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Milleluci su Antonello Falqui al Teatro Ghione di Roma: Bruno Maccallini guida una notte per riportare in vita il grande varietà italiano – INTERVISTA ESCLUSIVA

Una serata speciale e una conversazione sincera con il direttore artistico raccontano l'eredità artistica del rivoluzionario regista televisivo e l'immortalità del suo universo creativo

19 Min di lettura

Una luce calda, quasi sospesa tra memoria e spettacolo, tornerà ad accendersi lunedì 17 novembre 2025 sul palcoscenico del Teatro Ghione di Roma, quando il sipario si aprirà su Milleluci su Antonello Falqui, una celebrazione che non vuole essere un semplice omaggio, ma un abbraccio alla storia della televisione italiana. Una serata pensata per evocare quei sabato sera che, per generazioni intere, hanno significato magia, famiglia riunita, appartenenza. Istanti che riportano il pubblico dentro un tempo in cui la TV era artigianato, invenzione, poesia in movimento.

Al cuore del progetto c’è Bruno Maccallini, attore, conduttore, direttore artistico e, soprattutto, amico di Antonello Falqui. È lui a guidare l’Associazione dedicata al maestro del varietà, ed è lui che, con delicatezza e competenza, trasforma il ricordo in racconto vivo. Maccallini porta sul palco il Falqui che ha conosciuto davvero: non solo il regista geniale, ma l’uomo delle confidenze, delle storie mai dette e delle risate in camerino.

Bruno Maccallini e Caterina Caselli parlano di Antonello Falqui (© @brunomaccalliniofficial)

Milleluci su Antonello Falqui: un racconto collettivo che nasce dall’amicizia

Il Difforme può anticiparlo: Rosanna Vaudetti, la storica e indimenticata signora degli annunci RAI, la voce che il sabato sera introduceva gli show di Falqui agli italiani, aprirà e chiuderà l’evento con due contributi video esclusivi. Sarà lei ad accogliere il pubblico e ad accompagnarlo verso il finale, proprio come accadeva quando la TV illuminava le case, entrando ed uscendo in punta di piedi.

Quella del Ghione sarà una festa scenica e affettiva, costruita attorno a testimonianze, performance, aneddoti, senza retorica né musealizzazione. Maccallini vuole uno spazio sincero, dove ognuno degli oltre 30 ospiti darà voce al proprio Falqui: l’amico, il pigmalione, il talent scout, il genio che ha inventato una grammatica televisiva ancora insuperata.

E quando, alla fine, la Signora Vaudetti saluterà il pubblico come faceva un tempo, sarà chiaro a tutti: questa non è solo una dedica a Falqui, ma un frammento di storia che torna a pulsare.

Rosanna Vaudetti
Rosanna Vaudetti

INTERVISTA ESCLUSIVA a Bruno Maccallini: “Vogliamo ricordare il genio che ha inventato il varietà divertendoci, senza retorica…”

In occasione di Milleluci su Antonello Falqui, Il Difforme ha incontrato Bruno Maccallini per un’intervista esclusiva, intensa e rivelatrice. L’attore ha condiviso emozioni, ricordi personali e la visione che lo ha guidato nel riportare in vita l’universo creativo del maestro del varietà. Ne è emerso un racconto profondamente umano, fatto di amicizia, gratitudine e passione, in cui l’artista invita a riscoprire il valore di una televisione capace di toccare il cuore e di costruire memoria collettiva.

A partire dalle 20:30, sul palco e in videomessaggio si alterneranno molti volti noti. Gli ospiti speciali della serata saranno Rita Pavone ed Arturo Brachetti. E poi: Vittorio Biagi, Elena Bonelli, Caterina Caselli, Gaetano Castelli, Corinne Cléry, Paola Tiziana Cruciani, Sandra Collodel, Franca d’Amato, Pippo Franco. E ancora: Duccio Forzano, Loretta e Daniela Goggi, Giancarlo Governi, Michele Guardì, Gianfranco Jannuzzo, Rodolfo Laganà, Patrizia Loreti, Leopoldo Mastelloni, Franco Miseria, Maurizio Micheli, Minnie Minoprio. Con loro: Lino Patruno, Iris Peynado, Pier Francesco Pingitore, Stefano Reali, Shirine Sabet, Silvio Vannucci, Rosanna Vaudetti, Stefano Reali, Massimo Wertmüller. E, da ciò che si apprende, tanti altri.

A condurre il tributo sarà proprio Bruno Maccallini, anche direttore artistico. La direzione musicale è affidata a Pino Cangialosi: al clarinetto Fabio Battistelli e al contrabbasso Flavio Cangialosi. Infine, è previsto un intenso omaggio a Mina, proposto da Donatella Pandimiglio.

Antonello Falqui
Antonello Falqui

Bruno Maccallini, come è nato questo progetto interessante ed ambizioso per omaggiare Antonello Falqui?
“Ambizioso” è la parola esatta e più calzante per descrivere questo progetto. Da diversi anni, ho l’onore e l’onere di dirigere l’Associazione Falqui, istituita in memoria del grande regista del varietà televisivo. Quest’anno, in particolare, ricorre un anniversario molto significativo: i 100 anni dalla sua nascita. Per omaggiare al meglio questa ricorrenza, abbiamo dato vita ad alcune iniziative. Tra queste, il documentario: in collaborazione con Rai Documentari e con la regia di Corallo, abbiamo realizzato e mandato in onda settimana scorsa l’opera interamente dedicata alla sua figura e al suo lavoro. E poi questo evento dal vivo al Teatro Ghione di Roma. Ci sarà una madrina d’eccezione, Rita Pavone, e la partecipazione di circa 30 ospiti, tra cui artisti del calibro di Arturo Brachetti.

Che cosa succederà sul palcoscenico?
Il nostro obiettivo è ricordare Antonello Falqui con leggerezza e autenticità, evitando retorica eccessiva. Sarà una serata di ricordi e testimonianze che vedrà protagonisti gli amici e i colleghi di Falqui, che hanno condiviso con lui importanti esperienze professionali. Ogni persona offrirà il suo contributo, che si tratti di una piccola performance, un aneddoto o una testimonianza sulla propria collaborazione con il regista. Inoltre, utilizzeremo materiale di repertorio messo a disposizione da Rai Teche, che i presenti commenteranno e arricchiranno dal vivo. Assembleremo una serata che è, prima di tutto, una celebrazione. Vogliamo ricordare divertendoci e con lo spirito di chi ha vissuto un’esperienza straordinaria, senza cadere nella nostalgia. Sarà un modo per rendere omaggio all’uomo che ha magistralmente inventato e diretto il varietà e alla grande qualità di una certa televisione che, purtroppo, con il cambiare dei tempi, è venuta meno.

Senza svelare troppo, che cosa avrà l’opportunità di vedere il pubblico in sala?
Possiamo anticipare che il pubblico vivrà una notte ricca di spettacolo e momenti autentici. Arturo Brachetti, da bravo trasformista, farà un omaggio molto affettuoso, eseguito sempre con il suo stile inconfondibile e la sua eleganza. Rita Pavone canterà, e ci tengo a sottolineare che lo farà rigorosamente dal vivo, ma non è esclusa l’ipotesi che si lanci in qualche inaspettato balletto. Ad accompagnarci in questo viaggio ci sarà un’orchestra, che guiderà musicalmente lo show. Faremo anche un tributo ai grandi direttori d’orchestra di Falqui, citandone in particolare tre: Gorni Kramer, Bruno Canfora e Gianni Ferrio. Non potendo avere la grande Mina, abbiamo pensato di renderle omaggio con un medley di canzoni scritte proprio da Canfora e Ferrio, affidando questo compito difficile a quella che riteniamo l’unica vera grande interprete della Signora Mazzini: Donatella Pandimiglio. La sua è un’interpretazione molto originale: essendo anche una cantante molto legata a Nicola Piovani e parte del suo ensemble, sappiamo che saprà fare la differenza. Ci saranno poi altre sorprese, da Mastelloni a Pippo Franco e Corinne Cléry, che partecipò insieme a Minnie Minoprio a un altro varietà diretto da Antonello Falqui con Maurizio Micheli. Tutti gli ospiti, anche quelli che non si esibiranno, avranno delle testimonianze da esporre. Data l’assenza di prove, quello che verrà fuori sarà frutto di un’azione estemporanea e, per questo, spero, estremamente sincera.

Bruno Maccallini
Bruno Maccallini

Questi grandi personaggi hanno risposto tutti con entusiasmo all’invito?
L’adesione è stata straordinaria e tutti hanno risposto con entusiasmo e gratitudine. Dopotutto, Antonello Falqui è stato il vero talent scout e il pigmalione di molti di questi artisti. Ovviamente, la grandezza di Mina le è riconosciuta da tutti, ma non dimentichiamo che fu Falqui ad inventarla televisivamente parlando. L’affetto per il regista è tale che perfino alcuni ospiti che purtroppo non potranno essere presenti a causa di impegni di lavoro, come Loretta e Daniela Goggi o Caterina Caselli, hanno tenuto a inviare un videomessaggio personale ed esclusivo. Abbiamo quindi trovato questo escamotage moderno per farli partecipare, e i loro saluti non sono certo di circostanza, ma veri, dimostrando quanto tutti siano legati a lui. Anche le Gemelle Kessler avevano inizialmente aderito, ma non sono riuscite a spostarsi dalla Germania per impegni. In sostanza, tutti quelli che abbiamo contattato non hanno esitato a partecipare a una serata che abbiamo voluto mantenere semplice, senza grandi allestimenti. Sarà come invitare degli amici a cena: ci si ritrova insieme per celebrare la memoria di questo loro immenso regista e, soprattutto, grande amico.

Dato che lo show sarà in gran parte estemporaneo, c’è un’immagine o un dettaglio umano di Falqui che L’ha ispirata e guidata nella costruzione della narrazione dell’evento?
Sì, la mia guida è stata l’amicizia che ho avuto la fortuna di condividere con Antonello. Oltre ad aver lavorato in due dei suoi programmi diversi anni fa, è stata soprattutto la frequentazione che ho avuto con lui fino a pochi mesi prima della sua scomparsa, avvenuta ormai 4 anni fa. Questo legame mi ha lasciato in eredità una ricchezza di confidenze e aneddoti preziosi. Ho cercato di costruire la narrazione della serata attingendo, non tanto dalle sue interviste ufficiali facilmente reperibili, ma proprio dalle sue confessioni e dai suoi racconti, alcuni dei quali estremamente divertenti. Ho fatto memoria di tutto ciò, creando uno storytelling che fungerà da filo conduttore. La vera differenza, però, la faranno gli aneddoti dei nostri ospiti, perché ognuno di loro porta con sé una storia unica legata a quel programma o a quel particolare momento vissuto con Falqui. Su questo ci siamo coordinati: abbiamo cercato di condensare il tutto assicurandoci che nessuno ripeta una cosa già detta da un altro. Per questo, credo che alla fine, tanto le performance quanto le ‘chiacchiere’ saranno ugualmente belle ed interessanti.

In che modo sente che questa serata possa contribuire a tramandare l’eredità artistica e culturale di Falqui alle nuove generazioni?
Questa serata è un momento celebrativo fondamentale, ma è solo una delle tante attività che stiamo organizzando per tramandare l’eredità di Antonello. Attraverso laboratori, masterclass e iniziative didattiche, puntiamo a recuperare non solo l’immagine del grande Falqui, ma soprattutto il ruolo perduto del regista televisivo. Oggi la televisione è spesso dominata dall’autore, dal presentatore o dal testimonial. Si è persa quella cura autoriale e registica che caratterizzava i varietà di una volta. La serata al Teatro Ghione vogliamo portarla anche in altri teatri d’Italia. L’obiettivo è recuperare l’idea di una televisione che non c’è più, uno strumento rigoroso e di qualità. Pur riconoscendo l’evoluzione positiva dei tempi e dei dispositivi di fruizione, crediamo che alcuni stilemi e modalità di concepire il varietà televisivo debbano essere recuperati. E questo si fa come con la storia: recuperando le nozioni e le informazioni sui personaggi che hanno creato il genere. Falqui non si è limitato a dirigere, ha letteralmente inventato il genere televisivo del varietà non solo in Italia. Sebbene il varietà esistesse già negli Stati Uniti, come il Perry Como Show, spesso era incentrato sul personaggio principale. Antonello ha ampliato il genere costruendo imponenti coreografie e talentuose orchestre, rendendolo più completo e ricco. Non a caso ha vinto numerosi premi internazionali. La sua è stata una televisione che ha segnato una vera e propria innovazione nell’ambito televisivo mondiale.

Antonello Falqui legge
Antonello Falqui

Che cosa spera che il pubblico provi durante Milleluci su Antonello Falqui?
Spero che il pubblico possa vivere una riscoperta del grande Falqui, anche perché mi trovo a distinguere diverse generazioni di spettatori in sala. C’è innanzitutto un pubblico di boomer e la generazione più anziana che ha vissuto direttamente l’epoca d’oro, fin dagli inizi. Falqui è stato un pioniere che ha inventato la televisione già nel ’54 e, sebbene i grandi show come Il Musichiere e Studio Uno risalgano agli anni ’60, questo pubblico ricorderà le sue produzioni in bianco e nero. Poi c’è chi ricorderà un Falqui già a colori, associandolo agli show più recenti che vanno da Al Paradise ai varietà con Gabriella Ferri: uso sempre la distinzione tra il Falqui in bianco e nero e quello a colori per definire queste due fasi. Infine, l’incognita è la Generazione Z, che si avvicina ad Antonello solo attraverso i contenuti di Rai Teche, primo fra tutti Techetechetè. Questo è l’unico modo per far conoscere una TV passata a chi è nato negli ultimi decenni. Attraverso Falqui, le nuove generazioni riscoprono anche personaggi di grande spessore che hanno fatto parte di quel varietà: da Walter Chiari alle gemelle Kessler. Questo è un modo per recuperare, attraverso la televisione nostalgia e le Teche, la memoria di grandi artisti che l’età o la scomparsa, ahimè, hanno fatto dimenticare facilmente. Quindi, io spero che anche le nuove generazioni presenti stasera in sala possano riconoscere il valore di questo personaggio, anche solo per averlo conosciuto per sentito dire.

Rivivere i “Sabato Sera” significa toccare un pezzo di memoria collettiva. C’è un’emozione, un Suo ricordo personale, che riaffiora ogni volta che pensa a quelle trasmissioni?
I miei ricordi personali sono profondamente legati alle sigle, le famose sigle dei programmi di Falqui. È un’emozione talmente forte che un momento intero della serata sarà dedicato proprio a loro. Quando avevo circa 7 anni, negli anni Sessanta, guardavo Studio Uno, realizzato nel famoso Studio Uno di Via Teulada. La regola in casa era chiara: dopo Carosello bisognava andare a letto. Ma c’era un’eccezione insindacabile: il sabato sera si poteva assistere allo show di Antonello. Per me, Falqui significava quella sigla; era la linea di demarcazione che si poteva superare. A quell’età, dopo 10 minuti si crollava per la stanchezza, ma la cosa che non potevo assolutamente perdere era la sigla di testa. Solo con gli anni ho imparato ad apprezzare anche la sigla di coda, vedendo il varietà per intero. Dunque, la prima immagine personale che mi rievoca Falqui è proprio quella: le sue grandi sigle che erano dei veri e propri mini-show, interpretate da Mina, Raffaella Carrà, Patty Pravo o Rita Pavone. È un ricordo che tocca direttamente le corde della mia infanzia e adolescenza. Gli altri aneddoti sono legati alla conoscenza professionale, ma questo è sicuramente il ricordo più bello ed intimo.

Molto interessante: grazie per questa condivisione!
Si figuri…

Lei è un artista a 360 gradi. Quali sono i Suoi progetti futuri?
Per una ventina d’anni ho diviso la mia vita professionale tra Italia e Germania, concentrando la maggior parte del mio lavoro proprio in terra tedesca. Negli ultimi anni, dopo la pandemia e per motivi familiari, ho riportato la mia base a Roma, dopo aver vissuto prevalentemente tra Monaco e Berlino. Questa doppia appartenenza si riflette nei miei progetti: in Germania lavoro principalmente in TV come attore, mentre in Italia mi occupo essenzialmente di regia e direzione artistica. Con l’Associazione Falqui, ad esempio, abbiamo concepito la serata per il teatro, e mi sono adattato benissimo al ruolo di deus ex machina. Devo dire che, in questo caso specifico, è più una direzione artistica che una vera e propria regia, poiché con così tanti ospiti e contributi video, la struttura viene quasi da sé. Per il futuro immediato, ho diversi progetti in cantiere: sarò in tournée da gennaio come attore, al fianco di Patrizia Pellegrino, con lo spettacolo Buoni da morire, un testo scritto da Gianni Clementi, che approderà poi al Teatro Manzoni di Roma. Contemporaneamente, inizierò anche una nuova serie televisiva in Germania, confermando come la mia carriera continui a dividersi tra il palcoscenico italiano e i set televisivi tedeschi.

Grazie e in bocca al lupo per stasera e per i Suoi lavori!
Grazie a Lei per l’attenzione.

Bruno Maccallini in posa
Bruno Maccallini

Un sentito ringraziamento a Bruno Maccallini, custode appassionato della memoria del grande spettacolo televisivo, e un pensiero riconoscente ad Antonello Falqui, l’artista che ha reinventato il varietà e continua a illuminare il presente con il suo talento senza tempo.

© Riproduzione riservata

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