L’evento itinerante “Armarsi è disarmarsi”, con l’appuntamento “Le relazioni tossiche – Storie che diventano poesie” di Vince Vivenzio, promotore dell’iniziativa insieme alla giornalista Lucilla La Puma e alla psicologa Antonella Elena Rossi, volto noto di Storie Italiane (RAI Uno), sta riscuotendo un interesse sempre crescente nella città di Roma.
Dall’ultimo appuntamento, tenutosi lo scorso 16 dicembre presso il locale glamour Vib a Roma, si punta a far diventare questo format un appuntamento itinerante in diverse città italiane.
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Il fine è quello di creare una rete di supporto, sensibilizzare l’opinione pubblica ed educarla al fatto che non tutte le violenze sono evidenti, alcune sono molto silenziose.
In questi appuntamenti gli invitati sono i protagonisti della serata: ognuno condivide con gli altri la propria esperienza. Rapporti del genere sono difficili da individuare da chi è coinvolto, per questo le voci esterne sono fondamentali. Non tutte le donne, non tutti gli uomini, hanno la possibilità di avere qualcuno a fianco che gli faccia aprire gli occhi. A volte le persone sono molto sole, per questo rimangono incastrate in questo tipo di relazioni anche per anni. Vince Vivenzio si fa portavoce di un’iniziativa straordinaria, circondandosi di esperti del settore che vi partecipano con una visione analitica e professionale. Non vi è solo la possibilità di ascoltare le storie condivise, ma anche di trarne forza.
Da google, una relazione tossica è definita come “un legame malsano, spesso distruttivo, in cui il benessere emotivo, psicologico o fisico di una persona è minacciato”. Ad oggi, il conflitto e la mancanza di rispetto, sono all’ordine del giorno. Come vediamo quotidianamente in televisione, molte di queste relazioni sfociano in vere e proprie tragedie.
Secondo lo psicoterapeuta Matteo Mazzucato, un amore tossico è costantemente spiacevole e prosciuga le energie mentali ed emotive di chi ne fa parte. Capire quando una relazione diventa disfunzionale è il primo passo per proteggersi.
Dagli incontri di “Armarsi è disarmarsi”, ed in particolare dall’ascolto delle esperienze condivise, ci si accorge che tutte queste storie hanno una cosa in comune: il dolore. Ognuna di queste testimonianze rimanda alla difficoltà che si ha nel lasciare un meccanismo del genere, soprattutto se dall’altra parte c’è qualcuno che amiamo. Cambiare prospettiva è fondamentale. La forza non sta nel cercare un equilibrio nello scontro, è nel saper lasciar andare. Il coraggio, invece, è nel chiedere aiuto. Condividere con gli altri è la prima arma bianca che si ha per disarmare l’altro. Questo si sente potente nel momento in cui isola la vittima, la mette contro la famiglia, facendole credere di salvarla. In realtà è una trappola.
Le relazioni tossiche non sono amore, sono schemi malati dai quali bisogna mettersi in salvo. Anche con il rischio di perdere tutto, perché si può solo ricominciare. E dopo quel buio l’inizio potrà essere solo pieno di sole.
Non c’è amore dove c’è controllo.
Non c’è distruzione dove c’è protezione.
E non c’è scudo più forte della condivisione.
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