Un’app per parlare di ciclo mestrualesenza imbarazzi e senza cliché. Si chiamaF.L.Y. – Free Like You, ed è stata presentata il 5 luglio a Roma, negli spazi deLa Vaccheria. L’obiettivo? Offrire uno strumento che unisce tracciamento del ciclo e contenuti educativi, per sfatare miti e pregiudizi ancora troppo diffusi. Ne abbiamo parlato conEleonora La Monica, CEO e co-fondatrice del progetto.

Ciao Eleonora! Partiamo soft: se dovessi spiegare FLY.Me a un’amica al bar, in due righe, cosa diresti?
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Ciao! Tutto bene, grazie, è un periodo bello tosto ma pieno di energia positiva! Se dovessi raccontare FLY.Me a un’amica direi:“È un’app pensata per vivere il ciclo mestruale e il rapporto con il corpo conpiù consapevolezza e meno stress. Ti aiuta a tracciare mestruazioni, sintomi, ti informa e ti collega a iniziative concrete. È come avere un’alleata in tasca che ti capisce e ti semplifica la vita”. Ok, sono più di due righe, ma ci siamo capite!
Sei CEO e co-fondatrice di FLY. Com’è nata l’idea? Da un’esperienza personale, da un’urgenza sociale… o da un lampo di genio?
Direi un mix di tutte e tre. L’idea è nata da una mia esperienza personale che ha incrociato un’urgenza sociale molto più grande.Avevo 24 anni, mi sono macchiata per la prima volta in pubblico– alla stazione Termini, su una banchina piena, senza possibilità di tornare a casa, trovare un bagno o un assorbente. È stato lì che ho realizzato quanto l’inaccessibilità mestruale sia ancora un problema concreto, quotidiano, spesso invisibile. FLY è nata dalla voglia ditrasformare quella frustrazione in una risposta reale.
Vi definite la prima rete “ibrida” per il benessere mestruale. Cosa significa “ibrida” nel vostro caso?
Significa che FLY esiste sia online che offline. Abbiamo un’app, Fly.Me, ma anche dispenser gratuiti di assorbenti distribuiti in spazi fisici: aziende, scuole, eventi. Organizziamo workshop, eventi culturali, percorsi formativi. Non ci illudiamo che un’App possa bastare da sola: serve presenza reale, accessibile e umana.
A chi parlate? E chi volete raggiungere nei prossimi mesi?
Vogliamo parlare atuttə, ma ci rivolgiamo in particolare alle persone con utero: adolescenti, giovani adultə, persone non binarie e trans*. Coinvolgiamo anche insegnanti, genitori, aziende, istituzioni.
Aiutiamo chi vive il disagio mestruale – economico, psicologico o sociale – e vogliamo raggiungere chi ancora pensa che le mestruazioni siano un fatto “privato”, da tenere nascosto. E fargli cambiare idea.
Le app spesso finiscono sotto accusa per la gestione dei dati. Come affrontate la questione privacy?
Con chiarezza:non vendiamo dati, non profiliamo e non cediamo nulla a terzi. Per noi la privacy è parte integrante del diritto alla salute.
Non facciamo business sul ciclo mestruale. L’unico uso futuro ipotizzato dei dati (anonimizzati e aggregati) riguarda la ricerca sulla salute mestruale, per produrre statistiche pubbliche utili.
Cosa trova l’utente dentro Fly.Me? Quali sono le sue caratteristiche principali?
Fly.Me è pensata come unospazio sicuro e personalizzato. Oltre al calendario mestruale, ci sono: una sezione blog con contenuti divulgativi scritti da esperti, quiz per testare ciò che si è imparato, una mappa dei dispenser FLY e la lista dei nostri partner. Ogni parte dell’app è progettata per dialogare con le altre: è un ecosistema costruito sul principio dellacura collettiva.
FLY è anche un progetto culturale. Quali sono le vostre iniziative sul territorio?
Siamo nelle scuole conFLY@School, nelle aziende conFLY4Business, nei festival, negli spazi pubblici.
Organizziamo talk, performance, laboratori. FLY è anche arte, musica, attivismo. Non vogliamo solo “normalizzare” il ciclo: vogliamocambiare la narrazioneintorno ad esso.
Il format “Quel Giorno del Mese” ha un nome fortissimo. Di cosa si tratta?
È nato come un ciclo di eventi live con talk, performance e DJ set, e oggi è anche un podcast.
Crediamo serva unlinguaggio nuovo, libero, per parlare di mestruazioni. Non solo parlarne, ma anche ballarci su, ridere, emozionarsi. Senza vergogna, senza paternalismi.
Il lancio del 5 luglio a La Vaccheria: perché proprio lì? E cosa ci aspetta?
La Vaccheria è un luogo pubblico e accessibile nel cuore di Roma Sud, ricco di arte. Volevamo un evento aperto, gratuito, accogliente. Il 5 luglio ci sono stati i talk, installazioni, la presentazione dell’app, performance artistiche. Non è stato solo un lancio, ma unrito collettivo.
Qual è oggi la vostra sfida più grande? E il sogno nel cassetto?
La sfida è far capire cheil benessere mestruale riguarda tuttə. È un tema di salute pubblica, diritti, giustizia sociale. Il sogno? Installare500 dispenserin tutta Italia e portare l’educazione mestruale ovunque.
Volete contrastare la povertà mestruale. Come potete fare davvero la differenza?
Con idispenser gratuiti, ma anche formando educatori, operatori, istituzioni. Organizziamo workshop accessibili, con un linguaggio semplice e scientifico. Portiamo assorbenti, ma anche parole, consapevolezza e strumenti. La nostra forza è l’ibridazione: tech e sociale insieme.
FLY.Me ha qualcosa da offrire anche a chi non mestrua?
Assolutamente sì. Offriamoformazione, consulenze, supporto per politiche inclusive. Collaboriamo con aziende che vogliono fare welfare vero, festival più accoglienti, enti locali che vogliono agire contro la povertà mestruale. Chiunque può far parte della rete.
In un mondo ideale, tra 10 anni, cosa ti piacerebbe si dicesse di FLY.Me?
Che ha cambiato il modo in cui l’Italia vive e racconta il ciclo mestruale. Che è stata unarivoluzione dolce ma radicale. Che ha unito tecnologia, attivismo e cultura per trasformare qualcosa di intimo in qualcosa di collettivo.
Ultima domanda, un po’ provocatoria: se le mestruazioni fossero un tema neutro come il meteo, cosa cambierebbe?
Smetteremmo di sentirci in colpa. Di scusarci per star male, per esserci fermatə, per non esserci statə. Ne parleremmo connaturalezza, precisione, senza giudizi. E forse il mondo sarebbe un posto un po’ più giusto. E un po’ più umano.
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