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Il Misantropo di Molière al Teatro Arcobaleno dall’8 maggio

Un'innovativa messinscena, quella di Vincenzo Zingaro, nella quale la vicenda si dipana in una dimensione onirica. Un capolavoro di drammaturgia del XVII secolo che ci descrive in maniera spietata l'animo umano. Una riflessione sulla difficoltà di essere autentici nella corte francese di Molière quanto nell'odierna società digitale nelle quali alla sostanza viene anteposta la forma, l'immagine, l'apparenza

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IlMisantropo di MolièreovveroIl sogno di Alcestesarà alTeatro Arcobaleno (Centro Stabile del Classico)dall’8fino al17 maggio. In scena la versione innovativa diVincenzo Zingaroche ne ha curato la regia, le scene, l’adattamento ed interpreta Alceste.

Al fianco del protagonistaAnnalena Lombardi,Giovanni Ribò,Piero Sarpa,Laura De Angelis,Fabrizio Passerini,Rocco Militano,Sina Sebastiani,Paolo Oppedisano. Le musiche sono diGiovanni Zappalorto, mentre i costumi diEmiliana Di Rubbioe le luci diGiovanna Venzì.

Il Misantropo di Molière nell’innovativa messinscena di Vincenzo Zingaro

IlMisantropoè un capolavoro di drammaturgia, una commedia scritta e rappresentata da Molière nel 1666, pochi anni prima di morire. Si scandaglia l’animo umano, l’opera è una critica severa della società ed i costumi del suo tempo, la corruzione, la superficialità, il perbenismo. I personaggi in scena sono vittime di intense e profonde passioni. Il protagonista, Alceste, è un innamorato melanconico che porta a riflettere sui rapporti interpersonali e le difficoltà degli stessi.

Nell’originale e fantasiosa messinscena diVincenzo Zingarola vicenda si dipana in una dimensiona onirica che permette di approfondire l’immaginario di Alceste, svelandone la sua natura più intima: Ci si addentra alternatamente in una varietà di registi, il comico, il drammatico, il sentimentale, il brillante, che evidenziano tutti gli elementi della ricchezza drammaturgica di Molière.

Il Misantropo di Molière parla al contemporaneo in maniera incisiva

La figura di Alceste appare sospeso tra il bisogno di esserci, di esistere, di gridare per far sentire la propria indignazione in una società che critica aspramente, e quello di isolarsi, ritirarsi in solitudine. La sua misantropia è la reazione della sua anima nobile che si scontra con i costumi, la superficialità, l’ipocrisia, la vanità della corte del suo tempo che non accetta, ma nell’intimo si nascondono ideali di fratellanza ed umanità. È incapace a mediare. Tale prerogativa lo condanna all’impossibilità di realizzare il suo sogno di amore con Célimène, legata proprio all’ambito ed al contesto che lui disprezza.

Un’opera tanto lontana dal nostro quotidiano, ma che riesce a parlare in maniera incisiva alla società contemporanea. Pur essendo, infatti. un capolavoro del XVII secolo, ci descrive in maniera anche cinica, sicuramente spietata l’animo umano. La commedia si adatta perfettamente alla realtà odierna nella quale il ricorrere massicciamente all’uso di social media comporta l’amplificazione di dinamiche riconducibili alla creazione di un falso sé, di isolamento sociale, di ipocrisia. Il capolavoro di Molière fa riflettere sulla difficoltà di essere autentici nella corte francese quanto nella odierna società digitale. In entrambe la forma, ovvero l’immagine, l’apparenza, viene anteposta alla sostanza.

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