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Teatro delle Vittorie: i conduttori Rai si mobilitano, ma solo lo Stato può salvarlo

Il Teatro delle Vittorie è stato messo in vendita dalla Rai a causa di un progetto di rinnovamento che vuole mettere in atto l'azienda. Alcuni conduttori come Fiorello, Chiambretti e Renzo Arbore non ci stanno: quell'immobile rappresenta la storia del patrimonio culturale italiano

4 Min di lettura

“Il Teatro delle Vittorie non si dovrebbe vendere” così recita uno dei cartelloni cheFiorello ha appostato sull’immobileche, per anni, è stato un simbolo della Rai e di alcuni varietà che hanno fatto la storia del nostro Paese. Adesso questo teatro è stato messo in vendita, l’ultimo show che qui viene registrato,Affari Tuoi, da settembre traslocherà a Milano e cosìl’immobile non servirà più alla Rai che potrà farne ciò che vuole e quindi anche trarne un beneficio economico.

Ma secondo personaggi comeRenzo Arbore, Fiorello, Chiambretti, questo teatro non può essere messo in vendita perché custode del patrimonio storico culturale del nostro Paese.

AncheStefano De Martino, che sarà l’ultimo a lavorare nello storico Teatro delle Vittorie, mostra un po’ di tristezza nel sapere che dopo di lui la storia finirà: “Sin dal primo momento in cui ho messo piede al Delle Vittorie, ho vissuto questo luogo come un privilegio. Mi fa una certa impressione pensare che sia l’ultimo tra i colleghi della Rai a vivere questo teatro storico e voglio pensare che, come dicono i grandi Arbore e Fiorello, si possano trovare soluzioni diverse”.

Teatro delle Vittorie, una storia lunga 82 anni

L’apertura delTeatro delle Vittorierisale al 5 gennaio 1944, con la compagnia teatrale di Totò e Anna Magnani. Poi, successivamente, diventa il tempio Rai dei giochi (Affari tuoi, I soliti ignoti) e dell’intrattenimento:Milleluci con la coppiaMina-Raffaella Carrà,Canzonissima,Fantastico. La tv nazionalpopolare in quel teatro trionfa conPippo Baudo(dove si è tenuta la camera ardente) e con Adriano Celentano.

Quindi potremmo dire che la storia del Teatro delle Vittorie dura da più di 80 anni e forse proprio per questo la Rai ha deciso di rinnovarsi e di chiudere la struttura. “Se io ho una casa vecchia la ristrutturo, mica la butto”,ribatteFiorelloche non accetta queste giustificazione della Rai. Al dibattito si inserisce anche la politica: se da una parteBonelli e Dalla Chiesa spingono la Rai a fare qualcosa, il Pd sostiene che un teatro con un nome del genere possa essere perso perché ricorda il periodo fascista.

La Rai si rinnova e mette in vendita i propri beni

In realtà il Teatro delle Vittorie non è l’unico bene di proprietà Rai messo in vendita. Si contano bene 15 immobili (dal valore di circa 230 milioni di euro). Ci sono, tra gli altri, la sede di Corso Sempione a Milano, lo storico Palazzo della Radio a Torino e Palazzo Labia a Venezia, con gli affreschi di Tiepolo nel Salone delle Feste. In Rai si pensa che presto arriverà un fondo americano che possa acquistare tutti questi beni e portare ristoro alle casse del servizio pubblico.

Lasciare il vecchio per il nuovo, è questo il dibattito che sta infiammando in questi giorni attorno alTeatro delle Vittorie.Se quel luogo ha rappresentato gli inizi della Rai ed è stato custode di alcuni degli show più belli e più seguiti, adesso è pronto a chiudere i battenti. Sono cambiate le tecnologie e le risorse, le produzioni hanno bisogno di spazi che possano meglio adattarsi.

Ma un tempio della cultura italiana, come lo è stato il Teatro delle Vittorie, è giusto chiuderlo per sempre? E’ possibile che non può essere trovata un’altra soluzione, come ad esempio quella di rendere la struttura un museo che conservi la storia della Rai?

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