Il 6 febbraio è la Giornata contro le Mutilazioni genitali femminili (Mgf). Le Mgf sono procedimenti che prevedono la rimozione degli organi genitali femminili esterni, sia in modo totale sia parziale. Questa pratica oggi ha colpito oltre 230 milioni di ragazze e donne ed è diffusa principalmente in 30 Paesi del Medio Oriente e dell’Africa, ma non solo.
Questo tipo di procedura non si attua per fini medici, ma culturali. La mutilazione è molto dolorosa e comporta vari rischi, tra i quali, la morte. In Italia uno studio condotto dall’Università di Milano, Bologna e Ismu fa emergere che nel nostro Paese sono presenti circa 88.500 donne che hanno subito tale pratica e, attualmente, le ragazze a rischio sotto i 15 anni sono circa 16mila.
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Le Mgf sono riconosciute come una violazione estrema dei diritti delle donne e delle ragazze a livello internazionale. Secondo l’UNU, 68 milioni di ragazze sono ancora a rischio prima del 2030. Laura Gentile di Amref, referente per il contrasto e la prevenzione alle Mgf, riguardo a questo spiega: “Siamo molto lontani dall’abbandono di tale pratica. Le stime ci indicano però che la strada che abbiamo intrapreso è quella giusta”.
Giornata contro le mutilazioni genitali femminili, la storia di Yasmine e Aya
L’UNICEF aiuta il Governo in Egitto meridionale a combattere le Mgf, dal 2003. Tale pratica è stata vietata in lì dal 2008, il divieto però non è riuscito a sradicare immediatamente una credenza culturale come questa. A tal proposito viene ripostato l’esempio, tramite la storia di due sorelle: Yasmine ed Aya, che vivono in un villaggio in Egitto meridionale denominato Kom Abu Sheil. La sorella maggiore, Aya, ha subito il “taglio” all’età di 10 anni: una pratica che è stata svolta in casa da un’ostetrica, senza alcuna sicurezza medica, che le ha provocato una grave emorragia. La sorellina più piccola, Yasmine, ha ascoltato tutto da un’altra stanza.
Aya sapeva che un giorno anche sua sorella Yasmine avrebbe subito la stessa procedura, ed ha combattuto per far sì che ciò non accadesse. Gli appelli di Aya alla religione e alla pericolosità della Mgf hanno fatto desistere la madre dall’attuare il “taglio” anche a Yasmine. Le due sorelle oggi partecipano a seminari organizzati da una ONG che da tempo collabora con UNICEF per contrastare le Mgf in sei regioni dell’Asyut, in particolare in 76 villaggi.
Il processo è ancora lungo, ma alcuni risultati si vedono già, come ad esempio nel villaggio di Doghel Sigon nel nord Guinea, che nel 2022 ha scelto di fermare i matrimoni precoci e le mutilazioni genitali femminili. Ma la strada è ancora lunga. Per queste una ricorrenza come questa, della Giornata contro le mutilazioni genitali femminili, è importante proprio per sensibilizzare il tema e far comprendere come questa sia una piaga sociale ancora da combattere.
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