Il fatto che la Cucina italiana sia stata dichiarata patrimonio immateriale dell’Unesco non è stato preso bene da tutti. Prima c’è stata l’insorgenza da parte del Trentino Alto Adige ritenendo che alcuni piatti locali non potessero essere assimilabili nella “tradizione italiana”; adesso sul Times il critico culinario Giles Coren ha espresso il proprio malcontento per tale decisione.
Cucina italiana, la critica di Coren: “Era prevedibile, servile, ottuso e irritante”
Giles Coren sul Times ha commentato duramente la scelta fatta dall’Unesco: “Il riconoscimento assegnato questa settimana dall’Unesco alla cucina italiana come patrimonio culturale immateriale dell’umanità era prevedibile, servile, ottuso e irritante. Da quando scrivo di ristoranti combatto contro la presunta supremazia del cibo italiano. Perché è un mito, un miraggio, una bugia alimentata da inglesi dell’alta borghesia, mangiatori di fiori di loto con palati da bambini viziati, che all’inizio degli anni Novanta trasferirono le loro residenze estive in Toscana, dopo che il successo volgare di Un anno in Provenza di Peter Mayle aveva reso il sud della Francia plebeo”. Infatti a recargli fastidio non è la cucina italiana in sé ma il pensiero comune secondo cui la cucina italiana venga da sempre considerata di un livello superiore rispetto alle altre.
Leggi Anche
E dichiara che il sistema culinario italiano sia “pessimo”: “I ristoranti cari, il personale scortese. Gli italiani odiano gli inglesi e l’unica scelta sicura è la pizza, come in America o a Wolverhampton”, dice da inglese.
Cucina italiana, Coren: “Complimenti mangiatori di pasta”
Giles Coren ha fatto anche un duro attacco all’Italia: “Un Paese così unito da aver collezionato 70 governi dal Dopoguerra, perlopiù guidati da squilibrati, e da aver eletto l’unico primo ministro nazionalista di estrema destra dell’Europa occidentale? Complimenti, mangiatori di pasta”.
Ed ha sottolineato che, secondo lui, questo riconoscimento lo merita la cucina inglese: “Se c’è una cucina nazionale che l’Unesco dovrebbe riconoscere per il suo valore culturale eterno e la sua importanza politica unica, è quella inglese. Inclusi, ma non solo: il toast bruciato appena prima che scatti l’allarme antincendio; le colazioni degli hotel economici, prodotte in un unico oscuro centro da troll ciechi con materiali di fortuna; gli spaghetti col ketchup; la torta di Haribo sciolta in macchina ad agosto; i noodles cinesi croccanti incollati alla tovaglia; lo snakebite and black, il Barolo britannico; le salsicce Heinz con fagioli, che contengono tutti i gruppi alimentari conosciuti; i panini al ketchup; il porridge e, naturalmente, la Terry’s Chocolate Orange. Questa sì che è cultura. Altro che pomodori!”.
Insomma, per Coren non c’è dubbio e ritiene immeritato il riconoscimento che ha avuto la cucina italiana: secondo lui è quella inglese a dover meritare i giusti apprezzamenti a livello mondiale.
© Riproduzione riservata


