La crisi della Commissione Vigilanza Rai raggiunge il suo punto più critico con le dimissioni di massa che segnano, per il momento, la fine di una lunga fase di stallo istituzionale. Dopo la decisione della presidente Barbara Floridia e dei componenti dell’opposizione di lasciare l’incarico in segno di protesta, anche i rappresentanti della maggioranza hanno annunciato le proprie dimissioni, attribuendo però alla minoranza la responsabilità della paralisi che ha caratterizzato l’organismo negli ultimi mesi.
Lo scontro affonda le radici nell’autunno del 2024, quando non fu possibile eleggere il presidente della Commissione a causa del mancato raggiungimento della maggioranza qualificata dei due terzi prevista dalla normativa. Forza Italia voleva la consigliera Simona Agnes, ma la minoranza chiedeva un nome che fosse condiviso e scelse di non presentarsi in aula.
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Da quel momento, la maggioranza decise di boicottare e di impedire di fatto ogni attività. Inutili, i ripetuti richiami al ripristino della piena operatività della Commissione Vigilanza Rai, compreso quello del Presidente della Repubblica, non hanno prodotto effetti concreti. Ora la questione passa nuovamente ai presidenti di Camera e Senato, che dovranno valutare come procedere.
De Cristofaro: “Situazione insostenibile, inevitabile arrivare a questo punto”
Tra le dichiarazioni più dure nei confronti della maggioranza c’è quella di Peppe De Cristofaro, capogruppo di Alleanza Verdi e Sinistra al Senato e componente della Commissione di Vigilanza. In un’intervista ha definito “completamente insopportabile” la situazione vissuta negli ultimi due anni, ricordando come la Commissione si sia riunita solo sporadicamente e senza riuscire a svolgere il proprio ruolo di controllo. Secondo De Cristofaro, si sarebbe verificato un caso senza precedenti, con una sorta di “auto-ostruzionismo” della maggioranza che avrebbe impedito il regolare funzionamento dell’organismo parlamentare.
Inoltre, l’esponente di Avs sostiene che il blocco della Commissione Vigilanza Rai si inserisca in un quadro più ampio, caratterizzato anche dal mancato recepimento del Media Freedom Act, fermo da tempo nell’iter parlamentare. De Cristofaro ha spiegato che le dimissioni rappresentano un gesto straordinario ma inevitabile, maturato dopo che ogni tentativo di riavviare i lavori, compreso il richiamo del Capo dello Stato, non avrebbe prodotto risultati. A suo giudizio, le successive dimissioni dei commissari di centrodestra sarebbero invece “una pantomima”, motivata dall’imbarazzo per una situazione di cui la maggioranza sarebbe direttamente responsabile.
Le reazioni politiche e il futuro della Commissione Vigilanza Rai
Le dimissioni hanno alimentato un acceso confronto politico anche fuori dalla Commissione. L’ex capogruppo del Partito Democratico in Vigilanza Rai, Stefano Graziano, ha accusato il centrodestra di aver privilegiato la gestione delle nomine rispetto ai problemi del servizio pubblico, ribadendo la necessità di applicare prima il regolamento europeo sul Media Freedom Act e solo successivamente procedere al rinnovo della governance Rai. Graziano ha anche paventato il rischio di una procedura d’infrazione europea nei confronti dell’Italia, criticando l’ipotesi di modificare le regole per l’elezione del presidente della Rai con il superamento della soglia dei due terzi.
Completamente diversa la posizione dal deputato e segretario del Partito Liberaldemocratico, Luigi Marattin, che propone una soluzione radicale, quella di mettere sul mercato la Rai e affidarne la gestione a editori privati, possibilmente internazionali, ritenendo che il controllo politico del servizio pubblico alimenti da anni uno scontro permanente tra le forze politiche. Intanto, si attende la prossima fase del confronto sul tema mentre resta da capire se la ricostituzione della Commissione di Vigilanza Rai riuscirà davvero a superare il blocco che ha caratterizzato gli ultimi due anni.
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