James D. Watson, il biologo statunitense che insieme a Francis Crick scoprì la struttura a doppia elica del DNA, è morto giovedì a East Northport, nello Stato di New York. Aveva 97 anni. Il decesso, avvenuto in un hospice dopo il trasferimento dall’ospedale dove era stato ricoverato per un’infezione, è stato confermato dal figlio Duncan.
Il genio del DNA
Watson entrò nella storia della scienza nel 1953, quando con Crick propose il modello a doppia elica del DNA, il “manuale d’istruzioni” della vita. Una scoperta che, come osservano i suoi colleghi, “ha cambiato per sempre la biologia” e che nel 1962 valse ai due, insieme a Maurice Wilkins, il premio Nobel per la Medicina.
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Il giovane ricercatore di Chicago, allora venticinquenne, lavorava al laboratorio Cavendish di Cambridge, in Inghilterra. Grazie anche ai dati di diffrazione a raggi X ottenuti al King’s College da Rosalind Franklin, costruì con Crick un modello che spiegava come il materiale genetico si replica da una generazione all’altra. La pubblicazione su Nature fu breve ma rivoluzionaria: aprì la strada alla genetica moderna, alla biotecnologia e, decenni dopo, alla manipolazione genetica.
Franklin, morta nel 1958, non poté ricevere il Nobel. Oggi è riconosciuta come una delle protagoniste di quella scoperta.
Dal laboratorio di Harvard al Cold Spring Harbor
Dopo un periodo come docente ad Harvard, nel 1968 Watson assunse la direzione del Cold Spring Harbor Laboratory, un piccolo istituto di Long Island con un passato controverso legato all’eugenetica. In pochi anni lo trasformò in uno dei principali centri mondiali di biologia molecolare, ampliando la ricerca e i programmi di formazione. Rimase a capo del laboratorio fino al 1993, poi come cancelliere onorario.
Nel 1968 pubblicò The Double Helix (La doppia elica), un racconto irriverente e appassionato della scoperta del DNA, subito diventato un classico della divulgazione scientifica. Da autore di manuali e insegnante, Watson contribuì a formare generazioni di biologi in tutto il mondo.
Le polemiche e la caduta
La fama di Watson fu però offuscata dalle sue dichiarazioni pubbliche. Nel 2007, durante la promozione del libro Avoid Boring People, disse al Sunday Times di essere “pessimista” sulle prospettive dell’Africa, mettendo in dubbio l’uguaglianza di intelligenza tra gruppi umani. Le parole provocarono indignazione mondiale e imbarazzo nel laboratorio che aveva diretto, tanto da spingerlo alle dimissioni.
“Mi scuso senza riserve”, dichiarò allora, ma la frattura con la comunità scientifica non si ricompose. Nel 2018, dopo aver ribadito concetti simili in un documentario, il Cold Spring Harbor gli revocò tutti i titoli onorari.
Nel corso degli anni Watson aveva espresso anche opinioni sessiste e omofobe, confermando la sua fama di genio brillante ma provocatore. “Jim ha fatto commenti molto sciocchi nella sua vita”, ammise Stillman. “Forse quelli furono i peggiori”.
Watson lascia un’eredità scientifica immensa: la scoperta della struttura del DNA, la spinta decisiva alla genomica e una lunga carriera di divulgatore e formatore. Ma lascia anche l’ombra di dichiarazioni che hanno incrinato la sua immagine pubblica.
Resta il paradosso di un uomo che spiegò come si replica la vita, ma non seppe sempre misurare le parole con cui raccontava il mondo.
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