonda le radici in debolezze strutturali del sistema energetico europeo.
Il primo elemento è la crisi geopolitica.Gliattacchi alle infrastrutture energetiche e le difficoltà di transito nello Stretto di Hormuz,uno dei principali snodi mondiali del petrolio,hanno ridotto i flussi la possibilità di ottenere gasolio,già in equilibrio precario tra domanda e offerta prima ancora della crisi.
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La situazione del diesel in Europa
A differenza della benzina, infatti, il diesel è un carburante trasversale, utilizzato oltre le sole automobili private. Alimenta i mezzi pubblici, l’agricoltura, l’edilizia e parte della logistica marittima. In altre parole,è il motore silenzioso dell’economia.Quando il suo prezzo sale, l’impatto si propaga rapidamente.
In Europa questa dipendenza è ancora più marcata.Nonostante la transizione energetica in corso, il gasolio continua a rappresentare una quota dominante dei consumi stradali in molti Paesi. Una conseguenza diretta delle politiche adottate negli ultimi decenni, quando il diesel fu favorito da incentivi fiscali e da una forte spinta industriale.
Ma a questa scelta non è seguito un adeguamento completo del sistema produttivo. Le raffinerie europee restano storicamente orientate alla produzione di benzina. Il risultato è un paradosso: l’Europa esporta benzina, ma deve importare grandi quantità di diesel per soddisfare la domanda interna.Qui entra in gioco un altro nodo cruciale: la dipendenza dall’estero.Con le sanzioni alla Russia legate alla guerra in Ucraina, l’Unione Europea ha dovuto riorganizzare rapidamente le proprie rotte di approvvigionamento, rivolgendosi soprattutto a Medio Oriente, Stati Uniti e India.
Tensioni in Medio Oriente e conseguenze
Oggi, però, proprio il Medio Oriente è al centro delle tensioni.Una quota significativa del diesel destinato all’Europa passa attraverso lo Stretto di Hormuz, rendendo il sistema particolarmente vulnerabile a qualsiasi interruzione.
Le conseguenze sono già evidenti,il diesel ha superato in molti casi i 2 euro al litro e cresce più rapidamente della benzina.Un aumento che pesa non solo sugli automobilisti, ma anche sui costi di trasporto e, di riflesso, sull’inflazione. Le contromisure sono limitate, uso delle riserve, maggiore produzione delle raffinerie, contenimento dei consumi. Soluzioni utili, ma non risolutive nel breve periodo.
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