SeCarlo Verdone si è sentito di dover chiarire la sua posizione in merito alla petizione pro Pal per l’esclusione degli attoriGerard Butler e Gal Gadot,Giancarlo Gianniniè stato più schietto sugli appelli politici nel mondo del cinema. Ai microfoni deIl Foglio, durante il Festival di Venezia, l’attore ligure ha criticato duramente il richiamo in sostegno della Palestina con l’esclusione dei due professionisti israeliani.
“Una str…ata” e “bella idiozia” è come Giannini ha bollato l’iniziativa specificando che la pace non si raggiunge con gesti plateali che discriminano, bensì con azioni concrete che però escono dalle competenze degli artisti. “In ogni caso l’arte non c’entra niente con la morte, con la distruzione, con la fame. Queste tragedie competono al potere” ha quindi sottolineato puntualizzando sul fatto che l’arte non deve prendere le sembianze di un comizio.
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Giannini: “Sono un anarchico autentico”
E come definire questa presa di posizione che si discosta di fatto dal sentimento più diffuso? Ebbene, l’attore classe ’42 impersonifica in un “anarchico autentico” che rifiuta di allinearsi a quelle voci unanimi militanti e alle nonché alle morali di plastica. “Io sono anarchico, perciò non mi interessa“, scandisce quindi Giannini rifiutandosi di salire sul palco del conformismo che molto spesso trascina con sé il mondo dello spettacolo.
E da qui, l’attore ligure si interroga sul perché ci insiste sul voler dare ad ogni costo una “etichetta” agli artisti in base alle posizioni politiche sostenute: “Ma cosa gliene frega a loro, sul tappeto rosso, se quei due sono israeliani o sionisti?“. Giannini non sa darsi una risposta e anzi ragiona sul fatto che “l’artista è un artista” quindi “che cosa gliene frega?“.
Quella che potrebbe apparire come una sola polemica in realtà è per Giannini, come fa emergereLibero, un modo per difendere l’individualità e la libertà dell’arte che non deve trasformarsi in ambasciate di cause o di coscienza collettiva.
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