Viola Valentino non osserva da lontano la propria storia: la incarna con intensità, lasciando che la sua voce profonda tocchi le corde più intime di chi la ascolta. La sua vita è un racconto autentico, fatto di emozioni sussurrate, conquiste interiori e fragilità trasformate in forza. Ha attraversato momenti difficili con la grazia di chi non smette mai di cercare la luce, rendendo ogni canzone un frammento di verità.
Artista poliedrica, Virginia Minnetti, con la sua eleganza istintiva e lo spirito libero, ha costruito nel tempo un percorso fatto di passioni sincere, musica che resta e cambiamenti continui. I suoi amori, le sue sfide, i mille volti della cultura in cui si è immersa raccontano una donna in continua evoluzione, capace di rinnovarsi senza perdere mai se stessa. Musicista, modella, attrice, icona e voce dei diritti, per lei il futuro rappresenta una strada da percorrere con occhi pieni di speranza e un cuore che non ha mai smesso di sognare.
Viola Valentino inedita: “La musica è il mio rifugio, mi culla da sempre…”
In aprile è stata annunciata Comprami, la serie TV che ripercorre la straordinaria vita di Viola Valentino. Ci vuole svelare qualcosa?
Con tutta sincerità, non ci sono anticipazioni da dare. Noi stiamo lavorando con tranquillità e spero che piaccia alla gente: voglio essere ottimista in tutte le direzioni!
Per cui, rimaniamo un po’ sul vago…
Sì, esatto. È ancora tutto in divenire: bisogna vedere come questa idea viene accettata una volta finita.

Un vastissimo pubblico conosce Viola Valentino. Ma chi è Virginia Maria Minnetti?
Virginia Minnetti è nata a Canzo da un padre pittore e da una madre ragioniera. Lei era l’antitesi di lui: avevano due mentalità diverse, ma si sono incontrati. Così, io e mio fratello siamo venuti al mondo. Giovanissima studentessa, mi sono avvicinata, a tempo perso, al mondo della moda e delle campagne pubblicitarie. Una sera, il mio amico Riki Maiocchi della band I Camaleonti mi ha chiesto di accompagnarlo a consegnare una cassetta in centro a Milano. Siamo arrivati nella sala d’attesa di uno studio che si chiamava Senza Fine. In lontananza, sentivo un uomo e una donna che parlavano, si confrontavano, cantavano. Quando i due sono usciti dalla stanza, mi sono resa conto che davanti avevo Gino Paoli e Ornella Vanoni. Il cantautore genovese mi ha guardata e mi ha chiesto se sapessi cantare…

Cosa gli ha risposto?
Di no (ride, n.d.r.).
Come mai? Ricordiamo che Lei è un contralto con dei picchi di mezzosoprano.
Perché io venivo dalla moda: non avrei mai pensato di avvicinarmi alla musica, anche se ho sempre amato cantare.

E poi cos’è successo?
Paoli mi ha scrutata e mi ha detto che, secondo lui, avevo del talento.
Gino Paoli aveva ragione…
Beh, sì: ha letto dentro di me un certo tipo e grado di sensibilità. Quando gli ho detto di no, la mia era assoluta umiltà. In ogni caso, da lì è iniziato il mio percorso. È stata una combinazione, una coincidenza, non so neanche come definirla: io non ero in quel posto per me.

Dopo quell’incontro, la musica L’ha strappata a quello che era il Suo sogno da bambina: diventare psichiatra. Infatti, nel 1968, ha registrato il primo singolo, Dixie, con il Suo vero nome. Ce ne vuole parlare?
Sin da bambina, volevo diventare psichiatra perché mi piacciono le luci e le ombre delle menti umane. La musica ha iniziato a far parte della mia vita ufficialmente con Dixie. È stato davvero emozionante perché, mentre cantavo, c’era un’orchestra che suonava dal vivo. Gino Paoli, che è stato il mio primo produttore, cercava un personaggio alla ‘francese’, stravagante e raffinato, ma, allo stesso tempo, popolare e accessibile a tutti.
Sotto un certo punto di vista, però, è riuscita ad entrare nelle teste e, soprattutto, nei cuori delle persone…
Sì, esatto, sono un po’ una cantante medico (ride, n.d.r.). In tanti mi chiedono dei consigli su come risolvere dei grattacapi.

Tornando ai Suoi esordi, mentre era fotomodella e cercava di farsi strada nella musica, Lei ha formato un duo con Riccardo Fogli: Renzo e Virginia. Già eravate una coppia anche privatamente?
Sì, già stavamo insieme. Ci siamo sposati nel 1971.
Ci vorrebbe spiegare come è sbocciato l’amore?
Onestamente, tutto è partito in un modo assai strano. Lui suonava in un noto locale di Milano, che io frequentavo il pomeriggio nel finesettimana. Una domenica sono arrivata e, mentre scendevo le scale, Riccardo le saliva. Incontrando il mio sguardo, Fogli mi ha chiesto: “Ma tu chi sei? Io ti conosco…”. Io gli ho risposto: “Chiamami Peroni, sono la tua birra” (ride, n.d.r.). Eravamo giovanissimi…

Insieme a Riccardo Fogli, avete partecipato anche all’album Uno del complesso Fantasy nel 1978.
Esattamente. Eravamo un gruppo di amici e ognuno di noi aveva la propria dimensione. Ad un certo punto, Luigi Lopez ci ha fatto ascoltare Cantando e tutti ci siamo innamorati di quel brano, che abbiamo registrato anche in inglese con il titolo di Surrender. Il disco, oltre che in Italia, è stato venduto anche in Inghilterra e in Giappone. Vi svelo una cosa: non è escluso che in questi giorni io ricanti Cantando, in preda alla sana follia. Si tratta di un pezzo bello, ritmico, romantico: secondo me, rimarrà nella storia della musica. In questo momento sento la necessità di reinterpretare quella canzone, con quel motivo e quelle parole, ma lo farei con più consapevolezza. Devo far ricostruire una base, aggiungere un pizzico di attualità e poi andare in sala e registrare. Adesso mi rendo conto che quella vicenda potrebbe essere raccontata con più decisione. È un po’ di tempo che ci sto pensando…
Nel 1979, Lei ha ricevuto un’immensa popolarità con una canzone iconica. Però, prima di uscire sul mercato discografico, ha cambiato nome: da Virginia è diventata Viola Valentino. Perché questo nome affascinante e, a tratti, misterioso?
Io mi chiamavo Virginia. In un dato momento, mi hanno comunicato che c’era l’esigenza di un nome d’arte. Viola come il colore, il fiore e la femminilità; Valentino come lo stilista: dopotutto io venivo dalla moda.

A proposito di femminilità, Lei ha iniziato con una vocalità sussurrata, dando un’immagine sexy e delicata. Era una tattica o era la Sua forma di esprimersi?
Era il mio modo di cantare, non era una cosa studiata. Prima sussurravo, ora non lo faccio più, se non quando c’è necessità. Poi arrivano gli incisi e lì bisogna spingere. Chiaramente, col tempo, la voce si evolve. Io ho sempre dato il mio meglio durante i concerti.

Prima abbiamo accennato all’arrivo di un successo pazzesco del 1979: Comprami.
La mia croce e delizia (ride, n.d.r.). Comprami è una canzone che è stata, ed è, amatissima in Italia e all’estero: l’ho incisa anche in lingua spagnola. Sembra facile da interpretare, ma non lo è. D’altronde, se non ci fosse stata Comprami, non ci sarei stata io. E, possiamo dire, viceversa. Nonostante l’entusiasmo del pubblico, sono stata attaccata dal movimento femminista perché il testo era particolare. Quelle signore non hanno mai amato la frase “Comprami, io sono in vendita”, pensando che fosse un fomento alla prostituzione. Non avevano capito che la donna a cui io davo voce si vendeva “Per una parola, un gesto, una poesia” e un mazzetto di fiori, nient’altro (ride, n.d.r.)! Occorreva solamente leggere bene l’opera e l’ironia tra le righe. Quando lo hanno fatto e hanno capito, mi hanno apprezzata: l’importante è arrivarci, anche se tardi.
In un’Italia ancora un po’ borghese, Lei cantava la libertà di una donna che sceglieva a chi concedersi e faceva una carezza ad un uomo rifiutato: bastone e carota. Anche in spagnolo intonava: “Cómprame, me vendo íntegra / No soy un lujo más…”. Era come se volesse dire “Me entrego” (Mi consegno) e non per soldi poiché nell’idioma di Cervantes spiegava che non si trattava di un ulteriore lusso. Malgrado la forte forma di emancipazione femminile, perché c’è stata questa avversità nei Suoi confronti?
Sinceramente non saprei dire: forse c’era anche un tantino di invidia (ride, n.d.r.)… diciamoci la verità! Oltre all’affetto del pubblico, c’era Renato Zero che mi faceva sorridere. Quando mi incontrava, mi rispondeva con il suo: “Mi vendo!” (ride, n.d.r.).

Mentre interpretava il brano, Lei aveva un atteggiamento sensuale, quasi civettuolo. Si ritiene una seduttrice?
Io sono del segno del Cancro, quindi sono una persona delicata: faccio sempre un passo indietro e uno in avanti, e ancora un passo indietro e uno in avanti. Quel modo di fare era insito in me: non era ricercato, non ho faticato per averlo. Ho semplicemente aperto la bocca: ho cantato, parlato e detto. Sì, seducevo. Ma non ne ero consapevole all’inizio: ero piccola, avevo paura di tutto. L’unica cosa di cui ero alla ricerca era di realizzare le cose giuste, come Comprami, appunto.
Che cosa ne pensa di quella canzone oggi?
Beh, diciamo che è il mio inno. Le discoteche di tutta Italia la trasmettono come quando è uscita; viene riproposta da artisti; è cantata da adulti e piccini di generazioni diversissime; in concerto la vogliono minimo due volte, se non tre! In tutta modestia, dico che si tratta di un’opera nazionalpopolare.
Se lo aspettava questo boom?
Onestamente? No! Ovviamente, un artista spera sempre che un pezzo abbia successo e cerca di esaltarlo. Però Comprami si è autoesaltato e ha spiccato il volo sin dalle mie prime apparizioni radiofoniche e televisive. Non sapevo cosa fosse un successo e mi è arrivato addosso un affetto incredibile: sono piaciuta subito. Non solo dal punto di vista musicale, ma anche dal punto di vista umano e questo non so come spiegarlo. Il pubblico mi ha portata dove sono: io mi sono solo presentata con la mia solarità e la mia umiltà.

L’umiltà è la virtù dei grandi…
Credo fermamente che questa caratteristica sia la base. Io sono una donna semplice: non me la tiro e parlo chiaro. Il mio pubblico mi comprende, i miei collaboratori mi capiscono: l’umiltà è il più bell’atteggiamento nei confronti della vita, della musica, degli amici, della famiglia. Gli spavaldi che amano solo il proprio ego non mi sono mai piaciuti!

Perché Lei piace tanto alle persone?
Perché sono quello che sono. Sul palco o tramite un disco, cerco di stimolare delle sensazioni che i miei fan percepiscono e, di conseguenza, accolgono positivamente. Io sono uno strumento e dono queste emozioni senza pensarci a chi mi ascolta. Mi piace chiamare ‘Anime belle’ tutti coloro che mi seguono: a questo punto, credo di esserlo anch’io.

Infatti, durante i Suoi concerti, i sostenitori ridono, piangono, applaudono. Che meccanismo scatta all’interno di un’artista alla visione di tutto ciò?
Ci si sente travolti da una valanga d’amore e si diventa una sola cosa con il pubblico. Io rispetto fortemente i miei ammiratori. Sono disponibile, anche dopo l’esibizione, perché loro vengono lì per me: per cui, canto e poi li ricevo. Mi piace che mi considerino un’amica. Cerco di parlare, di dare un bacio e di fare una foto o un autografo a chi lo chiede. Di carattere sono accogliente e lo sono tantissimo anche i miei fan.

Effettivamente, sebbene sia una popstar, Lei ha sempre mantenuto i piedi ben saldi a terra…
Sono rimasta come ho chiamato un mio album: Semplicemente… io. Il pubblico ha bisogno di sentire vicino l’artista che ama; che abbia lo stesso tipo di mentalità, che non scappi e che non fugga con le guardie del corpo. In tanti anni di carriera, non mi è mai capitato un incidente o un evento sgradevole: con chi mi segue ho sempre avuto un rapporto di amore e affetto reciproco.

Si sente diva?
A modo mio lo sono. Dentro di me c’è qualcosa di diverso, per quanto riguarda il lato diva. Ma io mi porgo in un modo umano, amicale: per questo le persone mi vogliono bene. Io gli do, loro mi danno. La sensibilità degli esseri umani esiste: loro sentono che io sono sempre stata sincera e onesta.

Tornando al nostro excursus, da Comprami è esploso il fenomeno Viola Valentino. A partire da lì, ha sfornato una hit dopo l’altra, come Sei una bomba, e poi ha lanciato il Suo album di debutto: Cinema. Benché il Suo repertorio, negli anni, si sia evoluto, gli estimatori Le chiedono ancora adesso di cantare quei motivi. Per quale ragione?
Se non li canto, mi picchiano (ride, n.d.r.)! Io adoro rinnovarmi, andare avanti e provare a fare continuamente delle cose diverse. Però, quello che ho seminato è rimasto. In generale, ora, è un momento difficile, musicalmente parlando. Ma occorre stringere i pugni perché c’è tanta gente che crede in te e tu non puoi deludere: né loro, né te. Quindi devi cedergli quello che ti danno. Loro vogliono questo, io sono disponibile e glielo dono.
Nel biennio 1982 e 1983, è arrivata quella che per un cantante è una sorta di consacrazione: il Festival di Sanremo.
Sì, esatto!
Durante il primo anno, Lei ha esposto i cambiamenti della società in un modo visionario attraverso Romantici.
Effettivamente, Romantici è un brano destinato al sociale: è un misto tra l’amore, la politica, la vita e i valori che scarseggiano. A distanza di più di 40 anni, è ancora attuale e credo che questo sia l’ingrediente che la gente ha prediletto. Oltre alla parte sonora coinvolgente, racconta delle cose importanti.
L’annualità successiva è stata la volta di Arriva arriva, gradita dagli ascoltatori e meno dalla critica.
Sì. Si tratta di una canzone raffinata, le parole sono piuttosto belle. Io sono un’artista che presta attenzione alla melodia, ma sicuramente do anche tanta importanza al testo, che deve essere interessante ed intenso per colpirmi.
L’esperienza nella kermesse canora com’è stata a livello emotivo?
Fantastica. Devo riconoscere che non ero terrorizzata, di più (ride, n.d.r.)! E non ero la sola ad essere emozionata…
Cioè?
In entrambe le edizioni c’era anche Vasco Rossi, che io adoro. Non a caso, durante i miei live, canto anche qualcosa di suo. In ogni caso, in una delle serate, dopo l’esibizione, si è messo il microfono in tasca per la tensione e se n’è andato. Il povero direttore artistico lo ha rincorso per farmi ridare lo strumento (ride, n.d.r.).
Una volta aver calcato la scena dell’Ariston, ha pensato di avercela fatta?
Sinceramente, è un pensiero che io non ho mai avuto. Sapevo che la manifestazione era prestigiosa ed internazionale. Di conseguenza, l’ho vissuta con un terrore che non era paura, ma umiltà e rispetto nei confronti di quel palco e delle persone. Ogni volta che c’è Sanremo, l’Italia si ferma. Più che dire di avercela fatta, l’importante è progettare di farne un altro!

A proposito, nel 2025 Lei ha sottoposto al direttore artistico Chanson Pour Danser, che non è stata accettata. Come se lo spiega?
È un brano che non è stato capito: se si ascolta con attenzione, si capisce che è bellissimo e parla di libertà! Al riguardo, posso solamente dire che al Festival della Canzone Italiana contano abbondantemente le etichette discografiche e il loro potere. Comunque, ci rifaremo!
È una promessa?
Certo!
Ci consenta di ritornare al 1982.
Con piacere…
In quell’anno, è uscito un singolo peculiare che ha preceduto il Suo secondo album in studio, In Primo Piano: Sola.
Sola è un brano amatissimo. Dopo Comprami, è quello che mi ha regalato una popolarità pazzesca. Ha fatto parte anche della colonna sonora del film Delitto sull’Autostrada, con Tomas Milian, Bombolo e la sottoscritta. Io non ero particolarmente d’accordo nell’interpretare questa mia opera nella pellicola. Così, prima di inserirla, il regista Bruno Corbucci ha profetizzato che me la sarei portata dietro per sempre… aveva ragione (ride, n.d.r.). Quando la canto, mi commuovo e la gente si emoziona insieme a me.
In quel periodo, che cosa stava succedendo nella Sua vita, professionale e privata?
Artisticamente parlando, stavo vivendo una magia. Sentimentalmente, invece, un disastro perché mio marito Riccardo mi tradiva abbastanza, anche anni dopo dal riconoscimento della sua love story con Patty Pravo.

Possiamo dire che mentre Lei cantava Sola, esaltando la gestualità dell’interpretazione con un ipnotico movimento di capelli, donava al pubblico il dramma che stava vivendo in quella circostanza?
Assolutamente sì: è una canzone autobiografica. Mi sono ritrovata in una situazione piuttosto spinosa. Come spiego nel pezzo, mi sentivo sconfitta perché ero veramente sola. Allo stesso tempo, però, in me c’era una forte positività e un’irrefrenabile voglia di cambiamento: “Sola, sola, soffia un’aria nuova…”.

A proposito del Suo dolore per quella situazione, Riccardo Fogli ha fatto una confessione a Caterina Balivo nel salotto de La Volta Buona. Il Suo ex marito ha dichiarato che, una volta ammessa la sua relazione con Patty Pravo, si ricorda vagamente che Lei, in preda alla disperazione, abbia gridato: “Ora mi butto dalla finestra!”. È la verità?
No, non l’ho mai detto: non è affatto vero! Per carità, ho provato una grandissima sofferenza, ma da lì a buttarsi dalla finestra ce ne passa. Proprio no: per me stessa e per tutti quelli che mi stavano vicino.
Viola, ma “Le trecce al Suo passato” sono state sciolte?
Sì, sì. Ormai già da un bel po’!

Accennava prima che con Sola ha debuttato nel famoso lungometraggio Delitto sull’Autostrada. Lei era coprotagonista insieme a Tomas Milian. Vuole condividere con i Lettori il ricordo che ha dell’attore di origine cubana?
Innanzitutto, Tomas era un gigante: intelligente, generoso, enigmatico ed introverso. Era una persona di un’ampia cultura che aveva frequentato l’Università dell’Accademia Teatrale di Miami, studiato all’Actors Studio di New York e partecipato agli show di Broadway. Milian, che amava Roma incondizionatamente, aveva delle capacità fuori dall’ordinario. Era silenzioso e mi ha insegnato un sacco di cose. Premetto che lui, una volta fatta la sua scena, andava in camerino per ripassare il copione. Io, che ero alla mia prima esperienza cinematografica, gli bussavo alla porta e gli chiedevo dei suggerimenti su come piangere e ridere a comando. Ha avuto un’enorme pazienza con me e credo che mi abbia voluto bene: mi ha anche festeggiata sul set il giorno del mio compleanno.


Qualche titolo malizioso dell’epoca aveva fatto intendere che tra Lei e Tomas Milian ci fosse del tenero. È la realtà?
No, no. Non c’è stato nulla: né un amore, né un flirt, se non tra Nico Giraldi e Anna Danti. Al tempo, io stavo vivendo una fase complicata; lui aveva un figlio carinissimo e una moglie bellissima. Io ero una ragazzetta che gli rompeva le scatole per migliorarsi nel suo primo lavoro di attrice e lui, con somma professionalità, le dava i consigli necessari. Avevamo molto rispetto l’uno per l’altra ed eravamo due persone semplici. Per me Tomas era una sorta di padre e professore.

Com’è nata la collaborazione per quella commedia poliziesca?
È stata un’unione nata per caso tra tutti noi. Bruno Corbucci credeva tanto nelle mie abilità e in quelle di Tomas Milian, per cui ha voluto realizzare un prodotto con noi. Il film ha ottenuto dei buonissimi risultati e avremmo anche continuato, se non fossero sopraggiunte delle cause di forza maggiore, come la salute del cineasta, che hanno eliminato questa eventualità. Ad ogni modo, sono stati tutti così semplici ed umili che mi hanno fatto sentire a casa e mi hanno dato la possibilità di aprirmi senza avere paure o problemi.

Dopo Delitto sull’Autostrada, Lei ha preso parte anche in Due Strani Papà, del 1984 con Franco Califano e Pippo Franco, e ne Le Volpi della Notte, del 1986 con Pamela Prati e Fabrizia Carminati. Le piacerebbe tornare a recitare?
Sì, mi piacerebbe tanto: io vengo dalla fotografia e quell’ambiente mi manca…

Reciterà nella fiction Comprami?
Si sta decidendo: se devo recitare, lo farò; se non devo farlo, pazienza! Vediamo un attimo come la buttano giù…

Evidentemente ci sarà qualcuno che La impersonerà da giovanissima. C’è un’artista che, secondo Lei, potrebbe essere l’erede di Viola Valentino tra mille anni?
Questa è una domanda un pochino scabrosa perché non sto tutto il giorno attaccata alla radio: ho tante cose da fare. Posso dire, però, che in questo momento non c’è nessuno che mi abbia particolarmente colpito per farmi sbilanciare.

Come accennava prima, nonostante la relazione fedifraga con Patty Pravo e le varie infedeltà, Lei ha deciso di riaccogliere Riccardo Fogli. Per quale motivo?
Perché gli volevo bene. Tutto sommato la nostra era una bella storia e mi sembrava assurdo buttarla via.

E l’armonia si era ripristinata tra voi?
All’inizio sì, sotto tutti i punti di vista. Poi lui se n’è riandato con un’altra perché è un’anima selvaggia. Viene da sé che, anche con importanti sforzi, sia finita. Io sono una persona semplice, Riccardo è molto complicato. Ora che sta con Karin, che è molto più giovane di lui, si sarà rilassato. Con l’arrivo della bambina, avrà tutta un’altra visione della vita.

Adesso avete rapporti?
No, non ne abbiamo. Questa è una cosa che non ho mai capito. Io non avrei nessun tipo di problema ad avere un rapporto telefonico o visivo con lui…

Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, Lei ha continuato a fare musica, però apparendo di meno. Che cos’era successo?
C’è stato un periodo di riflessione, di ricerca, per capire delle cose. Ho cercato di ingoiare tanti rospi che non avevo accettato. All’interno di una coppia, è fondamentale che ci sia armonia: se è presente questo elemento, c’è tutto. Essendo una musicista, per me, l’armonia ha un ruolo importantissimo, più dell’amore e del sesso.

Durante questa ricerca intima si è ritrovata?
Io mi cerco sempre e sono in grado di risolvere tutto quando sono sul palco. Grazie all’affetto della gente riesco a ritrovarmi!

Insieme all’uscita dei Suoi inediti, nel 2006 ha partecipato alla terza edizione del reality show Music Farm su Rai Due. Che esperienza è stata?
È stata un’esperienza gradevole: è nata una bella sintonia con i colleghi.
Sono diventati cult gli scontri con Loredana Bertè nel programma. In uno degli episodi, Bertè, oltre ad aver affermato che Lei non ha mai saputo cantare, L’ha definita come “La rappresentante numero uno della musica inutile”. Lei ha messo in chiaro di tollerare le critiche, ma è rimasta male dal punto di vista umano perché l’interprete de Il mare d’inverno negava ogni legame passato tra voi. Lei, facendo riferimento a delle vicissitudini concrete, ha cercato invano di rammentarle un’amicizia. Perché Loredana asseriva di non conoscerLa?
All’epoca, forse, Loredana aveva dei problemi personali. O, magari, c’era dell’antagonismo nei miei riguardi. Io assicuro che ogni avventura a cui ho fatto riferimento c’è stata. Ancora oggi non capisco perché lei abbia dovuto smentirlo.
Nel tempo vi siete riappacificate?
No, non ci siamo più sentite. Ma siamo state davvero amiche, nonostante lei lo disconoscesse!

A proposito, nel 1982, Lei ha cantato Amiche, che esplora il tema dell’amicizia femminile e del conforto reciproco tra donne che affrontano errori, amori, dubbi e cambiamenti tra illusioni e difficoltà. Lei ha amiche importanti, fuori e dentro il mondo dello spettacolo?
Ho tantissime amiche tra la gente comune. Nella musica, invece, ho Marcella Bella. Con lei abitavamo vicine e ci facevamo spessissimo delle visite. Suo fratello Gianni ha scritto per me ed io, per omaggiarlo, ho cantato Gianni Bella io ti amo. Nel brano lui mi rispondeva: “T’amo anch’io!” (ride, n.d.r.).
Invece, c’è mai stato qualche dissidio con un Suo collega?
Sì, una volta con Donatella Rettore (ride, n.d.r.).

Ce ne vuole parlare?
Si è trattato di una vendetta ‘benevola’. Nel 1986, la casa discografica CGD ha permesso a Rettore di partecipare al Festival di Sanremo con Amore stella, un brano che io ho amato in modo particolare. Qualche tempo dopo, mi è stato detto che c’era da cantare Un angelo dal Cielo, provinato in precedenza da Donatella. L’hanno fatto incidere anche a me ed io ho avuto la meglio. Ci siamo rubate il materiale a vicenda (ride, n.d.r.).
Dal 1990 ad oggi Lei è rinata continuamente, musicalmente parlando: dai generi ai testi proposti. Ciò che, invece, è rimasto uguale è la lungimiranza. In tempi non sospetti, nelle Sue canzoni, ha trattato argomenti sociali, attuali e scottanti. Tra gli altri: l’indipendenza femminile, la violenza di genere e l’omofobia.
Sì, sono sempre stata sensibile a ciò che accade nella quotidianità. Non è un marchingegno per raccogliere consensi, ma una vicinanza che viene dal cuore. Mi reputo una persona perbene, che ha seguito ininterrottamente tutta quella gente che ha avuto o ha dei problemi nella società.

Pezzi come I tacchi di Giada e Ti amo troppo L’hanno consacrata come paladina delle donne. Inoltre, sin dall’inizio della Sua carriera, è considerata icona della comunità LGBTQIA+, alla quale ha dedicato brani come Domani è un altro giorno.
È proprio così. Mi sono insistentemente schierata per i diritti di chi ha avuto meno voce nel tempo. È giusto sostenere chi soffre, sensibilizzando ogni essere umano, ricordandogli che l’amore è amore. Non lo è più quando diventa violento! Non ho mai tollerato la discriminazione. Nel mio modo di concepire la vita e l’amore, la violenza non esiste. Per me siamo tutti uguali e, in più, gli animali hanno un posto speciale nel mio cuore. Tutti gli esseri viventi, e non, devono essere rispettati.
Cosa vuol dire essere un’icona?
È una bella responsabilità: io mi porgo per quello che sono nella realtà. Ci vuole coraggio!

Lei si ritiene coraggiosa?
Sì! Per affrontare la vita bisogna avere coraggio: non si può combattere con armi diverse. Occorre avere valore in ogni cosa che si fa.
Viola, commentando l’attualità, è innegabile che Lei sia una miscela esplosiva di due bellezze: il fascino esteriore, quello che salta all’occhio, e la luce interiore. Era molto corteggiata? In altri tempi, c’è stato qualcuno di non gradito che ha perso la testa per Lei?
Con estrema modestia, direi che ero abbastanza corteggiata (ride, n.d.r.)! Beh… ce ne sono stati diversi, anche in ambito lavorativo, tra cui produttori e discografici. Si trattava di atteggiamenti che mi mettevano in imbarazzo. Qualsiasi individuo con intelletto comprende quando un interesse è corrisposto e, alcuni, facevano finta di non arrivarci. Dal canto mio, sono sempre stata, appunto, coraggiosa e trasparente. Rispondevo per le rime: ne ho eliminati parecchi.

Anche nel lavoro ha dimostrato audacia: è stata tra le poche della musica leggera a parlare di temi importanti, come l’introspezione, la solitudine e la malinconia, con arie non gravi in un’era considerata gioiosa per il Bel Paese. Come ce lo spiega?
Come abbiamo detto prima, io volevo fare la psichiatra (ride, n.d.r.). A parte gli scherzi, non me lo sono mai chiesto: io sono così. Dietro non c’è mai stato uno studio: ho sempre avuto delle idee ben chiare che ho difeso attraverso le mie fatiche. Un aneddoto che mi fa ancora oggi tanto piacere è legato a Verso Sud, caratterizzato da suoni piuttosto attuali. Nel corso di Un disco per l’estate 1984, Billy Idol si è complimentato con me perché pensava che la mia canzone avesse il ritmo più internazionale di tutta la manifestazione. Poi, nel 1985, è uscito l’album L’Angelo, un tributo alla mitica Marlene Dietrich. L’opera aveva dei testi decadenti, delle musiche elettroniche, forse troppo avanguardistiche per quel momento. Così tanto che il mio produttore dell’epoca ha cercato di modificare il tutto in extremis.

Che cos’è oggi la musica per Viola Valentino? In un’altra intervista aveva offerto un’immagine meravigliosa di questa arte, paragonandola ad una mamma…
Sì, per me rappresenta la vita, un rifugio, come una figura materna per qualsiasi essere vivente. La musica mi culla da sempre.

I Suoi genitori non ci sono più da qualche tempo. Le mancano?
Certamente. I genitori rappresentano quel rifugio a cui accennavo poco fa: sarebbe bello averli sempre vicino a noi. Sfortunatamente, non possono esistere perennemente. Il tempo passa, loro sono andati via, ci si ritrova ‘soli’ e passa il tempo anche per noi… è terrorizzante.

È sotto gli occhi di tutti la Sua bellezza prorompente ed elegante. Lei è stata anche un sex symbol e ha posato per Playboy. Nel 1985, ha proposto Vai col tango, in cui sussurrava: “E gli anni se ne vanno ed io rimango / E guardo gli anni andarsene da qui…”. Lei era una donna avvenente e lo è tuttora. Alla luce di ciò che ha detto su Sua madre e Suo padre, come vive il tempo che passa?
Sinceramente? Male. Io penso che tutti vivano negativamente questo frangente: suppongo che non sia un pallino solo mio. Il tempo che passa significa anche la fine dell’esistenza: siccome sono terrorizzata dalla Signora Morte, chiaramente non lo vivo bene. Ma non per una questione estetica: se ci fosse una anzianità eterna, andrebbe benissimo. La vita è piuttosto complessa: c’è l’infanzia, la vecchiaia, le malattie, la morte. È molto pesante per chiunque a livello psicologico. Se ci mettessimo a riflettere sulla nostra condizione, a meno che non si sia incoscienti o distaccati, diventeremmo matti.
C’è chi dice che l’antidoto per combattere la morte sia l’amore. Da qualche anno a questa parte, è entrato a far parte della Sua vita Francesco Mango, Suo marito. È lui “L’aria nuova” che cercava ai tempi di Sola? Ci sono state numerose critiche per la vostra differenza d’età, che ha descritto in Da qui all’eternità, accorato pezzo dedicato alla Sua dolce metà…
Ma certo che è lui “L’aria nuova” (ride, n.d.r.)! Ce ne sono state tante di critiche: una scocciatura che non finisce mai! Per alcuni noi rappresentiamo una coppia strana. La disapprovazione la fa da padrona quando una donna matura instaura una relazione sentimentale con un uomo più giovane. Il contrario, invece, è sempre ben visto!
In ogni caso, noi stiamo bene insieme. Scherziamo e ci stuzzichiamo continuamente: l’amore non è bello se non è litigarello (ride, n.d.r.)! Qualche anno fa ci siamo sposati e abbiamo rinnovato recentemente le nostre promesse.

Tanti auguri! L’altra metà del Suo cuore è per il pubblico che La segue con tanto affetto. Vuole esporre come scandirà l’estate degli italiani con la Sua voce?
Assolutamente. Abbiamo fatto e continueremo a fare delle serate live: ci saranno dei concerti in tutta Italia. Per le date, le mie ‘Anime belle’ possono seguirmi sui miei profili social ufficiali: Facebook ed Instagram. Mentre, per quanto riguarda la parte discografica, sto valutando delle cose…

Dicevamo prima che il Suo repertorio è molto vario. C’è un brano che L’ha rappresentata costantemente?
Sì, Romantici. Perché narra una quantità di cose che mi raccontano: illustra quello che sono stata ieri e quello che sono oggi.

Invece una canzone preferita e una di cui si pente?
Onestamente, non c’è un tipo di affetto in un pezzo in particolare. Tutto quello che canto, lo interpreto perché mi piace. Poi ci sono dei motivi che mi danno più emozioni e altri meno. Ho dei dubbi su Devi ritornare: non mi è mai piaciuto. A mio giudizio, è patetico. Quando me lo hanno presentato, sono scoppiata a piangere e ho detto apertamente che, con quella composizione, sarebbe finita la mia carriera.
La ricanterebbe col senno del poi?
Direi proprio di no… potendolo fare, mi imporrei di più. Ma, spesse volte, una produzione che conta cerca di ‘forzare’ il proprio artista ad intonare dei brani che deve accettare, anche se non smuovono nulla dentro a chi li esegue. Con Devi ritornare ho cercato di fare del mio meglio e il messaggio è stato trasmesso con successo. È un’opera che non ho mai sentito: la trovavo eccessivamente popolare. Ho fatto cose anche più popolari, come Giorno Popolare, che, però, aveva un suo perché. Devi ritornare era una lagna…
Sta condividendo una notizia seria. Quanto conta la condivisione del privato per un personaggio noto? C’è qualcosa che avrebbe voluto tenere solo per Lei, lontano dall’attenzione mediatica?
Beh, sì. Una parte della mia sfera personale avrei voluto tenerla per me, in maniera normale. Quando uscivano gli scandali sui giornali, sembrava che uno si volesse vendere. Invece non era così: io sono una persona alquanto riservata, non chiusa, ma profondamente sensibile.

C’è una ferita che la Sua notevole sensibilità non Le ha permesso di rimarginare?
Purtroppo sì: c’è una ferita grave…
Si sente di parlarne?
Non ho potuto avere un figlio. Il non essere diventata mamma è stato un dispiacere infinito. Come ho detto prima, io sono nata sotto il segno del Cancro e sono materna di indole. Non è né un rimpianto, né un rimorso: non ho messo al mondo dei bambini a causa di una malattia. Non è stata una mia decisione, ma una scelta di Madre Natura.

Questa lotta con la vita si è ripercossa anche internamente? Mi spiego meglio: Lei è Viola, ma è anche Virginia. Queste due personalità si sono un po’ scontrate o sono andate sempre d’accordo?
Hanno spesso litigato (ride, n.d.r.)! Ma hanno trovato sempre un punto di incontro.

Quali sono stati i punti che hanno favorito uno scontro o un’unione tra queste due donne forti?
Innanzitutto, Virginia è una persona molto discreta, riservata. Viola, invece, è diversa, più disinvolta. Sono due personalità distinte: una è innata, l’altra è nata in seguito a tutto quello che è accaduto.

Quindi, c’è stato un conflitto tra la donna Virginia e la vedette Viola…
Sì, esatto. Ma si vogliono anche bene. Virginia è quella che sono internamente; Viola è la professionista, il guerriero.

Domani sarà il Suo compleanno. Le dico che nei Suoi occhi di ora rivedo la stessa verità di quella Viola degli inizi. C’è un consiglio che darebbe a quella ragazza giovane e ingenua con la consapevolezza dell’età? Che cosa prova nei confronti di quella fanciulla?
Grazie! A dire il vero, non le darei nessun consiglio perché, nonostante le difficoltà, la ragazzetta naïve ha saputo tirare fuori un bel caratterino. Io ripercorrerei tutto quello che ho vissuto con la mia umiltà, con la mia serenità, con le mie sofferenze, come tutti gli esseri umani. Per quella fanciulla provo tanta stima perché nel profondo ha un carattere fragile, eppure è riuscita a superare una valanga di ostacoli. “Mattone su mattone”, ha saputo inciampare “di nuovo in un sorriso”.

Ringraziamo infinitamente Viola Valentino per averci aperto il cuore, per aver condiviso non solo la carriera di una star amata dal pubblico, ma soprattutto l’anima sensibile, forte e profondamente umana di Virginia. Le sue parole hanno raccontato molto più di una vita artistica straordinaria: hanno trasmesso emozioni vere, fragilità superate con coraggio, e la bellezza rara di chi sa restare se stesso nonostante la fama. Oltre che un’icona, Viola è una donna che ha saputo trasformare il dolore in musica, l’arte in rifugio, la voce in abbraccio. Le sue battaglie, la sua dolcezza e la sua grinta ricordano che dietro una figura pubblica c’è sempre un cuore che pulsa: aver ascoltato la sua storia è stato un privilegio.
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