- Muestra de Cine Mexicano en Roma, Otoño 2025: un viaggio tra memoria, identità e sogni condivisi
- Muestra de Cine Mexicano en Roma 2025, Cecilia Romo Pelayo: “Il vero limite non è nel budget, ma nella nostra mente…”
- Muestra de Cine Mexicano en Roma, Otoño 2025: un viaje entre memoria, identidad y sueños compartidos
- Muestra de Cine Mexicano en Roma 2025, Cecilia Romo Pelayo: “El verdadero límite no está en el presupuesto, sino en nuestra mente…”
Da venerdì 7 a domenica 9 novembre 2025, la Casa del Cinema si è trasformata in una finestra aperta sul Messico. Tra profumi d’autunno e immagini che raccontano vita, dolore e speranza, è tornata la Muestra de Cine Mexicano en Roma, giunta alla sua sesta edizione. Un appuntamento gratuito e libero, ma soprattutto necessario: un ponte tra culture, un respiro di luce che unisce due Paesi attraverso la potenza universale della Settima Arte.
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A idearla e dirigerla con passione Cecilia Romo Pelayo, anima e visione di un progetto che da anni fa dialogare la Capitale italiana e tutta la República Mexicana attraverso storie antiche e nuove voci, passato e futuro. Questa volta ha scelto di celebrare i primi passi di tre giganti del cinema messicano contemporaneo – Alejandro González Iñárritu, Alfonso Cuarón e Guillermo del Toro – con le proiezioni di Amores Perros, Sólo con tu pareja (Uno per tutte) e Cronos, tre opere che hanno riscritto il linguaggio delle emozioni sul grande schermo.
Muestra de Cine Mexicano en Roma, Otoño 2025: un viaggio tra memoria, identità e sogni condivisi
Sedici film in lingua originale con sottotitoli in italiano hanno accompagnato il pubblico in un viaggio che attraversa la complessità del Messico contemporaneo: le sue ferite e la sua bellezza, la sua rabbia e la sua poesia. Dalla potenza visiva di Sujo di Astrid Rondero e Fernanda Valadez alla delicatezza struggente di Tempestad di Tatiana Huezo, fino all’intensa pellicola Lo que dice el corazón di René Bueno. Quest’ultima è la prima opera messicana interpretata da un bambino nello spettro autistico e ha come protagonista e produttrice Lorena E. González, ospite d’onore di questa edizione.
La rassegna si è aperta con un omaggio alla creatività femminile grazie al cortometraggio Humo di Rita Basulto e si è chiusa con la forza di Amores Perros, il capolavoro di Iñárritu che più di 20 anni fa ha insegnato al mondo a guardare il caos della vita con pietà e potenza. Non solo spettacolo, ma anche dialogo, inclusione e riflessione: grazie alla collaborazione con istituzioni come l’Ambasciata del Messico in Italia, l’AMACC, il Festival Shorts México e il FICUNAM.

A sostenere questa iniziativa anche Farmacias Similares, che assegna il Premio del Pubblico Víctor González – Dr. Simi, la Muestra si conferma un luogo dove la cultura incontra la responsabilità sociale. Farmacias Similares, fondata da Víctor González Torres con l’obiettivo di rendere accessibile la salute a milioni di persone, rappresenta in questo contesto un simbolo potente: unire solidarietà e arte, cura del corpo e nutrimento dell’anima.
Prodotta da Ars Luminaria, associazione culturale senza scopo di lucro presieduta da Cecilia Romo Pelayo, e sostenuta dall’Assessorato alla Cultura di Roma, dall’Ambasciata del Messico, dalla IILA, dall’ANAC e da PROCINE CDMX, la Muestra de Cine Mexicano en Roma è molto più di un festival. È un atto d’amore, un invito a conoscere l’altro, a lasciarsi cambiare dallo sguardo dei suoi protagonisti, a ricordare che ogni immagine può aprire un varco di umanità.

Muestra de Cine Mexicano en Roma 2025, Cecilia Romo Pelayo: “Il vero limite non è nel budget, ma nella nostra mente…”
Tra immagini che sanno di luce e memoria, la Muestra de Cine Mexicano en Roma ha riempito di emozioni la Casa del Cinema. In occasione della VI edizione, Il Difforme ha incontrato in esclusiva Cecilia Romo Pelayo per ripercorrere la genesi di un sogno: portare il Messico a Roma e il cinema al cuore delle persone, dove ogni storia diventa un grido di passione e resilienza.

Cecilia, quando ha pensato per la prima volta: “Voglio portare il cinema messicano a Roma”, che cosa c’era dentro di Lei in quel momento? Quale sogno, quale paura e quale speranza?
Grazie infinite per questa bellissima domanda, che per me ha un significato profondo. Il mio primo pensiero va ai meravigliosi momenti che ho trascorso al cinema fin da bambina, quando mio padre mi portava nella sala vicino casa. Quei ricordi hanno plasmato la cinefila che sono oggi. Questa iniziativa nasce proprio dal cuore e dallo sguardo di una profonda appassionata. Ho subito riconosciuto la grande potenza del cinema messicano, notando al contempo che in Italia non esisteva uno spazio dedicato interamente ad esso. Ho pensato che creare un punto di riferimento esclusivo per questa cinematografia sarebbe stato un progetto straordinario. Certo, ho avuto timore su come allineare tutti gli aspetti e su come far partire l’iniziativa, ma fin dall’inizio ho avuto chiaro che doveva essere a ingresso gratuito e accessibile a tutti. Credo fermamente nel valore di un momento di relax e condivisione con amici, famiglia o partner, e che cultura, arte e cinematografia debbano andare di pari passo. Offrire questo spazio a Roma, una delle città con l’offerta culturale più importante al mondo, è stata una grande sfida e la mia maggiore preoccupazione era essere all’altezza di un’agenda così prestigiosa. Stiamo lavorando sodo e sono felice di vedere che ogni anno il pubblico attende questo appuntamento con gioia.
È stata una bella sfida che Lei ha vinto, dato che la Muestra è arrivata alla sua VI edizione. Complimenti!
Grazie mille!
La Muestra non è solo una rassegna di film, ma un ponte culturale. Qual è stato un momento, durante le scorse edizioni, che L’ha profondamente toccata e che ancora ricorda come se lo stesse vivendo ora?
Ho vissuto momenti speciali nelle scorse edizioni che porto ancora nel cuore. Ad esempio, due edizioni fa, quando abbiamo proiettato La Montaña di Diego Osorno, un documentario che affronta il tema dell’Esercito Zapatista nel Chiapas, abbiamo visto arrivare in sala dei ragazzi che rappresentano l’Esercito Zapatista in Italia. Quell’episodio mi ha profondamente toccato perché ha dimostrato il potere della cinematografia: smuovere le coscienze e le volontà delle persone. Ricordo anche un signore che si è presentato in sala specificando: “Ho preso il treno apposta perché ho visto che nel programma c’era un film restaurato dalla Filmoteca dell’UNAM”. L’uomo conosceva tutti i dettagli: mi sono sentita così lusingata e commossa dalla sua dedizione. Un altro ricordo emozionante riguarda la presenza de El Taller del Chucho, lo studio di animazione più importante dell’America Latina, che ha partecipato alla produzione di Pinocchio di Guillermo del Toro e gli spettatori sono rimasti estasiati nel vedere la magnificenza di quei capolavori. Considerando che il pubblico è il critico più saggio, quest’anno la Muestra ha voluto istituire un premio speciale: il Premio Víctor González – Dr. Simi per il film preferito dai fruitori, andato ad Amores Perros. Víctor González è un filantropo messicano più volte candidato al Premio Nobel per la Pace.
Molte opere raccontano storie di identità, memoria, migrazione, violenza, riscatto. Nel selezionarle, in che modo si sente coinvolta non solo come curatrice, ma anche come persona?
Per me, anzitutto come essere umano, è una profonda opportunità di apportare qualcosa di positivo in questo mondo. La Muestra funge da spazio cruciale per prendere coscienza delle sfide sociali e umanitarie più delicate. Come direttrice del progetto, mi sento profondamente coinvolta emotivamente. Penso a film preziosi come Lo que dice el corazón di René Bueno, prodotto dalla nostra ospite d’onore di questa edizione: l’attrice Lorena E. González. La pellicola racconta la storia di un bambino autistico, un attore brillante e realmente nello spettro, che regala la prima rappresentazione autentica di questa condizione nel cinema messicano. Il lungometraggio è un messaggio potente di amore e speranza, affrontando anche temi difficili come la tratta di persone. Ciò che comunica è chiaro: dobbiamo credere nell’empatia e nell’amore tra gli esseri umani, e non concentrarci unicamente sugli aspetti negativi, perché c’è sempre una possibilità. Un altro esempio toccante è il cortometraggio Guardianes di Julián Stubbs Generali, che narra le storie di coloro che custodiscono e difendono i luoghi ecologicamente più a rischio in Messico. Queste persone rischiano la propria vita per proteggere la natura. Purtroppo, una realtà simile si verifica in molte parti del mondo, ma la loro convinzione e la loro lotta per un pianeta più pulito superano la paura.
Perché ha scelto Lorena E. González come ospite d’onore?
Abbiamo scelto lei perché la tematica dell’autismo è per noi di fondamentale importanza. Il suo lavoro ci spinge a una maggiore consapevolezza sulla realtà dei bambini e degli adulti nello spettro. Avere lei come ambasciatrice di questa causa è una bellissima opportunità per noi. Poter ospitare a Roma, in anteprima, il suo magnifico film è un privilegio che valorizza il nostro programma.
Poco fa ha menzionato il Premio del Pubblico Víctor González – Dr. Simi, reso possibile grazie al sostegno di Farmacias Similares. Qual è per Lei il valore simbolico di avere un partner che, nel suo Paese d’origine, è così impegnato nell’accesso alla salute e al benessere?
È anzitutto un grandissimo privilegio ricevere il sostegno di una fondazione che si dedica al bene a 360 gradi: dalla salute al supporto alimentare, dall’aiuto ai bambini malati alla realizzazione di progetti di alto livello, dagli Stati Uniti al Sud America. Sapere che la nostra iniziativa è ritenuta degna di questo sostegno mi commuove profondamente e mi infonde la convinzione che non dobbiamo mai mollare. Non è stato facile arrivare alla sesta edizione, affrontando anche la pandemia. Lottare per un progetto che per alcuni può sembrare insignificante, ma che per molti altri ha un enorme valore, è una sfida. Il Premio Víctor González – Dr. Simi è intitolato a un uomo che è un vero esempio di bontà: per me è un grandissimo onore!

Ogni festival affronta diverse sfide: budget, visibilità, pubblico, lingua, differenze culturali e, come diceva Lei, in questo caso, la pandemia. Guardando avanti, che cosa si augura che cambi o che rimanga sempre uguale della Muestra?
Per quanto riguarda il futuro della Muestra, desideriamo che alcune cose restino fondamentali. Anzitutto, vogliamo che continui a essere uno spazio libero per esprimere e riflettere su ciò che accade in Messico attraverso lo sguardo di ogni regista. Vogliamo mantenere questo luogo di libertà di espressione per affrontare le diverse tematiche, rispettando ogni punto di vista. È essenziale per noi rimanere un’iniziativa a ingresso gratuito per tutto il pubblico. Infine, naturalmente, vogliamo che il nostro Premio del Pubblico per il film preferito diventi un appuntamento fisso.
Se dovesse rivolgere una parola a un ragazzo o a una ragazza che per la prima volta viene a una proiezione della Muestra e non sa nulla del cinema messicano, che cosa vorrebbe che provasse, sentisse, pensasse e che si portasse a casa?
Vorrei che comprendesse che in Messico il cinema viene fatto con il cuore e l’anima. Spesso, registi e cineasti lavorano senza infrastrutture gigantesche o budget illimitati, ma la passione, la fede nel progetto e l’arte che portano in testa e nel cuore li spingono a lottare. È commovente vedere come, anche con poche risorse, possano nascere progetti meravigliosi. Quello che vorrei che si portasse a casa è questa convinzione: il vero limite non è nel budget, ma nella nostra mente.
All’inizio di questa intervista, Lei ha rivelato che ha iniziato questo percorso da cinefila, ricordando quando da bambina Suo padre la portava in sala. Oggi, quale messaggio sussurra la piccola Cecilia all’adulta che ha realizzato questo sogno?
La cinefila che è in me dice di non mollare mai e di continuare a credere in questo progetto, guardando ai risultati ottenuti, che sono la prova che la speranza non tradisce. Mi emoziona pensare a figure come Bertha Navarro, una delle più importanti produttrici del cinema iberoamericano, che è stata con noi l’anno scorso. O ricevere un messaggio da Alejandro González Iñárritu, che con grande umiltà e brillantezza mi ha ringraziato per l’invito e per l’amore che mettiamo nel progetto. Sentire la sua gratitudine mi rende immensamente felice. O, ancora, il sostegno di Alfonso Cuarón, che mi ha comunicato che potevo portare a Roma la sua opera prima. La piccola Cecilia mi sussurrerebbe che devo continuare a creare questi momenti di gioia per le persone, istanti che non si pagano con nulla e che hanno un valore inestimabile. Tutto lo sforzo che faccio come direttrice del festival è ripagato da questa pura gioia.
Grazie, Cecilia.
Grazie a Lei!

Un sentito ringraziamento a Cecilia Romo Pelayo per la sua gentilezza, la sua profondità e per aver condiviso la magia e la passione che animano la Muestra de Cine Mexicano en Roma.
Muestra de Cine Mexicano en Roma 2025: Cecilia Romo Pelayo, el alma que une dos mundos a través del Cine – ENTREVISTA EXCLUSIVA


Desde el viernes 7 hasta el domingo 9 de noviembre de 2025, la Casa del Cinema de Roma se transformó en una ventana abierta hacia México. Entre los aromas del otoño y las imágenes que narran vida, dolor y esperanza, regresó la Muestra de Cine Mexicano en Roma, en su sexta edición. Un encuentro gratuito y libre, pero sobre todo necesario: un puente entre culturas, una respiración de luz que une dos países a través del poder universal del Séptimo Arte.
En el corazón de esta aventura se encuentra Cecilia Romo Pelayo, alma y visión de un proyecto que desde hace años conecta la capital italiana con toda la República Mexicana, entre historias antiguas y nuevas voces, entre pasado y futuro. En esta ocasión decidió celebrar los primeros pasos de tres gigantes del cine contemporáneo – Alejandro González Iñárritu, Alfonso Cuarón y Guillermo del Toro – con la proyección de Amores Perros, Sólo con tu pareja y Cronos, tres obras que reescribieron el lenguaje de las emociones en la gran pantalla.
Muestra de Cine Mexicano en Roma, Otoño 2025: un viaje entre memoria, identidad y sueños compartidos
Dieciséis películas en versión original con subtítulos en italiano acompañaron al público en un recorrido por la complejidad del México contemporáneo: sus heridas y su belleza, su rabia y su poesía. Desde la fuerza visual de Sujo de Astrid Rondero y Fernanda Valadez hasta la delicadeza de Tempestad de Tatiana Huezo, pasando por la intensa Lo que dice el corazón de René Bueno – la primera obra audiovisual mexicana protagonizada por un niño dentro del espectro autista – con Lorena E. González como actriz y productora invitada de honor.
La reseña se inauguró con un homenaje a la creatividad femenina gracias al cortometraje Humo de Rita Basulto y se cerró con la potencia de Amores Perros, el clásico de Iñárritu que hace más de 20 años enseñó al mundo a mirar el caos de la vida con piedad y fuerza. No solo espectáculo, sino diálogo, inclusión y reflexión: gracias a la colaboración con instituciones como la Embajada de México en Italia, AMACC, el Festival Shorts México y FICUNAM.

Farmacias Similares también apoya esta iniciativa, al otorgar el Premio del Público Víctor González – Dr. Simi. De esta manera, la Muestra se confirma como un espacio donde la cultura y la responsabilidad social se dan la mano. Farmacias Similares, fundada por Víctor González Torres con el objetivo de hacer accesible la salud a millones de personas, representa en este contexto un símbolo poderoso: el de unir solidaridad y arte, cura del cuerpo y sustento del alma.
Producida por Ars Luminaria, asociación cultural sin ánimo de lucro presidida por Cecilia Romo Pelayo, y con el patrocinio de la Asesoría de Cultura de Roma, la Embajada de México, IILA, ANAC y PROCINE CDMX, la Muestra de Cine Mexicano en Roma es mucho más que un festival. Es un acto de amor, una invitación a conocer al otro, a dejarse transformar por la mirada de sus protagonistas, a recordar que cada imagen puede abrir un camino hacia la humanidad.

Muestra de Cine Mexicano en Roma 2025, Cecilia Romo Pelayo: “El verdadero límite no está en el presupuesto, sino en nuestra mente…”
Entre imágenes que huelen a luz y memoria, la Muestra de Cine Mexicano en Roma llenó de emociones la Casa del Cinema. Con motivo de su sexta edición, Il Difforme conversó en exclusiva con Cecilia Romo Pelayo, creadora y directora del festival, para revivir el nacimiento de un sueño: llevar México a Roma y el cine al corazón de las personas, donde cada historia se convierte en un grito de pasión y resiliencia.

Cecilia, cuando pensó por primera vez: “Quiero llevar el cine mexicano a Roma”, ¿qué había dentro de usted en ese momento? Qué sueño, qué miedo y qué esperanza?
Muchísimas gracias por esta pregunta tan bonita, que tiene para mí un significado profundo. Mi primer pensamiento se dirige a los maravillosos momentos que pasé en el cine cerca de mi casa con mi padre cuando era niña. Esos recuerdos moldearon a la cinéfila que soy hoy. Esta iniciativa nace del corazón y de la mirada de una apasionada del cine. Reconocí de inmediato el enorme poder del cine mexicano, y noté al mismo tiempo que en Italia no existía un espacio dedicado enteramente a él. Pensé que crear un punto de referencia exclusivo para esta cinematografía sería un proyecto extraordinario. Por supuesto, tuve miedo de cómo alinear todos los aspectos y de cómo hacer que el proyecto despegara, pero desde el principio tuve claro que debía ser de entrada libre y accesible para todos. Creo firmemente en el valor de un momento de relajación y convivencia con amigos, familia o pareja, y que la cultura, el arte y el cine deben ir de la mano. Ofrecer este espacio en Roma, una de las ciudades con la oferta cultural más importante del mundo, fue un gran desafío, y mi mayor preocupación era estar a la altura de una agenda tan prestigiosa. Trabajamos muy duro y me alegra ver que cada año el público espera este encuentro con entusiasmo.
Fue un desafío que usted ganó, dado que la Muestra llegó a su sexta edición. ¡Felicitaciones!
¡Muchas gracias!
La Muestra no es solo una reseña de películas, sino un puente cultural. Durante las ediciones pasadas, ¿hubo un momento que la haya conmovido profundamente y que aún recuerde como si lo estuviera viviendo ahora?
Viví momentos especiales en las ediciones pasadas que aún llevo en el corazón. Por ejemplo, hace dos ediciones, cuando proyectamos La Montaña de Diego Osorno, un documental que aborda el tema del Ejército Zapatista en Chiapas, vimos llegar a la sala a jóvenes que representaban al Ejército Zapatista en Italia. Ese episodio me conmovió profundamente porque demostró el poder del cine: mover conciencias y voluntades. Recuerdo también a un señor que se presentó diciendo: “Tomé el tren solo porque vi que el programa incluía una película restaurada por la Filmoteca de la UNAM”. Conocía todos los detalles; me sentí tan halagada y emocionada por su dedicación. Otro recuerdo muy emotivo fue la presencia de El Taller del Chucho, el estudio de animación más importante de América Latina, que participó en la producción de Pinocho de Guillermo del Toro. Los espectadores quedaron maravillados al ver la magnificencia de esta obra. Considerando que el público es el crítico más sabio, este año la Muestra ha querido instituir un premio especial: el Premio Víctor González – Dr. Simi para la película preferida por los espectadores. La obra ganadora fue Amores Perros. Víctor González es un filántropo mexicano varias veces nominado al Premio Nobel de la Paz.
Muchas obras cuentan historias de identidad, memoria, migración, violencia, redención. Al seleccionarlas, ¿cómo se siente involucrada, no solo como curadora, sino también como persona?
Para mí, ante todo como ser humano, es una profunda oportunidad de aportar algo positivo a este mundo. La Muestra sirve como un espacio crucial para tomar conciencia de los retos sociales y humanitarios más delicados. Como directora del proyecto, me siento profundamente involucrada emocionalmente. Pienso en películas valiosas como Lo que dice el corazón de René Bueno, producida por nuestra invitada de honor de esta edición: la actriz Lorena E. González. El filme cuenta la historia de un niño autista, un actor brillante y realmente dentro del espectro, que ofrece la primera representación auténtica de esta condición en el cine mexicano. El largometraje es un mensaje poderoso de amor y esperanza, que aborda también temas difíciles como la trata de personas. Lo que comunica está claro: debemos creer en la empatía y en el amor entre los seres humanos, y no centrarnos únicamente en lo negativo, porque siempre hay una posibilidad. Otro ejemplo conmovedor es el cortometraje Guardianes de Julián Stubbs Generali, que narra las historias de quienes custodian y protegen los lugares ecológicamente más en riesgo de México. Estas personas arriesgan su vida para defender la naturaleza. Lamentablemente, algo similar ocurre en muchas partes del mundo, pero su convicción y su lucha por un planeta más limpio superan el miedo.
¿Por qué eligió a Lorena E. González como invitada de honor?
La elegimos porque la temática del autismo es fundamental para nosotros. Su trabajo nos impulsa a una mayor conciencia sobre la realidad de los niños y adultos dentro del espectro. Tenerla como embajadora de esta causa es una hermosa oportunidad para nosotros. Poder presentar en Roma, en preestreno, su magnífica película es un privilegio que enriquece nuestro programa.
Hace un momento ha mencionado el Premio del Público Víctor González – Dr. Simi, posible gracias al apoyo de Farmacias Similares. ¿Qué valor simbólico tiene para usted contar con un partner que, en su país de origen, está tan comprometido con el acceso a la salud y al bienestar?
Es un gran privilegio recibir el soporte de una fundación que se dedica al bien en todos los sentidos: abarcando desde la salud hasta el apoyo alimentario, desde la ayuda a los niños enfermos hasta la realización de proyectos de alto nivel, desde Estados Unidos hasta Sudamérica. Saber que nuestra iniciativa es considerada digna de este respaldo me conmueve profundamente y me infunde la convicción de que jamás debemos rendirnos. No ha sido fácil llegar a la sexta edición, enfrentando también la pandemia. Luchar por un proyecto que para algunos puede parecer insignificante, pero que para muchos tiene un enorme valor, es un verdadero reto. El Premio Víctor González – Dr. Simi está dedicado a un hombre que es un verdadero ejemplo de bondad: ¡para mí es un honor inmenso!

Todo festival enfrenta desafíos: presupuesto, visibilidad, público, idioma, diferencias culturales y, como usted decía, también la pandemia. Mirando hacia adelante, ¿qué desea que cambie o que permanezca igual en la Muestra?
Por lo que se refiere al futuro de la Muestra, deseamos que ciertas cosas permanezcan fundamentales. Ante todo, queremos que siga siendo un espacio libre para expresar y reflexionar sobre lo que ocurre en México a través de la mirada de cada cineasta. Queremos mantener este lugar de libertad de expresión para abordar las distintas temáticas, respetando todos los puntos de vista. Es esencial para nosotros seguir siendo una iniciativa de entrada gratuita para todo el público. Y, por supuesto, queremos que nuestro Premio del Público se consolide como una cita fija del festival.
Si pudiera dirigirle algunas palabras a un chico o una chica que asiste por primera vez a una proyección de la Muestra y no sabe nada del cine mexicano, ¿qué le gustaría que sintiera, pensara y se llevara consigo?
Me gustaría que entendiera que en México el cine se hace con el corazón y el alma. A menudo, los directores y cineastas trabajan sin grandes infraestructuras o presupuestos ilimitados, pero la pasión, la fe en el proyecto y el arte que llevan en la mente y en el corazón son lo que les impulsa a luchar. Es conmovedor ver cómo, incluso con pocos recursos, pueden nacer proyectos maravillosos. Lo que quiero que se lleve a casa es esta convicción: el verdadero límite no está en el presupuesto, sino en nuestra mente.
Al principio de esta entrevista, usted ha contado que comenzó este camino como cinéfila, recordando cuando su padre la llevaba al cine durante su niñez. Hoy, ¿qué mensaje le susurra la pequeña Cecilia a la mujer que ha hecho realidad ese sueño?
La cinéfila que hay en mí me dice que no debo rendirme nunca y que debo seguir creyendo en este proyecto, al mirar los resultados obtenidos, que son la prueba de que la esperanza no traiciona. Me emociona pensar en figuras como Bertha Navarro, una de las productoras más importantes del cine iberoamericano, que estuvo con nosotros el año pasado. O recibir un mensaje de Alejandro González Iñárritu, que con gran humildad y brillantez me agradeció por la invitación y por el amor que ponemos en el proyecto. Sentir su gratitud me hace inmensamente feliz. O recordar el apoyo de Alfonso Cuarón, que me comunicó que podía traer a Roma su ópera prima. La pequeña Cecilia me susurraría que debo seguir creando estos momentos de alegría para la gente, instantes que no se pagan con nada y que tienen un valor incalculable. Todo el esfuerzo que hago como directora del festival se ve recompensado por esa pura felicidad.
Gracias, Cecilia.
¡Gracias a usted!

Un profundo agradecimiento a Cecilia Romo Pelayo por su amabilidad, su visión y su pasión por tender puentes entre Italia y México a través del poder del cine.
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