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Avec le temps Dalida, il sacrificio della donna per l’eternità dell’artista: l’appassionato racconto di Maria Letizia Gorga | INTERVISTA ESCLUSIVA

In scena da oltre 20 anni con più di 500 repliche tra l’Italia e il mondo, la pièce scritta e diretta dall’abile Pino Ammendola è diventata un successo tale da meritare una versione in DVD. In questo incontro, le parole e la generosità di un’eccellenza dello spettacolo italiano come Maria Letizia Gorga diventano frammenti di vetro prezioso, pronti a comporre il mosaico di un vaso raro e inedito

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Maria Letizia Gorga

Maria Letizia Gorga è un’attrice romana, nota per la sua versatilità e la capacità di volteggiare liberamente tra teatro, cinema, televisione e musica. Ha collaborato con importanti registi e ha portato in scena spettacoli di grande intensità, spesso ispirati a figure femminili di spicco. Per il suo impegno, il 21 dicembre 2015 è stata insignita dell’onorificenza di Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, un riconoscimento che sottolinea il valore del suo contributo alla cultura nostrana.

Dalida

Icona incontournableDalida, nata Iolanda Cristina Gigliotti il 17 gennaio 1933 al Cairo da genitori calabresi, ha vissuto un’esistenza straordinaria. Artista ineguagliabile, la diva ha lasciato un’impronta indelebile nella storia della Canzone. La lotta tra la persona e il personaggio ha causato difficoltà insormontabili, tanto che il 3 maggio 1987ha deciso di consegnarsi all’immortalitàà sa manière, con le parole: “La vita mi è insopportabile. Perdonatemi”.

Maria Letizia Gorga: “In Avec le temps racconto Dalida, mille donne in una sola…

Avec le temps, Dalida racconta la storia diuna stella senza tempo attraverso gli occhi di un’appassionata ammiratrice, interpretata da Maria Letizia Gorga. Tra melodie memorabili (come MamaBang BangQuelli erano giorniBambinoUn po’ d’amoreJe suis toutes les femmesFini, la comédieGigi l’Amoroso), viene presentato un notevole tributo a un mito che ha saputo attraversare epoche e culture con la sua musica e il suo carisma. Mille donne in una sola: Dalida è passata dall’essere Miss Egitto 1954 a diventare una delle più grandivedettesdi sempre, riconosciuta con rilevanti premi dai Capi di Stato di diverse nazioni.

Applaudita in tutto il mondo quando era in vita,Daliè diventata una figura di cultodopo la sua dipartita. Dietro il successo, però, si celava una persona che ha vissuto in bilico tra amore e sofferenza. Gorga e Ammendolaomaggiano queste due sfaccettature con rispetto e devozione, ripercorrendo le ombre di una donna ferita e le luci di una star che ha lasciato un’eredità indelebile.

Avec le temps Dalida
Avec le temps, Dalida

Maria Letizia Gorga, come è natoAvec le temps, Dalida?
È una lunga storia d’amore, iniziata ormai più di 20 anni fa su richiesta degli ammiratori di Dalida, che mi hanno incoraggiata a raccontare in Italia il percorso di questa grande artista di origine calabrese, celebrata più nella sua terra d’adozione, la Francia, che nel nostro Paese. A questo si aggiunge il ricordo dell’ascolto appassionato dei suoi 45 giri con mio nonno, uno fra tuttiOh Lady Mary. Da qui è nata l’idea condivisa con l’autore e regista Pino Ammendola: far snodare la narrazione proprio dalla mia passione di fan, intrecciandola con i brani che ripercorrono il filo della sua vita. Da tempo mi accompagnano con fedeltà e dedizione alcuni musicisti con cui continuo a condividere questo viaggio: Stefano De Meo al pianoforte, curatore anche degli arrangiamenti, Laura Pierazzuoli al violoncello, Pasquale Laino e Luciano Orologi ai fiati, oltre ad altri colleghi che si sono alternati negli anni. Preziosa è anche la vicinanza di Paolo Dossena, autore di alcuni brani di Dalida e fondatore dellaCompagnia Nuove Indye.

Maria Letizia Gorga interpretaUn po’ d’amoreaccompagnata dai suoi musicisti

Il Suo è stato uno dei primissimi omaggi dedicato alla vedette nel nostro Paese. Solo in seguito sono arrivati altri tributi musicali e cinematografici. Che cosa ne pensa?
Purtroppo, l’Italia ha la memoria corta: un’eccellenza della musica come Dalida meriterebbe molto più spazio di ascolto e di celebrazione. È vero, sono stata la prima a occuparmene in teatro: all’epoca, le biografie tradotte in italiano scarseggiavano e, nel 2002, il materiale era reperibile quasi esclusivamente in Francia. Gli innumerevoli fan ci hanno aiutato a raccogliere aneddoti e notizie preziose con una passione e una precisione commoventi. Le produzioni televisive e cinematografiche, così come quelle discografiche arrivate successivamente, sono state realizzate con altrettanto trasporto e hanno il grande pregio di riportare all’attenzione del pubblico questa artista straordinaria, capace di vendere più dischi di Frank Sinatra.

Maria Letizia Gorga Avec le Temps Dalida
Maria Letizia Gorga inAvec le temps, Dalida

InAvec le temps, Dalida, oltre a recitare, Lei interpreta dei successi intramontabili della diva. In un repertorio così vario, che spazia dairefrainsleggeri allechansons à textedei cantautori fino alladisco music, quale brano La coinvolge maggiormente?
Dalida è riuscita a incarnare lo spirito di ogni epoca che ha attraversato, definendo con determinazione la propria vita e la propria carriera. Ha saputo cogliere le trasformazioni, le mode e i cambi di passo, sfidando chi avrebbe voluto relegarla a un unico genere e sorprendendo tutti con scelte coraggiose e inaspettate. Cantando in più lingue, ha varcato i confini geografici ed è entrata nell’immaginario collettivo globale, donando ogni giorno della sua vita a un incontro totale e appassionato con il pubblico. Una, cento, mille donne in un’artista che ha rinunciato a Iolanda Cristina Gigliotti per essere, per tutti, ‘solo’ Dalida. Amo profondamente il brano che dà il titolo allo spettacolo:Avec le tempsdi Léo Ferré. Segna una vera svolta nella sua produzione: con esso Dalida abbraccia la canzone d’autore, un ambito poco frequentato prima dell’incontro con Tenco. Rappresenta la sua consacrazione anche in quel territorio intellettuale che fino ad allora la snobbava. Nel tempio sacro dell’Olympia, compie il salto definitivo verso i grandichansonniers, ottenendo un riscontro meraviglioso. Lei vince sempre quando mette a nudo parti di sé in cui ognuno può rispecchiarsi.

Nella Sua splendida carriera, Lei ha incarnato donne libere e indipendenti. In tempi non sospetti, Dalida, Amelia Rosselli, Mercedes Sosa, Frida Kahlo e Mathilde, protagonista dellapiècedi Véronique Olmi, per la regia italiana di Daniele Falleri, che richiama le tematiche del branoIl venait d’avoir 18 ans, hanno rivendicato il diritto di scegliere chi e come amare. Che cosa accomuna queste figure femminili così fiere?
Ognuna delle donne che porto in scena possiede un tratto unico e riflette quegli ideali che, in fondo, inseguiamo tutti: determinazione, audacia, spirito di sacrificio e una passione viscerale per l’arte e per l’esistenza. Tutte hanno cercato di lasciare un’impronta nella storia attraverso lo slancio fecondo della propria ispirazione. Chi non vorrebbe potersi raccontare così?

Maria Letizia Gorga attrice
Maria Letizia Gorga

Come la Sua Mercedes Sosa, anche Dalida è stata una figura fortemente impegnata, battendosi costantemente per i diritti delle minoranze. Nata in Egitto, in Medio Oriente è profondamente amata e ricordata come “la cantante della tregua”. La leggenda narra che il Presidente egiziano Anwar as-Sādāt fu accolto dalle note diSalma Ya Salāmadurante lo storico viaggio in Israele del 1977. Alla luce dei conflitti che oggi colpiscono diversi scacchieri del mondo, quale deve essere, secondo Lei, il ruolo degli artisti?
L’artista parla attraverso il proprio strumento e si fa voce di ciò che spesso rimane inespresso per l’impossibilità di essere gridato. Siamo lo specchio della società in ogni epoca, poiché raccontiamo le luci e le ombre dell’esistenza e le pieghe più profonde dell’animo umano. Di fronte alle atrocità delle guerre che ancora oggi insanguinano il pianeta, non possiamo tacere. Abbiamo il dovere di trasformarci in ponti di pace e ricordare che l’arte, la musica e la cultura offrono percorsi di dialogo capaci di abbattere barriere interculturali ed etniche: ci ricordano chi siamo o, meglio ancora, chi dovremmo essere.

Con il pezzoÀ ma manière, tratto daAvec le temps, Dalidae da Lei eseguito magistralmente, ha partecipato al filmYouth – La giovinezzadel regista Premio Oscar Paolo Sorrentino. Come è andata?
Ringrazio molto Paolo Sorrentino per avermi voluta nel suoYouth. Ha sceltoÀ ma manièreaffinché lo interpretassi nel film e ne facessi parte nella colonna sonora. È stato un incontro indimenticabile! La sua sensibilità ha saputo cogliere l’urgenza di un canto appassionato, valorizzandolo nella pellicola come metafora della solitudine e del bisogno viscerale dell’artista di comunicare.

Dalida, donna emancipata, ha vissuto molteplici vite in una sola. Quale aspetto della sua parabola L’ha colpita maggiormente, anche nella prospettiva di doverlo raccontare al pubblico?
Mi preme restituire di Dalida il sacrificio della donna a favore dell’artista, la sua capacità di cogliere sempre il battito del proprio tempo e saperlo raccontare e la sua lotta per l’elogio della diversità. “La passione non ottiene mai il perdono”, diceva Pasolini, e mai come in questo caso il prezzo pagato è stato altissimo.

È d’accordo con l’idea che per un artista morire sul palco rappresenti la consacrazione definitiva, come asseriva Dalida inMourir sur scène?
Noi viviamo e moriamo sul palcoscenico mille volte, tanto che, quando Molière lo fece davvero, il pubblico commentò che quella sera aveva recitato male la morte. Il nostro compito è raccontare l’universale, non il proprio particolare, che interessa a pochi.

Nella canzoneEnsembleassistiamo a un incontro sofferto tra Iolanda, la ragazza sognatrice e anonima del Cairo, e Dalida, la star internazionale ferita. La diva ha spesso soffocato le emozioni della donna per non mostrare debolezze. Nel dialogo,pensato dal celebre compositore e amico Jeff Barnel, l’artista prova ad unire “per una volta” le sue due nature, perennemente in conflitto. In anticipo sui tempi, Dalida mette a disposizione dell’ascoltatore una testimonianza di quella ricerca che l’umanità persegue ogni giorno: conciliare le personalità in contrasto che abitano l’essere e fare i conti con le luci e le ombre della propria anima. Come Lei ricorda nel recital, dopo il primo tentativo di suicidio, Dalida aveva affermato: “Ho cominciato il viaggio più interessante che l’uomo possa fare, quello dentro di sé. Se non ci si conosce, non si possono conoscere gli altri; se non ci si ama, non si possono amare gli altri…”. È vero che volendoci bene e capendoci possiamo amare e comprendere il prossimo? Perché il nemico più difficile da affrontare è proprio quello che vediamo riflesso nello specchio?
È una vecchia storia quella dello specchio che riflette un’immagine esterna che spesso non coincide con quella che abita dentro di noi. È per questo che bisogna intraprendere un viaggio importante: quello alla ricerca di noi stessi, per accettare le zone d’ombra e convertire ciò che detestiamo in qualcosa di prezioso, trasformando un presunto difetto in una magnifica virtù. Dalida si è lasciata abitare da molteplici identità, incarnandone gli aspetti più mutevoli: ogni sua canzone ha generato nuove sfumature di sé, lasciando tracce indelebili che respiriamo ancora oggi nelle sue melodie.

Per la star italo-francese era complicato accettare l’idea di invecchiare. Che cosa significa per un’artista il tempo che passa?
Gli anni volano via e “nos vamos poniendo viejos”, cantava Mercedes Sosa. Proprio per questo inseguiamo l’eterno: per riuscire a lasciare tracce indelebili del nostro cammino. Credo che ci si debba preoccupare molto più delle rughe dell’anima che di quelle della pelle.

Maria Letizia Gorga cantaDiciotto Anniall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi (© @iicparigi)

La vita di Dalida è stata costellata da splendenti successi e strazianti drammi. Pare che la mancata maternità e la solitudine abbiano giocato un ruolo cruciale nel suo tragico epilogo. In seguito a delle complicazioni dovute a un’interruzione di gravidanza, avvenuta in segreto in Italia alla fine degli anni ’60, Iolanda ha perso per sempre la possibilità di diventare madre. Questo desiderio è stato una costante, tanto che in brani comeDan Dan Dan, del 1968, eLucas, del 1983, cantava l’utopia di avere un figliolo accanto a sé. La sua esistenza, qualora quel bambino fosse nato, sarebbe stata diversa? Che cosa scatta nella mente di una star così amata da tutti quando si sente privata di un dono che le spetterebbe per natura?
La vita è fatta di scelte e un figlio è per sempre. Chi ha un profondo senso di responsabilità sa che ci si può sentire quasi ostaggi dei propri figli, prigionieri di un amore infinito. Ma chi vive l’arte come una missione sa che il tempo da dedicarle deve essere totale: richiede dedizione, studio e ricerca senza limiti. A volte questi due percorsi si rivelano inconciliabili, specialmente se si è una diva internazionale.

Come emerge nel corso diAvec le temps, Iolanda Gigliotti ha lamentato spesso di essere stata tradita daisuoi compagnicon Dalida. Quali motivi spingono un’icona, amata incondizionatamente dal pubblico, a desiderare la propria fine?
Quando si vedono morire le persone più care nel momento di massimo amore, si avverte la privazione di una parte di sé e, forse, si arriva a sentirsi responsabili per non aver impedito in tempo quegli atti estremi, come se si potesse o si dovesse intervenire sulla salvezza dell’altro. Quando questo si ripete negli anni, come una sorta di nemesi, si pensa erroneamente di dover interrompere la catena di un destino inquietante. È allora che Iolanda Cristina Gigliotti ha creduto di poter uccidere Dalida per riprendere sé stessa, pur nell’addio estremo. Ma così, invece, l’ha resa immortale.

InPour ne pas vivre seul, Dalida canta come l’essere umano cerchi in ogni modo di sfuggire all’isolamento, pur patendo spesso una profonda solitudine interiore. Al tempo stesso, inQuand on n’a que l’amour, scritta da Jacques Brel, esalta l’amore come sale della vita, sottolineando che, se lo si ha, si possiede l’universo tra le mani. Qual è la Sua concezione di questo sentimento?
L’amore per me è comunione e supporto, privo di competizione: una stretta alleanza. Si dovrebbe sempre gioire di ciò che rende felici noi e chi ci cammina accanto. Sempre più spesso, invece, i propri desideri diventano prioritari e l’altro si trasforma in un mezzo per esaudirli, così si interrompe lo scambio fecondo alimentato dalle nostre unicità. Un mio amico psicanalista diceva che il rapporto più sano è quello su tre sedie: ognuno siede sulla propria, lasciandone una vuota al centro per incontrarsi. Trovo che sia un’immagine illuminante.

Ciao Amore, Ciao: due destini legati indissolubilmente da una canzone. Nel nostro Paese si fa spesso riferimento a Dalida solamente per evocare la drammatica notte di Sanremo 1967, di cui restano una registrazione audio e qualche fotografia. Da decenni si rincorrono ipotesi che mettono in dubbio il suicidio di Luigi Tenco. Lei ha una Sua tesi al riguardo?
Forse non sapremo mai la verità fino in fondo. Ciò che mi preme sottolineare è che quella notte abbiamo perso una delle voci più autentiche e promettenti del panorama musicale italiano. La macchina del Festival, di fronte a quel tragico evento, non si è fermata:the show must go on, cinicamente. E Dalida ne è uscita distrutta.

In oltre 20 anni diAvec le temps, Dalida, tra gli ospiti di questo Suo tributo alla diva ci sono stati anche il fratello minore e produttore Orlando e alcuni dei suoi parenti più stretti. Che cosa Le ha detto la famiglia Gigliotti alla fine della rappresentazione?
Mi ha ringraziato per il rispetto con cui è stato curato questo omaggio, lontano da ogni forma di imitazione o snaturamento. Ma soprattutto, mi ha espresso gratitudine per l’ostinazione amorosa con cui porto avanti questo viaggio.

Insieme a questi illustri invitati, anche gli ammiratori. Essendo Lei un’eccellenza dello spettacolo italiano, ne ha molti. Qual è il Suo legame con loro?
Ho un rapporto di gratitudine. Considero un privilegio avere accanto persone che scelgono di condividere i miei percorsi e mi seguono nel tempo, proprio come farebbero degli amici.

Maria Letizia Gorga omaggia Dalida
Maria Letizia Gorga omaggia Dalida all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi (© @iicparigi)

Lei ha propostoAvec le tempsin Italia e su scala internazionale. Ha notato una sensibilità diversa da parte degli spettatori a seconda dei confini?
Ovunque ho ricevuto un’accoglienza di un fervore assoluto. Ciò che mi ha sorpresa è la risonanza intatta delle sue melodie nella mente delle persone. Se è innegabile che la Francia conservi una conoscenza intima ed esaustiva del suo percorso, ho capito che l’uditorio italiano vibra altrettanto spontaneamente all’ascolto delle sue creazioni. Il vero scarto viene dai media italiani, che sembrano aver imposto un ingiusto ostracismo nei suoi confronti. Il mio spettacolo aspira dunque a restaurare questo dialogo culturale tra il Bel Paese e l’Esagono, riabilitando la memoria di un’icona italiana troppo spesso oscurata dalla stampa della sua stessa Patria d’origine.

Avec le temps, Dalidaal Teatro Manzoni di Roma

Il 22 febbraio 2026, dopo quasi un anno di assenza, riprenderàAvec le temps, DalidaalTeatro Trianon di Napoli. Per l’occasione, lo spettacolo è stato sottotitolatoMademoiselle Guaglione
Esatto! La Direttrice del Teatro, Marisa Laurito, ha tenuto particolarmente a questo sottotitolo per rendere omaggio alla canzoneGuaglione, che Dalida ha reso celebre in tutto il mondo con il titolo diBambino. Si tratta di un valore simbolico fortissimo: vogliamo ricordare che è stata proprio una melodia partenopea a fare da volano ad una carriera folgorante. È un modo per chiudere il cerchio, celebrando quel brano meraviglioso che ha portato la sua voce ai quattro angoli del globo.

La Sua agenda è fitta di impegni: sta percorrendo l’Italia conChicchignola, di Ettore Petrolini e con la regia di Massimo Venturiello. Recentemente ha propostoCASI RARI, il primo spettacolo scritto e diretto integralmente da Lei. Quali sono le Sue prossime sfide?
In effetti, il viaggio continua. Tornerò a collaborare con il musicista Marcello Allulli allo Spazio Rossellini di Roma il 10 marzo. Poi, sempre nella Capitale, presenteròBrecht, l’amico ritrovatoal Teatro Villa Lazzaroni l’8 e il 9 maggio per la regia di Federica Altieri. Prossimamente sarò alla Maison d’Italie di Parigi conIl folle volo – L’ultima notte di Amelia Rosselli, scritto e diretto da Ulderico Pesce. Mi esibirò conAvec le temps, Dalidaal Festival Teatri di Siena il prossimo 24 giugno. Però, ci tengo a sottolineare che sarà ripreso diffusamente l’anno prossimo: il 2027 segnerà il 40° anniversario della scomparsa della star, un momento essenziale per continuare a far vivere la sua memoria.

Lei ha portato questo spettacolo anche all’Istituto Italiano di Cultura di Parigi, a Tunisi e a Belgrado. La Francia e altri Paesi avranno presto l’occasione di (ri)vederlo?
Spero vivamente di sì. Stiamo attualmente riprogrammando il calendario della tournée e mi piacerebbe molto ritrovare il pubblico internazionale per continuare a far risplendere la storia di Dalida.

Maria Letizia Gorga interpretazioni
Maria Letizia Gorga e alcune delle sue interpretazioni: Frida Kahlo, Monna Lisa, Dalida, Amelia Rosselli e Mercedes Sosa

Per concludere, quale eredità le lascia Dalida?
Viaggiare al suo fianco per tutti questi anni è stato un vero regalo. È la storia di una grandissima artista che ha saputo autodeterminarsi con coraggio, cantare la diversità e affrontare i disagi della vita con una lucidità e una forza fuori dal comune. Mi lascia un esempio assoluto di interpretazione. Dalida, che sognava di fare l’attrice prima di diventare una delle cantanti più amate al mondo, non ha mai trascurato questo aspetto per me fondamentale: trattare il brano non come una semplice esecuzione, ma come una vera interpretazione. Per lei, la drammaturgia della canzone proseguiva e incarnava il racconto stesso della sua esistenza.

Maria Letizia, grazie infinite per la generosità nel raccontare Lei stessa e Dalida. Il Suo contributo ci ha permesso di restituire un quadro autentico di tutte le sfumature che hanno caratterizzato la vita di questa leggenda, celebrando al contempo l’opera di Pino Ammendola e il percorso di una carriera strepitosa.
Grazie di cuore a Lei per l’attenzione e la sensibilità.


Avec le temps Dalida, le sacrifice de la femme pour l’éternité de l’artiste : le récit passionné de Maria Letizia Gorga | ENTRETIEN EXCLUSIF

Avec le temps FRA
Maria Letizia Gorga e Dalida
Maria Letizia Gorga et Dalida
Maria Letizia Gorga

Maria Letizia Gorgaest une actrice romaine, reconnue pour sa polyvalence et sa capacité ànaviguer aisément entre le théâtre, le cinéma, la télévision et la musique. Elle a collaboré avec de grands réalisateurs et a porté sur scène des spectacles d’une intensité rare, souvent inspirés par desfigures féminines de premier plan. Pour son engagement, elle a été nommée, le 21 décembre 2015,Chevalier de l’Ordre du Mérite de la République Italienne, une distinction qui soulignelavaleur de sa contribution à la culture du ‘Bel Paese’.

Dalida

Icône incontournable,Dalida, néeIolanda Cristina Gigliottile 17 janvier 1933 au Caire de parents calabrais, a vécuune existence extraordinaire. Artiste inégalée, la diva a laisséune empreinte indélébiledans l’histoire de la Chanson. Lalutteentre la femme et la star a engendré des difficultés insurmontables, au point que, le3 mai 1987, elle a choisi des’offrir à l’immortalité, à sa manière, avec ces mots : «La vie m’est insupportable. Pardonnez-moi».

Maria Letizia Gorga: «Dans Avec le temps, je raconte Dalida, mille femmes en une seule…»

Avec le temps, Dalidaretrace l’histoire d’une étoile intemporelleà travers les yeux d’une admiratrice passionnée, interprétée par Maria Letizia Gorga. Au rythme de ses mélodies mémorables (telles queMamaBang BangQuelli erano giorniBambinoUn po’ d’amoreJe suis toutes les femmesFini, la comédieGigi l’Amoroso), la pièce rendun hommage vibrant à un mythequi a su traverser les époques et les cultures par sa musique et son charisme.Mille femmes en une seule: Dalida est passée du titre de Miss Égypte 1954 à celui del’une des plus grandes vedettes de tous les temps, honorée par de prestigieuses distinctions remises par des chefs d’État de plusieurs pays.

Saluée dans le monde entier de son vivant,Daliest devenue une figure culteaprès sa disparition. Derrière le succès, pourtant, se cachait une femme évoluant en équilibre précaireentre amour et souffrance. Gorga et Ammendola rendent hommage àces deux facettes avec respect et dévotion, explorantles zones d’ombre d’une femme blesséeetles lumières d’une starqui a léguéun héritage éternel.

Avec le temps Dalida
Avec le temps, Dalida

Maria Letizia Gorga, comment le spectacleAvec le temps, Dalidaa-t-il vu le jour ?
C’est une longue histoire d’amour, commencée il y a maintenant plus de 20 ans à la demande des admirateurs de Dalida. Ce sont eux qui m’ont encouragée à raconter le parcours de cette immense artiste d’origine calabraise, bien plus célébrée dans sa terre d’adoption, la France, qu’en Italie. À cela s’ajoute le souvenir ému de l’écoute passionnée de ses 45 tours avec mon grand-père, et notamment de l’un d’entre eux :Oh Lady Mary. C’est ainsi qu’est née l’idée, partagée avec l’auteur et metteur en scène Pino Ammendola, de faire dérouler la narration à partir de ma propre passion de fan, en l’entremêlant aux chansons qui retracent le fil de sa vie. Depuis longtemps, des musiciens m’accompagnent avec fidélité et dévouement dans ce voyage : Stefano De Meo au piano, qui signe également les arrangements, Laura Pierazzuoli au violoncelle, Pasquale Laino et Luciano Orologi aux instruments à vent, sans oublier les autres collègues qui se sont succédé au fil des ans. Le soutien de Paolo Dossena, auteur de certains titres de Dalida et fondateur de laCompagnia Nuove Indye, nous est également précieux.

Maria Letizia Gorga interprèteUn po’ d’amoreaccompagnée de ses musiciens

Le vôtre a été l’un des tout premiers hommages dédiés à la vedette en Italie. Ce n’est que plus tard que d’autres tributs musicaux et cinématographiques ont été produits. Qu’en pensez-vous ?
Malheureusement, l’Italie a la mémoire courte : une figure majeure de la musique comme Dalida mériterait beaucoup plus d’espace et de reconnaissance. Il est vrai que j’ai été la première à m’en occuper au théâtre : à l’époque, les biographies traduites en italien étaient rares et, en 2002, le matériel n’était disponible presque qu’en France. Ses innombrables admirateurs nous ont aidés à recueillir des anecdotes et des informations précieuses avec une passion et une précision bouleversantes. Les productions télévisées et cinématographiques, tout comme les projets discographiques arrivés par la suite, ont été réalisés avec autant d’ardeur : ils ont le grand mérite de ramener cette artiste extraordinaire, capable de vendre plus de disques que Frank Sinatra, à l’attention du public.

Maria Letizia Gorga Avec le Temps Dalida
Maria Letizia Gorga dansAvec le temps, Dalida

DansAvec le temps, Dalida, en plus de jouer, vous interprétez des succès indémodables de la diva. Dans un répertoire musical aussi varié, qui va des refrains légers aux chansons à texte, jusqu’au disco, quel titre vous touche le plus ?
Dalida a réussi à incarner l’esprit de chaque époque qu’elle a traversée, façonnant avec détermination sa propre vie et sa carrière. Elle a su saisir les transformations, les modes et les changements de rythme, défiant ceux qui auraient voulu la cantonner à un seul genre et surprenant tout le monde par des choix courageux et inattendus. En chantant dans plusieurs langues, elle a franchi les frontières géographiques pour entrer dans l’imaginaire collectif mondial, offrant chaque jour de sa vie à une rencontre totale et passionnée avec le public. Une, cent, mille femmes en une seule artiste qui a renoncé à Iolanda Cristina Gigliotti pour être, pour tous, ‘simplement’ Dalida. J’aime profondément la chanson qui donne son titre au spectacle :Avec le tempsde Léo Ferré. Elle marque un véritable tournant dans sa carrière : avec elle, Dalida embrasse la chanson à texte, un domaine peu fréquenté avant sa rencontre avec Luigi Tenco. Ce titre représente sa consécration, même auprès du milieu intellectuel qui, jusque-là, la snobait. Dans le temple sacré de l’Olympia, elle accomplit le saut définitif vers les grands chansonniers, obtenant un accueil merveilleux. Elle gagne toujours lorsqu’elle met à nu des parts d’elle-même dans lesquelles chacun peut se reconnaître.

Au cours de votre splendide carrière, vous avez incarné des femmes libres et indépendantes. À une époque où cela n’allait pas de soi, Dalida, Amelia Rosselli, Mercedes Sosa, Frida Kahlo et Mathilde, protagoniste de la pièce de Véronique Olmi, adaptée en Italie par Daniele Falleri, qui fait écho aux thématiques du morceauIl venait d’avoir 18 ans, ont revendiqué le droit de choisir qui et comment aimer. Quel est le point commun entre ces figures féminines si fières ?
Chacune des femmes que j’incarne sur scène possède un trait unique et reflète ces idéaux que, dans le fond, nous poursuivons tous : la détermination, l’audace, l’esprit de sacrifice et une passion viscérale pour l’art et pour l’existence. Toutes ont cherché à laisser une empreinte dans l’histoire à travers l’élan fécond de leur propre inspiration. Qui ne voudrait pas pouvoir se raconter ainsi ?

Maria Letizia Gorga attrice
Maria Letizia Gorga

Tout comme votre Mercedes Sosa, Dalida a été une figure fortement engagée, luttant sans cesse pour les droits des minorités. Née en Égypte, elle est profondément aimée au Moyen-Orient et on se souvient d’elle comme de « la chanteuse de la trêve ». La légende raconte que le Président égyptien Anouar el-Sadate fut accueilli par les notes deSalma Ya Salāmalors de son voyage historique en Israël en 1977. À la lumière des conflits qui touchent aujourd’hui plusieurs régions du globe, quel doit être, selon vous, le rôle des artistes ?
L’artiste s’exprime à travers son propre instrument et se fait l’écho de ce qui reste souvent inexprimé, faute de pouvoir être crié. Nous sommes le miroir de la société de chaque époque, car nous racontons les lumières et les ombres de l’existence ainsi que les replis les plus profonds de l’âme humaine. Face aux atrocités des guerres qui, aujourd’hui encore, ensanglantent la planète, nous ne pouvons nous taire. Nous avons le devoir de devenir des ponts de paix et de rappeler que l’art, la musique et la culture offrent des voies de dialogue capables d’abattre les barrières interculturelles et ethniques : ils nous rappellent qui nous sommes ou, mieux encore, qui nous devrions être.

Avec le titreÀ ma manière, tiré du spectacleAvec le temps, Dalidaet que vous interprétez magistralement, vous avez participé au filmYouthdu réalisateur oscarisé Paolo Sorrentino. Comment cela s’est-il passé ?
Je remercie infiniment Paolo Sorrentino de m’avoir voulue dans son filmYouth. Il a choisiÀ ma manièrepour que je l’interprète à l’écran et que je fasse partie de la bande originale. Cela a été une rencontre inoubliable ! Sa sensibilité a su saisir l’urgence d’un chant passionné, en le mettant en valeur dans le long-métrage comme une métaphore de la solitude et du besoin viscéral de l’artiste de communiquer.

Dalida, femme émancipée, a vécu plusieurs vies en une seule. Quel aspect de sa trajectoire vous a le plus frappée, notamment dans la perspective de devoir la raconter au public ?
Il me tient à cœur de restituer chez Dalida le sacrifice de la femme au profit de l’artiste, sa capacité à toujours saisir le pouls de son époque pour savoir le raconter, ainsi que son combat pour l’éloge de la diversité. « La passion n’obtient jamais de pardon », disait Pasolini, et jamais comme dans ce cas, le prix payé n’a été aussi élevé.

Êtes-vous d’accord avec l’idée que, pour un artiste, perdre sa propre vie devant les projecteurs représente la consécration ultime, comme l’affirmait Dalida dansMourir sur scène?
Nous vivons et mourons sur scène un millier de fois, à tel point que, lorsque Molière l’a fait pour de bon, le public a trouvé qu’il avait bien mal joué la mort ce soir-là. Notre tâche est de raconter l’universel, et non notre propre vécu particulier qui, au fond, n’intéresse que peu de monde.

Dans la chansonEnsemble, nous assistons à une rencontre douloureuse entre Iolanda, la jeune fille rêveuse et anonyme du Caire, et Dalida, la star internationale blessée. La diva a souvent étouffé les émotions de la femme pour ne pas montrer de faiblesses. Dans ce dialogue,conçu par le célèbre compositeur et ami Jeff Barnel, l’artiste essaie de réunir « pour une fois » ses deux natures, perpétuellement en conflit. En avance sur son temps, Dalida offre à l’auditeur un témoignage de cette quête que l’humanité poursuit chaque jour : concilier les personnalités contrastées qui habitent l’être et faire face aux lumières et aux ombres de sa propre âme. Comme vous le rappelez dans le récital, après sa première tentative de suicide, Dalida avait affirmé : « J’ai commencé le voyage le plus intéressant que l’homme puisse faire, celui à l’intérieur de soi. Si l’on ne se connaît pas, on ne peut pas connaître les autres ; si l’on ne s’aime pas, on ne peut pas aimer les autres… ». Est-il vrai qu’en s’aimant et en se comprenant soi-même, nous pouvons aimer et comprendre autrui ? Pourquoi l’ennemi le plus difficile à affronter est-il précisément celui que nous voyons reflété dans le miroir ?
C’est une vieille histoire que celle du miroir qui reflète une image extérieure ne coïncidant pas toujours avec celle qui nous habite. C’est pour cela qu’il faut entreprendre ce voyage essentiel : celui à la recherche de soi-même, pour accepter ses zones d’ombre et convertir ce que l’on déteste en quelque chose de précieux, en transformant un prétendu défaut en une magnifique vertu. Dalida s’est laissé habiter par de multiples identités, en incarnant leurs aspects les plus changeants : chacune de ses chansons a engendré de nouvelles nuances d’elle-même, laissant des traces indélébiles que nous respirons encore aujourd’hui à travers ses mélodies.

Pour la vedette italo-française, il était compliqué d’accepter l’idée de vieillir. Que signifie, pour une artiste, le temps qui passe ?
Les années filent et « nos vamos poniendo viejos », chantait Mercedes Sosa. C’est précisément pour cette raison que nous poursuivons l’éternel : pour réussir à laisser des traces indélébiles de notre chemin. Je crois qu’il faut se soucier bien plus des rides de l’âme que de celles de la peau.

Maria Letizia Gorga chanteDiciotto Annià l’Institut Culturel Italien de Paris (© @iicparigi)

La vie de Dalida a été jalonnée de succès éclatants et de drames déchirants. Il semble que l’absence de maternité et la solitude aient joué un rôle crucial dans son dénouement tragique. À la suite de complications dues à une interruption de grossesse, vécue secrètement en Italie à la fin des années 60, Iolanda a perdu pour toujours la possibilité de devenir mère. Ce désir est resté une constante, au point que dans des titres commeDan Dan Dan, de 1968, etLucas, de 1983, elle chantait l’utopie d’avoir un fils à ses côtés. Sa vie aurait-elle été différente si cet enfant était né ? Que se passe-t-il dans l’esprit d’une star, tant aimée de tous, quand elle se sent privée d’un don qui lui reviendrait de droit par nature ?
La vie est faite de choix et un enfant, c’est pour toujours. Quiconque possède un sens profond des responsabilités sait que l’on peut se sentir presque l’otage de ses propres enfants, prisonnier d’un amour infini. Mais celui qui vit l’art comme une mission sait que le temps qu’il doit lui consacrer est total : cela exige un dévouement, une étude et une recherche sans limites. Parfois, ces deux chemins se révèlent inconciliables, surtout quand on est une diva internationale.

Comme il ressort de votre spectacleAvec le temps, Iolanda Gigliotti s’est souvent plainte d’avoir été trahie parses compagnonsau profit de Dalida. Quels motifs poussent une icône, aimée inconditionnellement par son public, à désirer sa propre fin ?
Quand on voit mourir les personnes les plus chères au moment où l’on éprouve pour elles le plus grand amour, on ressent la perte d’une partie de soi-même. On finit peut-être par se sentir responsable de ne pas avoir empêché à temps ces actes extrêmes, comme si l’on pouvait ou devait intervenir pour le salut de l’autre. Quand cela se répète au fil des ans, comme une sorte de némésis, on pense à tort devoir rompre la chaîne d’un destin inquiétant. C’est alors qu’Iolanda Cristina Gigliotti a cru pouvoir tuer Dalida pour se réapproprier elle-même, jusque dans cet adieu ultime. Mais ce faisant, elle l’a rendue immortelle.

DansPour ne pas vivre seul, Dalida chante comment l’être humain cherche par tous les moyens à échapper à l’isolement, tout en souffrant souvent d’une profonde solitude intérieure. Parallèlement, dansQuand on n’a que l’amour, écrite par Jacques Brel, elle exalte l’amour comme le sel de la vie, soulignant que si on le possède, on a l’univers entre les mains. Quelle est votre conception de ce sentiment ?
Pour moi, l’amour est communion et soutien, affranchi de toute compétition : une alliance étroite. On devrait toujours se réjouir de ce qui rend heureux, nous-mêmes et ceux qui cheminent à nos côtés. Pourtant, de plus en plus souvent, nos propres désirs deviennent prioritaires et l’autre se transforme en un simple moyen de les exaucer ; ainsi s’interrompt l’échange fécond nourri de nos singularités. Un ami psychanalyste disait que la relation la plus saine est celle à trois chaises : chacun s’assoit sur la sienne, en laissant une place vide au milieu pour se rencontrer. Je trouve que c’est une image éclairante.

Ciao Amore, Ciao: deux destins liés indissolublement par une chanson. En Italie, on ne fait souvent référence à Dalida que pour évoquer la nuit dramatique du Festival de Sanremo 1967, dont il ne reste qu’un enregistrement audioet quelques photographies. Depuis des décennies, les hypothèses contredisant le suicide de Luigi Tenco se succèdent. Avez-vous une opinion à ce sujet ?
Peut-être ne connaîtrons-nous jamais toute la vérité. Ce qu’il m’importe de souligner, c’est que cette nuit-là, nous avons perdu l’une des voix les plus authentiques du panorama musical italien. Face à cet événement tragique, la machine du Festival ne s’est pas arrêtée :the show must go on, cyniquement. Et Dalida en est sortie brisée.

En plus de 20 ans de représentations d’Avec le temps, Dalida, parmi les invités de cet hommage à la diva, il y a eu son frère cadet et producteur Orlando, ainsi que d’autres membres de sa famille. Qu’est-ce que les Gigliotti vous ont dit à l’issue de la représentation ?
Ils m’ont remerciée pour le respect avec lequel cet hommage a été conçu, loin de toute forme d’imitation ou de dénaturation. Mais surtout, ils m’ont exprimé leur gratitude pour la passion obstinationée avec laquelle je poursuis ce voyage.

Outre ces illustres invités, il y a aussi vos admirateurs. Puisque vous êtes une figure d’excellence de la scène italienne, votre public est immense. Quel lien entretenez-vous avec lui ?
J’ai un rapport de gratitude. Je considère comme un privilège d’avoir à mes côtés des personnes qui choisissent de partager mes parcours et me suivent au fil du temps, tout comme le feraient des amis.

Maria Letizia Gorga omaggia Dalida
Maria Letizia Gorga rend hommage à Dalida à l’Institut Culturel Italien de Paris (© @iicparigi)

Vous avez proposéAvec le tempsen Italie ainsi qu’à l’échelle internationale. Avez-vous noté une sensibilité différente de la part des spectateurs selon les frontières ?
Partout, j’ai reçu un accueil d’une ferveur absolue. Ce qui m’a surprise, c’est la résonance intacte de ses mélodies dans l’esprit des gens. S’il est indéniable que la France conserve une connaissance intime et exhaustive de son parcours, j’ai réalisé que l’auditoire italien vibre tout aussi spontanément à l’écoute de ses créations. Le véritable décalage vient des médias italiens, qui semblent avoir imposé un injuste ostracisme à son égard. Mon spectacle aspire donc à restaurer ce dialogue culturel entre le ‘Bel Paese’ et l’Hexagone, en réhabilitant la mémoire d’une icône italienne trop souvent occultée par la presse de sa propre patrie d’origine.

Avec le temps, Dalidaau Teatro Manzoni de Rome

Le 22 février 2026, après presque un an d’absence, vous reprendrezAvec le temps, DalidaauTeatro Trianon de Naples. Pour l’occasion, le spectacle a été sous-titréMademoiselle Guaglione
Exactement ! La Directrice du théâtre, Marisa Laurito, a tenu particulièrement à ce sous-titre pour rendre hommage à la chansonGuaglione, que Dalida a rendue célèbre dans le monde entier sous le titre deBambino. Il s’agit d’une valeur symbolique très forte : nous voulons rappeler que c’est précisément une mélodie parthénopéenne qui a servi de tremplin à sa carrière foudroyante. C’est une manière de boucler la boucle en célébrant ce morceau merveilleux qui a porté sa voix aux quatre coins du globe.

Votre agenda est extrêmement chargé : vous parcourez l’Italie avec l’œuvreChicchignolad’Ettore Petrolini, sous la direction de Massimo Venturiello, et vous avez récemment présentéCASI RARI, la première pièce que vous avez intégralement écrite et mise en scène. Quels sont vos prochains défis ?
En effet, le voyage continue. Je retrouverai le musicien Marcello Allulli à l’Espace Rossellini de Rome le 10 mars pour une nouvelle collaboration. Ensuite, je présenteraiBrecht, l’amico ritrovatoau Teatro Villa Lazzaroni, à Rome également le 8 et le 9 mai, dans une mise en scène de Federica Altieri. Je serai aussi prochainement à la Maison d’Italie à Paris avecIl folle volo – L’ultima notte di Amelia Rosselli, une pièce écrite et mise en scène par Ulderico Pesce. Quant àAvec le temps, Dalida, je me produirai au Festival Teatri de Sienne le 24 juin. Mais je tiens surtout à souligner que ce spectacle sera largement repris l’année prochaine : 2027 marquera le 40èmeanniversaire de la disparition de la star, un rendez-vous essentiel pour continuer à faire vivre sa mémoire.

Vous avez également exporté ce spectacle à l’Institut Culturel Italien de Paris, à Tunis ainsi qu’à Belgrade. La France et d’autres pays auront-ils bientôt l’occasion de le (re)voir ?
Je l’espère vivement. Nous travaillons actuellement sur la programmation du calendrier de la tournée, et j’aurais un immense plaisir à retrouver le public international pour continuer à faire rayonner l’histoire de Dalida.

Maria Letizia Gorga interpretazioni
Maria Letizia Gorga et quelques-unes de ses interprétations : Frida Kahlo, Monna Lisa, Dalida, Amelia Rosselli et Mercedes Sosa

Pour conclure, quel héritage Dalida vous laisse-t-elle ?
Voyager à ses côtés pendant toutes ces années a été un véritable cadeau. C’est l’histoire d’une immense artiste qui a su s’affirmer avec courage, chanter la différence et affronter les tourments de la vie avec une lucidité et une force hors du commun. Elle me laisse un modèle absolu d’interprétation. Dalida, qui rêvait d’être actrice avant de devenir l’une des chanteuses les plus aimées au monde, n’a jamais délaissé cet aspect qui m’est fondamental : traiter le morceau non pas comme une simple exécution, mais comme une véritable interprétation. Pour elle, la dramaturgie de la chanson prolongeait et incarnait le récit même de son existence.

Maria Letizia, je vous remercie infiniment de la générosité avec laquelle vous avez parlé de vous-même et de Dalida. Votre contribution nous a permis de brosser un portrait authentique de toutes les nuances qui ont caractérisé la vie de cette légende, tout en célébrant la pièce de Pino Ammendola et le parcours d’une carrière éclatante.
Merci de tout cœur pour votre attention et votre sensibilité.

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