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Brunello Cucinelli, Tornatore racconta la vita dello stilista come una partita a carte…tra sacralità e radici contadine

“Volevo una storia da vivo” racconta Brunello Cucinelli in occasione della presentazione di "Brunello, il visionario garbato", il docufilm che ripercorre la sua vita e la sua idea di umanità. Il 4 dicembre, nella cornice di Cinecittà, si è tenuta la première internazionale: un evento gremito di personalità e di emozione. Accanto allo stilista e imprenditore di Solomeo, la moglie Federica e le figlie Camilla e Carolina, presenze discrete e luminose della sua storia

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Non sono esperto di tecnologia ma sono esperto dell’animo umano” afferma Brunello Cucinelli, la cui filosofia è racchiusa in un’unica parola: dignità. L’etica dello stilista e imprenditore di Solomeo è quella di capitalismo umanistico e umana sostenibilità. Un modo di fare impresa con profitto ma coscienza, mettendo al centro l’essere umano e dove il lavoro è visto come forma di dignità e bellezza. Tutto ciò è frutto di quanto vissuto dal giovane Brunello e se è vero che la vita di una persona è specchio di quanto ha passato, allora Cucinelli ne è l’esempio più lampante.

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Un’infanzia che racconta la semplicità del nido pascoliano: la campagna di Ferro di Cavallo è simbolo di felicità e spensieratezza, fin quando la famiglia decide di trasferirsi in città e il padre è costretto a lavorare in fabbrica dove viene sfruttato come uno “schiavo”. È proprio da quella ferita che nasce la filosofia dell’imprenditore umanista, oggi al centro del nuovo docufilm “Brunello, il visionario garbato“, dedicato non solo alla vita professionale ma anche a quella privata più intima e personale.

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Al fianco di Cucinelli ci sono la moglie Federica e le figlie Camilla e Carolina. In occasione della nuova uscita, il 4 dicembre a Cinecittà, casa del cinema di Roma, si è tenuta la première internazionale in anteprima mondiale. Nelle sale sarà disponibile dal 9 all’11 dicembre.

Brunello Cucinelli, dalla campagna di Ferro di Cavallo al cashmire

“Fino a 25 anni non sapeva cosa doveva fare dice la moglie Federica. Un’infanzia passata prima nella campagna umbra di Ferro di Cavallo, poi al bar, definito da lui stesso “un’università di vita”. Brunello Cucinelli si racconta a fondo. La sua era una famiglia semplice, con radici contadine, il padre lavorava in fabbrica, la madre era una casalinga. Improvvisamente un’illuminazione…decide di dedicarsi al cashmire e dà pian piano avvio al suo sogno imprenditoriale.

La bellezza per uno stilista come lui non significa lusso, ha un ruolo molto più profondo: è forma di rispetto verso il mondo e se stessi. Dai solchi dritti tracciati nella terra, fino all’armonia delle cose ben fatte. Una vera e propria bussola morale che guida ogni sua scelta personale e imprenditoriale.

Giuseppe Tornatore racconta la vita di Brunello Cucinelli: “il film è stato costruito intorno a una partita a carte”

Volevo una storia da vivo, non dopo essere morto” afferma Cucinelli nel corso della conferenza stampa al Teatro dell’Opera di Roma. Molti sono stati quelli ricordati attraverso film quando non più in vita, “mi sono detto: ma se li vedessero, si rigirerebbero nella tomba“. Proprio per questa ragione lo stilista di Solomeo vuole dire in prima persona la sua verità…

E’ qui che subentra il ruolo di Giuseppe Tornatore, regista di “Brunello, il visionario garbato“. “Riesce sempre ad ottenere quello che vuole, è questo l’elemento centrale della sua vita” dice il premio Oscar in riferimento all’imprenditore. “Inizialmente ero restio, mi sono defilato”, confessa, ma poi si è ritrovato coinvolto quasi senza accorgersene. “Non sapevo nulla della sua storia”, aggiunge, ma una volta studiata “ho deciso di raccontare la vita di Brunello Cucinelli come una partita a carte“. Una scelta precisa, dice Tornatore, per svelare, con un tocco garbato e visionario, il lato umano e strategico di un uomo che ha saputo giocare le proprie mosse nel grande tavolo dell’imprenditoria, facendo della bellezza e del rispetto i suoi assi vincenti.

Nicola Piovani: “Ho raccontato attraverso la mia musica la forza delle radici contadine e la sacralità”

Quanto alla colonna sonora, Brunello Cucinelli sceglie il maestro, premio Oscar, Nicola Piovani. Quest’ultimo racconta di aver cercato di tradurre in musica e mettere in risalto “la forza delle radici contadine e la sacralità che permeano la visione del mondo dell’imprenditore umbro, sottolineando ancora una volta il legame armonico tra terra, umanità e bellezza. Un accompagnamento musicale di tutto rispetto, adattato a ogni istante del film, capace di coinvolgere a pieno lo spettatore.

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A interpretare Cucinelli sono stati tanti personaggi, che a rotazione hanno vestito i panni del protagonista in ogni fase della sua vita. Tra questi Saul Nanni, che si è detto onorato di essere stato scelto come attore principale del film e soprattutto di ritrovarsi a lavorare al fianco di due premi Oscar e un imprenditore di successo come Brunello. “Mi è stato chiesto se sapessi giocare a carte” racconta Nanni tra gli aneddoti, quindi “ho passato due mesi a Solomeo per impararlo” .

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La premier di “Brunello, il visionario garbato” a Cinecittà ha inaugurato il nuovo Teatro 22

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In occasione della première internazionale di “Brunello, il visionario garbato” sono state quasi mille le persone presenti nella nuova sala del Teatro 22, inaugurata a Cinecittà proprio il 4 dicembre. Parliamo del più grande spazio degli studi che batte per estensione anche il famoso Teatro 5 .Ospiti italiani e internazionali, star del cinema, moda e media, oltre a figure istituzionali di primo piano. A non passare inosservata la visita della premier Giorgia Meloni. Tra il pubblico a spiccare sono stati anche Mario Draghi e poi ancora altre personalità come Jessica Chastain, Jeff Goldblum, Chris Pine, Jonathan Bailey, Edgar Ramírez, Ava DuVernay, Tina Kunakey, Bianca Balti, Alessandra Mastronardi, Anna Foglietta, Matilda De Angelis.

La serata si è chiusa con la stessa dolcezza visionaria che attraversa la vita di Cucinelli: il suo invito a cercare bellezza, dignità e senso in tutto ciò che facciamo. E allora risuona la frase di Kant pronunciata nel film il cielo stellato sopra di me, la legge morale in me a ricordarci che ogni gesto, anche il più piccolo, può essere luminoso se guidato da un’etica autentica. È lì che nasce la sua vera impresa: nell’armonia tra ciò che sogniamo e ciò che scegliamo di essere.

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