Il silenzio dellaperiferiapossiede una voce tagliente, capace di scuotere le coscienze e disquarciare l’indifferenzache troppo spesso avvolge i destini degli ‘ultimi’. Lo scorso 13 maggio 2026, la Sala riunioni della Parrocchia San Giuseppe Cottolengo di Palermo è diventata il palcoscenico diun dibattito necessario, concentrato sulla presentazione del libroI sogni muoiono in periferia, l’ultimo intenso sforzo letterario diFrancesco Rubino, pubblicato daScatole Parlantinella collanaVoci.
Sotto la guida attenta e partecipe della giornalistaSilvana Polizzi, l’incontro ha superato i confini della cronaca editoriale permutarsi in un atto d’amore verso una città complessa, un’indagine profonda sulle ferite sanguinanti del tessuto urbano e, contemporaneamente,una celebrazione commovente di chi decide di restare a combattere.
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La Scuola come centro di rinascita doveI sogni muoiono in periferia
Al centro della narrazione pulsa la figura diMarco Speciale, un insegnante di un liceo blasonato di Palermo la cui esistenza subisce una scossa:un trasferimento improvviso nel cuore dello ZEN. La sua colpa è stata quella di difendere una studentessa dalle discriminazioni razziste del proprio dirigente scolastico. Catapultato in un microcosmo dominato dalla privazione, dalla morsa della criminalità e dalla sistematica negazione di un futuro,il protagonista dismette i panni della disillusione per farsi seminatore di speranza.
Il romanzo aggroviglia i fili diesistenze spezzateda abusi domestici e violenze private con il coraggio titanico di donne capaci di ribellarsi. In questo scenario di frontiera, l’incontro conDaniela, un’assistente sociale guidata da una sensibilità rara, accende la miccia diuna rivoluzione silenziosa. Insieme, i due trascinano un’intera comunità in un progetto di emancipazione in cuila Scuola si riappropria del suo ruolo più puro: un faro di dignità che dimostra come persino nelle tenebre più fitte sia possibile generare una luce nuova, ricordandoci chel’atto di sognare rimane l’unico binario possibile per ricostruire la realtà.

I sogni muoiono in periferia, Francesco Rubino: “I sogni vanno amati, protettie perseguiti con ogni briciolo di energia…”
L’esperienza letteraria diFrancesco Rubino, nato a Palermo nel 1949 e con alle spalle una solida carriera da manager in aziende multinazionali oltre all’attuale ruolo di consulente perManageritalia, è un percorso interamente dedicato allaricerca dei valori cardinali dell’uomo. Per comprendere la genesi del suo moderno Mito delle Stirpi e, soprattutto, la sua ardente urgenza narrativa,Il Difformeha raggiunto l’autore, che ha trasformato le sue riflessioni più intime inuna testimonianza sul senso profondo del suo modo di scrivere oggi.
I testi di Rubino si configurano comeopere essenziali, strumenti di resistenza culturale indispensabili per non cedere alla rassegnazione. Essi ricordano, con una forza espressiva che lascia il segno, cheil diritto di sognare non può essere una prerogativa esclusiva dei privilegiati, ma deve rimanere un’opportunità sacra e accessibile anche per gli ‘ultimi’.

Dottor Rubino, il Suo percorso letterario è ricco e tocca corde diverse. Prima di arrivare aI sogni muoiono in periferia, quali tappe hanno segnato la Sua evoluzione come autore?
Il mio viaggio è iniziato nel 2018 conVolo Az… Un sessantottino in aria. Volevo sviscerare i mutamenti politici e sociali della nostra Penisola attraverso gli occhi di un uomo, inserendo elementi della mia stessa vita. È un’opera che si chiude con un sapore aspro, in cui riconosco le grandi conquiste della mia generazione ma anche i suoi dolorosi fallimenti, la pesante eredità lasciata a chi è venuto dopo di noi. Nel 2020 è arrivatoIl medico di vicolo Porta di Castro, dove ho dipinto la figura di un medico di un rione popolare, un uomo inquieto ma intimamente rivoluzionario. Lui scappa a Milano per affermarsi come primario oncologo, ma viene richiamato a Palermo dalla nostalgia, quel sentimento che noi meridionali conosciamo bene e che spesso ci cattura. Ritorna per un’idea di giustizia: fondare un poliambulatorio gratuito per i diseredati nel mercato di Ballarò, scontrandosi duramente con le logiche mafiose che proteggevano la sanità privata. Nel 2024, conRaccontami di TE, di Voi del ’68, ho celebrato l’amicizia pura. È la storia di un gruppo di ragazzi sulle colline palermitane, uniti dalla musica e dal teatro, le cui esistenze poi si disperdono. Il libro si sviluppa come un viaggio reale e ideale con mio figlio, da Roma a Bologna, in cui rispondo alle sue domande sulla mia giovinezza.
Arriviamo alla Sua ultima fatica. Perché ha deciso di posare lo sguardo sulle periferie, in particolar modo sul quartiere ZEN?
I sogni muoiono in periferiaè ambientato nello ZEN, ma quel perimetro diventa il simbolo universale di ogni margine geografico e sociale: potrebbe essere Librino a Catania, Tor Bella Monaca a Roma o Caivano a Napoli. Sono luoghi accomunati da dinamiche identiche, in cui l’illegalità costituisce purtroppo la spina dorsale dell’economia locale. Questo libro vuole essere un inno alla vita. È il mio personale omaggio a quegli insegnanti, educatori e cooperatori che consumano i propri giorni per deviare i ragazzi dalle grinfie del crimine. Marco, il professore, crede ciecamente nella funzione salvifica della Scuola. Il finale riservaun coup de théâtreche non svelerò, ma il messaggio è cristallino: i sogni vanno amati, protetti e perseguiti con ogni briciolo di energia. Il titolo contrasta volutamente con la conclusione, urlando che il riscatto è possibile. Salvare anche una sola anima è una vittoria immensa. Diventa un trionfo quando si crea un centro culturale, coinvolgendo l’intero quartiere, nonostante l’ostruzionismo della malavita e di una certa politica che desidera mantenere lo status quo, poiché in quelle sacche di disagio coltiva il proprio bacino elettorale.

Guardando alle Sue quattro opere così diverse, qual è il legame invisibile, il vero nucleo, ilfil rougeche le unisce?
In tutti e quattro i miei romanzi, malgrado trattino vicende apparentemente distanti e slegate, esiste un solido filo comune. È la volontà incrollabile di rimettere al centro i valori fondamentali della nostra esistenza: l’amicizia autentica, l’evoluzione sociale e la cultura della legalità. Princìpi che hanno guidato la mia crescita umana e professionale, che hanno protetto il mio nucleo familiare e che credo fermamente vadano difesi a qualunque costo, in ogni singolo istante della nostra vita.
Grazie per la Sua testimonianza, Dottor Rubino.
Grazie a Lei per l’attenzione.
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