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Il folle volo – L’ultima notte di Amelia Rosselli: l’eco straziante e sublime approda a Parigi | INTERVISTA ESCLUSIVA a Maria Letizia Gorga

Un'anima rifugiata tra versi, ossessioni e note dal vivo: Maria Letizia Gorga incarna la più grande poetessa del Novecento nella Ville Lumière, presso la Maison d'Italie

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Il folle voloè un atto di amore e giustizia verso quella che Pierpaolo Pasolini definì “La più grande poetessa della seconda metà del Novecento”. Scritto e diretto daUlderico Pesce, lo spettacolo si consuma in una notte, l’ultima, in cuiAmelia Rosselliripercorre la propria esistenza lacerata tra l’attivismo politico e un’interiorità frammentata.

In scena, il pubblico attraversa le ossessioni diuna donna che è stata rifugiata dalla vita, sospesa tra i simboli dei suoi tormenti. Accompagnata dalle note dal vivo diStefano De Meo, al toypiano, ePasquale Laino, ai fiati, la voce diMaria Letizia Gorgadiventa il ponte tra il sacrificio della famiglia Rosselli e la materia poetica feconda che ne è scaturita. Lo spettatore affronta un viaggio emozionale tra Parigi e Roma, tra il dolore ereditato eil desiderio di spiegare le ali verso l’infinito.

Il folle volo – L’ultima notte di Amelia Rosselli, Maria Letizia Gorga: “Noi interpreti amiamo quella ricerca incessante verso ciò che sta oltre…

In occasione della prima trasferta estera della pièce,Il Difformeha raggiuntoMaria Letizia Gorga, un’eccellenza dello spettacolo italiano. L’attrice darà voce e corpo adAmelia Rossellistasera, 20 aprile 2026, alle ore 19:00, presso laMaison d’Italie. L’evento, realizzato in collaborazione con l’Istituto Italiano di CulturadellaVille Lumière, vedrà l’artista recitare e cantare rigorosamente in italiano, portandoIl folle volo – L’ultima notte di Amelia Rossellinel luogo in cui la poetessa ha visto la luce.

Amelia Rosselli
Amelia Rosselli

Maria Letizia Gorga,Il folle volo – L’ultima notte di Amelia Rosselliè una pièce dedicata a una delle più grandi voci poetiche del Novecento. Come è nato questo progetto?
Fu proprio Pasolini a definirla la maggiore poetessa del secondo Novecento. Lo spettacolo trae origine dal profondo legame tra Ulderico Pesce e questa straordinaria artista. Si conobbero molti anni fa. Probabilmente le radici lucane di Ulderico richiamarono alla memoria di Amelia il sodalizio con il grande amico Rocco Scotellaro, con cui lei visse un’intensa stagione di affetti e corrispondenze. Da quell’incontro scaturì una straordinaria sintonia. Al nostro rientro dalla Russia, dopo una significativa esperienza con il maestro Anatolij Vasil’ev, Ulderico desiderò presentarmi Amelia, che già frequentava. Ebbi così il privilegio di conoscere questa figura illuminata. Quando purtroppo, nel 1996, scelse di congedarsi dalla vita, abbiamo iniziato a dedicarle diverse produzioni per onorarne la memoria. Tra queste, realizzammo uno spettacolo intitolatoDiario Ottuso, tratto da uno degli ultimi poemetti pubblicati proprio su impulso di Ulderico. In seguito, abbiamo portato in tutto il mondoContadini del Sud. Infine, nel 2020, ho chiesto a Pesce di scrivermi un testo interamente incentrato sulla sua figura, che non fosse legato esclusivamente al rapporto con Scotellaro. Ne è nato questo meraviglioso monologo che prende vita durante l’ultima notte, precedente la sua scomparsa, in cui la protagonista ripercorre la sua intera esistenza.

Quando ha accostato per la prima volta l’universo di Amelia Rosselli attraverso i suoi scritti, cosa ha provato nel profondo?
Per me è fondamentale dare voce alla storia di donne che hanno lasciato un’impronta indelebile nella cultura: farlo è una necessità artistica che mi coinvolge profondamente. In Amelia ho trovato un’eco speciale, che ho voluto restituire attraverso quel dialogo privilegiato che si crea tra la parola e la musica. In questa ricerca mi affiancano sempre dei musicisti straordinari, Stefano De Meo e Pasquale Laino, con cui ho condiviso numerosi progetti. Da questa sinergia è scaturito un testo a mio avviso sublime e al contempo straziante, attraverso il quale ho il compito di incarnare Amelia nel suo racconto più intimo.

Maria Letizia Gorga e Ulderico Pesce in Contadini del Sud
Maria Letizia Gorga e Ulderico Pesce inContadini del Sud

Portare in scena una figura così complessa e fragile significa attraversarne le ferite. C’è stato un momento in cui ha avvertito che Amelia La abitava davvero? Dare corpo a un personaggio è un processo diverso rispetto a quanto fatto, ad esempio, inAvec le temps, dove interpreta Dalida attraverso lo sguardo di una fan che ne condivide le emozioni. Qui, come accade inTodo Cambia – Viaggio intimo con Mercedes Sosa, Lei incarna la diretta interessata: quando ha sentito questa totale immedesimazione?
È difficile tracciare una linea di demarcazione netta, poiché nel momento in cui si prestano parola, voce e corpo a vicende così profonde, lo si fa inevitabilmente attraverso i suoi versi. È evidente che quelle liriche non nascano da un puro esercizio intellettuale, metrico o musicale, ma siano il sedimento di traumi laceranti. Amelia scriveva in tre lingue diverse, specchio della sua condizione di esule. Pasolini la definì apolide, essendo nata a Parigi e costretta a riparare altrove a causa delle leggi razziali e della persecuzione politica del padre, che pagò con il sangue il proprio dissenso. Carlo Rosselli e lo zio Nello furono trucidati dal regime fascista proprio perché Carlo aveva animato la resistenza, favorendo la fuga di figure come Pertini, Ansaldo e Turati. Egli aveva consacrato l’intera esistenza all’impegno politico, subendo un tragico destino. Amelia, nata in Francia proprio per l’esilio paterno e costretta a continui spostamenti tra l’Europa e il Nord America, si definiva più una rifugiata che un’apolide. Viveva un eterno esilio, una perenne mancanza di radici. Probabilmente questa continua dislocazione, anche rispetto alla propria identità, ha alimentato quella schizofrenia paranoide che l’ha segnata fino all’epilogo della sua esistenza. Amelia non accettava tale diagnosi, preferendo parlare di un lieve Parkinson, ma le sue ossessioni, specialmente riguardo alla CIA e a presenze persecutorie, la costringevano a un rapporto profondamente lacerato e tormentato con la realtà.

Da come racconta anche Lei, Amelia Rosselli ha pagato un prezzo altissimo alla propria sensibilità e alla sua complessa storia familiare. Interpretarla Le ha mai fatto avvertire il peso della memoria e di quel dolore ereditato?
Certamente, è stata una sensazione molto vivida. In un certo senso, ci si ritrova nella condizione descritta nell’Edipo Re: i destini dei padri ricadono sui figli. Ci si chiede spesso quale peso reale abbia il passato su chi ne raccoglie l’eredità. Indubbiamente per Amelia quella storia è stata un marchio a fuoco. Raccogliere tutto questo dolore è una sfida, ma si tratta di una sofferenza feconda: se pensiamo che ogni prova, ogni incontro, perdita o lutto ha generato una materia poetica di così alto valore, comprendiamo che la nostra è una consegna di fondamentale importanza.

Maria Letizia Gorga interpreta Amelia Rosselli ne Il folle volo
Maria Letizia Gorga interpreta Amelia Rosselli neIl folle volo

Lei che ha avuto il privilegio di incontrare Amelia Rosselli, che cosa Le piacerebbe sentirsi dire oggi da lei, a cui presta corpo e voce?
È una domanda bellissima. Una delle sue opere si intitolaLa Libellula: ecco, mi piacerebbe che in qualche modo mi aiutasse a dispiegare le ali. La poesia è un ponte verso l’infinito e mi emoziona constatare come, dopo tanti anni, essa rimanga ancora una delle armi più potenti a nostra disposizione. C’è una frase di Guido Ceronetti che recita: “Siamo fragili: spariamo poesia”. In un frangente così drammatico della nostra storia, credere che la parola poetica possa fungere da volano di speranza e di armonia, persino quando scaturisce dalle pieghe più ferite dell’anima, è fondamentale. È l’unico territorio in cui esiste una reale comunione di respiri. In merito alla necessità del fare poesia, mi piacerebbe che Amelia mi dicesse che il nostro lavoro è rispettoso della sua essenza e rappresenta la prosecuzione che lei stessa avrebbe desiderato.

Senz’altro sarà così! Lo spettacolo approda stasera, 20 aprile 2026 alle 19, alla Maison d’Italie di Parigi, in collaborazione con l’Istituto Italiano di Cultura. Lei reciterà e canterà in italiano proprio nella città dove Amelia è nata. Che cosa spera che lo spettatore francese porti con sé dopo aver assistito a quest’opera così intensa?
La ringrazio! Provo una grande gioia nel presentare questo lavoro a Parigi: credo sia doveroso che il luogo che ha visto la sua nascita possa approfondire la sua storia. Lo spettacolo segue un filo biografico scandito da salti temporali e accensioni emotive: ripercorre il legame con il padre, il rapporto strettissimo e affettuoso con la madre e la nonna, l’esilio e l’efferato assassinio dei fratelli Rosselli. Narra inoltre l’incontro con la cultura meridionale grazie a figure come Rocco Scotellaro ed Ernesto de Martino, fino ad arrivare alla sua croce e delizia: Roma, che divenne il suo salotto letterario più importante. Nella Città Eterna, Amelia strinse amicizie straordinarie, tra cui quella con il caro Elio Pecora, di cui abbiamo da poco festeggiato i 90 anni. Proprio lui ci ha regalato testimonianze preziose e fu lui a trovarle la mansarda di via del Corallo dove lei visse per molto tempo. È un racconto biografico, certo, ma insieme a Ulderico Pesce e attraverso la musica, cerchiamo di scardinare e rendere accessibile la materia poetica di Rosselli, che non è sempre di facile lettura.

Maria Letizia Gorga nei panni di Amelia Rosselli ne Il folle volo
Maria Letizia Gorga nei panni di Amelia Rosselli neIl folle volo

Ci vuole fare un esempio?
Certo. Lei scrisse una poesia splendida,Il borghese non sono io, in cui compaiono i versi: “Il borghese non sono io / che tralappio d’un giorno all’ / altro coprendomi d’un sudore / tutto concimato, deciso, coinciso / da me, non altri […]”. Quando Ulderico le chiese il significato di quel verbo inesistente nella lingua italiana, lei rispose di aver avvertito la necessità di un termine che spiegasse il conflitto e l’ipocrisia della borghesia: una classe sociale che finge di tralasciare ma aspira solo ad acchiappare. Da qui l’invenzione di ‘tralappiare’. Questo aspetto della sua poetica, ricco di neologismi, francesismi e anglicismi, viene esplorato nello spettacolo. Poiché Amelia amava profondamente la musica, Stefano De Meo e Pasquale Laino hanno composto dei brani inediti proprio sui suoi versi, che io interpreto in scena. Sono musicisti straordinari e mi considero estremamente fortunata ad averli al mio fianco da così tanto tempo.

Questo spettacolo parla di esilio, dell’essere rifugiati dalla vita. C’è qualcosa nella Sua esperienza personale o nella Sua sensibilità che L’ha aiutata a comprendere questo sentimento?
Nutro un profondo fascino per quelle personalità che affrontano il mondo con incrollabile determinazione, pur muovendosi lungo territori di confine. Se consideriamo Dalida, anch’ella fu un’emigrante; la stessa Mercedes Sosa visse il dramma dell’esilio, costretta per tre anni lontano dalla sua Argentina durante gli anni della dittatura. Sono tutte figure accomunate dalla condizione di esule o migrante, anime in perenne movimento e, in un certo senso, alla ricerca incessante della propria identità.

Maria Letizia Gorga è Amelia Rosselli ne Il folle volo
Maria Letizia Gorga è Amelia Rosselli neIl folle volo

E Lei, Maria Letizia, cerca in qualche modo una parte di Sé stessa attraverso queste figure?
Chissà… credo che la nostra professione ci spinga costantemente verso nuovi approdi. Amiamo incarnare molteplici identità e narrazioni proprio perché ci affascina questa perenne migrazione tra i personaggi, quella ricerca incessante verso ciò che sta oltre. Forse questo dinamismo appartiene alla natura stessa dell’attore, ma riflette anche l’essenza della Storia, che è un flusso ininterrotto. È proprio questa mancanza di stanzialità nel racconto a esercitare su di me un fascino così profondo.

Dalida, Amelia Rosselli, Mercedes Sosa: figure accomunate da una straordinaria forza professionale ma da una profonda fragilità nel privato. Com’è possibile dar voce a queste artiste mantenendo l’equilibrio tra la potenza dell’icona e la vulnerabilità della donna? Spesso siamo noi stessi i nostri peggiori nemici, ma come si gestiscequesto conflitto interiore tra il sé pubblico e quello intimo?
È innegabile che chi consacra l’intera esistenza all’arte finisca per pagare un prezzo altissimo: a certi livelli, la dedizione deve essere totale. Non sembra esserci spazio per una dimensione privata che non venga, in qualche modo, sacrificata a una missione più alta. Dalida, non a caso, affermava che Dalida aveva ucciso Iolanda per lasciarla libera. Nel caso di Amelia, forse sono stati gli eventi storici e la malattia a consumarla: la poesia era per lei un rifugio rigenerante, eppure ha scelto di vivere in modo schivo, lontano dai riflettori mediatici, seguendo un percorso opposto a quello di Dalida. Un’ulteriore sfumatura appartiene a Mercedes Sosa: lei inizialmente rifuggiva il palcoscenico. Diceva spesso che non amava cantare in pubblico, finché non comprese che la sua voce aveva il compito di rappresentare gli ultimi. A quel punto, l’arte diventa una priorità assoluta che può schiacciarti o amplificare le tue fragilità personali. Tentare di raccontare questo attrito è estremamente stimolante, poiché è proprio ciò che umanizza queste icone. Il pubblico si identifica nelle sofferenze dell’artista, percependo un’autenticità maggiore nelle parole che vengono cantate, interpretate o declamate. Se si riesce a incarnare questo equilibrio tra parola e musica, il risultato diventa profondamente magnetico. Spero di riuscirci: questo esercizio richiede una sincerità assoluta.

Maria Letizia Gorga interpretazioni
Maria Letizia Gorga e alcune delle sue interpretazioni: Frida Kahlo, Monna Lisa, Dalida, Amelia Rosselli e Mercedes Sosa

Ci riesce magnificamente: Maria Letizia Gorga ha il dono di regalare sempre grandi emozioni…
La ringrazio davvero! Credo fermamente nel valore della condivisione e nella potenza del teatro e della musica come strumenti di partecipazione collettiva. Se questo incontro si realizza, coinvolgendo in modo profondo sia chi calca la scena sia chi la osserva, allora si genera qualcosa di autenticamente prezioso.

Recentemente, oltre a recitare in opere di successo, ha propostoCASI RARI, il primo spettacolo scritto e diretto integralmente da Lei. Quali sono i Suoi progetti futuri?
Ho appena iniziato le riprese del filmCarne della mia carne, tratto da un soggetto di Dario Argento. Successivamente, sarò in Polonia con la mia amica e regista Federica Altieri per un progetto dedicato a Valerio Magrelli. PresenteròBrecht, l’amico ritrovatoal Teatro Villa Lazzaroni l’8 e il 9 maggio sempre per la regia di Federica Altieri. Il 24 giugno 2026 tornerò conAvec le temps, Dalida, di cui abbiamo avuto il piacere di parlare inuna Sua sensibile intervista, al Festival Teatri di Siena, mentre all’inizio di luglio riprenderemo il viaggio dedicato a Mercedes Sosa.

Grazie di cuore per questa testimonianza, Maria Letizia.
Grazie infinite a Lei per l’attenzione.


Le vol fou – La dernière nuit d’Amelia Rosselli : l’écho déchirant et sublime arrive à Paris | ENTRETIEN EXCLUSIF avec Maria Letizia Gorga

Il folle volo FR
Il folle volo - L'ultima notte di Amelia Rosselli
Il folle volo – L’ultima notte di Amelia Rosselli

Le vol fouest un acte d’amour et de justice envers celle que Pierpaolo Pasolini définit comme «la plus grande poétesse de la seconde moitié du XXe siècle». Écrit et mis en scène parUlderico Pesce, le spectacle se consomme en une nuit, la dernière, au cours de laquelleAmelia Rosselliretrace sa propre existence déchirée entre militantisme politique et une intériorité fragmentée.

Sur scène, le public traverse les obsessions d’une femme qui fut une ‘réfugiée de la vie’, suspendue entre les symboles de ses tourments. Accompagnée par les notes deStefano De Meo, au piano, et dePasquale Laino, aux instruments à vent, la voix deMaria Letizia Gorgadevient le pont entre le sacrifice de la famille Rosselli et la matière poétique féconde qui en a jailli. Le spectateur affronte un voyage émotionnel entre Paris et Rome, entre la douleur héritée etle désir de déployer ses ailes vers l’infini.

Le vol fou – La dernière nuit d’Amelia Rosselli, Maria Letizia Gorga: “Nous aimons cette quête incessante de ce qui se trouve au-delà…

À l’occasion de la première représentation à l’étranger de la pièce,Il Difformea rencontréMaria Letizia Gorga, une figure d’excellence de la scène italienne. L’actrice donnera voix et corps àAmelia Rossellice soir, lundi 20 avril 2026, à 19H00, à laMaison d’Italie. L’événement, réalisé en collaboration avec l’Institut Culturel Italiende la Ville Lumière, verra l’artiste interpréter et chanter exclusivement en italien, portantLe vol fou – La dernière nuit d’Amelia Rossellidans le lieu où la poétesse a vu le jour.

Amelia Rosselli
Amelia Rosselli

Maria Letizia Gorga,Le vol fou – La dernière nuit d’Amelia Rosselliest une pièce consacrée à l’une des plus grandes voix poétiques du XXe siècle. Comment ce projet est-il né ?
C’est Pasolini qui l’a définie comme la plus grande poétesse de la seconde moitié du XXe siècle. Le spectacle tire son origine du lien profond entre Ulderico Pesce et cette artiste extraordinaire. Ils se sont rencontrés il y a de nombreuses années. Les racines lucaniennes d’Ulderico ont probablement rappelé à Amelia le compagnonnage avec son grand ami Rocco Scotellaro, avec qui elle a vécu une saison intense d’affections et de correspondances. De cette rencontre est née une harmonie extraordinaire. À notre retour de Russie, après une expérience significative avec le maître Anatolij Vasil’ev, Ulderico a souhaité me présenter Amelia, qu’il fréquentait déjà. J’ai ainsi eu le privilège de connaître cette figure éclairée. Lorsqu’en 1996, elle a malheureusement choisi de prendre congé de la vie, nous avons commencé à lui dédier plusieurs productions pour honorer sa mémoire. Parmi celles-ci, nous avons réalisé un spectacle intituléDiario Ottuso(Journal Obtus), tiré de l’un de ses derniers recueils publiés précisément sous l’impulsion d’Ulderico. Par la suite, nous avons emmenéContadini del Sud(Paysans du Sud) dans le monde entier. Enfin, en 2020, j’ai demandé à Pesce de m’écrire un texte entièrement centré sur sa figure, qui ne soit pas exclusivement lié à sono rapport avec Scotellaro. C’est ainsi qu’est né ce merveilleux monologue qui prend vie durant la dernière nuit, précédant sa disparition, au cours de laquelle la protagoniste retrace toute son existence.

Quand vous avez approché pour la première fois l’univers d’Amelia Rosselli à travers ses écrits, qu’avez-vous ressenti au plus profond de vous-même ?
Pour moi, il est fondamental de donner voix à l’histoire de femmes qui ont laissé une empreinte indélébile dans la culture : c’est une nécessité artistique qui m’implique profondément. Chez Amelia, j’ai trouvé un écho particulier, que j’ai voulu restituer à travers ce dialogue privilégié qui se crée entre la parole et la musique. Dans cette recherche, je suis toujours accompagnée par des musiciens extraordinaires, Stefano De Meo et Pasquale Laino, avec qui j’ai partagé de nombreux projets. De cette synergie est né un texte, à mon avis, sublime et en même temps déchirant, à travers lequel j’ai la tâche d’incarner Amelia dans son récit le plus intime.

Maria Letizia Gorga e Ulderico Pesce in Contadini del Sud
Contadini del Sudavec Maria Letizia Gorga et Ulderico Pesce

Porter sur scène une figure si complexe et fragile signifie en traverser les blessures. Y a-t-il eu un moment où vous avez senti qu’Amelia vous habitait vraiment ? Incarner un personnage est un processus différent de ce que vous avez fait, par exemple, dansAvec le temps, où vous interprétez Dalida à travers le regard d’une fan qui en partage les émotions. Ici, comme dansTodo Cambia – Viaggio intimo con Mercedes Sosa, vous incarnez l’intéressée elle-même : quand avez-vous ressenti cette identification totale ?
Il est difficile de tracer une ligne de démarcation nette car, au moment où l’on prête sa parole, sa voix et son corps à des histoires aussi profondes, on le fait inévitablement à travers ses vers. Il est évident que ces poèmes ne sont pas nés d’un pur exercice intellectuel, métrique ou musical, mais qu’ils sont le sédiment de traumatismes déchirants. Amelia écrivait en trois langues différentes, reflet de sa condition d’exilée. Pasolini l’a définie comme apatride, elle qui était née à Paris et contrainte de se réfugier ailleurs à cause des lois raciales et de la persécution politique de son père, qui a payé son opposition de son sang. Carlo Rosselli et son oncle Nello ont été massacrés par le régime fasciste précisément parce que Carlo avait animé la résistance. Amelia, née en France à cause de l’exil paternel et contrainte à des déplacements continuels entre l’Europe et l’Amérique du Nord, se définissait plus comme une réfugiée que comme une apatride. Elle vivait un exil éternel, un manque permanent de racines. C’est probablement cette dislocation continue qui a alimenté la schizophrénie paranoïde qui l’a marquée jusqu’à l’épilogue de son existence. Amelia n’acceptait pas ce diagnostic, préférant parler d’un léger Parkinson, mais ses obsessions, notamment concernant la CIA et des présences persécutrices, la contraignaient à un rapport profondément conflictuel et tourmenté avec la réalité.

Comme vous l’évoquez, Amelia Rosselli a payé un prix très élevé pour sa sensibilité et son histoire familiale complexe. L’incarner vous a-t-il déjà fait ressentir le poids de la mémoire et de cette douleur héritée ?
Bien sûr, cela a été une sensation très vive. D’une certaine manière, on se retrouve dans la condition décrite dansŒdipe Roi: les destins des pères retombent sur les enfants. On se demande souvent quel poids réel le passé exerce sur ceux qui en recueillent l’héritage. Incontestablement, pour Amelia, cette histoire a été marquée au fer rouge. Recueillir toute cette douleur est un défi, mais il s’agit d’une souffrance féconde : si l’on pense que chaque épreuve, chaque perte ou chaque deuil a généré une matière poétique d’une telle valeur, on comprend que la nôtre est une mission d’une importance fondamentale.

Maria Letizia Gorga interpreta Amelia Rosselli ne Il folle volo
Maria Letizia Gorga incarne Amelia Rosselli dansLe vol fou

Vous qui avez eu le privilège de rencontrer Amelia Rosselli, qu’aimeriez-vous l’entendre vous dire aujourd’hui, à vous qui lui prêtez votre corps et votre voix ?
C’est une très belle question. L’une de ses œuvres s’intituleLa Libellula(La Libellule) : eh bien, j’aimerais qu’elle m’aide d’une certaine manière à déployer mes ailes. La poésie est un pont vers l’infini et cela m’émeut de constater comment, après tant d’années, elle reste l’une des armes les plus puissantes à notre disposition. Il y a une phrase de Guido Ceronetti qui dit : «Nous sommes fragiles : nous tirons de la poésie». Dans un moment aussi dramatique de notre histoire, croire que la parole poétique puisse servir de moteur d’espoir et d’harmonie est fondamental. J’aimerais qu’Amelia me dise que notre travail respecte son essence.

Ce sera certainement le cas ! Le spectacle arrive ce soir, le 20 avril 2026 à 19H00, à la Maison d’Italie à Paris, en collaboration avec l’Institut Culturel Italien. Vous jouerez et chanterez en italien dans la ville où Amelia est née. Qu’espérez-vous que le spectateur français emporte avec lui après avoir vu cette œuvre si intense ?
Je vous remercie ! Je ressens une grande joie à présenter ce travail à Paris : je crois qu’il est juste que le lieu où elle a vu le jour puisse approfondir son histoire. Le spectacle suit un fil biographique marqué par des sauts temporels et des poussées émotionnelles : il retrace le lien avec son père, la forte relation avec sa mère et sa grand-mère, l’exil et le brutal assassinat des frères Rosselli. En outre, la pièce raconte la rencontre avec la culture du sud de l’Italie grâce à des figures comme Rocco Scotellaro et Ernesto de Martino, jusqu’à arriver à son tourment et son délice : Rome, qui devint son salon littéraire le plus important. Dans la Ville Éternelle, Amelia se lia d’amitiés extraordinaires, notamment celle avec Elio Pecora, dont on vient de célébrer les 90 ans. C’est lui qui nous a donné de précieux témoignages en étant l’homme qui lui avait trouvé la mansarde de la via del Corallo où elle vécut longtemps. C’est un récit biographique, mais avec Ulderico Pesce et à travers la musique, nous essayons de rendre accessible la matière poétique de Rosselli, qui n’est pas toujours facile à lire.

Maria Letizia Gorga nei panni di Amelia Rosselli ne Il folle volo
Maria Letizia Gorga est Amelia Rosselli dansLe vol fou

Pourriez-vous nous donner un exemple ?
Tout à fait. Elle écrivit un splendide poème,Le bourgeois ce n’est pas moi, où apparaissent ces vers : «Le bourgeois ce n’est pas moi / qui translope d’un jour à l’au- / tre, me couvrant d’une sueur / tout engraissée, décidée, coïncidée / par moi, non autrui […]». Quand Ulderico lui demanda la signification de ce verbe qui n’existe ni en italien ni en français, elle répondit qu’elle avait ressenti la nécessite d’un terme qui puisse expliquer le conflit et l’hypocrisie bourgeoise : une classe sociale qui néglige et attrape. En italien, elle a fait un mélange entre les verbes « tralasciare » et « acchiappare », donnant ainsi naissance au mot « tralappiare », tandis qu’en français elle a créé un néologisme complet : « transloper ». Dans la pièce, nous explorons aussi cette facette de sa poétique, riche de néologismes. Comme Amelia aimait profondément la musique, Stefano De Meo et Pasquale Laino ont composé des morceaux inédits sur ses vers que j’interprète sur scène. Ce sont des musiciens extraordinaires et je me considère extrêmement chanceuse de les avoir à mes côtés depuis si longtemps.

Ce spectacle traite de l’exil, du fait d’être refugié dans la vie. Y a-t-il quelque chose dans votre expérience personnelle ou dans votre sensibilité qui vous a aidé à comprendre ce sentiment ?
Je suis fascinée par ces personnalités qui affrontent le monde avec une détermination inébranlable tout en évoluant sur des territoires frontaliers. Dalida était une immigrée ; Mercedes Sosa a connu le drame de l’exil, contrainte de vivre pendant trois ans loin de sa patrie, l’Argentine, sous la dictature. Ce sont toutes des âmes en mouvement perpétuel à la recherche de leur identité.

Maria Letizia Gorga è Amelia Rosselli ne Il folle volo
Maria Letizia Gorga interprète Amelia Rosselli dansLe vol fou

Et vous, Maria Letizia, cherchez-vous une part de vous-même à travers ces femmes que vous incarnez ?
Peut-être… je crois que notre profession nous pousse constamment vers de nouveaux horizons. Nous aimons incarner des identités multiples parce que nous sommes fascinés par cette migration permanente entre les personnages, cette quête incessante de ce qui se trouve au-delà. Peut-être que ce dynamisme appartient à la nature même de l’acteur, mais il reflète aussi l’essence de l’Histoire, qui est un flux ininterrompu. C’est ce manque de sédentarité dans le récit qui exerce une fascination si profonde sur moi.

Dalida, Amelia Rosselli, Mercedes Sosa : des figures unies par une force professionnelle extraordinaire mais une profonde fragilité privée. Comment est-il possible de donner la voix à ces artistes tout en gardant l’équilibre entre la puissance de l’icône et la vulnérabilité de la femme ? Souvent, nous sommes nos propres ennemis, mais comment est-il possible de gérerce conflit intérieur entre le soi public et le soi intime?
Celui qui consacre sa vie entière à l’art finit par payer un prix très élevé : à un certain niveau, le dévouement doit être total. Il ne semble plus y avoir de la place pour une dimension privée qui, en quelque sorte, ne soit pas sacrifiée à une mission plus haute. Dalida affirmait que Dalida avait tué Iolanda pour la laisser libre. Pour Amelia, ce sont peut-être les événements historiques et la maladie qui l’ont consumée : la poésie était pour elle un refuge, tout en vivant à l’écart des projecteurs médiatiques, en suivant un parcours opposé à celui de Dalida. Une autre nuance appartient à Mercedes Sosa : au début, elle n’aimait pas la scène. Elle disait souvent qu’elle n’aimait pas chanter en public, jusqu’à ce qu’elle comprenne que sa voix avait le devoir de représenter les opprimés. À ce point-là, l’art devient une priorité absolue qui peut écraser ou amplifier les fragilités personnelles. Tenter de raconter cette tension est extrêmement stimulant car c’est ce qui humanise ces icônes. Le public s’identifie aux souffrances de l’artiste, en percevant une plus grande authenticité dans les mots qui sont chantés, interprétés ou déclamés. Si l’on réussit à incarner cet équilibre entre parole et musique, le résultat devient profondément magnétique. J’espère y parvenir : cet exercice exige une sincérité absolue.

Maria Letizia Gorga interpretazioni
Maria Letizia Gorga et quelques-uns de ses personnages : Frida Kahlo, Monna Lisa, Dalida, Amelia Rosselli et Mercedes Sosa

Vous le faites magnifiquement : Maria Letizia Gorga a ce don d’offrir de grandes émotions…
Je vous remercie infiniment ! Je crois fermement en la valeur du partage et en la puissance du théâtre et de la musique comme instruments de participation collective. Si cette rencontre se réalise, en impliquant profondément aussi bien l’artiste sur scène que le spectateur, alors quelque chose de très précieux et authentique naît.

Récemment, au-delà d’avoir joué dans des pièces à succès, vous avez proposéCASI RARI, la première œuvre que vous avez intégralement écrite et mise en scène. Quels sont vos projets futurs ?
Je viens de commencer le tournage du filmCarne della mia carne, d’après un sujet de Dario Argento. Ensuite, je serai en Pologne avec mon amie la metteuse en scène Federica Altieri pour un projet dédié à Valerio Magrelli. Je présenteraiBrecht, l’amico ritrovatoau Teatro Villa Lazzaroni de Rome le 8 et le 9 mai, également dans une mise en scène de Federica Altieri. Le 24 juin 2026, je reviendrai avecAvec le temps, Dalida, dont on a eu le plaisir de parler dansl’un de vos sensibles entretiens, au Festival Teatri di Siena, et début juillet, nous reprendrons le voyage consacré à Mercedes Sosa.

Merci de tout cœur pour ce témoignage, Maria Letizia.
Merci infiniment pour votre bienveillance.

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