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Valentino, Alessandro Michele porta in passerella l’imperfezione: “La moda è interferenza, come me”

Tra storia e contemporaneità, Alessandro Michele porta in passerella per Valentino una moda che, come il suo designer, trova nelle interferenze e nell'imperfezione la sua identità

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Fusione tra passato e presente: un incontro che non cancella la storia ma la trasforma. Alessandro Michele sceglie di collocarsi tra forze opposte o differenti per farle convivere e dialogare senza annullarsi reciprocamente. “La moda non esisterebbe senza interferenze, io stesso sono un’interferenza” racconta. Nella sua nuova collezione portata in scena proprio ieri sera nella cornice di palazzo Barberini, il direttore creativo di Valentino tenta di rappresentare la sua idea e sceglie Roma per farlo, omaggiando il grande maestro scomparso di recente.

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Il luogo è perfetto per il tema dello show dice lo stilista: un’architettura barocca che unisce ordine e movimento, stabilità e tensione dinamica. Tra il trionfo della divina provvidenza di Pietro da Cortona, la scalinata monumentale che accoglie gli ospiti e la teatralità barocca del palazzo e dei suoi affreschi, Alessandro Michele rende tributo al grande maestro e al dna della maison. Quale città se non Roma per riportare in passerella una collezione che è l’ultima ancora supervisionata dal fondatore? La capitale italiana non è solo patria di Garavani ma anche città natale dello stesso Michele e diventa così ancora una volta luogo simbolico dove passato e futuro della griffe si incontrano.


La conferma del successo del designer si intuisce dalla standing ovation di Giancarlo Giammetti alla fine dello show, al passaggio del giovane stilista tra gli applausi del pubblico. Il defilè, che chiude la maratona di sfilate iniziate da New York qualche settimana fa, non è solo un tributo ma Michele sceglie anche la contemporaneità. Si parla di interferenza… tra codici differenti, quello di Alessandro Michele con pellicce, volumi, velluti, colori sgargianti e quegli occhialoni che parlano di modernità e poi l’estrema eleganza della maison visibile soprattutto nel finale della sfilata: uno splendido abito lungo rosso con strascico e scollatura a V sulla schiena che omaggia il maestro Valentino.

Forse, però, la vera interferenza sta proprio negli sbagli. In passerella Alessandro Michele non prova a nasconderli ma li mette in scena, trasformandoli in parte integrante della bellezza. Pieghe asimmetriche, plissé che interrompono la linearità di un cappotto, dettagli che sembrano fuori posto ma che in realtà costruiscono un nuovo equilibrio visivo: piccoli scarti che diventano linguaggio creativo.

In fondo è proprio questo il senso più profondo della collezione. La moda, come l’architettura e come la vita, non è mai perfettamente ordinata: è fatta di tensioni, deviazioni, imperfezioni che convivono nello stesso spazio. E forse è proprio lì, in quella crepa che rompe l’armonia apparente, che nasce la vera eleganza.

© Riproduzione riservata

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