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Marinello su ex carcere Santo Stefano: ‘Ci fa capire chi siamo oggi e da dove veniamo’

“Immagina di vedere un vastissimo teatro scoperto dipinto di giallo, con tre ordini di palchi formati da archi, che sono i tre piani delle celle dei condannati”. E' così che l'ex carcere borbonico prende forma nelle parole dell’intellettuale Luigi Settembrini, che fu detenuto a Santo Stefano. Parole che sono state recuperate e conservate negli Archivi di Stato e che ora torneranno dove sono state scritte

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La potenza del recupero della memoria”. È citando Sant’Agostino cheGiuseppe Marinello, Commissario straordinario di Governo recupero e valorizzazione ex carcere isola di Santo Stefano, introduce il significato intrinseco degliArchivi storici dell’ex carcere borbonico isola di Santo Stefano/Ventotene. L’importanza della memoria è il filo conduttore della ricognizione archivistica delle due isole, perle dell’arcipelago pontino. Documenti che sono frammenti concreti della sofferenza vissuta nell’istituto carcerario e che riportano nero su bianco parte della storia d’Italia.

Nella cornice di Sala Spadolini presso il Mic, la presentazione ha richiamato all’attenzione Luigi La Rocca, Capo dipartimento per la tutela del patrimonio culturale, Ferdinando Salemme, direttore dell’Archivio di Stato di Napoli, Marilena Giovannelli e Libera Marta Pennacchi, già direttrici dell’Archivio di Stato di Latina, Chiara Veninata, Direttrice Istituto Centrale per gli Archivi e, per le conclusioni, Antonio Leo Tarasco, direttore Generale degli Archivi. Non mancata neanche la vicinanza delsottosegretario alla Cultura, Giampiero Cannellae il sindaco di Ventotene, Carmine Caputo.

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Dinanzi ad un pubblico variegato, tra istituzioni, forze dell’ordine e cittadini di Ventotene,è stato siglato l’accordo trala realtà dell’ex carcere e gli Archivi del Ministero della Cultura, trasformando questi preziosi materiali in parte integrante del progetto di recupero e valorizzazione del complesso monumentale. Si vede così la luce infondo al tunnel dell’iter dei lavori avviati nel 2016 che prevede “il riutilizzo dell’intero Complesso per finalità prevalentemente culturali e di alta formazione”. Come spiegato dal commissario Marinello, l’utilizzo degli archivi volge lo sguardo anche alle nuove generazioni, per trasmettere la memoria ponendosolide basi di “ripartenza per il Paese”.

Ai nostri microfoni il Responsabile Unico del Contratto del progetto ha specificato che sono statiultimati i lavori di messa in sicurezzae si è pronti per “la fase successiva”. Come un “carotaggio che con le sue stratificazioni”, Santo Stefano e Ventotene“raccontano la storia del nostro Paese e ci fanno capire chi siamo oggi e da dove veniamo”.

Motivo per cui, alcune sale dell’istituto daranno spazio espositivo agli archivi, affinché si mantenga il valore evocativo e l’emozione che l’ex ergastolo suggerisce. In una società dove tutto scorre veloce, addentrarsi in un percorso che racconta le esperienze significative di criminali comuni e personaggi noti, permette di riconnettersi con le nostre radici.

La dolorosa storia dell’ex penitenziario, come sollevato da Ferdinando Salemme, direttore dell’Archivio di Stato di Napoli, riporta anche il periodo di utilizzo delle isole come luoghi di esilio già dai Borbone, “bagno penale per i criminali“. Ma, a progettare la struttura e a seguire i lavori di costruzione dal 1792 al 1797, fuFrancesco Carpiche diede vitaall’Ergastolo. Il penitenziario così assunse le sembianze del “Teatro San Carlo” di Napoli.

Immagina di vedere un vastissimo teatro scoperto dipinto di giallo, con tre ordini di palchi formati da archi, che sono i tre piani delle celle dei condannati”. E’ così che il carcere prende forma nelle parole dell’intellettualeLuigi Settembrini, che fu detenuto a Santo Stefano. Ad essere condannato nell’istituto penitenziario è stato anche Gaetano Bresci, l’anarchico italiano regicida di Re Umberto I e morto, probabilmente suicida, proprio sull’isola di Santo Stefano nel 1901.

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Tra i volti che abitarono quelle celle, figura quello diSandro Pertini, futuro Presidente della Repubblica che venne rinchiuso nel1929. È proprio per il grande valore storico e simbolico del luogo che è importante “restituire alla memoria collettiva” il valore delle lettere, dei materiali grafici, fotografici e dei fascicoli che ricostruiscono la vita delle anime condannate. Il carcere è stato definitivamente chiuso nel 1965 con un Decreto del Ministero di Grazia e Giustizia. Così per 51 anni l’ex carcere di Santo Stefano è stato abbandonato a se stesso, dove le anime intrappolate vagavano senza meta. Ora, l’ex penitenziario verrà ripopolato di volti pronti a scoprire la storia del luogo.

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