Due giorni fa una grande soddisfazione per la cucina italiana che ha ottenuto un importante riconoscimento diventando patrimonio dell’Unesco. Ma come ogni cosa, anche in questa situazione, non sono mancate le polemiche.
Ben presto il Trentino Alto Adige, attraverso un giornale locale, Dolomiten, che da tempo è per il separatismo dal Paese italiano, ha espresso il proprio dissenso per questa decisione mondiale. Ha sottolineato, con l’occasione che, il piatto tipico del posto, ovvero i canderli, in realtà non fanno parte della tradizione italiana.
Leggi Anche
Cucina italiana patrimonio dell’Unesco, i canderli fanno parte della tradizione italiana?
I “canderli” (o canederli) sono grossi gnocchi di pane raffermo, tipici della cucina alpina e mitteleuropea, preparati con latte, uova e altri ingredienti come speck, formaggio o spinaci, e serviti in brodo o conditi con burro fuso e sono tipici della tradizione trentina.
L’Alto Adige così prende le distanze da un primato che non sente proprio. Da Roma, il deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Urzì parla di “orgoglio per l’intero Paese”, ma il suo entusiasmo non trova riscontro nelle voci locali. Il quotidiano Dolomiten, il più diffuso in lingua tedesca del Sudtirolo, ironizza: “Adesso, improvvisamente, i canderli sono diventati bene culturale italiano“.
La testata rivendica le origini nordiche e non mediterranee di piatti come speck e Schlutzer. L’assessore Marco Galateo, citato dal giornale, sostiene che “ciò che vale per pizza e pasta, vale anche per lo speck e i canederli”, ricordando la missione a New York dello scorso anno per promuovere la candidatura italiana dello speck.
Ma la domanda che il Dolomiten rilancia con tono polemico resta aperta: è davvero possibile commercializzare come italiani specialità quali gli Schlutzkrapfen (ravioli ripieni), i Käsenocken (gnocchi di formaggio) o i Tirtlan (frittelle ripiene)?
Cucina italiana patrimonio dell’Unesco
Il 10 dicembre il comitato di Nuova Delhi ha detto sì: la Cucina italiana è ufficialmente patrimonio dell’Unesco. Il premio non va a dei singoli piatti ma proprio al modo di intendere la cucina italiana: un modo di stare a tavola, di cucinare, di riconoscersi e di pensare al cibo.
Quando parliamo di Cucina italiana intendiamo: la dieta mediterranea, all’arte dei pizzaioli napoletani, ricerca e lavorazione del tartufo, la viticoltura di Pantelleria, i vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato… Ma oltre a ciò si intende anche l’arte dello stare bene insieme, la voglia di sedersi a tavola e condividere un pasto.
© Riproduzione riservata


