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LAS ESTRELLAS 2026, Roma incontra il flamenco del futuro

Nella terza edizione del gala, due serate firmate dalla Daniele Cipriani Entertainment all'Auditorium Parco della Musica Ennio Moricone hanno trasformato il flamenco in un'esperienza collettiva, capace di unire storie e generazioni in un unico, potente battito. Accorsi numerosi personaggi di spicco, del mondo della cultura e dello spettacolo

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Roma all’inizio di gennaio ha un respiro diverso. È una città che sembra trattenere il fiato dopo le feste, come se attendesse un ultimo, decisivo battito prima di tornare al quotidiano. Gli scorsi 3 e 4 gennaio, quel battito è arrivato dalla Spagna, ha attraversato il Mediterraneo e ha preso forma all’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone. LAS ESTRELLAS 2026 ha regalato alla Capitale la sua terza edizione.

Un vero e proprio crescendo di emozioni, un incendio che ha acceso il pubblico lentamente, fino a travolgerlo. Il flamenco, Patrimonio UNESCO dal 2010, è stato lingua viva e racconto collettivo. Merito di una visione chiara e coraggiosa, quella della Daniele Cipriani Entertainment, che ancora una volta ha tramutato un evento in una celebrazione di passione e cultura, arricchendo il panorama artistico italiano e internazionale con una firma unica e riconoscibile.

Las Estrellas 2026 danza
Las Estrellas 2026 (© Damiano Mongelli e Fabrizio Sansoni)

LAS ESTRELLAS 2026, il ritorno del fuoco andaluso a Roma

Attraverso il lavoro della realtà costruita da Daniele Cipriani e dal suo team, il flamenco in Italia non resta elitario, ma diventa ponte, attraversa generazioni, professioni, storie personali. E all’Auditorium, insieme al duende – spirito ineffabile che nella danza spagnola è verità e vertigine – in attesa che lo spettacolo abbia inizio, emergono delle storie fatte di persone comuni.

I cognati fraterni, legati da una complicità elettiva, che si riconoscono nello stesso battito di palmas. Una professoressa e sua figlia, unite dalla curiosità e dalla trasmissione del sapere, sedute fianco a fianco come in una lezione d’anima. I bambini piccoli dagli occhi spalancati davanti al mistero del suono e del movimento. E poi una madre anziana, arrivata da Padova, che ha attraversato chilometri spingendo una sedia a rotelle per regalare al figlio adulto una notte con LAS ESTRELLAS.

Las Estrellas 2026 cast
Las Estrellas 2026 (© Enrico Ripari)

Una notte che diventa memoria, dignità, amore. Accanto a loro, coppie di innamorati, amici di lunga data, e chi, solo, si è fatto abbracciare dal calore della melodia iberica. Sconosciuti che per due ore hanno respirato insieme: un corpo solo, pulsante. Il ritorno de LAS ESTRELLAS, con la consulenza artistica di Sergio Bernal e il prezioso sostegno dell’Ambasciata di Spagna in Italia, ha confermato una continuità virtuosa. Come ha ricordato l’Ambasciatore Miguel Ángel Fernández-Palacios Martínez, il flamenco non appartiene a un museo: nasce da incroci, comunità, territori, e continua a trasformarsi senza perdere sincerità.

Questo gala è stato davvero un ritratto in movimento della Spagna contemporanea, fedele alle radici e apertissimo al presente, in un dialogo naturale con l’Italia, che condivide lo stesso modo di intendere l’arte: popolare e alta, disciplinata e viscerale. Sul palco, le stelle del flamenco hanno dato corpo a questa visione.

Las Estrellas 2026 trailer

Un viaje de emociones

Ad aprire il viaggio, Milonga del Melón Sabroso, con la voce magnetica di Sandra Carrasco e la chitarra raffinata di David de Arahal: un’introduzione che ha subito chiarito la qualità dell’ascolto. Con Fandanguillos del S. XXI entre Mis Manos, gli stessi interpreti hanno portato gli spettatori in una dimensione intima, dove tradizione e presente si tengono per mano. Ed è qui che Carrasco, con disarmante lucidità poetica, ha lasciato cadere una frase destinata a restare: forse, in questo mondo, è meglio essere un po’ pazzi. Può essere che sia davvero inutile ragionare in un tempo in cui i valori e la cultura vengono continuamente erosi. Grazie a progetti come questo, la speranza resiste e canta.

Con Latente, José Maya ha dato forma a un flamenco viscerale e profondamente identitario. La sua danza, sostenuta dalle voci di José del Calli e Ismael de la Rosa ‘El Bola’, dalla chitarra di José del ‘Peli’ e dalle percussioni di Iván Fernández, ha raccontato un’eredità viva, che palpita sotto la pelle. Hueso y Piedra ha visto il ritorno del talentuoso Jesús Carmona nella Sala Santa Cecilia del teatro romano. Con una danza essenziale e tesa, ha scolpito il movimento come materia viva, attraversando i suoni di René Aubry.

Poi, è stata la volta di Obertura di e con Sergio Bernal sulla musica di Coetus, ha aperto uno spazio solenne: il suo corpo, preciso e ardente, ha unito classicità e istinto, rigore e abbandono. Con Color sin Nombre, José Maya ha nuovamente acceso la scena, affiancato da un ensemble vocale (José del Calli e Ismael de la Rosa ‘El Bola’) e strumentale (José del ‘Peli’ e Iván Fernández) di straordinaria intensità, con un’irresistibile Sandra Carrasco.

Baile de Bestias, ancora firmato e interpretato da Jesús Carmona su musica di Manu Masaedo, è stato uno scoppio controllato: animale e pensato, feroce e lucidissimo. Yerbagüena, Oscuro y Brillante ha visto la grande Eva Yerbabuena incarnare la profondità del flamenco come pochi sanno fare oggi. Accompagnata dalla chitarra di Paco Jarana, dalle voci di Segundo Falcón e Miguel Ortega, e dalle percussioni di Daniel Suárez, ha offerto una danza fatta di vigore e precisione, una lezione che ha lasciato il segno a ritmo dei tacones dell’icona, invasa dal suo poderío.

E infine lo straordinario Boléro. La coreografia di Rafael Aguilar, sulla musica immortale di Maurice Ravel, affidata a Sergio Bernal e alla sua Sergio Bernal Dance Company (David Acero, Cristina Carnero, Cristina Cazorla, Guillermo Castillo, Alejandra De Castro, Ana Del Rey, María Fernández, Francisco José Linares, Álvaro Madrid, Esmeralda Manzanas, Héctor Martínez). La compagnia ha costruito un’eccitazione elegante, teatrale, che ha avvolto ogni anima all’interno della sala.

LAS ESTRELLAS 2026, il flamenco del futuro ospite d’onore nella Città Eterna

Il Fin de Fiesta, con tutti gli artisti de LAS ESTRELLAS, è stato il sigillo perfetto. Sudati, esausti, luminosi. Come avrebbe voluto la magnifica Lola Flores, che diceva che quando si sale sul palco a cantare e ballare bisogna essere grondanti, perché solo così si dimostra di aver dato tutto. E loro lo hanno fatto. Il pubblico lo ha restituito con una standing ovation, già anticipata durante alcune esibizioni, ma esplosa sul finale come una stretta inevitabile.

Il Difforme ha potuto toccare con mano il trionfo de LAS ESTRELLAS 2026. Si è trattato di un atto di fiducia: nella cultura, nel dialogo tra Paesi, nella possibilità che l’arte continui a unire ciò che il mondo spesso divide. Per due notti, il flamenco non è stato solo ospite, ma un cittadino ben gradito nella Città Eterna.

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