“È svilente la semplificazione argomentativa” della tesi accusatoria della procura e del gip di Milano sull’inchiesta sull’urbanistica del capoluogo lombardo. Lo si legge nelle motivazioni del Tribunale del Riesame di Milano del provvedimento con cui ha annullato l’arresto di Alessandro Scandurra, ex componente della Commissione paesaggio e uno degli indagati nell’inchiesta sull’urbanistica.
I giudici hanno definito il quadro fattuale come “confuso“, per poi specificare che non sarebbero stati riconosciuti a carico di Scandurra gravi indizi di colpevolezza. In questo senso, i giudici hanno spiegato che “il patto corruttivo non sarebbe stato dimostrato“. Un chiarimento che risolve il dubbio riguardante la possibilità che l’arresto fosse stato bocciato per mancanza di esigenze cautelari o per mancanza di gravi indizi di colpevolezza.
Urbanistica, le motivazioni del Tribunale del Riesame
Il Riesame ha inoltre sostenuto che siano “congetture” quelle del gip che ha accolto le richieste di misure cautelari per gli indagati nell’inchiesta sull’urbanistica. Inoltre, i magistrati hanno appuntato che il gip nelle sue valutazioni, rimandando alla richiesta cautelare del pm, avrebbe “omesso di considerare le risultanze probatorie nella loro dimensione dinamica riproponendole acriticamente e connotandole di autoevidenza come dimostrano le chiose finali, comuni a tutti gli indagati e ai rispettivi capi di incolpazione, ‘non sussistono dubbi alla luce dei fatti [quali?], delle tempistiche [quali?] e del decorso delle varie pratiche [quali?] oppure, avuto riguardo al profilo psicologico ‘stante l’inequivoco tenore delle parole profferite [quali?] e dei comportamenti tenuti [quali?!]“.
I giudici proseguono sostenendo che le argomentazioni del giudice sulle remunerazioni ricevute da Scandurra sarebbero “poco esaustive“, in quanto si assume che “siano indebite“. Non sarebbero state però chiarite le ragioni collegate “se non attraverso il ricorso a congetture“. Per il gip sarebbe invece “sufficiente” l’esistenza di un pagamento e lo svolgimento della funzione pubblica in presunto conflitto e lo svolgimento della funzione pubblica in presunto conflitto conflitto di interessi per poter ritenere sussistente un accordo corruttivo.
In questo senso, per il Riesame il Gip ometterebbe di considerare che Scandurra sia un professionista di alto livello, destinatario di riconoscimenti internazionali, e che ha svolto i suoi incarichi per i quali “ha ricevuto il giusto compenso“. Non vi sarebbe quindi traccia di “sovrafatturazioni o di fatture false“. I giudici sostengono che non si comprenda su quali evidenze il gip abbia ritenuto che gli incarichi di progettazione siano stati affidati a Scandurra in ragione della sua funzione pubblica, non dell’attività di libero professionista.
“A diverse conclusioni potrebbe giungersi laddove fosse stato dimostrato il patto corruttivo, ma come detto, ciò non è avvenuto“, hanno continuato i magistrati, concludendo quindi che non sia possibile apprezzare se Scandurra “avesse concretamente polarizzato attorno a sé una cerchia di imprenditori risoluti a pagarlo per ottenere l’aggiudicazione di pareri favorevoli dalla Commissione per il Paesaggio“.
Urbanistica, Sala: “Milano non è ferma per le inchieste”
Sul caso è tornato ad esprimersi anche il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, il quale ha sostenuto che quello attuale sia “un periodo difficile“, ma che l’amministrazione non ha intenzione di abbandonare i suoi progetti. In questo senso, la capitale lombarda non sarebbe “ferma“, in quanto solo i processi autorizzativi sono stati rallentati. “Noi continuiamo a lavorare“, ha spiegato il primo cittadino, chiarendo di non avere eccessive preoccupazioni in merito a quanto accaduto.
“Se hai la coscienza a posto e io ce l’ho, le cose si risolvono“, ha aggiunto il sindaco, ricordando come non sia la prima volta che nella sua carriera si trova ad affrontare problematiche simili. “Ci sono passato anche a Expo, quindi sono abituato“, ha concluso.
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