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Venezia 83: eleganti sì, sorprendenti no

Dopo nove serate a caccia del dettaglio capace di cambiare le regole, la decima sceglie di non rischiare per niente. A sfilare grandi nomi in completi sartoriali e abiti dalle linee essenziali: da Russell Crowe a Pierfrancesco Favino, passando per Adriano Giannini e Carole Bouquet....ma manca sempre l’effetto sorpresa

7 Min di lettura

Semplicità, rigore, poco colore. Non giriamoci troppo intorno: il decimo red carpet di Venezia 83 è un po’ noioso. Se guardiamo ai tappeti rossi precedenti, un tema c’è sempre stato, così come qualche guizzo capace di rompere gli schemi. Ieri, invece, attori, registi e protagonisti del mondo del cinema sembrano essersi messi d’accordo in fatto di sobrietà. Ed è così che la parola d’ordine diventa serietà. Nessun abito merita una menzione speciale perchè a saltare all’occhio non è nessun look in particolare.

Nero, blu notte, linee pulite, completi sartoriali e silhouette senza eccessi. Una moda quasi trattenuta, composta, che sembra aver abbandonato per una sera la voglia di stupire. E forse, arrivati alla decima giornata della Mostra, ci può anche stare. Dopo piume, trasparenze, colori accesi, Haute Couture, completi destrutturati e qualche provocazione, il tappeto rosso frena un po’. Non cerca più necessariamente il colpo di scena. Torna alle fondamenta dell’eleganza: un bell’abito, una buona costruzione e poco altro.

Lo dimostra Pierfrancesco Favino, che per l’arrivo del cast di Dio Ride, film di chiusura di Giovanni Veronesi, sceglie un completo monocromatico dal taglio leggermente over, con blazer doppiopetto. Sartoriale, formale, perfettamente nel suo stile. Bello? Sì. Sorprendente? Decisamente no.

Più interessante Maurizio Lombardi, che all’interno dello stesso cast prova almeno a spezzare il rigore della serata con un completo Zegna a pois dal sapore quasi pigiama. Francesco Gheghi rimane invece nel territorio della sobrietà con Armani e camicia dal colletto alla coreana, mentre Silvio Orlando sceglie il nero.

E il rigore continua anche sul fronte femminile. Alma Noce porta sul tappeto rosso un lungo nero Louis Vuitton, essenziale ma contemporaneo, con un top effetto bolero che lascia scoperta una porzione di addome. È probabilmente uno degli esempi più riusciti di quella semplicità che attraversa la serata: non ha bisogno di sovrastrutture per funzionare.

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Foto Getty Image (Sky)

Poi arriva il blu. Barbara Ronchi lo sceglie per un abito da sera con maniche e corpetto ricamati, accompagnato da onde morbide; Federica Luna Vincenti punta invece sul blu notte, con un modello incrociato e gonna con spacco. Due interpretazioni diverse, ma ancora una volta misurate, classiche, senza particolari azzardi.

Anche Adriano Giannini, protagonista di Ritorno a Buenos Aires, sembra seguire alla lettera il dress code non scritto della serata: completo scuro monopetto, camicia bianca e cravatta. Nulla di nuovo, eppure tutto al posto giusto. Perché la semplicità, quando accompagnata da una buona sartorialità, non deve necessariamente diventare sinonimo di banalità.

Accanto a lui il regista Marco Bechis, anche lui fedele alla linea rigorosa della serata. Nessuna volontà di trasformare il red carpet in una passerella: il suo è un look essenziale, che lascia completamente la scena al film. I due, insieme, sono quasi la fotografia perfetta di questo decimo tappeto rosso: misurato, serio e senza particolari concessioni allo spettacolo.

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E nemmeno l’arrivo di Russell Crowe, uno dei nomi internazionali più attesi della giornata, riesce a cambiare davvero registro. L’attore è al Lido per presentare What Love Builds, il documentario da lui diretto che racconta il suo rapporto con la musica e con la performance. Più che cercare l’effetto da red carpet, Crowe rimane fedele a quella naturalezza un po’ disinvolta che da sempre accompagna le sue apparizioni pubbliche. E anche in questo caso, più del look, è inevitabilmente il personaggio a prendersi la scena.

Qualcuno prova a uscire dal coro. Vijaya Bechis Boll porta sul red carpet una fantasia tropicale e Ana Celentano sceglie una cascata di frange e paillettes, mentre Verónica Gerez mette insieme bustier, trasparenze e scintillii. Tentativi di accendere una serata che, però, continua a parlare soprattutto il linguaggio della misura.

Bisogna aspettare quasi la fine per vedere finalmente il rosso. A portarlo è Carole Bouquet, che dimostra forse meglio di tutti che semplicità e presenza scenica non sono necessariamente opposte. Il suo abito è lineare, a maniche lunghe, interamente luminoso; capelli raccolti, rossetto coordinato e orecchini pendenti. Nessuna costruzione esasperata, nessun effetto studiato per diventare virale. Solo una classe che non ha bisogno di eccessi.

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E poi c’èMélanie Laurent, probabilmente il vero guizzo finale della serata. Anche lei sceglie il nero, ma lo fa con un abito in satin con bustier ricamato, sopragonna e strascico. Rimane dentro la palette rigorosa della serata, ma riesce almeno a restituirle un po’ di quella teatralità che per gran parte del decimo red carpet era mancata.

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Foto Getty Image (Sky)

Forse, allora, il decimo red carpet di Venezia 83 non passerà alla storia per i suoi abiti. Ma racconta comunque qualcosa: a volte il colpo di scena, semplicemente, non arriva. Dopo dieci giorni trascorsi a cercare il look più fotografato, il dettaglio più insolito e l’abito più eccessivo, sul Lido sembra essere rimasto poco spazio per la sorpresa.

E la differenza con le serate precedenti si sente. Solo pochi giorni fa bastavano il giallo sole di Pamela Anderson, un dettaglio fuori posto o una personalità come Michelle Lamy per dare al red carpet una storia da raccontare. Questa volta, invece, tutto è elegante, composto, corretto….e forse fin troppo.Il decimo red carpet di Venezia 83, più che stupire, sembra aver scelto semplicemente di non sbagliare.

© Riproduzione riservata

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