“Il mio percorso artistico l’ho fatto, non devo farmi dire quanto sono brava, ma voglio dire ciò che penso”, con questa premessa Benedicta Boccoli ci invita al suo spettacolo che si terrà il 3 agosto a Tor Bella Monaca, a Roma.
Inchiodate, è questo il titolo del nuovo progetto artistico con la regia di Marcello Cotugno dove l’attrice è co- protagonista insieme a Giorgia Salari. Un modo insolito per discutere di politica, ma al tempo stesso della condizione attuale della donna, spesso “inchiodata”, a causa della società, in una situazione di “stallo”. Un racconto senza filtri, così lo ha definito Boccoli che, arrivata all’età di 58 anni, sostiene che non ha più bisogno di “stare troppa attenta al politicamente corretto”.
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Dopo l’esperienza a The Couple, durata poco più di un mese, ed affrontata insieme alla sorella Brigitta, Benedicta ha deciso di tornare a fare ciò che più ama: teatro. Scegliendo un periodo un po’ insolito per chi vive a Roma, agosto, e partendo da un teatro di un quartiere non centrale della capitale. Una vera e propria sfida culturale quella che ha deciso di affrontare l’attrice che da anni si interessa anche a tematiche socio politiche e questo spettacolo vuole far viaggiare il pubblico e portarlo poi ad una riflessione finale.

Benedicta Boccoli: “Il teatro serve a raccontare l’attualità”
Lo spettacolo si terrà il 3 agosto a Tor Bella Monaca, come mai un quartiere romano così particolare e perché scegliere proprio una data in cui di solito “ i romani scappano da Roma”?
(ride, ndr). Io amo molto il teatro di Tor Bella Monaca perché rispetta molto la realtà degli attori, c’è un amore autentico verso il teatro e un pubblico che ha voglia di costruire e di fare, che tende a eventi culturali e belli. Un pubblico caldo ed affettuoso. Io sono molto felice di andare lì. E’ una realtà che esiste dal 2006, c’è il parcheggio che non è poco (ride, ndr): arrivi, parcheggi, ti vedi lo spettacolo e vai a casa.
Abbiamo scelto il 3 agosto perché l’organizzazione del quartiere sta aprendo all’estate, c’è un’arena esterna e penso che ciò sia un segnale di grande civiltà culturale.
Il titolo dello spettacolo è ‘Inchiodate’. Un termine forte, evocativo. A cosa si riferisce esattamente?
La storia tratta di due donne in croce, in un’istallazione dentro il museo con tematiche femminili, al cui interno vi è un momento onirico, dove raccontiamo la favola politica di un papero negro* – diremo negro- che rappresenterà un immigrato che farà un percorso. Io e Giorgia interpreteremo la parte di due ladrone, messe in croce dall’artista.
*(La parola “negro” è una scelta appositamente provocatoria da parte dell’artista per suscitare dibattito, con un linguaggio volutamente duro e satirico usato in maniera artistica e in chiave critica, senza alcun tipo di discriminazione)
Per la realizzazione di questo progetto abbiamo lavorato tutti insieme, gli autori Giovanetti e Pallottini hanno elaborato un testo e io e Giorgia Salari e Simone Colombari lo abbiamo riscritto: è stata un’opera collettiva. A me sembra un buon lavoro. Di solito uno va sul sicuro e compra dei testi contemporanei, già testati e fatti. Spesso, ad esempio, si adattano delle commedie francesi, americane e inglesi, ma non è questo il caso.

Ha detto che sarà “senza filtri”. In un’epoca di narrazioni edulcorate, cosa significa per lei andare in scena in questo modo? È più una scelta stilistica o una necessità espressiva?
Io sono stanca del politicamente corretto, noi diciamo tutte le cose che pensiamo con eleganza, io credo che il teatro serva a questo e a raccontare l’attualità: una piazza in cui si possono raccontare le cose. In alcuni luoghi non si può dire tutto, ma in teatro sì.

Un personaggio come lei a cui piace dire la verità senza troppi giri di parole e non ama molto i perbenismi pensa che questo suo modo di essere può dimostrarsi un ostacolo all’interno del mondo dello spettacolo?
Dipende in quale contesto, io sono grande e sono stanca di tenermi le cose dentro. Il mio percorso artistico l’ho fatto, non devo farmi dire quanto sono brava, ma voglio dire ciò che penso.
Da dove è nata l’idea di realizzare uno spettacolo teatrale, soprattutto dopo aver partecipato ad un’esperienza insolita come quella di un reality?
Io nasco televisiva e non ho il pregiudizio della televisione, a me piace sperimentare e fare tutto, cercando di farlo bene, al massimo delle mie possibilità e adattandomi al mezzo. Anche se vado a fare un reality non ho un approccio diverso, non mi sento superiore perché faccio teatro, perché ho un approccio con la cultura, mi adatto al mezzo e cerco di starci bene con gli altri. E’ stata un’esperienza bellissima che rifarei (partecipare a The Couple, ndr).

Secondo lei c’è ancora un certo pregiudizio verso chi fa reality?
Secondo me qualche anno fa poteva creare pregiudizi, oggi sarebbe stupido, oggi è tutto più confuso e mescolato.
Dopo la prima di ‘Inchiodate’, ha già in mente un tour o altri progetti?
Sicuramente vorrei andare in giro con questo spettacolo, questo di domenica 3 agosto sarà un bel test, poi cercheremo di metterlo in distribuzione. E’ prodotto dal Fatto Quotidiano, non è uno spettacolo ordinario, non so se avrà difficoltà, ma sono contenta di iniziare questo percorso, vediamo dove ci porterà, magari dovremo lottare un po’, ma pazienza, ho lottato tanto nella vita (ride, ndr).
Inchiodate è uno spettacolo che promette di non tenere “ferma” la mente, ma di aiutare a spingersi oltre e a riflettere su una condizione esistenziale complessa che non riguarda solo il genere femminile. Un luogo dove non c’è spazio per il “politicamente corretto” per raccontare la verità così com’è, anche in maniera cruda.
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