Debutta il1°e resterà sul palco delTeatro Sala Umbertodi Romafino al5 ottobre 2025la prima nazionale diPrima Facie. Si tratta di un’opera teatrale della drammaturga australianaSuzie Miller, diventata un caso mondiale per la forza con cui affronta i nodi della violenza di genere e del consenso. A portarla in Italia è laCompagnia Finzi Pascae affida la scena alla sensibilità vibrante diMelissa Vettore, attrice italo-brasiliana dalla carriera internazionale.
Un monologo serrato, tradotto daMargherita Mauro, che accompagna lo spettatore dentro la vita diTessaEnsler, brillante avvocata penalista esperta in reati sessuali, improvvisamente travolta da un evento traumatico che incrina la sua fiducia nelle leggi e nel senso stesso della giustizia. Non è la violenza in sé a occupare il centro del racconto, ma il linguaggio ambiguo e spesso distorto del consenso,il ribaltamento che porta chi denuncia a sentirsi imputato, e la difficoltà di credere che un sistema giudiziario possa davvero farsi custode della dignità delle vittime.
Prima Facie, quando il teatro diventa coscienza civile
Tradotta in 20 lingue e rappresentata in 38 nazioni,Prima Facieha ispirato riforme legislative nel Regno Unito e ha condotto la sua autrice fino all’ONUper difendere i diritti delle vittime di abusi. Dal debutto a Sydney nel 2019, passando per Londra fino a Broadway, questo testo è diventatouna voce collettiva che scuote le coscienze e impone nuove domande al nostro tempo. Ogni dettaglio scenico di questo progetto artistico, al quale hanno lavorato delle maestranze attente, è pensato per restituire non solo bellezza, ma ancheurgenza e tensione emotiva.
Nel nostro Paese, lapiècetrova un alleato prezioso inDifferenza Donna, associazione fondata a Roma nel 1989, impegnata da decenni nella gestione diCentri AntiviolenzaeCase Rifugio. La loro presenza accanto alla Compagnia Finzi Pasca sottolinea come il teatro, in questo caso, non sia soloun atto che mette in dialogo arte e impegno sociale.
Prima Facie– espressione latina che si traduce letteralmente come ‘A Prima Vista’ e che nel contesto giuridico si riferisce a un evento considerato vero solo sulla base di unaprima impressione– dunque, non è soltanto uno spettacolo, ma un invito a riflettere, a interrogarsi, a riconoscere le contraddizioni che vivono ancora nel cuore delle nostre istituzioni. È una denuncia, ma soprattuttoun gesto di speranza, un richiamo collettivo anon voltarsi dall’altra parte.
INTERVISTA ESCLUSIVA a Melissa Vettore suPrima Facie: “Quando il teatro raggiunge questa intensità, è un’esperienza catartica…”
Nei primi 5 giorni di ottobre 2025, ilTeatro Sala Umbertodella Capitale diventerà illuogo in cui arte e coscienza si incontrano. Per il pubblico si tratterà di un’occasione di vivere un’esperienza che resterà impressa non solo nella memoria, ma anche nel bisogno di cambiamento che ci riguarda tutti. In vista della prima nazionale di questa sera,Il Difformeha incontrato in esclusivaMelissa Vettore, protagonista dell’ultima fatica diretta daDaniele Finzi Pasca. L’attrice ha raccontato emozioni, sfide e riflessioni di un viaggio teatrale che si fa specchio della società e della condizione umana.

Melissa Vettore, Tessa è una donna brillante, ma improvvisamente viene scossa da un trauma che la obbliga a rivedere la sua fiducia nella giustizia. Qual è stata la Sua emozione dominante nell’incontrarla per la prima volta,prima facie?
La prima cosa che mi ha colpito è stato il ritmo. L’autrice ha scritto il testo con una cadenza quasi metrica, come una poesia, una musica o persino un rap, dividendo le frasi in un modo tale che chi legge percepisce il suo particolare andamento. Le pagine dell’opera originale sono 95, che noi proponiamo in 18 scene. Ogni finale trascina verso il successivo in un modo molto cinematografico. Questo aspetto è diventato assai rilevante per me, poiché ho compreso che il testo sarebbe stato perfetto anche per il mio regista, Daniele Finzi Pasca. Lui si basa tantissimo sulla musicalità. Quando è con un attore diventa un direttore d’orchestra: anche se il significato è cruciale, l’andamento lo è di più. Per lui dominare il tempo è estremamente importante. Perciò, ho maturato la convinzione di aver trovato qualcosa di speciale, non solo per me, ma anche per lui.
Nel dare voce a Tessa, quali parti di Lei ha dovuto proteggere e quali invece ha sentito di dover mettere completamente a nudo?
Nell’affrontare il personaggio, ciò che ho dovuto proteggere o, meglio, ciò che ha richiesto un processo lungo, è stato arrivare alla scena della violenza: mentre leggendo si riesce ad immergersi nel testo, metterla in scena è stato delicato e mi ha richiesto tempo capire come entrare e come uscire da quella sensazione. Ho ricevuto l’aiuto dell’assistente alla regia, Ilaria Cangialosi, che mi ha aiutata a catapultarmi in quella scena, anche memorizzandola insieme, perché è davvero forte. Direi, invece, di essermi messa a nudo per la scena finale. Senza svelare troppo, è il momento in cui bisogna difendersi, trovare la propria voce. In quel frangente ho cercato di essere massimamente trasparente, per far emergere la voglia che tutti abbiamo di farci sentire.
Come attrice e come donna, che tipo di ferite o riflessioni questo spettacolo ha risvegliato in Lei?
Si tratta di un testo estremamente forte e toccante, che ha risvegliato in me delle ferite. In quanto donne, tutte abbiamo avuto momenti in cui ci siamo sentite violate in qualche modo, chi più, chi meno. Purtroppo, sappiamo riconoscere certe dinamiche che non sono belle, non sono giuste. Certe situazioni passate mi sono tornate in mente, nel cuore. Un attore sfrutta in parte queste esperienze per calarsi meglio nella situazione, ma al tempo stesso cerca di dare voce al personaggio. Mi ha fatto ricordare i primi amori da giovanissima: quando all’inizio è un amore un po’ romantico, ma poi ci si accorge che non è esattamente così e subentra un gioco di dominazione. Tocchiamo anche il tema della libertà sessuale, in particolare per le donne, considerata ancora tabù da alcuni. Suzie Miller affronta ogni aspetto, inclusa la libertà di poter fare sesso con un amico senza che ci sia necessariamente una storia d’amore. Tutto questo mi ha portata a pensare, come credo che farà riflettere anche il pubblico in sala.

Suzie Miller ha scritto che “a un certo punto, in qualche modo, qualcosa deve cambiare”. Che cosa si augura che cambi davvero?
Penso che uno dei punti sollevati da Suzie Miller sia che il sistema legale non sia così distante dalla vita normale della società; non si tratta, infatti, di dieci donne bugiarde. Se solo una su dieci riesce a vincere in tribunale, non significa che le altre nove abbiano mentito, ma che esiste una falla nel sistema. Questo cambiamento deve avvenire non solo sul tema della violenza sessuale, ma anche in molte altre situazioni. Per questo motivo, lo spettacolo non è destinato solo alle donne. Tutti sono invitati a questo dibattito e ricordiamoci che esistono altre ingiustizie sociali dove la legge non riflette la realtà. Inoltre, auspico un cambiamento per la nuova generazione di donne, affinché il ‘No‘ e il consenso siano più chiari, e anche affinché gli uomini comprendano come amare in un modo che possa essere più libero e privo di dominazione.
Che cosa vuol dire per un’artista portare in scena storie così attuali, anche alla luce della prima nazionale presso il Teatro Sala Umberto di Roma?
Credo sia davvero speciale: il teatro possiede già una forza intrinseca, ma quando trova un tema così rilevante per la società, crea un legame potentissimo tra il pubblico e gli artisti. Ci si sente, in quel momento, nella vera radice del teatro, a discutere insieme di qualcosa che coinvolge tutti. Dunque, quando il teatro raggiunge questa intensità, è una benedizione, un’esperienza catartica. L’attenzione non è più sull’autore, il regista o l’attrice, ma inizia un vero e proprio dialogo tra gli esseri umani presenti. È esattamente ciò che questa arte si prefigge di fare: mettere in scena temi che dobbiamo affrontare insieme. Per questo, c’è grande attesa per la prima nazionale qui in Italia, dove questo tema è fortemente dibattuto. È un momento emozionante la prima di stasera. Dopo Roma continueremo nel Bel Paese e vedremo come si svilupperà la tournée: siamo davvero contenti di iniziare proprio nella Città Eterna.
Mille grazie per questa testimonianza, Melissa.
Grazie a voi. Un abbraccio a tutti, vi aspettiamo in teatro!

Un sentito grazie a Melissa Vettore per l’intensità con cui dà voce al genere femminile, alle maestranze creative e tecniche dello spettacolo, capace di trasformare il teatro in uno spazio di riflessione collettiva, e all’associazioneDifferenza Donnaper il suo impegno costante nella difesa e nella tutela delle donne.
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