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Ci sono attrici che interpretano i ruoli, e poi ci sono anime che li vivono. Alejandra Onieva appartiene alla seconda categoria. Nata a Madrid nel 1992, ha conquistato il pubblico internazionale con la grazia e la profondità di chi porta sullo schermo donne che sembrano respirare vita vera. Dal debutto ne Il Segreto fino ai successi di Alto Mare, Las Pelotaris 1926 e la nuovissima Hotel Costiera, l’artista spagnola ha costruito un percorso solido e raffinato, scegliendo storie che esplorano la libertà, il dolore, l’amore e la rinascita. Ogni personaggio diventa per lei un atto di comprensione, uno specchio della complessità femminile e della bellezza di essere autentici in un mondo che tende a semplificare.
Ma al di là del talento, ciò che colpisce di Alejandra è la sua sensibilità. Parla con la calma di chi ha imparato a fidarsi della vita e a seguire la propria intuizione, quella voce interiore che l’ha guidata fin da quando, giovanissima, ha scelto la recitazione come vocazione e non come ambizione. Oggi, con nuovi progetti in arrivo e sogni ancora da realizzare, Onieva incarna l’immagine di una ragazza che continua a crescere con curiosità, amore e coraggio, ricordando che la bellezza sta nella verità, non nella perfezione.

Alejandra Onieva: “La lezione più grande che ho imparato è stata quella di fidarmi sempre del mio intuito…”
Alejandra Onieva, ultimamente Lei ha preso parte ad un progetto molto interessante: la serie internazionale Hotel Costiera. Potrebbe raccontarci com’è nata e com’è stata quell’esperienza? Come si è approcciata al personaggio di Sheryl e, soprattutto, cosa Le sta dando?
Il personaggio di Sheryl in Hotel Costiera è stato una grande opportunità per me, soprattutto perché ho sempre voluto lavorare in inglese e questa è stata la mia prima volta. Inoltre, è un personaggio molto divertente, con molte sfaccettature che non si arriva a scoprire del tutto. Questo mi ha permesso di giocarci molto. Infatti, mi ha dato l’opportunità di fare un po’ la ‘pagliaccia’. Anche se nel primo episodio non si vede molto, nell’ultimo ho potuto dare un altro taglio, mostrare un’altra versione di Sheryl. È stato davvero un regalo perché mi ha permesso di mostrare molti lati di una stessa persona: la multimilionaria misteriosa, la relazione con suo marito, come si relaziona con altri uomini come Daniel, e poi il lato della donna che prende le redini della situazione ed aiuta, ma non si sa se lo faccia con un secondo fine. È molto divertente poter giocare con un ruolo così.

Nella Sua carriera ha interpretato moltissime donne. In qualità di attrice talentuosa, che cosa sente e che cosa Le apporta dare vita a personaggi così diversi tra loro?
Credo che la chiave risieda nel capirle. È come quando conosciamo gente nuova: le facciamo domande per conoscere la sua storia e tutto il bagaglio vitale che porta con sé. Per questo, penso che costruisco i personaggi partendo da una verità, con una storia dietro che li definisce. La sfida è connettersi con quella verità, dare luce alla loro storia e far sì che il pubblico si immedesimi in loro. A volte mi capitano ruoli molto diversi, ma per me non esistono i ‘buoni’ o i ‘cattivi’, ma semplicemente persone con esperienze diverse che le portano ad agire in un modo o nell’altro. Si tratta di capirle, senza mai giudicarle, e riuscire a far sì che lo spettatore empatizzi con loro.

Dicevamo prima che Lei ha interpretato tante donne. Da Soledad ne Il Segreto a Sheryl in Hotel Costiera, passando per Ágata nella serie italiana Sotto Copertura o Carolina in Alto Mare. Con questa diversità di ruoli, qual è il personaggio a cui è particolarmente legata?
È molto difficile scegliere: è come chiedere a chi ha dei figli quale sia il suo preferito (ride, n.d.r.). Credo che ogni personaggio abbia avuto un ruolo fondamentale nella mia vita. Soledad, per esempio, è stato un personaggio con cui ho lavorato per molti anni, il che mi ha permesso di evolvere insieme a lei. Adesso la ricordo e mi si spezza il cuore perché aveva una storia molto dura. Ho potuto vivere la sua crescita: il suo primo amore, la gravidanza, le sue discussioni e, infine, la sua liberazione. Mi ha dato moltissimo. Invece, Carolina non aveva nulla a che vedere con me e mi sono tanto divertita proprio perché si allontanava dal mio modo di essere. Con Ágata, la cosa interessante è stata lavorare su quella complicata relazione di una figlia che cresce lontana dal padre e che poi scopre chi è lui veramente; indagare su tutto questo come donna mi è sembrato molto arricchente. E Sheryl… quello che mi piace di lei è che è difficile arrivare a conoscerla. Gioca così tanti ruoli in uno che, come attrice, è molto eccitante. È una donna che pensa costantemente a sé stessa. Altri personaggi si concentravano sull’accettazione degli altri, ma lei non cerca alcuna approvazione. Decide di sposare quel multimilionario per i suoi interessi e flirta perché ne ha voglia. È meraviglioso sperimentare quel lato diverso della femminilità che altri personaggi più ingenui non mi avevano dato.




Effettivamente, nei prodotti audiovisivi Lei offre al pubblico visioni differenti delle donne e di come esse possano mostrare la propria forza…
Grazie mille. Alla fine, faccio ciò che mi riempie di più l’anima, ovvero raccontare storie. Quello che cerco sempre di fare è dare loro la maggiore verità possibile, e questo passa attraverso il comprendere ogni personaggio tramite i progetti che mi arrivano e quelli che scelgo. È vero che a volte ci sono ruoli che desidererei interpretare e l’opportunità non è ancora arrivata, ma ho imparato moltissimo dalle donne a cui ho dato vita. Credo che la cosa meravigliosa sia che lo spettatore, con così tanti tipi di persone e donne che esistono, possa connettersi con loro, evolvere guardando ogni personaggio, e sentirsi identificato. Sì, questo è il bello del mio lavoro.

Alejandra, se mi permette, torniamo un po’ nel passato. Nello studio del programma Verissimo, Lei aveva raccontato che a 18 anni aveva iniziato l’università. Ma, all’improvviso, è stata chiamata per la serie Il Segreto. Com’è stato quel momento?
Per me è stato un momento cruciale, perché implicava decidere tra la strada che la società considerava ‘giusta’ e la strada che risuonava con la mia anima: fare l’attrice. Quest’ultimo era un percorso incerto, pieno di rischi e dubbi, soprattutto perché ero così giovane. La vita mi ha messo alla prova: appena iniziata l’università, è arrivato questo progetto che mi ha costretto a scegliere. Era una serie che richiedeva di girare tutti i giorni, e all’università era stata introdotta la frequenza obbligatoria. Non potevo fare entrambe le cose. È stato un momento decisivo in cui ho dovuto ascoltare il mio vero desiderio. Ho preso la decisione di lasciare gli studi e non me ne sono mai pentita. Adesso la mia famiglia mi dice: “Menomale che hai ascoltato la tua voce interiore!”. Ma in quel momento era difficile perché i risultati non si vedono subito. 17 anni dopo, li vedo. La lezione più grande che ho imparato è stata fidarmi sempre della mia intuizione: mettere le mani sul cuore e chiedermi cosa desidero davvero, e andare avanti, nonostante le paure. Se ti fidi di quella voce interiore, la vita ti offre i progetti e le persone che ti accompagnano ti aprono la strada. È un momento di fede: non vedi cosa c’è dall’altra parte, ma sai che qualcosa di molto buono ti sta aspettando.

Com’è stato il processo di interpretare Soledad? Cosa ha provato quando ha saputo che stava raggiungendo la fama anche in Italia e nelle Americhe?
Dato che ero appena uscita da scuola, quando è capitato il progetto, in realtà non ero molto consapevole dell’impatto che stava generando all’esterno. Per i tre anni e più in cui ci sono stata, la mia quotidianità era entrare in un set, girare, tornare a casa e studiare i copioni. Nel bene e nel male, vivevo in una bolla molto lontana dalla realtà. È vero che stare con un personaggio per così tanto tempo è stupendo perché ti accompagna, gli dai vita e lo conosci molto bene, ma allo stesso tempo, dirgli addio costa molto. Erano giornate intere in cui sentivo e lavoravo su Soledad e su ciò che le accadeva. Per questo, staccarmici è stato difficile, dato che tutta la mia esperienza fino a quel momento era lei. Ho iniziato molto giovane e, all’improvviso, un solo progetto mi ha impegnato per tanti anni. Riconosco che mi è costato un po’ dirle addio; arrivare all’ultimo giorno di riprese e dovermi congedare da un personaggio con cui mi ero svegliata per tanti giorni è stata una sensazione strana e triste. Aprire un’altra strada, cercare nuovi progetti e ruoli, mi generava vertigini e incertezza, ma allo stesso tempo sentivo un’enorme voglia di ispirarmi con nuove storie.

E per Lei come è stato vivere il successo tanto in Spagna quanto all’estero?
È stato un po’ strano (ride, n.d.r.). Perché alla fine, quando sei su un set, con la troupe e gli attori, vivi in una bolla. E all’improvviso, che qualcuno mi identificasse come il personaggio e non come la persona, mi sembrava insolito. Ad esempio, un sabato, mentre ero con le mie amiche, alcuni fan mi hanno chiamato ‘Soledad’ invece di ‘Alejandra’. È stata una sensazione particolare. Sono una persona che si circonda molto della sua cerchia ristretta, dei miei amici e della mia famiglia, quindi non mi sono mai sentita troppo esposta. Ringrazio sempre molto l’affetto che il pubblico ha dimostrato verso i miei personaggi e verso di me come attrice e persona. In questo senso, è stata sempre una bellissima sensazione. Inoltre, mi ha avvicinato al pubblico e ho potuto vedere quanto sia meravigliosa la gente, l’amore e l’affetto che prova per me per aver fatto parte dei suoi pomeriggi o delle sue serate.

Che relazione ha con il Suo pubblico?
Dunque, devo dire che la questione dei social mi è un po’ difficile. Credo di essere più timida di quanto possa sembrare. Adoro i momenti in cui c’è una première o un evento e posso avvicinarmi e passare del tempo con il pubblico. È vero che sono riservata e tendo a chiudermi, ma ogni volta che ho vissuto quei momenti, mi hanno resa molto felice. Ci sono istanti in cui mi rilasso e mi sento a mio agio, ma è vero che faccio fatica. Sentirmi esposta è a volte una doppia sensazione: da un lato, mi sento profondamente grata e fortunata; dall’altro, devo fare i conti con la mia timidezza e con la sfida di essere lì presente, godendomi la situazione e connettendomi con le persone. Porto avanti questa doppia battaglia che a volte si complica per via della mia timidezza, ma continuo a lavorarci.

Quanto influisce su di Lei il giudizio altrui?
Oggi viviamo in una costante esposizione, ancor di più con i social. Quello che cerco di fare è proteggermi molto: vivere nella mia bolla, con i miei cari, per non sentire quella pressione né cadere nella tendenza per cui la gente pensa questo o quello. Cerco di creare la mia realtà, in cui quella pressione non faccia parte. In fin dei conti, sono una ragazza giovane, e ci sarà gente a cui piacerò più o meno; ad alcuni piaceranno i miei occhi e altri diranno che non sono belli. Ci sono così tante prospettive diverse su una stessa persona che, alla fine, perché dovrei prestare attenzione a questo? Ho avuto la fortuna di ricevere sempre molto amore, e mi tengo stretto quello. Se qualcuno ha un’opinione diversa, lo rispetto, ma preferisco che quel tipo di giudizi non faccia parte del mio quotidiano. Sì, l’estetica e la bellezza sono importanti, ma come molte altre cose, perciò non voglio dargli tanta priorità.

La Sua carriera è poliedrica e alcuni dei Suoi personaggi toccano temi di diversità. Per esempio: ne Il Segreto Soledad ha dato una mano al suo amico Luis che voleva fare coming out; in Las Pelotaris 1926 la Sua Ane aveva una relazione omosessuale; Cloe ha aiutato Sergio a sembrare una donna nella serie Ella es tu padre. Come si approccia nell’affrontare e trasmettere al pubblico questi messaggi di inclusione?
Per me è una guarigione. Credo che per molti anni sia esistito un tabù, quando l’amore è universale. Che sia tra due uomini, due donne o un uomo e una donna, per me è esattamente lo stesso. Sono due esseri umani innamorati, e ciò che condividiamo è amore, indipendentemente dal sesso. Per questo, quando mi sono arrivati questi personaggi, ne sono rimasta affascinata, perché raccontare questo tipo di storie aiuta a normalizzare ciò che è completamente normale e che per molto tempo non è stato considerato tale. Qual è il problema? (ride, n.d.r.). Quando le persone vedono storie in televisione o nei film, gli attori stanno costantemente trasmettendo un messaggio. Quando raccontiamo storie tra persone omosessuali, il tema principale non è l’omosessualità, ma semplicemente il connettersi con l’amore, perché è di questo che si tratta in fondo. Ho avuto la fortuna di poter condividere e vivere la sofferenza che, anni fa, molte donne e uomini pativano per non sentirsi liberi di amare chi amavano. Il non essere liberi di seguire il proprio cuore mi sembra una punizione. E dare voce a quelle storie del passato che non si possono ripetere al giorno d’oggi è essenziale. Si tratta di essere completamente autentici con ciò che sentiamo e con chi amiamo, senza ascoltare il rumore esterno, ma seguendo la propria verità. Non c’è un bene o un male, solo la tua verità, e a me questo è ciò che è piaciuto di più.



I Suoi personaggi hanno affrontato altre problematiche sociali. La storia di Soledad, per esempio, includeva il trauma dell’aggressione sessuale. Nell’interpretare situazioni così dure, che in un certo modo sono una ‘denuncia’ attraverso la finzione, che importanza dà a questo tipo di comunicazioni? E, in quanto attrice, come affronta una tematica così delicata?
Credo che la sofferenza che deve attraversare una donna per aver vissuto un’esperienza del genere sia qualcosa di così doloroso e tragico che, nel preparare quel personaggio, mi spezzavo dentro. Quando vivi una cosa del genere, il tuo mondo cambia completamente: il tuo modo di relazionarti con gli uomini, con i tuoi futuri partner, con te stessa come donna… la sfiducia genera un dolore molto difficile da curare. Con personaggi come questo, quello che cerchi è che tutte queste donne mettano i limiti che meritano e trovino il modo di guarire, di liberarsi da quel dolore e di avere una seconda opportunità. La loro vita non finisce lì. Alla fine, il personaggio di Soledad ha vissuto questo, ha avuto brutte esperienze con gli uomini, ma ha finito per ritrovare sé stessa, vivendo le esperienze che desiderava. Penso che questo sia il messaggio: anche se hai attraversato quell’esperienza, c’è luce alla fine del tunnel che ti aspetta. Devi solo essere forte, vederla e riprendere un percorso assolutamente migliore per te.

Lei ha girato anche scene intime e di nudo. Come si prepara per girare questo tipo di sequenze? È qualcosa che Le risulta scomodo o lo affronta semplicemente come un’esigenza della sceneggiatura?
Sinceramente, non mi piace molto quel tipo di scene. Se bisogna farle, si fanno, ed è sempre essenziale parlarne con il o la collega per trovare un modo in cui tutti ci sentiamo a nostro agio. Come ho detto, sono un po’ timida e cerco di trovare gli strumenti: lavorando con il regista, con la troupe e con il mio compagno o la mia compagna di lavoro per renderle il più facili e organiche possibile. Sono sempre scene che costano un po’. Alla fine, sono molto tecniche; non è tanto quello che sembra, sono quasi una coreografia. Si tratta più che altro di trovare un punto d’incontro su cui siamo tutti d’accordo.

Lei ha sempre interpretato donne libere. Crede che la donna al giorno d’oggi goda di vera libertà?
Credo non ancora. Penso che siamo sul giusto cammino, ma ci resta ancora molta strada da percorrere. È complicato perché ci portiamo dietro molte ingiustizie del passato in quanto donne. Stiamo cercando di trovare il nostro posto e non sappiamo ancora bene qual è il modo giusto per posizionarci dove meritiamo. Siamo ancora in questa ricerca, vedendo come possiamo gestirla in modo naturale e ottimale per noi.

Parlando di questa ricerca di libertà e di come la donna si posiziona, mi chiedo: nella Sua traiettoria professionale, la Sua bellezza è stata mai un’arma a doppio taglio?
Dunque, sinceramente, direi di sì. Credo che, in generale, pecchiamo nel dare etichette. Anche se molte persone non lo fanno, esiste una tendenza a dare certi tipi di ruoli in cui viene evidenziata la bellezza, se proietti un’immagine o un profilo che rientra in quel concetto. Come artista, desideri che ti vengano assegnati ruoli molto diversi, in cui la bellezza non sia la chiave. La sfida è lì: lavorare e dimostrare che non sei solo un bel visino, ma molto di più. Credo che questo sia successo a molta gente. Da un lato, è un regalo e una fortuna perché ti apre molte possibilità, ma allo stesso tempo ti obbliga a dimostrare costantemente che c’è molto di più dietro.
Lei lo fa molto bene, Alejandra…
Grazie! Ci provo, ci provo (ride, n.d.r.).

Certo. La Sua interpretazione di Soledad è rimasta nell’immaginario collettivo, specialmente per l’intensità con cui ha vissuto la perdita di suo figlio. In quella fase, ha condiviso molte scene con Megan Montaner, che dava vita a Pepa ne Il Segreto.
Oh, Megan è una mia carissima amica! Quella serie mi ha regalato una persona meravigliosa nella mia vita. In generale, quella trama è stata molto dolorosa perché ero tanto giovane. Alla fine, quando lavori, devi entrare nel sentire e nel pensare a cosa significhi, in quanto donna, che ti dicano che non puoi avere figli quando è qualcosa che desideri. Ricordo che questo mi ha fatto soffrire sul serio. Mi connettevo davvero con quel dolore ed empatizzavo con le donne che si trovavano in quella situazione. A livello personale è stato abbastanza triste.
E Le piacerebbe essere madre?
Sì, in un momento della mia vita mi piacerebbe moltissimo viverlo.
Per quanto riguarda la Sua privacy, Lei protegge molto la Sua sfera personale, anche sui social. Come si sente quando la cronaca rosa pubblica notizie o cerca di intromettersi nella Sua vita?
Per quanto riguarda la mia vita privata, familiare o personale, cerco di proteggermi molto. Non è qualcosa di forzato, ma mi viene naturale: sono una persona molto legata alla mia cerchia ristretta. Non posso controllare ciò che dicono o ciò che pubblicano, ma posso controllare la mia reazione davanti a tutto questo e quanto permetto che mi influenzi. Quello che faccio è, semplicemente, non leggere né vedere nulla e continuare la mia vita come una persona giovane. Vivo come fanno tutti: tutte le persone hanno i loro progetti personali e professionali e devono viverli pienamente e senza rumore. Ci sono volte in cui pubblicano cose che non sono vere; altre volte dicono cose meravigliose. Cerco di fare in modo che, notizie belle o brutte, non facciano parte della mia giornata. Per questo, non mi accorgo di molto. Mi alzo, vado a lavorare, faccio le mie cose e cerco di fare in modo che tutto ciò non sia parte del mio presente.

Per quanto riguarda i Suoi progetti futuri, può anticiparci dove potremo vederLa?
Sì, ho appena finito di girare una serie per Disney a Las Palmas de Gran Canaria. Non posso ancora dire il nome perché non è ancora uscito il comunicato stampa. È un progetto che ho iniziato a luglio. Dopodiché, farò una piccola cosa la settimana prossima di cui neanche posso raccontare molto (ride, n.d.r.). Sto aspettando di vedere cosa si avvicina e quale sarà il progetto successivo. Siccome in questa professione tutto cambia molto in fretta, vedremo cosa mi riserverà il futuro prossimo.

Le piacerebbe tornare a girare in Italia?
Mi piacerebbe moltissimo. Dico sempre che l’Italia è il mio Paese preferito. È un luogo in cui mi sento completamente a casa. Adoro la lingua, amo le persone del posto e tutto ciò che mi ha dato è stato positivo: lavoro, opportunità, esperienze, avventure. Ogni volta che ho dovuto allontanarmi da casa, l’Italia è stata una casa per me: mi ha sempre dato moltissimo e spero che continui a essere così e che mi porti ancora più progetti, perché mi rende davvero molto felice. Quando ho girato Sotto Copertura, ho parlato italiano per molti mesi a Roma e Napoli. Trascorrendo così tante ore a recitare e a lavorare nell’idioma, mi sentivo a mio agio a parlarlo. Anche se ora che sono tornata in Spagna non lo pratico più, lo capisco e mi piacerebbe molto avere di nuovo una sceneggiatura in italiano. All’epoca, non avevo idea di come parlarlo, ma ho studiato tutto e ho visto che è possibile. Mi piacerebbe tornare a lavorare con un dialogue coach e fare un personaggio italiano.

Abbiamo parlato dei Suoi progetti come artista. Adesso, quali sono i progetti di Alejandra come persona?
Come persona, chiederei di continuare a godere di tutto ciò che mi sta capitando ora: poter viaggiare tanto e godermi i miei cari. Mi piacerebbe avere tempo per loro, dato che sono stati mesi senza sosta. Il mio grande progetto personale è, precisamente, trovare sempre l’equilibrio tra la mia vita professionale e quella personale. Sono sempre alla ricerca di questo: godermi la vita e la mia famiglia e, allo stesso tempo, approfittare di tutte le opportunità che arrivano, mantenendo quel bilancio.

E i Suoi sogni?
Mi piacerebbe moltissimo lavorare con Pedro Almodóvar. Inoltre, credo che al momento ci siano registi spagnoli che stanno facendo cose meravigliose con cui mi amerei collaborare. In generale, sogno che mi arrivi un bel film in Spagna, con una buona sceneggiatura e un grande regista. D’altro canto, mi piacerebbe continuare a lavorare all’estero. Per il momento, continuo a studiare e a prepararmi per sentirmi più a mio agio in inglese e per far sì che mi arrivino più opportunità in quella lingua, o persino tornare ad avere l’occasione di lavorare in italiano con un grande progetto. In fin dei conti, recitare in un’altra lingua ti dà un’essenza diversa come attrice. È molto bello esplorarla, perché ti viene fuori un altro accento, un altro modo di esprimerti e di parlare con te stessa. Ti senti più vulnerabile, e questo dà al personaggio altre caratteristiche. Esplorare ruoli in lingue diverse è un’idea che mi affascina.

Lei dimostra una vera passione per la Sua professione, ma che posto occupa l’amore nella Sua vita?
L’amore è tutto nella mia vita: che sia l’amore verso il mio lavoro, l’amore verso me stessa o l’amore verso gli altri. Credo che l’amor proprio sia qualcosa su cui si lavora costantemente affinché cresca e si rafforzi. Più amore provi per te stessa, più forza e potere hai, e questo ti permette di attrarre grandi cose nella tua vita. In definitiva, l’amore è il motore di tutto.
Glielo chiedo con discrezione: recentemente sono uscite alcune Sue foto con Jesse Williams, Suo collega in Hotel Costiera. Le andrebbe di commentare questa cosa?
(sorridendo, n.d.r.) Preferisco mantenere la mia vita personale per me, proteggerla e curarla molto. Semplicemente, parlare di questo non è il mio modo di essere, né mi sento nella posizione di farlo, né è qualcosa che desidero condividere.

Come preferisce. Ma è innamorata in questo momento?
Sono innamorata della vita. Mi trovo in un momento molto bello e sono tanto felice.
Complimenti, Alejandra!
Mille grazie.

Lei ha iniziato questa professione a 18 anni e, sebbene sia ancora molto giovane, ha già più esperienza. Cosa direbbe la Alejandra di oggi alla ragazza che ha cominciato questa carriera qualche anno fa?
Credo che le direi di rilassarsi e di godersi il viaggio.
Ha qualche ferita che L’ha colpita durante questi anni e che ha ancora bisogno di curare?
Secondo me tutti abbiamo delle ferite, alcune più grandi di altre. Sanarle è un lavoro costante per poterci godere la vita nel modo più leggero possibile. Secondo me, è un’attività continua quella di indagare su sé stessi e comprendere perché siamo come siamo, perché ci fanno male certe cose o perché abbiamo determinate paure. Credo che tutti ci viviamo e spetta a noi lavorarci per poterci liberare di questo carico.

L’autoconoscenza è un esercizio molto profondo che ogni essere umano cerca di fare. Lei si conosce e si ama?
Sì, mi amo e sono qui che cerco di imparare ad amarmi di più ogni giorno. Direi di sì, che mi conosco, anche se credo che ci voglia molto tempo per arrivarci. Sono ancora in un processo per trovare e conoscere me stessa, e ogni giorno scopro cose di me che prima non conoscevo. Credo che questo sia il bello: svelare sempre di più su sé stessi. La meditazione, l’introspezione e la terapia fanno parte della mia routine. Tutti questi esercizi mi aiutano moltissimo a conoscermi, a cercare di essere più felice e a realizzare tutto ciò che desidero.

Alejandra, c’è qualcosa che non abbiamo menzionato nell’intervista e che a Lei piacerebbe aggiungere?
Credo che abbiamo toccato tutti gli argomenti possibili (ride, n.d.r.).
Come si vede tra 10 anni?
Tra 10 anni, mi piacerebbe essere riuscita a lavorare a progetti internazionali, il che implicherebbe aver superato la barriera del recitare in inglese. Desidero che siano idee che mi rendano felice e che trasmettano un bel messaggio, negli Stati Uniti, in Spagna o in Italia. Il mio obiettivo è espandermi a livello internazionale, partecipando a opere audiovisive con un grande messaggio e personaggi che abbiano un impatto positivo. A livello personale, mi piacerebbe aver formato la mia famiglia ed essere contenta, trovando quell’equilibrio così importante tra il mio mondo professionale e quello personale. Dato che amo molto viaggiare, spero anche di aver vissuto molte avventure che mi abbiano riempito l’anima e di aver conosciuto molto di più. Riassumendo, direi che la mia visione è quella di espansione: professionale e a livello di viaggi, ma sempre con un equilibrio perfetto tra il personale e il lavorativo.
Glielo auguro, Alejandra!
(sorridendo, n.d.r.) Molte grazie!

Ringraziamo Alejandra Onieva per la sua autenticità e la grazia con cui attraversa ogni storia. Tramite i suoi personaggi riesce a trasformare la fragilità in forza e l’arte in un linguaggio dell’anima: non interpreta, vive. In un mondo spesso dominato dall’immagine, lei sceglie la profondità. Ogni suo ruolo è un atto d’amore verso la vita e verso ciò che si è quando ci si permette di sentire davvero. Con la sua voce e la sua presenza ricorda che la più grande forma di libertà è restare fedeli a sé stessi, dentro e fuori dal set.
Alejandra Onieva: la esencia de una mujer libre entre arte, verdad y coraje – ENTREVISTA EXCLUSIVA


Hay actrices que interpretan papeles, y luego hay almas que los viven. Alejandra Onieva pertenece a las segundas. Nacida en Madrid en 1992, ha conquistado al público internacional con la gracia y la profundidad de quien lleva a la pantalla a mujeres que parecen respirar vida real. Desde su debut en El Secreto de Puente Viejo hasta sus éxitos en Alta Mar, Las Pelotaris 1926 y la reciente Hotel Costiera, la artista española ha construido una trayectoria sólida y refinada, eligiendo historias que exploran la libertad, el dolor, el amor y el renacimiento. Cada personaje se convierte para ella en un acto de comprensión, un espejo de la complejidad femenina y de la belleza de ser auténtica en un mundo que tiende a simplificar.
Pero más allá del talento, lo que más conmueve de Alejandra es su sensibilidad. Habla con la calma de quien ha aprendido a confiar en la vida y a seguir su propia intuición, esa voz interior que la ha guiado desde que, muy joven, eligió la interpretación como vocación y no como ambición. Hoy, con nuevos proyectos en camino y sueños aún por cumplir, Onieva encarna la imagen de una chica que sigue creciendo con curiosidad, amor y valentía, recordando que la belleza reside en la verdad, no en la perfección.

Alejandra Onieva: “La mayor lección que aprendí fue confiar siempre en mi intuición…”
Alejandra Onieva, en estos últimos tiempos usted ha participado en un proyecto muy interesante: la serie internacional Hotel Costiera. ¿Podría contarnos cómo surgió y cómo fue esa experiencia? ¿Cómo se enfrentó al personaje de Sheryl y, sobre todo, qué le está aportando?
El personaje de Sheryl en Hotel Costiera ha sido una gran oportunidad para mí, sobre todo porque siempre he querido trabajar en inglés y esta ha sido mi primera vez. Además, ha sido un personaje muy divertido con muchas caras que no llegas a descubrir del todo. Esto me ha permitido jugar mucho con él. De hecho, me ha dado la oportunidad de ser un poco ‘payasa’. Aunque en el primer episodio no se ve tanto, en el último pude darle otro giro, mostrar otra versión de Sheryl. Realmente, ha sido un regalo porque me ha permitido mostrar muchos lados de una misma persona: la multimillonaria misteriosa, la relación con su marido, cómo se relaciona con otros hombres como Daniel, y luego la cara de la mujer que toma las riendas de la situación y ayuda, pero no se sabe si lo hace con una doble intención. Es muy divertido poder jugar con un papel así.

A lo largo de su carrera ha interpretado a muchísimas mujeres. Como actriz talentosa que es, ¿qué siente y qué le aporta dar vida a personajes tan diferentes entre sí?
Creo que la clave está en entenderlas. Es como cuando conoces a gente nueva, les haces preguntas para comprender su historia y todo el bagaje vital que traen consigo. Por eso, pienso que construyo los personajes desde una verdad, con una historia detrás que los define. El reto es conectar con esa verdad, darle luz a su trayectoria y lograr que el público conecte con ellos. A veces me tocan personajes muy diferentes, pero para mí no hay ‘buenos’ ni ‘malos’, simplemente personas con distintas vivencias que las llevan a actuar de una u otra manera. Se trata de entenderlas, nunca juzgarlas, y conseguir que el espectador empatice con ellas.

Decíamos antes que usted ha interpretado a muchas mujeres. Desde Soledad en El Secreto de Puente Viejo hasta Sheryl en Hotel Costiera, pasando por Ágata en la serie italiana Sotto Copertura o Carolina en Alta Mar. Con esa diversidad de papeles, ¿a qué personaje le tiene un cariño especial?
Es muy difícil elegir; es como preguntarle a alguien con hijos cuál es su favorito (ríe). Creo que cada personaje tiene un fundamento en mi vida. Soledad, por ejemplo, fue un personaje con el que trabajé muchos años, lo que me permitió evolucionar junto a ella. Ahora la recuerdo y se me rompe el corazón porque tenía una historia muy dura. Pude experimentar su crecimiento: su primer amor, su embarazo, sus discusiones y, finalmente, su liberación. Me dio muchísimo. En cambio, Carolina no tenía nada que ver conmigo, y me lo pasé muy bien precisamente porque se alejaba de mi manera de ser. Con Ágata, lo interesante fue trabajar esa complicada relación de una hija que crece lejos de su padre y luego descubre quién es él realmente; indagar en todo eso como mujer me pareció muy enriquecedor. Y Sheryl… lo que me gusta de ella es que cuesta mucho llegar a conocerla. Juega tantos roles en uno que, como actriz, es muy excitante. Es una mujer que piensa constantemente en sí misma. Otros personajes se centraban en la aceptación de los demás, pero ella no busca ninguna aprobación. Decide casarse con ese multimillonario por sus propios intereses, y flirtea porque le apetece. Es maravilloso experimentar ese lado diferente de la feminidad que otros personajes más ingenuos no me habían brindado.




Efectivamente, en los productos audiovisuales usted ofrece al público distintas visiones de las mujeres y cómo ellas pueden mostrar su fuerza…
Mil gracias. Al final, hago lo que más me llena el alma, que es contar historias. Lo que intento siempre es darles la mayor verdad posible, y eso pasa por entender a cada personaje a través de los proyectos que me llegan y de los que elijo. Es cierto que a veces hay papeles que desearía interpretar y la oportunidad aún no ha llegado, pero de las mujeres a las que he dado vida he aprendido muchísimo. Creo que lo maravilloso es que el espectador, con tantos tipos de personas y mujeres que existen, pueda conectar con ellas, evolucionar viendo a cada personaje, y sentirse identificado. Sí, eso es lo bonito de mi trabajo.

Alejandra, si me permite, volvamos un poco al pasado. En el estudio del programa de televisión italiano Verissimo, usted había contado que a los 18 años había empezado la universidad. Pero, de repente, la llamaron para la serie El Secreto de Puente Viejo. ¿Cómo fue ese momento?
Para mí fue un momento crucial, porque implicaba decidir entre el camino que la sociedad consideraba ‘correcto’ y el camino que resonaba con mi alma: ser actriz. Este último era un recorrido incierto, lleno de riesgo y dudas, sobre todo siendo tan joven. La vida me puso a prueba: al empezar la universidad, me salió ese proyecto que me obligó a elegir. Era una serie que requería rodar todos los días, y en la universidad se había implantado la asistencia obligatoria. No podía hacer ambas cosas. Fue un momento decisivo en el que tuve que escuchar mi verdadero deseo. Tomé la decisión de dejar la carrera y no me he arrepentido nunca. Ahora mi familia me dice: “¡Qué bien que escuchaste tu voz interior!”. Pero en aquel momento era difícil porque los resultados no se ven de inmediato. 17 años después, sí los veo. La mayor lección que aprendí fue confiar siempre en mi intuición. A poner las manos en el corazón y preguntarme qué deseo de verdad y seguir adelante, a pesar de los miedos. Si confías en esa voz interior, la vida te va poniendo los proyectos y las personas que te acompañan te van abriendo el camino. Es un momento de fe: no ves lo que hay al otro lado, pero sabes que algo muy bueno te está esperando.

¿Cómo fue el proceso de interpretar a Soledad? ¿Qué sintió al enterarse de que estaba alcanzando la fama también en Italia y en las Américas?
Como acababa de salir del colegio cuando me salió el proyecto, realmente no era muy consciente del impacto que estaba generando fuera. Durante los tres años y pico que estuve, mi día a día era meterme en un plató, rodar, volver a casa y estudiar los guiones. Para bien y para mal, vivía en una burbuja muy alejada de la realidad. Es verdad que estar con un personaje tanto tiempo es precioso porque te acompaña, le das vida y lo conoces muy bien, pero a la vez, despedirte de él cuesta mucho. Eran jornadas enteras sintiendo y trabajando en Soledad y en lo que le sucedía. Por eso, desprenderme de ella se me hizo duro, ya que toda mi experiencia hasta ese momento era ese personaje. Empecé muy joven y, de repente, un solo proyecto me llevó tantos años. Reconozco que me costó un poco decirle adiós; llegar al último día de rodaje y tener que despedirme de un personaje con el que me había levantado tantos días fue una sensación extraña y triste. Abrir otro camino, buscar nuevos proyectos y papeles, me daba vértigo e incertidumbre, pero al mismo tiempo sentía unas ganas enormes de inspirarme con nuevas historias.

¿Y cómo fue para usted vivir el éxito tanto en España como fuera?
Fue un poco raro (ríe). Porque al final, cuando estás en un plató, con el equipo y los actores, vives en una burbuja. Y de repente, que alguien me identificara como el personaje y no como la persona se me hacía extraño. Por ejemplo, un sábado, mientras estaba con mis amigas, algunos admiradores me llamaron ‘Soledad’ en lugar de ‘Alejandra’. Fue una sensación peculiar. Soy una persona que se rodea mucho de su círculo íntimo, de mis amigos y de mi familia, así que nunca me he sentido demasiado expuesta. Siempre agradezco mucho el cariño que el público ha mostrado hacia mis personajes y hacia mí como actriz y persona. En ese sentido, siempre ha sido una sensación muy bonita. Además, me ha acercado al público y he podido ver lo maravillosa que es la gente, el amor y el cariño que me tienen por haber formado parte de sus tardes o sus noches.

¿Qué relación tiene con su público?
Pues la verdad es que me cuesta un poco el tema de las redes sociales. Creo que soy más tímida de lo que quizás pueda parecer. Me encantan los momentos en los que hay una première o un evento y puedo acercarme y pasar un rato con el público. Es cierto que soy reservada y tiendo a encogerme, pero siempre que he tenido esos momentos, me han hecho muy feliz. Hay instantes en los que me relajo y me siento en confianza, pero es verdad que me cuesta. El sentirme expuesta es a veces una doble sensación: por un lado, me siento profundamente agradecida y afortunada; por otro, tengo que lidiar con mi timidez y con el reto de estar ahí presente, disfrutando y conectando con la gente. Juego esta doble batalla que a veces se me complica por mi timidez, pero bueno, sigo trabajándola.

¿Cuánto le afecta el juicio de los demás?
Hoy en día vivimos en una exposición constante, más aún con las redes. Lo que intento hacer es protegerme mucho: vivir en mi burbuja, con los míos, para no sentir esa presión ni caer en la tendencia de que la gente opine esto o lo otro. Intento crear mi propia realidad, una de la que esa presión no forme parte. Al final, soy una chica joven, y habrá gente a la que le parezca mejor o peor; a algunos les gustarán mis ojos y otros dirán que no son bonitos. Hay tantas perspectivas distintas sobre una misma persona que, al final, ¿por qué voy a prestarle atención a eso? He tenido la suerte de sentir siempre mucho amor, y me quedo con eso. Si alguien opina distinto, lo respeto, pero prefiero que ese tipo de juicios no formen parte de mi día a día. Sí, la estética y la belleza son importantes, pero como otras muchas cosas, así que no quiero darle tanta prioridad.

Su carrera es poliédrica y algunos de sus personajes tocan temas de diversidad. Por ejemplo: en El Secreto de Puente Viejo Soledad echó una mano a su amigo Luis que quería salir del armario; en Las Pelotaris 1926 su Ane tenía una relación homosexual; Cloe ayudó a Sergio a parecer una mujer en la serie Ella es tu padre. ¿Cómo se enfrenta a la hora de abordar y transmitir al público estos mensajes de inclusión?
Para mí es una sanación. Durante muchos años ha existido un tabú, cuando el amor es universal. Ya sea entre dos hombres, dos mujeres o un hombre y una mujer, para mí es exactamente lo mismo. Son dos seres humanos enamorados, y lo que compartimos es amor, da igual el sexo. Por eso, cuando me llegaron estos personajes me fascinó, porque contar ese tipo de historias ayuda a normalizar lo que es completamente normal y que durante mucho tiempo no se ha considerado así. ¿Cuál es el problema? (ríe). Cuando la gente ve historias en la televisión o en películas, los actores estamos constantemente transmitiendo un mensaje. Cuando contamos historias entre personas homosexuales, el tema principal no es la homosexualidad, sino simplemente conectar con el amor, que de eso se trata todo. Tuve la suerte de poder compartir y vivir el sufrimiento que, años atrás, muchas mujeres y hombres padecían por no sentirse libres de amar a quien amaban. El no ser libre de seguir tu corazón me parece un castigo. Y dar voz a esas historias del pasado que no se pueden repetir en la actualidad es esencial. Se trata de ser completamente auténticos con lo que sentimos y a quién amamos, sin escuchar el ruido exterior, sino siguiendo tu verdad. No hay un bien o un mal, solo tu verdad, y a mí eso es lo que más me ha gustado.



Sus personajes han abordado otras problemáticas sociales. La historia de Soledad, por ejemplo, incluía el trauma de la agresión sexual. Al interpretar situaciones tan duras, que en cierto modo son una ‘denuncia’ a través de la ficción, ¿qué importancia le da a este tipo de comunicaciones? Y, como actriz, ¿cómo se enfrenta a una temática tan delicada?
Creo que el sufrimiento que tiene que pasar una mujer por haber vivido una experiencia así es algo tan doloroso y trágico que, al preparar ese personaje, me rompía por dentro. Cuando vives algo así, tu mundo cambia por completo: tu manera de relacionarte con los hombres, con tus futuras parejas, contigo misma como mujer… la desconfianza genera un dolor muy difícil de curar. Con personajes como este, lo que intentas es que todas esas mujeres pongan los límites que se merecen y encuentren la forma de sanar, de ser libres de ese dolor y de tener una segunda oportunidad. Sus vidas no se acaban ahí. Al final, el personaje de Soledad vivió eso, tuvo malas experiencias con los hombres, pero acabó encontrándose a sí misma, teniendo las experiencias que deseaba. Pienso que ese es el mensaje: aunque hayas pasado por esa vivencia, hay luz al final del túnel esperándote. Solo tienes que ser fuerte, verla y retomar un camino mucho mejor para ti.

Usted ha grabado también escenas íntimas y de desnudo. ¿Cómo se prepara para rodar este tipo de secuencias? ¿Es algo que le resulta incómodo o lo afronta simplemente como una exigencia del guion?
Sinceramente, ese tipo de escenas no las disfruto mucho. Si toca hacerlas, se hacen, y siempre es esencial hablarlas con el o la colega para encontrar una manera en la que todos nos sintamos cómodos. Como he dicho, soy un poco tímida, e intento buscar herramientas: trabajando con el director, con el equipo y con mi compañero o compañera para hacerlo lo más fácil y orgánico posible. Siempre son escenas que cuestan un poco. Al final son muy técnicas; no es tanto lo que parece, son casi una coreografía. Se trata más encontrar un punto intermedio en el que todos estemos de acuerdo.

Usted siempre ha interpretado a mujeres libres. ¿Cree que la mujer hoy en día goza de verdadera libertad?
Creo que todavía no. Pienso que estamos en el camino, pero aún nos queda mucho por recorrer. Es complicado porque arrastramos muchas injusticias del pasado como mujeres. Estamos intentando encontrar nuestro lugar y aún no sabemos muy bien cuál es la manera correcta de posicionarnos donde merecemos. Seguimos en esa búsqueda, viendo cómo podemos llevarlo de una forma natural y óptima para nosotras.

Hablando de esta búsqueda de libertad y de cómo la mujer se posiciona, me pregunto: en su trayectoria profesional, ¿ha sido su belleza alguna vez un arma de doble filo?
Pues, sinceramente, diría que sí. Creo que, en general, pecamos de etiquetar. Aunque mucha gente no lo hace, existe una tendencia a dar ciertos tipos de roles donde se resalta la belleza si proyectas una imagen o un perfil que encaja en ese concepto. Como artista, quieres que te den papeles muy diversos, en los que la belleza no sea la clave. Ahí está el reto: trabajar y demostrar que no eres solamente una cara bonita, sino mucho más. Creo que a mucha gente le ha pasado esto. Por un lado, es un regalo y una suerte porque te abre muchas posibilidades, pero a la vez, te obliga a demostrar constantemente que hay mucho más detrás.
Usted lo hace muy bien, Alejandra…
¡Gracias! Lo intento, lo intento (ríe).

Claro. Su interpretación de Soledad ha quedado en el imaginario colectivo, especialmente por la intensidad con la que vivió la pérdida de su hijo. En esa etapa, compartiste muchas escenas con Megan Montaner, quien daba vida a Pepa en El Secreto de Puente Viejo.
¡Ay, Megan es íntima amiga mía! Esa serie me dio una persona maravillosa en mi vida. En general, esa trama fue muy dolorosa porque yo era muy joven. Al final, cuando trabajas, tienes que meterte a sentir y a pensar en lo que significa, como mujer, que te digan que no puedes tener hijos cuando es algo que deseas. Recuerdo que eso me hizo sufrir mucho. Conectaba realmente con ese dolor y empatizaba con las mujeres que se encontraban en esa situación. Fue bastante triste a nivel personal.
¿Y le gustaría ser madre?
Sí, en algún momento de mi vida me encantaría experimentarlo.
Por lo que se refiere a su privacidad, usted protege mucho su esfera personal, incluso en redes sociales. ¿Cómo se siente cuando la prensa rosa publica noticias o intenta inmiscuirse en su vida?
Sobre mi vida privada, familiar o personal, intento protegerme mucho. No es algo forzado, sino que me sale natural: soy una persona muy de mi círculo íntimo. No puedo controlar lo que dicen o lo que sacan, pero sí puedo controlar mi reacción ante ello y cómo permito que me afecte. Lo que hago es, simplemente, no leer ni ver nada y continuar mi vida como una persona joven. Vivo como lo hacen todos: todas las personas tienen sus proyectos personales y profesionales, y deben vivirlos plenamente y sin ruido. Hay veces que publican cosas que no son ciertas; otras veces dicen cosas maravillosas. Intento que, ya sean buenas o malas noticias, no formen parte de mi día. Por eso, no me entero de mucho. Me levanto, voy a trabajar, hago mis cosas e intento que eso no sea parte de mi presente.

En cuanto a sus proyectos futuros, ¿puede adelantarnos dónde podremos verla?
Sí, acabo de rodar una serie para Disney en Las Palmas de Gran Canaria. Todavía no puedo decir el nombre porque no ha salido la nota de prensa. Es un proyecto que empecé en julio. Después, haré una pequeña cosa la semana que viene, de la que tampoco puedo contar mucho (ríe). Estoy esperando a ver cuál será el siguiente proyecto. Como todo cambia muy rápido en esta profesión, ya veremos qué me depara el futuro cercano.

¿Le gustaría volver a rodar en Italia?
Me encantaría. Siempre digo que Italia es mi país favorito. Es un lugar donde me siento completamente en casa. Me encanta el idioma, amo a la gente de allí y todo lo que me ha brindado ha sido positivo: trabajo, oportunidades, experiencias, aventuras. Cada vez que he tenido que alejarme de mi casa, Italia fue un hogar para mí: siempre me ha dado muchísimo y espero que siga siendo así y que me traiga aún más proyectos, porque realmente me hace muy feliz. Cuando rodé Sotto Copertura, hablé italiano durante muchos meses en Roma y Nápoles. Al pasar tantas horas actuando y trabajando en el idioma, me sentía cómoda hablándolo. Aunque ahora que volví a España ya no lo practico, sí lo entiendo y me encantaría volver a tener un guion en italiano. En su momento, no tenía ni idea de hablarlo, pero lo estudié todo y vi que es posible. Me encantaría volver a trabajar con un dialogue coach y hacer un personaje italiano.

Hemos hablado de sus proyectos como artista. Ahora, ¿cuáles son los proyectos de Alejandra como persona?
Como persona, pediría seguir disfrutando de todo lo que me está sucediendo ahora: poder viajar tanto y disfrutar de los míos. Me gustaría tener tiempo para ellos, ya que han sido unos meses de no parar. Mi gran proyecto personal es, precisamente, encontrar siempre el equilibrio entre mi vida profesional y la personal. Siempre estoy en esa búsqueda: disfrutar de la vida y de mi familia, y a la vez, aprovechar todas las oportunidades que llegan, manteniendo ese balance.

¿Y sus sueños?
Me encantaría trabajar con Pedro Almodóvar. Además, creo que ahora mismo hay directores españoles haciendo cosas maravillosas con los que me gustaría colaborar. En general, sueño con que me llegue una buena película en España, con un buen guion y un gran director. Por otro lado, me encantaría seguir trabajando en el extranjero. De momento, sigo estudiando y preparándome para sentirme más cómoda en inglés y que me lleguen más oportunidades en ese idioma, o incluso volver a tener la ocasión de trabajar en italiano con un gran proyecto. Al final, actuar en otro idioma te da otra esencia como actriz. Es muy bonito explorarlo, porque te sale otro acento, otra manera de expresarte y de hablarte. Te sientes más vulnerable, y eso le da al personaje otras características. Explorar roles en distintos idiomas es una idea que me fascina.

Usted demuestra una verdadera pasión por su profesión, pero ¿qué lugar ocupa el amor en su vida?
El amor lo es todo en mi vida: ya sea el amor hacia mi trabajo, el amor hacia mí misma o el amor hacia los demás. Creo que el amor propio es algo que se trabaja constantemente para que crezca y se fortalezca. Cuanto más amor sientes por ti misma, más fuerza y poder tienes, y eso te permite atraer grandes cosas a tu vida. En definitiva, el amor es el motor de todo.
Se lo pregunto con discreción: recientemente han salido algunas fotos suyas con Jesse Williams, su compañero en Hotel Costiera. ¿Querría comentar esta cosa?
(sonriendo) Prefiero mantener mi vida personal para mí, protegerla y cuidarla mucho. Simplemente, hablar de ello no es mi manera de ser, ni me siento en la posición de hacerlo, ni es algo que quiera compartir.

Como usted prefiera. Pero ¿está enamorada ahora mismo?
Estoy enamorada de la vida. Me encuentro en un momento muy bonito y estoy muy feliz.
¡Enhorabuena, Alejandra!
Muchas gracias.

Usted empezó esta profesión a los 18 y, aunque todavía es muy joven, ya cuenta con más experiencia. ¿Qué le diría la Alejandra de hoy a la muchacha que empezó esta carrera hace algunos años?
Creo que le diría que se relaje y que disfrute del viaje.
¿Tiene alguna herida que le haya afectado durante estos años y que todavía necesite sanar?
Pienso que todos tenemos heridas, algunas más grandes que otras. Sanarlas es un trabajo constante para poder disfrutar la vida de la manera más ligera posible. En mi opinión, es una labor continua la de indagar en uno mismo y comprender por qué somos como somos, por qué nos duelen ciertas cosas o por qué tenemos determinados miedos. Creo que todos vivimos con eso, y depende de nosotros trabajar en ello para poder liberarnos de esa carga.

El autoconocimiento es un ejercicio muy profundo que todo ser humano intenta hacer. ¿Usted se conoce y se ama?
Sí, me amo y estoy aquí intentando aprender a amarme más cada día. Diría que sí, que me conozco, aunque creo que se tarda mucho en lograrlo. Todavía estoy en un proceso de encontrarme y conocerme, y cada día descubro cosas de mí que antes desconocía. Creo que eso es lo bonito: el ir desvelando cada vez más sobre uno mismo. La meditación, la introspección y la terapia forman parte de mi rutina diaria. Todos estos ejercicios me ayudan muchísimo a conocerme, a intentar ser más feliz y a lograr todo lo que deseo.

Alejandra, ¿hay algo que no hayamos mencionado en la entrevista y que a usted le gustaría añadir?
Yo creo que hemos tocado todos los palos (ríe).
¿Cómo se ve dentro de 10 años?
En 10 años, me encantaría haber logrado trabajar en proyectos internacionales, lo que implicaría haber superado la barrera de actuar en inglés. Deseo que sean ideas que me hagan feliz y que transmitan un mensaje bonito, ya sea en Estados Unidos, España o Italia. Mi objetivo es expandirme internacionalmente, participando en obras audiovisuales con un gran mensaje y personajes que tengan un impacto positivo. A nivel personal, me encantaría haber formado mi propia familia y ser feliz, encontrando ese equilibrio tan importante entre mi mundo profesional y el personal. Como me encanta viajar, también espero haber vivido muchas aventuras que me hayan llenado el alma y haber conocido mucho más mundo. En resumen, diría que mi visión es la de expansión: profesional y a nivel de viajes, pero siempre con un equilibrio perfecto entre lo personal y lo laboral.
¡Se lo deseo, Alejandra!
(sonriendo) ¡Muchísimas gracias!

Agradecemos a Alejandra Onieva por su autenticidad y la elegancia con la que atraviesa cada historia. A través de sus personajes logra transformar la fragilidad en fuerza y el arte en un lenguaje del alma: no interpreta, vive. En un mundo a menudo dominado por la imagen, ella elige la profundidad. Cada papel suyo es un acto de amor hacia la vida y hacia lo que uno es cuando se permite sentir de verdad. Con su voz y su presencia recuerda que la mayor forma de libertad es ser fiel a uno mismo, dentro y fuera de un plató.
Alejandra Onieva: the essence of a free woman between art, truth and courage – EXCLUSIVE INTERVIEW


There are actresses who play roles, and then there are souls who live them. Alejandra Onieva belongs to the latter. Born in Madrid in 1992, she has captivated international audiences with the grace and depth of someone who brings to the screen women who seem to breathe real life. From her debut in El Secreto de Puente Viejo to her successes in High Seas, Las Pelotaris 1926, and the brand-new Hotel Costiera, the Spanish artist has built a solid and refined path, choosing stories that explore freedom, pain, love, and rebirth. Each character becomes for her an act of understanding, a mirror of feminine complexity and of the beauty of being authentic in a world that tends to simplify.
But beyond her talent, what truly stands out in Alejandra is her sensitivity. She speaks with the calmness of someone who has learnt to trust life and to follow her intuition, that inner voice that has guided her ever since, at a very young age, she chose acting as a vocation rather than an ambition. Today, with new projects on the horizon and dreams still to be realised, Onieva embodies the image of a girl who continues to grow with curiosity, love, and courage, reminding us that beauty lies in truth, not in perfection.

Alejandra Onieva: ‘The greatest lesson I’ve learnt is to always trust my intuition…’
Alejandra Onieva, lately you’ve taken part in a very interesting project: the international series Hotel Costiera. Would you tell us how it came about and what was that experience like? How did you approach the character of Sheryl and, above all, what is it giving you?
The character of Sheryl in Hotel Costiera was a huge opportunity for me, mainly because I’ve always wanted to work in English and this was my first time. Plus, she’s a very fun character, with many facets that you don’t get to fully uncover. This allowed me to play around with her a lot. In fact, it gave me the chance to be a bit playful. Even if you don’t see much of it in the first episode, in the last one I was able to give her a different edge, to show another version of Sheryl. It was truly a gift because it allowed me to show many sides of the same person: the mysterious multimillionaire, the relationship with her husband, how she relates to other men like Daniel, and then the side of the woman who takes the reins of the situation and helps, but you don’t know if she does it with an ulterior motive. It’s very fun to be able to play with a role like that.

In your career, you have played many women. As a talented actress, what feelings do you experience and what do you gain from bringing such diverse characters to life?
I believe the key lies in understanding them. It’s like when we meet new people: we ask them questions to learn their story and all the baggage they carry with them. That’s why I think I build characters starting from a truth, with a story behind them that defines them. The challenge is connecting with that truth, shedding light on their story, and making the audience relate to them. Sometimes I get very different roles, but for me, there are no ‘good guys’ or ‘bad guys’, but simply people with different experiences that lead them to act in one way or another. It’s about understanding them, without ever judging them, and managing to make the viewer empathize with them.

We were saying earlier that you have played so many women. From Soledad in El Secreto de Puente Viejo to Sheryl in Hotel Costiera, passing through Ágata in the Italian series Sotto Copertura or Carolina in High Seas. With this diversity of roles, which character are you particularly attached to?
It’s very difficult to choose; it’s like asking someone who has children which one is their favourite (she laughs, editor’s note). I believe every character has played a fundamental role in my life. Soledad, for example, was a character I worked with for many years, which allowed me to evolve alongside her. Now, when I remember her, my heart breaks because she had a very tough story. I was able to live her growth: her first love, the pregnancy, her arguments, and finally, her liberation. She gave me so much. Carolina, on the other hand, had nothing to do with me, and I had so much fun precisely because she was distant from my own way of being. With Ágata, the interesting thing was working on that complicated relationship of a daughter who grows up far from her father and then discovers who he truly is; investigating all that as a woman felt very enriching to me. And Sheryl… what I like about her is that it’s hard to truly get to know her. She plays so many roles in one that, as an actress, it’s very exciting. She is a woman who constantly thinks about herself. Other characters focused on the acceptance of others, but she doesn’t seek any approval. She decides to marry that multimillionaire for her own interests and flirts because she feels like it. It’s wonderful to experience that different side of femininity that other more naive characters hadn’t given me.




Indeed, in audiovisual productions, you offer the audience different portrayals of women and their strength…
Thank you very much. Ultimately, I do what fills my soul the most, which is telling stories. What I always try to do is give them the greatest possible truth, and this comes through understanding each character, both through the projects that come to me and the ones I choose. It is true that sometimes there are roles that I would like to play, and the opportunity has not yet arrived, but I have learnt so much from the women I have brought to life. I believe the wonderful thing is that the viewer, with so many types of people and women who exist, can connect with them, evolve while watching each character, and feel identified. Yes, that is the beauty of my job.

Alejandra, if you allow me, let’s go back in time a little. On the set of the Italian TV program Verissimo, you had mentioned that you started university at the age of 18. But suddenly, you were called for the series El Secreto de Puente Viejo. What was that moment like?
For me, it was a crucial moment, because it implied deciding between the path that society considered ‘right’ and the path that resonated with my soul: becoming an actress. The latter was an uncertain journey, full of risks and doubts, especially because I was so young. Life put me to the test: just as I started university, this project arrived, forcing me to choose. It was a series that required shooting every day, and compulsory attendance had just been introduced at the university. I couldn’t do both. It was a decisive moment when I had to listen to my true desire. I made the decision to leave my studies, and I have never regretted it. Now my family tells me: ‘Thank goodness you listened to your inner voice!’. But at that moment, it was difficult because the results aren’t seen immediately. 17 years later, I see them. The greatest lesson I learnt was to always trust my intuition: to put my hands over my heart and ask myself what I truly desire, and to move forward, despite the fears. If you trust that inner voice, life offers you the projects and the people who accompany you open the way. It is a moment of faith: you don’t see what’s on the other side, but you know that something very good is waiting for you.

What was the process of portraying Soledad like? What did you feel when you found out you were becoming famous in Italy and the Americas too?
Since I had just finished school when the project came up, I wasn’t very aware of the impact it was generating externally. For the three years and more that I was on it, my routine was entering a set, shooting, going home, and studying scripts. For better or worse, I lived in a bubble very distant from reality. It is true that being with a character for so long is wonderful because they accompany you, you give them life, and you know them very well, but at the same time, saying goodbye to them is very hard. There were entire days where I felt and worked on Soledad and what was happening to her. Because of this, detaching myself from her was difficult, as my entire experience up to that point had been her. I started very young, and suddenly, a single project kept me busy for so many years. I admit that it cost me a bit to say goodbye to her; arriving at the last day of shooting and having to take leave of a character I had woken up with for so many days was a strange and sad feeling. Opening another path, searching for new projects and roles, gave me vertigo and uncertainty, but at the same time, I felt an enormous desire to be inspired by new stories.

And for you, how has it been to live through such success, both in Spain and internationally?
It was a bit strange (she laughs, editor’s note). Because in the end, when you are on a set, with the crew and the actors, you live in a bubble. And suddenly, having someone identify me as the character and not as the person felt unusual to me. For example, one Saturday, while I was with my friends, some fans called me ‘Soledad’ instead of ‘Alejandra’. It was a peculiar feeling. I am a person who keeps my inner circle very close, my friends and family, so I never felt too exposed. I am always very grateful for the affection the public has shown towards my characters and towards me as an actress and a person. In this sense, it was always a beautiful feeling. Furthermore, it brought me closer to the public, and I could see how wonderful people are, and the love and affection they feel for me for having been part of their afternoons or evenings.

What is your relationship with your public?
Well, I must say that the issue of social media is a bit difficult for me. I think I am shier than I might seem. I love the moments when there is a première or an event, and I can approach and spend time with the public. It is true that I am reserved and tend to be closed off, but every time I have experienced those moments, they have made me very happy. There are times when I relax and feel comfortable, but it is true that I find it difficult. Feeling exposed is sometimes a twofold feeling: on one hand, I feel profoundly grateful and lucky; on the other, I have to contend with my shyness and the challenge of being present there, enjoying the situation and connecting with people. I carry on this twofold battle that sometimes gets complicated because of my shyness, but I continue to work on it.

How much does other people’s judgment affect you?
Today we live in constant exposure, even more so with social media. What I try to do is protect myself a lot: live in my bubble, with my loved ones, so as not to feel that pressure or fall into the tendency for people to think this or that. I try to create my own reality, where that pressure is not a part of it. At the end of the day, I’m a young woman, and there will be people who like me more or less; some will like my eyes and others will say they’re not beautiful. There are so many different perspectives on the same person that, ultimately, why should I pay attention to that? I have been lucky enough to always receive a lot of love, and I hold onto that. If someone has a different opinion, I respect it, but I prefer that kind of judgment not be part of my daily life. Yes, aesthetics and beauty are important, but so are many other things, so I don’t want to give them such high priority.

Your career is multifaceted, and some of your characters touch upon themes of diversity. For example: in El Secreto de Puente Viejo Soledad helped her friend Luis who wanted to come out; in Las Pelotaris 1926 your character Ane had a homosexual relationship; Cloe helped Sergio look like a woman in the series Ella es tu padre. How do you approach confronting and conveying these messages of inclusion to the audience?
For me, it is a healing process. I believe that for many years a taboo existed, when love is universal. Whether it is between two men, two women, or a man and a woman, it is exactly the same for me. They are two human beings in love, and what we share is love, regardless of sex. That is why, when these characters came to me, I was fascinated, because telling these kinds of stories helps to normalize what is completely normal and what for a long time was not considered as such. What is the problem? (she laughs, editor’s note). When people see stories on television or in films, the actors are constantly conveying a message. When we tell stories between homosexual people, the main theme is not homosexuality, but simply connecting with love, because that’s what it’s about. I have been lucky enough to be able to share and experience the suffering that, years ago, many women and men endured because they did not feel free to love whom they loved. Not being free to follow your own heart seems like a punishment to me. And giving a voice to those stories of the past that cannot be repeated nowadays is essential. It is about being completely authentic with what we feel and with whom we love, without listening to the external noise, but following your own truth. There is no good or bad, only your truth, and that is what I liked the most.



Your characters have dealt with other social issues. Soledad’s story, for example, included the trauma of sexual assault. In portraying such harsh situations, which in a way are a ‘denunciation’ through fiction, how much importance do you place on this type of communication? And, as an actress, how do you approach such a delicate topic?
I believe that the suffering a woman must go through after living through such an experience is something so painful and tragic that, when preparing that character, I felt broken inside. When you live through something like that, your world changes completely: your way of relating to men, to your future partners, to yourself as a woman… the lack of trust generates a pain that is very difficult to heal. With characters like this, what you aim for is for all these women to set the boundaries they deserve and find a way to heal, to free themselves from that pain, and to have a second chance. Their life doesn’t end there. Ultimately, the character of Soledad lived through this, she had bad experiences with men, but she ended up rediscovering herself, living the experiences she desired. I think that is the message: even if you have gone through that experience, there is light at the end of the tunnel waiting for you. You just have to be strong, see it, and resume an absolutely better path for yourself.

You have also filmed intimate and nude scenes. How do you prepare to shoot these kinds of sequences? Is it something that makes you uncomfortable, or do you simply tackle it as a necessary part of the script?
Honestly, I don’t really like those types of scenes. If they have to be done, they are done, and it is always essential to talk about them with your colleague to find a way in which we all feel comfortable. As I said, I’m a bit shy, and I try to find the tools: working with the director, with the crew, and with my co-star to make them as easy and organic as possible. They are always scenes that take a bit of effort. In the end, they are very technical; it’s not so much what it seems, they are almost a choreography. It’s mostly about finding a common ground that we all agree on.

You have always portrayed free women. Do you believe that women nowadays enjoy true freedom?
I believe not yet. I think we are on the right path, but we still have a long way to go. It’s complicated because we carry a lot of past injustices as women. We are trying to find our place, and we don’t yet know exactly what the right way is to position ourselves where we deserve to be. We are still in this search, seeing how we can manage it in a way that is natural and optimal for us.

Speaking of this search for freedom and how women position themselves, I wonder: in your professional career, has your beauty ever been a double-edged sword?
Well, honestly, I would say yes. I believe that, in general, we fall into the trap of giving labels. Even if many people don’t do it, there is a tendency to assign certain types of roles where beauty is highlighted, if you project an image or a profile that fits that concept. As an artist, you want to be given very diverse roles, where beauty is not the key. The challenge is there: to work and prove that you are not just a pretty face, but much more. I believe this has happened to many people. On the one hand, it’s a gift and a stroke of luck because it opens many possibilities for you, but at the same time, it constantly obliges you to prove that there is much more behind it.
You do it very well, Alejandra…
Thank you! I try to (she laughs, editor’s note).

Of course. Your portrayal of Soledad has remained in the collective imagination, especially for the intensity with which she experienced the loss of her son. During that phase, you shared many scenes with Megan Montaner, who brought Pepa to life in El Secreto de Puente Viejo.
Oh, Megan is a very dear friend of mine! That series gave me a wonderful person in my life. In general, that storyline was very painful because I was so young. In the end, when you work, you have to get into the feeling and the thought of what it means, as a woman, to be told that you can’t have children when it is something you desire. I remember that this truly made me suffer. I really connected with that pain and empathized with the women who found themselves in that situation. On a personal level, it was quite sad.
And would you like to be a mother?
Yes, at some point in my life, I would absolutely love to experience it.
Concerning your privacy, you are very protective of your personal sphere, even on social media. How do you feel when the gossip press publishes news or tries to intrude on your life?
Regarding my private, family, or personal life, I try to protect myself very much. It’s not something that’s forced, but it comes naturally to me: I am a person very connected to my inner circle. I cannot control what they say or what they publish, but I can control my reaction to all of it and how much I allow it to influence me. What I do is, simply, not read or see anything and continue my life as a young person. I live as everyone does: all people have their personal and professional projects, and they should live them fully and without noise. There are times when they publish things that are not true; other times they say wonderful things. I try to ensure that, whether the news is good or bad, it is not part of my day. Because of that, I don’t notice much of it. I get up, I go to work, I do my own things, and I try to make sure that all of that is not part of my present.

Regarding your future projects, can you tell us where we’ll be able to see you next?
Yes, I have just finished shooting a series for Disney in Las Palmas de Gran Canaria. I can’t say the name yet because the press release has not been issued. It’s a project I started in July. After that, I’ll be doing a small thing next week that I also can’t say much about (she laughs, editor’s note). I am waiting to see what approaches and what the next project will be. Since everything in this profession changes very quickly, we will see what the near future holds for me.

Would you like to return to filming in Italy?
I would absolutely love to. I always say that Italy is my favourite country. It is a place where I feel completely at home. I adore the language, I love the local people, and everything it has given me has been positive: work, opportunities, experiences, adventures. Whenever I had to be away from home, Italy was a home for me: it has always given me so much, and I hope it continues to be that way and brings me even more projects, because it truly makes me very happy. When I filmed Sotto Copertura, I spoke Italian for many months in Rome and Naples. Spending so many hours acting and working in the language, I felt comfortable speaking it. Even though now that I’m back in Spain I don’t practice it as much, I understand it, and I would really like to have a script in Italian again. At the time, I had no idea how to speak it, but I studied everything and saw that it’s possible. I would love to work with a dialogue coach again and do an Italian character.

We have talked about your projects as an artist. Now, what are Alejandra’s personal plans?
As a person, I would ask to continue enjoying everything that is happening to me now: to be able to travel a lot and enjoy my loved ones. I would like to have time for them, as it has been months without a break. My great personal project is precisely to always find the balance between my professional and personal life. I am constantly searching for this: enjoying life and my family and, at the same time, taking advantage of all the opportunities that come, maintaining that balance.

And your dreams?
I would love to work with Pedro Almodóvar. Also, I believe that at the moment there are Spanish directors doing wonderful things with whom I would love to collaborate. In general, I dream of getting a good film in Spain, with a good script and a great director. On the other hand, I would like to continue working abroad. For now, I continue to study and prepare myself to feel more comfortable in English and to make more opportunities come my way in that language, or even to have the chance to work in Italian again with a great project. Ultimately, acting in another language gives you a different essence as an actress. It is very beautiful to explore it, because another accent comes out, another way of expressing yourself and talking to yourself. You feel more vulnerable, and that gives the character other characteristics. Exploring roles in different languages is an idea that fascinates me.

You show a real passion for your profession, but where does love fit into your life?
Love is everything in my life: whether it’s love for my work, love for myself, or love for others. I believe that self-love is something you constantly work on so that it grows and strengthens. The more love you have for yourself, the more strength and power you have, and that allows you to attract great things into your life. Ultimately, love is the driving force of everything.
I ask this with discretion: some photos of you with Jesse Williams, your colleague in Hotel Costiera. Would you like to comment on that?
(smiling, editor’s note) I prefer to keep my personal life to myself, to protect it and take great care of it. Simply put, talking about this is not my way of being, nor do I feel I am in a position to do so, nor is it something I wish to share.

As you prefer. But are you in love right now?
I am in love with life. I am going through a very beautiful phase, and I am very happy.
Congratulations, Alejandra!
Thank you very much.

You started this profession at 18 and, although you are still very young, you already have more experience. What would the Alejandra of today tell the girl who started this career a few years ago?
I think I would tell her to relax and enjoy the journey.
Do you have any emotional scars from these years that still need to be healed?
In my opinion, we all have emotional scars, some bigger than others. Healing them is a constant effort so that we can enjoy life in the lightest possible way. In my view, it is a continuous activity to investigate ourselves and understand why we are the way we are, why certain things hurt us, or why we have certain fears. I believe we all live with this, and it is up to us to work on it so we can free ourselves from this burden.

Self-awareness is a very profound exercise that every human being tries to engage in. Do you know and love yourself?
Yes, I love myself and I am here trying to learn to love myself more every day. I would say yes, I know myself, although I believe it takes a long time to get there. I am still in a process of finding and knowing myself, and every day I discover things about myself that I didn’t know before. I think that’s the beautiful thing: constantly unveiling more about yourself. Meditation, introspection, and therapy are part of my routine. All these exercises help me a lot to know myself, to try to be happier, and to achieve everything I desire.

Alejandra, is there anything we haven’t mentioned in the interview that you would like to add?
I think we’ve touched on every possible subject (she laughs, editor’s note).
How do you see yourself in 10 years?
In 10 years, I would like to have been successful in working on international projects, which would involve having overcome the barrier of acting in English. I want these to be ideas that make me happy and that convey a good message, whether in the United States, Spain, or Italy. My goal is to expand internationally, participating in audiovisual works with a great message and characters that have a positive impact. On a personal level, I would like to have formed my own family and be happy, finding that important balance between my professional and personal world. Since I love to travel a lot, I also hope to have experienced many adventures that have nourished my soul and to have learnt much more. In summary, I would say that my vision is one of expansion: professionally and in terms of travel, but always with a perfect balance between the personal and the professional.
I wish you that, Alejandra!
(smiling, editor’s note) Thank you so much!

We thank Alejandra Onieva for her authenticity and the grace with which she moves through every story. Through her characters, she manages to transform fragility into strength and art into a language of the soul: she doesn’t just act, she lives. In a world often dominated by image, she chooses depth. Every role of hers is an act of love towards life and towards what one is when one allows oneself to truly feel. With her voice and her presence, she reminds that the greatest form of freedom is remaining true to oneself, both on and off the set.
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