Chi l’ha detto che sul red carpet gli uomini debbano limitarsi a fare da accompagnatori? Sul tappeto rosso di Venezia 83 per tre sere abbiamo guardato abiti, strascichi, gioielli, centimetri di pelle e Haute Couture. Alla quarta, finalmente, il Lido si ricorda della presenza maschile. E lo fa nel momento giusto perché arrivano Louis Garrel, Nanni Moretti, Robert Pattinson e Liam e Noel Gallagher: cinque uomini, cinque modi molto diversi di intendere l’eleganza e, soprattutto, la prova che il completo non deve necessariamente essere la parte più noiosa di una première.
Nel frattempo le donne fanno quasi il percorso opposto: prendono in prestito cravatte, giacche e costruzioni sartoriali, giocando con volumi e proporzioni. Il risultato? Un red carpet meno prevedibile, dove maschile e femminile iniziano finalmente a mescolarsi.
A dimostrare quanto uno stesso codice possa prestarsi a interpretazioni diverse ci pensano subito Louis Garrel e Nanni Moretti, arrivati al Lido per Succederà questa notte. Fianco a fianco davanti ai fotografi, raccontano due idee diverse di eleganza.
Garrel sceglie Dior e porta il doppiopetto con quella nonchalance che sembra appartenergli più che essere studiata per l’occasione. Camicia grigia, colletto aperto e niente cravatta: il rigore del completo si allenta e lo charm diventa contepontaneo. Non c’è bisogno di strafare.
Nanni Moretti, invece, percorre la strada opposta e si affida a Giorgio Armani. Giacca scura, camicia bianca e cravatta: qui i codici dell’eleganza maschile vengono rispettati fino in fondo. Più classico, più rigoroso, inevitabilmente più Moretti.
Poi arriva Robert Pattinson e il classico nero da première può aspettare. L’attore sceglie Dior by Jonathan Anderson e porta sul tappeto rosso un completo dalle tonalità chiare, giocando con volumi e proporzioni meno convenzionali. È forse il look maschile che racconta meglio l’andamento della serata. Per rendere interessante un completo non serve necessariamente stravolgerlo: cambiano il fit, i rapporti tra i volumi e soprattutto il colore, e quella che rischiava di essere l’ennesima uniforme da red carpet acquista immediatamente un’altra personalità.

Poi ci sono Liam e Noel Gallagher. Qui, però, più che chiedersi cosa indossino, viene quasi spontaneo chiedersi se qualcuno si aspettasse davvero qualcosa di diverso. Gli Oasis arrivano a Venezia senza alcuna intenzione di vestirsi “da Venezia”. Niente trasformazioni da red carpet, nessuna concessione alla grande soirée: nero, attitude e quell’estetica britannica che li rende riconoscibili prima ancora di guardarli.

E mentre gli uomini reinterpretano il proprio guardaroba, Kasia Smutniak entra direttamente dentro quei codici. In Giorgio Armani sceglie il bianco e nero e trasforma la cravatta nel punto focale del look. Insomma in una serata di confine sottile tra guardaroba maschile e femminile, Kasia è forse quella che lo racconta meglio, insieme a Romana Maggiora Vergano. La compagna di Andrea Lattanzi opta anche lei per un cravatta.
Le proporzioni cambiano anche nelle lunghezze. Suki Waterhouse abbandona il lungo da première e sceglie Saint Laurent: giacca e minigonna in pizzo verde acqua, collant velati e décolleté a contrasto. Fresca, diversa e soprattutto lontana dall’idea tradizionale di abito da sera.

All’estremo opposto c’è Phoebe Bridgers, che con McQueen torna ai grandi volumi e alle trasparenze, tra pizzo, lingerie a vista e una costruzione quasi principesca. Una principessa, ma decisamente gotica. Poi Emilia Schüle, in Dior, porta le proporzioni direttamente sulla superficie dell’abito: frange, riccioli e materia costruiscono un volume che sembra quasi muoversi insieme a lei.
In una serata che gioca a cambiare le misure c’è anche chi sceglie di sottrarre. Jasmine Trinca, protagonista di Succederà questa notte, si affida a Prada e al bianco: lungo abito dalla linea pulita, scollo all’americana, spalle scoperte e una sottile linea di cristalli a illuminare la silhouette. Dopo volumi, pizzi e sovrapposizioni, quasi una pausa visiva. Essenziale, rigorosa, senza bisogno di effetti speciali. Peccato soltanto per le zeppe che fanno capolino dall’orlo e spezzano un po’ l’armonia dell’insieme.

Continua invece a sperimentare Greta Scarano, che per la quarta serata resta fedele al nero ma cambia costruzione. Questa volta sovrappone un abito midi ai pantaloni e completa il look con importanti gioielli dorati. Forse una delle sue scelte più interessanti viste finora al Lido: non necessariamente la più bella, ma finalmente una silhouette che prova a fare qualcosa di diverso.
E se Kasia Smutniak aveva rubato agli uomini la cravatta, Barbara Ronchi prende direttamente il completo. Tailleur scuro dal fit leggermente oversize e una camelia gioiello appuntata sul blazer: pochi elementi, nessuna concessione al classico abito da sera. Un’altra conferma di quanto, questa volta, il confine tra guardaroba maschile e femminile sia diventato quasi superfluo.
Sul tappeto rosso arrivano insiemeBenedetta Porcaroli e Riccardo Scamarcio. Lei sceglie un custom Prada, lui il completo scuro, portato però senza cravatta né papillon. Due look che non hanno bisogno di competere tra loro e che, messi uno accanto all’altro, funzionano forse ancora meglio. Porcaroli resta fedele a un’eleganza essenziale e contemporanea, mentre Scamarcio fa quello che molti uomini sembrano aver deciso di fare in questa quarta serata: alleggerire la formalità. Ancora una volta il completo c’è, ma perde qualche regola per acquistare personalità.

Ma in tutto questo cambiamento ci pensa Faye Dunaway a riportare in scena il grande classico del red carpet. A 85 anni l’attrice arriva al Lido in lungo nero, con ampie maniche a cappa che sfiorano il pavimento e danno movimento all’abito. Un look importante e decisamente scenografico, che non ha bisogno di seguire le tendenze viste nel corso della serata. D’altronde, quando a sfilare è una diva come lei, anche il più classico degli abiti neri acquista tutto un altro peso.

Insomma tra completi portati in modi diversi, cravatte che passano dal guardaroba maschile a quello femminile, mini e grandi volumi, il quarto red carpet cambia un po’ le carte in tavola. Questa volta non c’è una tendenza a dominare davvero, perchè a funzionare sono soprattutto le diverse interpretazioni.
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