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Gli italiani sono stupidi, Ocse lancia l’allarme

Uno studio che non giova a nostro favore, ma che fa riflettere le istituzioni

4 Min di lettura

L’OCSEha lanciato un vero e proprioallarme. Le competenze cognitive degli adulti italiani rimangono stabili negli ultimi dieci anni, ma continuano aposizionarsi al di sotto della media. Tutto ciò emerge dallaSurvey of Adult Skills, condotta nel 2023 nell’ambito del Programma dell’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico. Questo progetto ha l’obiettivo divalutare internazionalmente le abilità degli adulti(PIAAC).

L’indagine, realizzata in Italia dall’INAPPsuincarico del Ministero del Lavoro, evidenziacriticità nei tre principali domini analizzati:literacy(alfabetizzazione),numeracy(conoscenza numerica) eadaptive problem solving(l’attitudine a risolvere i problemi sul lavoro). Diamo un’occhiata più accurataai dati.

OCSE segnala l’incompetenza di alcuni italiani

Dopo aver scoperto lapreparazione degli studenti del Bel Paese in Matematica, grande cruccio per tanti, è il momento diallargare la prospettiva, prendendo in considerazionealtre capacità, legate comunque all’apprendimento.

Inliteracy, il 35% degli italiani tra 16 e 65 anni, si colloca al livello 1 o inferiore, rispetto al 26% della media OCSE. Questo livello indica la capacità dicomprendere solo testi brevi e organizzati, con difficoltà significative per chi scende al di sotto. La condizione è definitaanalfabetismo funzionale.

Innumeracy, il 35% degli utenti italici raggiunge al massimo il livello 1, con riferimento al 25% del punteggio mediano preso in considerazione. In questo caso, si evidenzianodifficoltà nel compiere semplici operazioni matematiche.

Mentre, nell’adaptive problem solving, il 46% degli adulti si ferma al livello 1, contro un valore intermedio del 29%, dimostrandolimitazioni nella risoluzione di complicazioni non solo familiari.

Per cui, arrivando ai numeri interessanti, su una scala da 0 a 500, il punteggio italiano inliteracyè245, innumeracyè244e231inadaptive problem solving. La media OCSE, invece, è rispettivamente di260,263e251. Questi numeri ci collocano agliultimi posti tra gli Statipartecipanti al sondaggio.

Malgrado questa notizia non proprio rosea, sembra che i giovani tra 16 e 24 anni mostrino deirisultati soddisfacenti. Difatti, le loro performance hanno degliesiti più promettentirispetto alla popolazione adulta più anziana. In alcuni casi, per la gioia dei loro genitori, anchesuperiori ai ragazzi di altri territori.

Il divario tra Nord e Sud

Ritorna sempre, purtroppo, labreccia tra il Nord e il Sud dello Stivale. A tal proposito, il Presidente dell’INAPPNatale Forlani ha dichiarato: “Occorreinvestireper il recupero dei territori del Mezzogiorno“.

Mathias Cormann, Segretario Generale dell’OCSE, ha indicato l’urgenza di “rivalutare in profondità il modo in cui i Paesi sostengono losviluppo delle competenze elementari“. Cormann ha continuato: “In un’epoca in cui tanti posti di lavoro vengono trasformati dalle tecnologie, queste competenze sonopiù importanti che maiper prepararsi al lavoro di domani“.

Le nazioni con i migliori risultati nei tre settori oggetto dello studio sono: Finlandia, Giappone, Norvegia, Paesi Bassi e Svezia. Invece, Cile, Croazia, Corea, Francia, Ungheria, Israele, Italia, Lituania, Polonia e Portogallo hanno ottenuto riuscite inferiori alla media OCSE in tutte le aree di competenza considerate.

Al netto della bella o brutta figura, la ricerca potrebbe rappresentare unachanceper l’Italia di individuare le problematiche delle proprie società e stimolare l’a crescita interventi mirati per migliorare il proprio capitale umano e stimolare l’interesse alla cultura nelle generazioni del futuro.

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