Antichi Telai 1894

Minchia signor tenente alla Sala Umberto dal 21 maggio

Lo spettacolo pone uno sguardo sulla mafia con ironia e riflessione. Si riflette sull'impegno morale contro le ingiustizie e sul coraggio e la leggerezza nell'affrontare gli eventi e le situazioni della quotidianità

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Torna in scena a grande richiestaMinchia signor tenentedal21al24 maggioallaSala Umberto.

Lo spettacolo scritto e diretto daAntonio Grosso, vedrà in scena (in o.a.)Adriano Aiello,Gaspare Di Stefano,Francesco Nannarelli,Delia Oddo,Antonello Pascale,Giuseppe Renzo,Paolo Roberto Ricci,Franco Scascitelli,Mariano Viggiano,Martina ZuccarelloeNatale Russo.

Minchia signor tenente, commedia cult che parla in maniera originale e ironica di mafia

Minchia signor tenenteè ambientato nel 1992, in Sicilia. Una piccola caserma dei carabinieri sorge in un paesino su un cucuzzolo della montagna, dove si ha la sensazione che il tempo si sia fermato. Nella caserma cinque militari provenienti ognuno da una diversa regione, condividono turni, sfottò e scherzi, consapevoli che il reato maggiore sia il furto di galline. Tra assurde denunce, una sorprendente armonia e paradossi quotidiani i cinque si sentono sempre più parte di una famiglia. L’arrivo del nuovo tenente rischia di sconvolgere quell’equilibrio tanto prezioso e fragile: deciso a mettere tutti in riga, severo, rigido.

Minchia signor tenente
Minchia signor tenente

Commedia cult degli ultimi 20 anni, con 620 repliche, Minchia signor tenente, parla di mafia, ma in maniera originale e ironica. Le risate portano alla riflessione soprattutto sul modo di porsi nei confronti delle ingiustizie e sull’affrontare le situazioni della vita con leggerezza e coraggio.

Minchia signor tenente, la libertà è l’essenza dell’individuo

La libertà è l’essenza di ogni individuo, l’espressione più autentica di ogni persona. È ciò che ci rende veramente vivi. ‘Minchia Signor Tenente’ esplora il concetto di libertà attraverso l’amore, l’amicizia e l’onestà, raccontando una storia universale che ognuno di noi può vivere e soffrire nella propria esistenza. Questa storia attraversa un’Italia che ha conosciuto momenti bui, ma anche una profonda resilienza.”, dichiara Antonio Grosso.

Il regista conclude sottolineando come “La drammaturgia si fonde con un disegno di luci poetico ed essenziale, una scenografia che evoca il passato senza perdere la modernità, e una recitazione semplice e profonda, molto naturale. Dopo vent’anni, ritorno alla regia di questo cult teatrale italiano, cercando di fondere comicità, poesia, dramma e verità. Ho cercato di mettere insieme vent’anni di storia di questo spettacolo straordinario, sperando di esser stato all’altezza.

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