Grande rispetto, ammirazione reciproca e profonda amicizia. Due delle più grandi forze della moda italiana, quando la moda italiana stava ancora trovando la propria letteratura in quella Milano del 1985, quando tutto ebbe inizio. Giorgio Armani e Valentino Garavani, ognuno con il proprio stile distintivo, hanno costruito le fondamenta di cosa significa vestire italiano, ne hanno modellato l’eleganza e fatto conoscerne lo stile al mondo intero. Armani con il suo greige e Valentino con il suo rosso, hanno insegnato l’importanza del sapersi vestire.
Il Re e l’Imperatore della moda sono stati legati dalla stessa passione per lo stile e il voler vestire gli altri. Più di 50 anni di amicizia che, come lo stesso Valentino aveva ricordato con commozione alla morte di Armani avvenuta lo scorso 4 settembre, non è mai stata neanche sfiorata dalla rivalità. “Da mare moda a Capri, dove sfilavamo insieme, a tanti momento di moda in comune…Non posso non inchinarmi al suo immenso talento, ai cambiamenti che ha portato nel nostro lavoro, e soprattutto alla sua costante fedeltà a un solo stile, il suo“.
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Se lo stilista milanese d’adozione fosse ancora in vita, di certo avrebbe speso parole dello stesso valore affettivo, di stima e riconoscenza. Ed oggi, a parlare per lui, la sua maison e il successore Leo Dell’Orco, che ricordano il couturier di Voghera come colui che “ha incarnato l’eccellenza della couture, il rigore del mestiere e una visione unica della moda fatta di linee pure, colori iconici e bellezza assoluta“, e ancora come “maestro indiscusso di grazia ed eleganza, per il quale Giorgio Armani ha sempre nutrito grande stima“.
Un’amicizia che lascia sempre quello spiraglio da cui imparare l’un dall’altro, come nei post sfilata quando ai microfoni dei giornalisti, specialmente sulle passerelle della Haute Couture di Parigi, si scambiavano complimenti velati, qualche pizzicotto che erano più consigli che critiche vere e proprie. Quella capacità che solo i grandi hanno di riconoscere e apprezzare i pregi altrui, senza che ciò metta in discussione nulla della propria bravura.
Due stilisti, colonne portanti scomparsi a distanza di appena quatto mesi, che sono state due vite consacrate alla moda. A un livello altissimo, ad oggi ineguagliabile per troppi fattori, dalla verve alla personalità, al talento. Due fiamme che si spengono lasciando vuoti immensi ma che vivranno in eterno grazie alle loro eredità.
E se Armani ha riscritto i codici dell’eleganza, Valentino è stato il couturier par excellence. Entrambi fondando il concetto stesso di Made in Italy. D’altronde, “L’eleganza non è farsi notare, ma farsi ricordare“, diceva il Re mentre l’Imperatore ne scandiva i termini “per rendere belle le donne“.
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